Magistratura democratica
Controvento

Note sparse sulla campagna referendaria e sul dovere della magistratura di scendere in campo e fornire elementi per un voto oltre gli slogan

di Ezia Maccora
presidente gip Tribunale Milano, vicedirettrice di Questione Giustizia

Ci siamo. Domenica e lunedì prossimi andremo a votare per il referendum costituzionale. Non è previsto un quorum, ma mi auguro che la partecipazione al voto sia consistente, perché si tratta di confermare o meno le modifiche a sette articoli della Costituzione. La “Casa” di tutte e tutti noi, approvata dalle madri e dai padri costituenti con 88% di voti favorevoli. 

Certo non tutto ci soddisfa di questa campagna referendaria a partire  dal metodo seguito per arrivare a questo Referendum: da un lato tempi molti serrati, assenza di dibattito parlamentare e di modifiche del testo inizialmente proposto nonostante le criticità da più parti segnalate nel corso delle audizioni informali alla Camera e al Senato; dall’altro  un quesito iniziale proposto da gruppi parlamentari che non indicava nemmeno gli articoli della Costituzione oggetto di modifica, emersi solo grazie al  quesito proposto da 15 cittadini che hanno promosso  un’ulteriore richiesta di iniziativa popolare ed hanno raccolto 500.000 mila firme, per far conoscere il contenuto effettivo della legge di revisione costituzionale sottoposta a referendum, sviluppare, con i tempi necessari, la campagna referendaria e sollecitare una partecipazione consapevole dei valori sottesi alla riforma.

Ora sappiamo quali sono le modifiche della Costituzione per le quali siamo chiamati a votare alla consultazione referendaria.

Bisogna ringraziare di cuore quei cittadini e quelle cittadine perché grazie alla loro iniziativa è partita una campagna di informazione che si spera possa portare a un voto partecipato e veramente consapevole.

Il tema non è purtroppo di immediata percezione e alcune modalità di confronto non hanno certo aiutato la sete di conoscenza di chi non si rassegna agli slogan, agli argomenti gridati e spesso falsi.

E’ vero che oggi i tempi e le modalità dell’informazione sono mutati e si sono molto diversificati dal passato, ma non possiamo sottovalutare le tante fake in circolazione, la violenza e le volgarità di alcune vignette (basti vedere quella ultima della Camera Penale di Cosenza dove un ascia -che rappresenta simbolicamente la riforma – divide in due il corpo di un magistrato), il ribadire con ostinazione affermazioni smentite da dati oggettivi. Ad esempio, nonostante si continui ad affermare che oggi i magistrati non pagano mai per i loro errori, i dati forniti dal Consiglio Superiore della Magistratura e di recente esposti, in più sedi, dal Vicepresidente Pinelli e pubblicati anche su questa Rivista[1], dimostrano proprio il contrario. Nel nostro sistema non c’è una giustizia domestica tanto che il Ministro della Giustizia ha, di fatto, condiviso le decisioni emesse dalla sezione disciplinare se si considera che ha impugnato solo il 4,2 % delle sentenze di assoluzione emesse. 

A ciò si unisce la delegittimazione continua che proviene dalle altre Istituzioni e che ha spinto il Presidente Mattarella a intervenire per la prima volta in un plenum ordinario del Consiglio il 18 febbraio 2026 per ricordare «Il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura…..e soprattutto, la necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione.…. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell'interesse della Repubblica[2]».  

Ma gli attacchi alla magistratura sono proseguiti  e la Presidente del Consiglio ha voluto, da ultimo, ulteriormente incendiare gli animi affermando, nel corso di una manifestazione di FdI tenutasi il 12.3.2026 al teatro Parenti di Milano, «se stavolta non passa (la riforma)  ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà. Antagonisti che devastano senza alcuna conseguenza giudiziaria, figli che vengono strappati alla madre perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco».

Eppure gli stessi proponenti di questa riforma sanno bene, e lo hanno dichiarato in più occasioni, che essa non incide in alcun modo sull’efficienza della giustizia, sui tempi dei processi, sulle carenze di mezzi e di persone, sugli errori giudiziari, sulla riduzione delle riparazioni per ingiusta detenzione, cioè su tutto ciò che servirebbe per far funzionare la macchina giudiziaria, tutelare i diritti dei cittadini e garantire la legalità anche verso i “potenti”.

Delegittimazioni ripetute della magistratura, provenienti da più figure politiche-istituzionali, che colpiscono nel profondo quei tanti magistrati che ogni giorno cercano di assicurare giustizia arrabattandosi tra leggi farraginose, risorse minime (al Tribunale di Milano vi è la scopertura di oltre il 50% di cancellieri), sistemi informatici del tutto inadeguati alla complessità della giurisdizione. 

Una chiamata al voto che sollecita sempre più la pancia e la rabbia di chi ascolta, accusando la magistratura di ogni possibile nefandezza. Una rabbia che si impone sulla ragione e che si ritrova plasticamente nelle dichiarazioni della capa di gabinetto del Ministro della Giustizia, dott.ssa Bartolozzi, che partecipando a un dibattito su una emittente televisiva siciliana, ha affermato con vemenza: «Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». 

Parole che tristemente risuonano in un territorio che conosce ben altri terribili plotoni di esecuzione! 

Una campagna elettorale dove un deputato di FdI, Aldo Mattia, in un incontro pubblico, aringa chi lo ascolta e lo applaude a utilizzare ogni mezzo per far votare SI, anche il solito sistema clientelare[3].

Tante altre dichiarazioni potrebbero ricordarsi, ma quelle citate, ultime in ordine di tempo, sono più che sufficienti a dimostrare che abbiamo assistito ad una campagna referendaria violenta e volgare, nonostante in discussione vi siano questioni essenziali per la democrazia che avrebbero meritato un confronto in grado di orientare le cittadine e i cittadini fin dal dibattito in Parlamento per proporre al Paese una legge di riforma costituzionale approvata da una maggioranza amplissima in cui tutti avrebbero potuto comunque riconoscersi.  

Si è scelto il metodo opposto e nella campagna referendaria si è molto spesso abbandonata la strada del confronto corretto e delle argomentazioni e si è investito sulle fake, sulle falsità rispetto a dati oggettivi, sulla sollecitazione della rabbia, su comunicazioni mediatiche violente e volgari, inquinando spesso i confronti per alimentare la propria fazione ma nel contempo allontanando i cittadini e le cittadine dalla partecipazione al voto. 

Una deriva pericolosa per uno Stato di Diritto, che preoccupa tanti.

Non è casuale la dichiarazione rilasciata lunedì dal senatore a vita Mario Monti nell’ambito di una intervista al Corriere della Sera, in cui ha affermato di votare No «perché non si depotenzi lo Stato di Diritto e i suoi presidi, nell’erronea convinzione che sia quello l’ostacolo a governare meglio».

Pericolo che i magistrati in questi mesi hanno evidenziato nel corso dei molteplici dibattiti, cui, con grande generosità e nel rispetto dell’interlocutore, hanno partecipato. 

In quelle sedi in molti abbiamo segnalato che solo una lettura unitaria della riforma consente di cogliere l’obiettivo di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e di riscrivere i rapporti tra poteri dello Stato.  La separazione delle carriere - che spinge molti avvocati a votare SI[4] - è in realtà un mero diversivo, essendo l’indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura, attraverso il suo sdoppiamento, la creazione dell’Alta Corte e l’individuazione dei membri togati attraverso il sorteggio secco, il vero cuore della Riforma.

Mantenere inalterata la formulazione dell’art. 104 Cost., che prevede l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere, non è sufficiente, essendo una mera declamazione astratta priva di adeguati strumenti di garanzia (come il Consiglio Superiore della Magistratura) per renderla effettiva. Non dimentichiamo che molti Paesi non democratici prevedono tale proclamazione astratta a cui però non fa seguito l’esistenza di presidi per farla effettivamente rispettare (Russia, Cina, Cuba, Iran e Corea del Nord).  

Indipendentemente dall’esito del voto, una esperienza positiva comunque resterà da questa campagna referendaria e sarà quella di essere usciti, noi magistrati e magistrate, dai palazzi di giustizia e di essere entrati in contatto con le cittadine e i cittadini per spiegare l’organizzazione della magistratura e la Riforma. 

Personalmente ho privilegiato luoghi di dibattito contenuti, ove le persone potessero presentare i propri quesiti e i propri dubbi, ho verificato la grande voglia di conoscere il mondo della magistratura la cui organizzazione è spesso un mistero, ho risposto a interrogativi sulle correnti, sul loro valore e sulla loro degenerazione, sul ruolo e importanza del Consiglio Superiore della Magistratura e sull’Alta Corte. Ho portato dati fondati anche sulla mia esperienza personale[5] e non ho nascosto le criticità esistenti e la necessità di lavorare per il loro superamento, anche in caso di vittoria del No.

Il volto di una magistratura che dialoga, che apre i palazzi, che non si rifugia nel proprio ruolo, che ammette ciò che non va e prova a ragionare di ciò che veramente servirebbe per far funzionare la giustizia, aiuta sicuramente, chi senza pregiudizi, deve scegliere come votare. 

In fondo, come abbiamo potuto constatare in questi mesi di campagna referendaria, le italiane e gli italiani amano la Costituzione e tendono a preservarla. 

Buon voto quindi, si spera oltre gli slogan! 


 
[1]  https://www.questionegiustizia.it/articolo/i-veri-dati-della-giustizia-disciplinare-del-csm

[2] https://www.questionegiustizia.it/articolo/intervento-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-in-occasione-del-plenum-del-consiglio-superiore-della-magistratura  

[3] «Avete gli argomenti per poter discutere ma se non dovesse servire, utilizzate anche il solito sistema clientelare: non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti».

[4] Soprattutto quelli aderenti all’Unione Camere Penali nonostante nel 2019 ritenessero il sorteggio «una autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo».

[5] L’appartenenza di pubblici ministeri e giudici a un ordine giudiziario unico e non frammentato è un autentico «fiore all’occhiello» della nostra Carta Costituzionale a cui guardano molti altri Paesi europei – così Margherita Cassano nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati- e le osmosi tra le diverse funzioni andrebbero incentivate e non «punite». La mia esperienza professionale ultratrentennale mi porta, infatti, a ritenere che la giustizia non ha bisogno di separazione ma di una maggiore cultura della giurisdizione. Le ultime riforme, in particolare la 150/2022, ci dicono sempre più che servirebbero pubblici ministeri capaci di vestire l’abito del giudice per una corretta valutazione del materiale probatorio acquisito nel corso delle indagini, esercitando l’azione penale solo quando “sussiste una ragionevole previsione di condanna” , diversamente operando con richieste di archiviazioni e di proscioglimento.

20/03/2026
Altri articoli di Ezia Maccora
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Le domande di Questione giustizia all'Avvocata Cathy La Torre

Questione giustizia pone alcuni interrogativi ad Avvocati e Magistrati, per ragionare collettivamente sull’esperienza e sull’esito della consultazione referendaria unitamente alle prospettive, anche di riforma, che coinvolgono il mondo della Giustizia e i suoi protagonisti. La tavola rotonda “virtuale” si è aperta ieri con le interviste all’Avv. Franco Moretti e alla Presidente di Medel Mariarosaria Guglielmi. Il dibattito prosegue oggi con le interviste all’Avv. Cathy La Torre e al giudice Luca Milani, e domani con le interviste all’Avv. Dario Lunardon e alla giudice Rachele Monfredi

21/07/2026
Le domande di Questione giustizia a Luca Milani, presidente della giunta Anm del distretto di Milano

Questione giustizia pone alcuni interrogativi ad Avvocati e Magistrati, per ragionare collettivamente sull’esperienza e sull’esito della consultazione referendaria unitamente alle prospettive, anche di riforma, che coinvolgono il mondo della Giustizia e i suoi protagonisti. La tavola rotonda “virtuale” si è aperta ieri con le interviste all’Avv. Franco Moretti e alla Presidente di Medel Mariarosaria Guglielmi. Il dibattito prosegue oggi con le interviste all’Avv. Cathy La Torre e al giudice Luca Milani, e domani con le interviste all’Avv. Dario Lunardon e alla giudice Rachele Monfredi

21/07/2026
Le domande di Questione giustizia a Mariarosaria Guglielmi, presidente di Medel (Magistrats européens pour la démocratie et les libertés)

Questione giustizia pone alcuni interrogativi ad Avvocati e Magistrati, per ragionare collettivamente sull’esperienza e sull’esito della consultazione referendaria unitamente alle prospettive, anche di riforma, che coinvolgono il mondo della Giustizia e i suoi protagonisti. La tavola rotonda “virtuale” si apre con due interviste: una all’Avv. Franco Moretti e l’altra alla Presidente di Medel Mariarosaria Guglielmi. Il dibattito proseguirà nei due giorni successivi con le interviste all’Avv. Cathy La Torre e al giudice Luca Milani, e a seguire all’Avv. Dario Lunardon e alla giudice Rachele Monfredi.

20/07/2026
Le domande di Questione giustizia a Franco Moretti, avvocato del foro di Roma e presidente del comitato Avvocati per il No

Questione giustizia pone alcuni interrogativi ad Avvocati e Magistrati, per ragionare collettivamente sull’esperienza e sull’esito della consultazione referendaria unitamente alle prospettive, anche di riforma, che coinvolgono il mondo della Giustizia e i suoi protagonisti. La tavola rotonda “virtuale” si apre con due interviste: una all’Avv. Franco Moretti e l’altra alla Presidente di Medel Mariarosaria Guglielmi. Il dibattito proseguirà nei due giorni successivi con le interviste all’Avv. Cathy La Torre e al giudice Luca Milani, e a seguire all’Avv. Dario Lunardon e alla giudice Rachele Monfredi.

20/07/2026
La delibera del CSM del 10 giugno 2026 sulla comunicazione degli uffici giudiziari. Un passo indietro rispetto al recente passato?

La recente delibera del CSM del 10 giugno 2026 sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari rischia di risolversi in un passo indietro rispetto alle linee guida emanate dal Consiglio nel 2018. Mentre queste ultime si ponevano l’obiettivo di garantire la più ampia trasparenza e comprensibilità della giurisdizione al fine di aumentare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nello Stato di diritto, l’ultima circolare nasce da un’unica preoccupazione: porre a carico degli uffici giudiziari oneri di comunicazione destinati, nell’intenzione del Consiglio, a garantire una tutela più ampia di quella incentrata sulla presunzione di innocenza ed estesa alla protezione reputazionale della persona. Un obiettivo che viene perseguito ingessando la comunicazione degli uffici in un reticolo di burocratici doveri di aggiornamento e di rettifica e che appare arduo da realizzare dal momento che i limiti invalicabili della normativa secondaria impongono di ignorare i media che sulla “reputazione” degli imputati giocano un ruolo eminente e decisivo. In definitiva si è di fronte ad una normativa secondaria prolissa, sostanzialmente velleitaria, potenziale causa di confusione e fonte di gravose responsabilità professionali e financo disciplinari di quanti – in primo luogo i dirigenti degli uffici – operano sul versante della comunicazione giudiziaria. 

14/07/2026
Riforme e stato di eccezione: una riflessione critica sul referendum e sulle sue conseguenze

Ad una giusta distanza di tempo si può cercare di cogliere le ragioni e le conseguenze di un evento traumatico come il referendum sui rapporti tra avvocatura e magistratura nell’ottica di un “obiettore di coscienza” sulla defunta riforma della giustizia. Alla base dell’esito referendario si pongono criticità come l’evidente incostituzionalità sostanziale del sorteggio secco dei togati, lesivo del diritto di elettorato attivo e passivo dei magistrati e di matrice schiettamente populista e l’aggiramento dell’art. 138 Cost. attraverso una procedura parlamentare blindata e priva di reale ricerca del consenso. Lo schmittiano “stato d’eccezione” come categoria interpretativa del momento istituzionale presente.

12/06/2026
Aggiornamento delle linee-guida per l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale (delibera CSM 9 giugno 2026)
a cura di Redazione

Pubblichiamo, per il suo rilevante  interesse, il testo della delibera del CSM sulla comunicazione giudiziaria approvata il 9 giugno 2026. Questione giustizia si riserva di ritornare sul tema con analisi e commenti.

11/06/2026
Per pensare il futuro

L'editoriale del direttore di Questione giustizia al numero doppio 1-2/2026 della rivista trimestrale

28/05/2026