Articoli di Luigi Marini
I dati essenziali dei fatti avvenuti fra fine aprile e gli inizi di maggio al largo delle coste europee sono abbastanza noti a chi segue i mezzi di informazione, per quanto questi si siano differenziati molto per quantità e qualità dei commenti. Sappiano dell’abbordaggio delle imbarcazioni della Flotilla ad opera dei mezzi militari israeliani; sappiamo del sequestro degli equipaggi, trasferiti poi d’autorità presso le autorità greche, e sappiamo che due delle persone che erano a bordo di una imbarcazione italiana sono state, invece, tradotte in Israele, detenute e dopo dieci giorni espulse.
Sappiamo che la situazione è ulteriormente peggiorata nei giorni 19-20 maggio, con abbordaggi ancora più aggressivi e immagini di violenza e umiliazioni degli equipaggi esibite con orgoglio da rappresentanti del governo israeliano.
Ci è sembrato necessario procedere a un primo esame della escalation che registriamo sia nell’aggressività dell’intervento israeliano sia nell’intensità della violazione del diritto internazionale. Lo abbiamo fatto con una breve analisi del contesto in cui i fatti sono maturati e delle reazioni che il sistema politico ha saluto esprimere. Tale analisi è integrata da una intervista al Team legale italiano che assiste la Flotilla e che ci fornisce una lettura documentata e chiara dei profili giuridici e insieme politici della vicenda ancora in corso.
Con provvedimento del 26 gennaio 2026, divenuto pubblico solo recentemente, la Camera Pre-Dibattimentale della Corte Penale Internazionale (CPI) ha deferito lo Stato italiano all’Assemblea degli Stati Parte del Trattato di Roma con riguardo alla mancata esecuzione del mandato di arresto e consegna del cittadino libico Osama Elmasri (Almasri) Njeem. L’Assemblea si riunirà a New York nel prossimo mese di ottobre e l’argomento è già all’ordine del giorno.
La decisione, presa a maggioranza del collegio dopo avere esaminato le osservazioni prodotte dall’Italia, contiene un giudizio di inadempienza intenzionale e ingiustificata alla richiesta di collaborazione avanzata dalla Corte internazionale. Indipendentemente dalle non coerenti spiegazioni offerte a caldo da più rappresentanti governativi, Primo ministro e Ministro della Giustizia in testa, il tema che più interessa è se valutazioni di opportunità politica possano legittimamente esonerare uno Stato Parte del Trattato di Roma dal rispetto degli obblighi che dal Trattato discendono. Tecnicamente, il tema viene individuato nel rapporto tra gli obblighi derivanti dallo Statuto di Roma e il più generale diritto internazionale degli Stati e dei popoli, ma non possiamo ignorare la domanda se sia accettabile un diritto internazionale “à la carte”, che vincola solo fino a quando non comporta oneri e responsabilità ritenuti non convenienti per gli interessi dello Stato, come intesi da chi in quel momento lo governa.
Spunti sulla presentazione del libro di Nandino Capovilla e Betta Tusset Sotto il cielo di Gaza, ed. La Meridiana, 2025 (Fondazione Lelio e Lisli Basso, 19 giugno 2025)
L’Alien Enemy Act e la decisione giudiziale del 1° maggio 2025
Recensione al volume di Chantal Meloni (Il Mulino, 2024)
La rule of law, o Stato di diritto, non è questione per soli giuristi e iniziati. Essa concentra la radice delle nostre democrazie e riguarda la nostra vita quotidiana. L’esperienza di questi anni fuori e dentro l’Europa ci dimostra che, togliendo poco a poco garanzie e controlli, nella stanchezza e nell’indifferenza dei più e grazie alla concentrazione del potere in poche mani, le “democrazie illiberali” stanno trasformando le persone da cittadini liberi e responsabili delle proprie scelte in sudditi poco informati e scarsamente consapevoli. Comprendere che questo sta accadendo e può accadere è il primo antidoto verso derive populiste e, in fondo, aggressive, che svuotano la Carta europea e le Costituzioni nazionali su cui si è fondata per l’Europa una lunga epoca di pace e di democrazia.
Recensione al libro curato da Elena Granaglia e Gloria Riva (Donzelli, 2024). Un libro appena pubblicato, che merita di essere letto e diffuso subito. Il tempo stringe: si vota fra meno di due mesi e le idee hanno bisogno di tempo per circolare, essere recepite e produrre frutti.
Riflessioni a partire dal volume di Sara Smarsh, edito da Edizioni Black Coffee (2021)
Recensione a Tribunale Permanente dei Popoli, Diritti dei Popoli e disuguaglianze globali, Altra economia, Milano 2020.