Magistratura democratica
Pillole di CEDU

Sentenze di gennaio 2016

di Alice Pisapia , Pier Francesco Poli
* Prof. a contratto di Diritto UE Univ. Dell’Insubria e Avvocato Foro di Milano</br> **Dottore di ricerca in Diritto e Procedura Penale e Avvocato Foro di Milano
I casi affrontati dalla Corte: limite del giudicato (Andorra), sanzione penale a un avvocato reo di aver calunniato un giudice (Spagna), sanzione penale a un giornalista e a un'emittente televisiva (Francia)

La Corte europea si pronuncia nuovamente contro il limite del giudicato.

Sentenza della Corte EDU (Terza sezione) 12 gennaio 2016, rich. nn. 33427/2010, Gouarré Patte c. Andorra

Oggetto: Condanna definitiva – Nuova legge che consente l’applicazione di una sanzione accessoria di tipo interdittivo per un tempo minore rispetto alla disciplina in vigore al momento della condanna – Inapplicabilità alla sentenza passata in giudicato – Violazione dell’art. 7 CEDU – Sussistenza – Importance level 2

Il ricorrente, di professione ginecologo, era stato condannato con sentenza passata in giudicato per la realizzazione di alcuni abusi sessuali alla pena di cinque anni di reclusione nonché alla interdizione perpetua dall’esercizio della professione. Successivamente al passaggio in giudicato della sentenza veniva introdotta, nella legislazione penale dell’Andorra, una disposizione la quale prevedeva che la sanzione accessoria dell’interdizione dall’esercizio di una professione non potesse in ogni caso superare la durata della pena più grave irrogata. Il ricorrente, domandava a quel punto in sede interna la rideterminazione della durata dell’interdizione in virtù della legge successiva maggiormente favorevole, ma la sua domanda veniva rigettata. Il signor Guarré Patte lamenta la violazione dell’art. 7 CEDU in ragione della natura sostanziale di pena della sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e della conseguente necessità di applicare retroattivamente la norma più favorevole.

La Corte accoglie il ricorso osservando che è la stessa norma del codice penale a prevedere l’applicazione retroattiva della norma penale più favorevole e che conseguentemente – essendo l’interdizione a tutti gli effetti una pena – il ricorrente avrebbe dovuto ottenere la revisione della propria sentenza già sulla base del diritto interno.

 

Condannata la Spagna per aver sanzionato in sede penale un avvocato reo di aver calunniato un giudice all’interno di alcuni scritti difensivi.

Sentenza della Corte EDU (Terza sezione) 12 gennaio 2016, rich. nn. 48074/2010, Rodriguez Ravelo c. Spagna

Oggetto: Espressioni calunniose nei confronti di un giudice contenute in scritti difensive – Condanna in sede penale – Violazione dell’art. 10 CEDU –Sussistenza – Importance level 2

Il ricorrente è un avvocato spagnolo processato in sede penale per il reato di calunnia in quanto lo stesso, all’interno di un’impugnazione avverso un provvedimento pronunziato nei confronti di un proprio assistito, aveva criticato in maniera decisa l’operato del giudice del grado precedente, asserendo che questi aveva volontariamente distorto la realtà dei fatti a danno del cliente.

All’esito del processo, l’avvocato Rodriguez Ravelo era stato quindi condannato alla pena di 30 euro di ammenda al giorno per nove mesi, con la possibilità che in caso di mancato pagamento la sanzione pecuniaria sarebbe stata sostituita con un giorno di privazione della libertà ogni 60 euro di somme non corrisposte. Il ricorrente lamenta che tale condanna abbia violato la propria libertà di espressione, garantita dall’art. 10 CEDU.

La Corte accoglie il ricorso, osservando che la sanzione penale irrogata al ricorrente appariva non proporzionata in ragione del fatto che essa, per la sua gravità e per il fatto che frasi del tipo di quelle contenute negli scritti difensivi del ricorrente erano sanzionate penalmente già a livello disciplinare, avrebbe potuto comportare la conseguenza di irretire i legali nelle difese dei propri assistiti.

 

Condannata la Francia per una sanzione penale inflitta a un giornalista di France 3 ed all’emittente televisiva.

Sentenza della Corte EDU (Quinta Sezione) 21 gennaio 2016, rich. nn. 29313/2010, De Carolis e France 3 c. Francia

Oggetto: Espressioni diffamatorie pronunciate da un giornalista – Condanna in sede penale – Violazione dell’art. 10 CEDU –Sussistenza – Importance level 3

Il ricorrente, sig. De Carolis e la rete televisiva France 3 ricorrono avanti alla Corte europea per essere stati condannati in sede penale – il primo come imputato ad un’ammenda di natura penale e la rete televisiva quale responsabile civile – per aver diffamato in un servizio televisivo sugli attentati dell’undici settembre il principe Turki Al Fasal. All’interno del dossier, in particolare, veniva affermato che quest’ultimo sarebbe stato vicino ad Al Quaeda anche provvedendo a finanziarne le operazioni.

La Corte accoglie il ricorso in particolare in ragione del ruolo ricoperto dal signor Turki Al Fasal che era stato un personaggio di spicco dei servizi segreti dell’Arabia Saudita e per il quale, in ragione del proprio ruolo pubblico, risultava particolarmente ridotta la possibilità di limitazione di informazioni diffuse nei suoi confronti. Il contenuto del servizio pubblicato sulla rete televisiva France 3, in particolare, faceva poi riferimento a dei fatti storici realmente accaduti – quali ad esempio il sostegno fornito ad Osama Bin Laden durante l’invasione sovietica dell’Afganistan – e dava spazio alle opinioni di alcune vittime degli attentati dell’11 settembre, fattori che non erano tali da far ritenere la condanna irrogata giustificabile in una società democratica ai sensi delle disposizioni convenzionali.  

 

28/03/2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Riforma in peius di sentenza resa in giudizio abbreviato e audizione dei testimoni. La Corte di Strasburgo precisa gli obblighi convenzionali ex art 6. Brevi note a Corte Edu, Sez. I, 25.03.2021 ric. nn. 15931/15, 16459/19, Di Martino e Molinari c. Italia

Con sentenza del 25 marzo 2021, la Corte di Strasburgo, all’unanimità, ha escluso la violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione con riguardo alla mancata audizione dei testimoni dell’accusa nell’ipotesi di riforma della sentenza assolutoria resa all’esito di giudizio abbreviato

07/04/2021
Sentenze di ottobre 2020

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo ad ottobre 2020

02/04/2021
Sentenze di settembre 2020

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo ad agosto e settembre 2020

15/01/2021
Sentenze di luglio 2020

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo a luglio 2020

14/01/2021
I poteri del giudice comune nel rapporto con la Corte costituzionale e le Corti europee

I poteri dei giudici comuni nella triangolazione con la Corte costituzionale e la Corte di Lussemburgo, da un lato, e con la stessa Corte costituzionale e la Corte di Strasburgo, dall’altro lato, si modellano giocando sul filo del rasoio tra vincoli costituzionali puramente interni e vincoli, parimenti costituzionali, derivanti dall’adesione dell’Italia all’Unione europea e alla Cedu. Lo scritto illustra lo stato attuale della giurisprudenza costituzionale e comune, che è comunque ancora alla ricerca di un punto di equilibrio.

01/12/2020
La Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo compie 70 anni

Celebrati ad Atene, sotto gli auspici della Presidenza greca del CoE, i 70 anni della CEDU. Il suo ruolo e il suo significato nelle parole del Presidente Spano.

10/11/2020
Sentenze di maggio 2020

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo a maggio 2020

10/11/2020
Sentenze di aprile 2020

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo ad aprile 2020

21/10/2020
Diritto all'istruzione e principio di non discriminazione, la Corte di Strasburgo condanna l'Italia

Con sentenza del 10 settembre 2020, la prima sezione della Corte Edu ha condannato – all’unanimità – l’Italia per aver violato l’art. 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione, in combinato disposto con l’art. 2 (diritto all’istruzione) del Protocollo addizionale.

15/09/2020