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Non si valuta un giudice solo sulle carte

Con sentenza n. 95/2024, confermata dalle Sezioni Unite, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha condannato il magistrato Riccardo De Vito alla sanzione della perdita di anzianità di sei mesi, disponendone il trasferimento dal Tribunale di sorveglianza di Sassari al Tribunale di Nuoro con funzioni civili. La vicenda riguarda l’omessa astensione in numerosi procedimenti relativi a detenuti assistiti da un’avvocata con la quale, secondo quanto emerso da intercettazioni telefoniche disposte nell’ambito di un’indagine della DDA di Reggio Calabria, il magistrato intratteneva una «relazione significativamente confidenziale, quanto meno di stretta amicalità tra i due». Gli elementi valorizzati nel procedimento disciplinare riguardano il tenore di alcune espressioni confidenziali utilizzate dai conversatori. Successivamente, il Consiglio superiore della magistratura ha deliberato il mancato superamento della quarta valutazione di professionalità per gli stessi fatti. Ne ha scritto, su Il Dubbio del 5 maggio 2026, Valentina Stella e a questo pezzo fa riferimento la riflessione di Donatella Stasio.

Donatella Stasio su Facebook (6 maggio 2026)

Riccardo De Vito è un magistrato serio, competente, colto, responsabile, come pochi ce ne sono nella magistratura e, direi nell’universo dei giuristi in generale, compresi quelli che siedono nelle istituzioni (ed io ne ho conosciuti tanti in 40 anni di lavoro su giustizia, politica e istituzioni). 

E’ un vero garantista, mai solo a parole, ma neanche con superficialità. 

E’ uno di quei “giudici con l’anima” che Piero Calamandrei auspicava fossero i magistrati: non dei burocrati, meno che mai dei corrotti, ma “uomini sociali”, calati nella realtà e nella carne e nel sangue delle persone, che portano sulle spalle il peso immane della loro responsabilità. 

E’ un giudice che ha svolto il proprio lavoro di magistrato di sorveglianza sempre “sul campo”, entrando in carcere e guardando in faccia i detenuti sui quali prendere le decisioni, non rimanendosene seduto comodamente alla scrivania, trattando i detenuti come fascicoli, numeri senza storia, pratiche da respingere per evitare grane, ma sempre come persone. 

E’ un giudice che in modo trasparente ha svolto la propria attività e ha espresso le proprie idee sulla giustizia in una democrazia costituzionale, sempre dalla parte della Costituzione e dei diritti, specie dei più fragili. 

Il suo contributo scientifico e intellettuale è enorme. 

Riccardo De Vito è il giudice che ciascuno di noi vorrebbe avere di fronte in un Tribunale, perché è un giudice che gli occhi li tiene sempre aperti sulle persone, non li abbassa sulle carte né gira lo sguardo altrove.

Quindi, che il Consiglio Superiore della Magistratura “punisca” un giudice così per fatti che, come spiega bene Valentina Angela Stella, hanno più un significato moraleggiante che giuridico e meno che mai disciplinare, non fa onore all’istituzione e neppure al popolo italiano che al referendum costituzionale ha votato per una magistratura indipendente, responsabile anche se non infallibile, e naturalmente competente e colta. 

Per me, quel tipo di magistrato è Riccardo De Vito, che conosco da decenni e al quale voglio esprimere tutta la mia solidarietà umana, oltre che ringraziarlo per il contributo di idee che ha saputo dare, e che certamente continuerà a dare, per una giustizia che sappia bilanciare diritti e sicurezza in una democrazia costituzionale.

Grazie Riccardo De Vito.

 

L'articolo di Valentina Angela Stella citato da Donatella Stasio è disponibile al link https://www.ildubbio.news/news/giustizia/50434/csm-valutazione-negativa-riccardo-de-vito.html    

07/05/2026
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Non si valuta un giudice solo sulle carte

Con sentenza n. 95/2024, confermata dalle Sezioni Unite, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha condannato il magistrato Riccardo De Vito alla sanzione della perdita di anzianità di sei mesi, disponendone il trasferimento dal Tribunale di sorveglianza di Sassari al Tribunale di Nuoro con funzioni civili. La vicenda riguarda l’omessa astensione in numerosi procedimenti relativi a detenuti assistiti da un’avvocata con la quale, secondo quanto emerso da intercettazioni telefoniche disposte nell’ambito di un’indagine della DDA di Reggio Calabria, il magistrato intratteneva una «relazione significativamente confidenziale, quanto meno di stretta amicalità tra i due». Gli elementi valorizzati nel procedimento disciplinare riguardano il tenore di alcune espressioni confidenziali utilizzate dai conversatori. Successivamente, il Consiglio superiore della magistratura ha deliberato il mancato superamento della quarta valutazione di professionalità per gli stessi fatti. Ne ha scritto, su Il Dubbio del 5 maggio 2026, Valentina Stella e a questo pezzo fa riferimento la riflessione di Donatella Stasio.

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