Magistratura democratica
Pillole di CEDU

Sentenze di ottobre 2018

di Alice Pisapia
Prof. a contratto in Diritto dell’UE per l’impresa, Università degli Studi dell’Insubria<br>Prof. a contratto in Diritto europeo della concorrenza, Università degli Studi dell’Insubria<br>Avvocato Foro di Milano
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a ottobre 2018

Vizi procedurali durante la perquisizione in uno studio legale: violazione del diritto al rispetto della propria casa

Sentenza della Corte Edu (Sezione Prima) 4 ottobre 2018, rich. n. 30958/13, Leotsakos c. Grèce

Oggetto: Violazione dell’art. 8 Cedu, perquisizione arbitraria

Nell’ambito di un’indagine penale su un avvocato sospettato di coinvolgimento in reati di riciclaggio di denaro e di corruzione giudiziaria, la polizia ha fatto irruzione nei locali commerciali del professionista e sequestrato diversi computer e numerosi documenti.

La ricerca non è stata condotta alla presenza del ricorrente bensì in presenza di un vicino preso come testimone indipendente. L’avvocato ha chiesto ai tribunali nazionali di dichiarare l’illegittimità della perquisizione, invocando fra l’altro la tutela del segreto professionale. La sua richiesta è stata respinta ed il professionista ha presentato ricorso alla Corte Edu.

I giudici di Strasburgo ricordano che le perquisizioni effettuate in uno studio legale necessitano di “garanzie procedurali speciali”, atteso che ogni violazione del segreto professionale può avere ripercussioni sulla corretta amministrazione della giustizia.

Nel caso di specie la Corte ha riscontrato che la perquisizione e il sequestro non erano stati accompagnati da adeguate garanzie e non erano inoltre ragionevolmente proporzionati al perseguimento dello scopo legittimi di prevenzione dei reati, tenendo conto dell’interesse della società democratica a rispettare la casa.

Invero, il procedimento era inficiato da numerosi vizi, atteso che il signor Leotsakos non era presente durante la perquisizione, durata oltre 12 giorni, che le autorità avevano sequestrato computer e centinaia di documenti, compresi i file client coperti dal segreto professionale, e che la presenza del vicino di casa, in qualità di testimone indipendente, non era una garanzia sufficiente in quanto non possedeva conoscenze giuridiche e non era in grado di individuare documenti coperti dal segreto professionale.

***

Il caso Provenzano e la condanna dell’Italia per violazione dell’art. 3 Cedu

Sentenza della Corte Edu (Sezione Prima) 25 ottobre 2018, rich. n. 55080/13, Provenzano c. Italia

Oggetto: Regime previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano – sufficienti e rilevanti ragioni – dignità umana – divieto di trattamenti inumani e degradanti

Il ricorrente, Bernardo Provenzano, ora deceduto, era un cittadino italiano, nato nel 1933, arrestato nel 2006 e condannato per diversi reati mafiosi a scontare diversi ergastoli ai sensi dell’arti. 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano.

Tale regime detentivo è un regime particolarmente restrittivo, volto ad impedire che i condannati per reati mafiosi mantengano i contatti con membri dell’organizzazione criminale all’interno e/o all’esterno del carcere. Include restrizioni alle visite di famiglia, il divieto di visita da parte di soggetti estranei alla famiglia, il divieto di utilizzare il telefono, nonché il monitoraggio della corrispondenza.

A seguito del deteriorarsi delle proprie condizioni di salute, il ricorrente aveva presentato diverse istanze finalizzate ad ottenere la revoca del regime carcerario ex art. 41-bis ord. pen., tutte respinte.

A giudizio della Corte Edu, l’Italia ha violato l’articolo 3 Cedu (divieto di tortura e di trattamenti disumani e degradanti) nel momento in cui ha disposto l’applicazione dell’articolo 41-bis ord. pen. al Provenzano nonostante le condizioni di salute di quest’ultimo fossero notevolmente peggiorate.

Invero, la Corte Edu ha evidenziato come le finalità del predetto regime carcerario siano preventive e di sicurezza e non punitive e come l’essenza della Cedu sia la protezione della dignità umana. Nella motivazione dell’ordine di estensione dello speciale regime carcerario al Provenzano, a giudizio della Corte, non è possibile rinvenire prova sufficiente che vi sia stata, da parte delle autorità, una idonea valutazione del peggioramento clinico del ricorrente e tale circostanza rappresenta un vulnus per la dignità umana del Provenzano, in contrasto con l’art. 3 Cedu.

Ritenendo che l’estensione dell’applicazione del regime del 41-bis al Provenzano non fosse giustificata da sufficienti e rilevanti ragioni, la Corte Edu ha dunque condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3 Cedu.

17/01/2019
Altri articoli di Alice Pisapia
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La Corte costituzionale e le scelte del legislatore sull’ergastolo ostativo

In più scritti questa Rivista ha espresso il suo orientamento di apertura verso un nuovo assetto che, in tema di liberazione condizionale, sostituisca alla presunzione assoluta di mancata rescissione dei legami con la criminalità organizzata, superabile solo con la collaborazione, un vaglio in concreto del giudice di sorveglianza. 
Nello spirito di pluralismo e di confronto aperto che caratterizza Questione Giustizia pubblichiamo anche interventi di segno diverso, come quello odierno di Luca Tescaroli, che - dopo una ricognizione della giurisprudenza della Corte costituzionale e in vista della nuova normativa sollecitata dal giudice delle leggi – rappresenta le ragioni che stanno a fondamento del mantenimento di una disciplina ostativa rigorosa ed ancorata a presupposti certi.

01/10/2021
Reformatio in peius in appello e processo equo nella giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo da Dan c. Moldavia a Maestri ed altri c. Italia

Nella sentenza Maestri ed altri c. Italia dell’8 luglio 2021 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, oltre a ribadire la necessità di procedere ad una nuova escussione dei testimoni ai fini della condanna in appello preceduta da assoluzione in primo grado, come affermato in Lorefice c. Italia del 29 giugno 2017, per la prima volta condanna l’Italia per non essere stato disposto, anche d'ufficio, l'esame degli imputati prima di procedere al ribaltamento della sentenza assolutoria di primo grado. Il testo analizza la giurisprudenza europea sul tema, cogliendo l’occasione per qualche riflessione critica sul valore del precedente nella giurisprudenza della Corte Edu.

07/09/2021
Sentenze di marzo 2021

Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo a marzo 2021
 
 

16/07/2021
Il crocifisso di nuovo in Cassazione. Note da amicus curiae

L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche viola il principio di laicità e, pur se votata a maggioranza dalla classe, è discriminatoria nei confronti degli studenti e dell’insegnante non consenzienti. La tutela del diritto di libertà di coscienza consente la rimozione del simbolo, ad opera eventualmente dello stesso insegnante per la durata della lezione.

16/06/2021
Il Protocollo 16 e l’urgenza di riaprire il dialogo con il Parlamento per la sua ratifica

Un imminente convegno di Area Cassazione rilancia il confronto fra Parlamento, giurisdizione e dottrina 

11/06/2021
La vittima ed il suo Giudice

La “storica” decisione della CEDU di condanna dello Stato italiano per violazione dell’art. 8 della Carta afferma il diritto della donna che denuncia una violenza sessuale al rispetto della sua vita privata, anche da parte dei Giudici che ne esaminano la credibilità, che non può essere affermata o negata in base alle sue abitudini sessuali, ed alle sue libere scelte di comportamento, in applicazione di canoni di moralità che rispecchiano stereotipi superati sul ruolo delle donne. Lo Stato è tenuto alla tutela della libertà della persona, e della sua dignità, tanto più nell’occasione dell’esercizio dell’attività giurisdizionale: un principio che Questione giustizia vuole rilanciare nel giorno della ricorrenza della istituzione della Repubblica italiana.

02/06/2021
Simmetrie tra diritti della persona offesa: equo processo e risarcimento del danno davanti alla Corte di Strasburgo

Corte EDU (Prima Sezione), 18 marzo 2021, ric. n. 24340/07, Petrella c. Italia: se le indagini si concludono con l'archiviazione per prescrizione si viola l'art. 6 § 1 CEDU. Un commento

01/06/2021