Magistratura democratica
Osservatorio internazionale

Ucraina e Georgia, lontane vicine

di Sara Cocchi
avvocata in Firenze, consulente UE e OCSE

Appunti sugli incroci della Storia lungo le rive del Mar Nero

«Our time in Kiev was up, and we prepared to fly back to Moscow. The people here had been most hospitable, and most kind and generous, and besides that we had liked them very much. They were intelligent, laughing people, people with sense of humor, and people with energy. In the ruins of their country they had set out doggedly to build new houses, new factories, new machinery, and a new life. And they said to us, again and again, “Come back in a few years and see what we will have accomplished”».

«Wherever we had been in Russia, in Moscow, in the Ukraine, in Stalingrad, the magical name of Georgia came up constantly. People who had never been there, and who possibly never could go there, spoke of Georgia with a kind of longing and great admiration. […] And they spoke of the country in the Caucasus and around the Black Sea as a kind of second heaven».

John Steinbeck, A Russian Journal, with photographs by Robert Capa (1948)[1]

 

1. Nel settembre 2016 sbarcai per la prima volta a Tbilisi, Georgia, dove sarei rimasta circa un mese per la prima delle numerose missioni che avrei svolto come esperta giuridica all’interno di un’assistenza tecnica dell’Unione Europea al Ministero della Giustizia georgiano. Molte le cose che mi colpirono, in quei primi giorni: il brulicante, centralissimo viale Rustaveli; l’elegante alfabeto georgiano; il sovrapporsi disordinato di antichi palazzi dei primi del Novecento, edilizia sovietica semi-cadente, chiese ortodosse nuove o restaurate di fresco e modernissimi edifici in vetro e acciaio; la scritta a caratteri cubitali «Georgia EU Associate Country» nel salone degli arrivi all’aeroporto… Un giorno, risalendo verso casa, notai due bandierine, una georgiana e una ucraina, che sventolavano insieme da un balcone. Nei successivi anni di frequentazione del Paese, avrei scoperto che non si trattava né di un vezzo né di una rarità. 

Nelle ultime settimane, le analisi degli esperti e i resoconti dei giornali hanno spesso accostato i destini di Ucraina e Georgia, sottolineando le similitudini storiche e le altalenanti relazioni politiche fra i due Paesi, la comune ambizione eurounitaria ed atlantista e la tradizionale vicinanza fra i rispettivi popoli. Si sono paragonati Donbass e Abkhazia e comparati l’attacco di questi giorni al territorio ucraino con l’aggressione del 2008 alla Georgia, che dette avvio all’occupazione militare russa dell’Ossezia del Sud[2] su suolo georgiano. Si è delineato poi il rischio di un’ulteriore escalation delle operazioni russe anche in (e a partire proprio da) questi territori[3]. Non sarà sfuggito ai più attenti che proprio nella capitale georgiana si sono tenute manifestazioni partecipatissime a sostegno dell’Ucraina[4] e che anche nelle nostre piazze, durante le manifestazioni dei giorni scorsi, non sono mai mancate nutrite rappresentanze della comunità georgiana in Italia[5]

Come interpretare questa solidarietà? Quanto e con quali modalità sono legati, oggi, i destini di Ucraina e Georgia?

 

2. Un primo interessante parallelo fra Georgia e Ucraina ce lo suggerisce un dato storico, quasi una curiosità da quiz televisivo: hanno entrambe dato i natali a due personaggi cruciali per la storia dell’Unione Sovietica e non solo. Com’è noto, la Georgia fu terra d’origine di Stalin, nato Ioseb Besarionis dze Jughashvili nel 1878 a Gori, nella regione interna denominata Shida Kartli, proprio al confine con quell’Ossezia del Sud teatro dei conflitti russo-georgiani del 1991 e del 2008, così spesso menzionati in questi giorni. Nel 1894 nasceva al confine tra Ucraina e Russia colui che di Stalin sarebbe stato il successore: Nikita (Mikita, in lingua ucraina) Chruščëv. Come spesso si ricorda in questi giorni, proprio su iniziativa di quest’ultimo, nel 1954 la Crimea fu ceduta dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Georgiani furono anche altri due uomini-chiave per l’URSS: Lavrentij Beria, nominato nel 1938, proprio da Stalin, Commissario del Popolo per gli affari interni dell’Unione Sovietica, e Eduard Shevarnadze, ministro degli esteri sotto Gorbačëv e successivamente Presidente della Georgia indipendente dal 1995 al 2003. 

Entrambe rilevanti per l’economia sovietica, Georgia e Ucraina garantivano ampio approvvigionamento di prodotti agroalimentari (la prima, ortaggi, frutta, vino e acque minerali di altissima qualità; la seconda, come noto, grano) e rappresentavano destinazioni turistiche d’elezione tanto per i dirigenti di partito quanto per le masse di lavoratori che ricevevano buoni di soggiorno gratuiti per i famosi “sanatori” di Livadiia presso Yalta, Tskaltubo vicino Kutaisi o Sukhumi in Abkhazia. A differenza della Georgia, poi, l’Ucraina ha conosciuto fino alla metà degli anni ‘60 un poderoso sviluppo del settore industriale, affiancato e superato successivamente da crescenti investimenti nel settore energetico – come sappiamo, anche nucleare. 

Tuttavia, a rendere strategici entrambi territori era - ed è - la loro posizione geografica: l’ampio affaccio sul Mar Nero consentiva, ancor prima che all’Unione Sovietica all’impero degli zar, di sfruttarne la funzione di corridoi commerciali naturali e la rilevanza strategico-militare, permettendo di contrastare la concorrenza ottomana (ma anche inglese). Già Caterina la Grande, nel 1783 annetteva il khanato tataro di Crimea, mentre il confine russo-turco da secoli si spostava con geometrie variabili lungo la costa georgiana del Mar Nero, fino all’acquisizione definitiva del porto di Batumi nel 1856 avvenuta con il trattato di Parigi, che conclude quella guerra di Crimea soffertamente raccontata dal giovane Tolstoj nei Racconti di Sebastopoli. Perseguendo il proprio disegno di espansione, l’impero russo si prefiggeva da un lato di avvicinarsi a quello sbocco sul Mediterraneo inseguito fin dal tempo di Pietro il Grande[6], dall’altro di consolidare la propria presenza sulla Via della Seta incuneandosi nel Caucaso, uno snodo fondamentale che finiva così per rimanere schiacciato fra i tre imperi ottomano, persiano e, appunto, russo.

Un rapido aggiornamento dei termini della questione lascia intravedere tutta l’attualità di questi rapidi e incompleti cenni storici.


Fonte: Stockholm International Peace Research Institute www.sipri.org/news/2019/sipri-informs-black-sea-security 

 

3. La storia recentissima sembra aver rinverdito quella solidarietà pre-sovietica che già nel diciannovesimo secolo aveva visto le élites culturali dei due Paesi collaborare per contrastare il governo imperiale russo e successivamente sostenersi a vicenda all’inizio degli anni ’20 del Novecento mediante il riconoscimento reciproco delle rispettive repubbliche indipendenti all’indomani della Rivoluzione d’ottobre e poco prima dell’assorbimento delle medesime nell’Unione Sovietica[7]. Dissoltasi quest’ultima, ed in particolare a partire dalla metà degli anni 2000, Georgia e Ucraina rafforzano le proprie relazioni bilaterali, sorrette persino da una comune aspirazione all’integrazione in un organismo sovranazionale, denominato Community of Democratic Choice, che avrebbe dovuto aggregare anche le tre repubbliche baltiche di Lituania, Lettonia ed Estonia, alcuni Stati dell’area balcanica fra cui la Slovenia, nonché Romania e Bulgaria (all’epoca ancora non facenti parte dell’Unione Europea). Proprio una dichiarazione congiunta ucraino-georgiana aveva avviato questo esperimento di cooperazione regionale rafforzata, arenatosi di fatto già nel 2006. Significativamente, la Dichiarazione di Borjomi (2005) era stata sottoscritta dai due presidenti di allora, Viktor Yushenko e Mikheil Saakashvili, usciti vittoriosi dalle urne rispettivamente nel 2004 e nel 2003 a seguito, il primo della cd. “rivoluzione arancione”, il secondo della cd. “rivoluzione delle rose”, che in Georgia aveva visto il definitivo pensionamento del vecchio Shevarnadze.

Appena due anni dopo, alcuni eventi di rilievo ancora una volta sembravano condurre i due Paesi lungo una medesima rotta. Il summit NATO tenutosi a Bucarest il 3 e 4 aprile 2008 si concludeva con la dichiarazione, più volte citata in questi giorni, che affermava: «NATO welcomes Georgia's and Ukraine's aspirations for membership and agreed that these countries will become members of NATO». Pochi mesi dopo, la Georgia si sarebbe trovata ad affrontare i cinque giorni di guerra con la Russia che le avrebbero definitivamente sottratto il controllo dell’Ossezia del Sud.

Fonte: it.wikipedia.org/wiki/File:Georgia,_Ossetia,_Russia_and_Abkhazia_(it).svg 

L’anno successivo si apriva invece un nuovo capitolo della strategia di azione esterna dell’Unione Europea[8]. Differenziando fra Paesi “del vicinato” dell’Est e dell’area mediterranea, la Eastern Partnership (EaP) si proponeva di rafforzare ed approfondire le relazioni politiche ed economiche fra UE, Stati Membri e Paesi partner, nonché di supportare processi sostenibili di riforme nei sei Paesi che ne fanno parte: Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Moldavia, Georgia e Ucraina. 

Per queste ultime, i due eventi marcavano profondamente le rispettive aspirazioni euro-atlantiche. 

Per quanto riguarda il cammino atlantista, la supervisione del processo di integrazione è affidata a due apposite commissioni bilaterali. Dal 2014, anno dell’autoproclamazione delle repubbliche di Crimea, Doneck e Luhansk, ed in particolare nel 2016, NATO e Ucraina hanno rafforzato la cooperazione per mezzo di un Comprehensive Assistance Package (CAP) for Ukraine, seguito nel 2017 dall’adozione di una risoluzione parlamentare che individua nell’accesso del Paese alla NATO uno degli obiettivi fondamentali di politica estera. Nel 2019, l’approvazione di un pacchetto di emendamenti costituzionali ha sancito l’irreversibilità di questa scelta[9], tanto che nel 2020 è stata approvata una nuova strategia finalizzata all’istituzione di una distinctive partnership fra Ucraina e NATO[10]. Sul fronte georgiano[11], invece, la cooperazione si rafforza proprio all’indomani della guerra in Ossezia del Sud, con l’istituzione della commissione NATO-Georgia. Segue l’adozione, anche in questo caso proprio nel 2014, di una serie di misure ulteriori, via via riviste ed aggiornate fino al 2020, anno del Substantial NATO-Georgia Package (SNGP). 

Parallelamente, prosegue anche l’avvicinamento dei due Paesi all’Unione Europea, suggellato nel 2014 dalla firma dei rispettivi Association Agreements (AA), ciascuno dei quali comprende anche un Deep and Comprehensive Free Trade Area (DCFTA). Entrati in vigore nel 2016 (EU-Georgia AA) e nel 2017 (EU-Ukraine AA), gli accordi di associazione segnano un ulteriore cambio di passo nelle relazioni dei due Paesi con l’Unione Europea, e la definitiva configurazione della Eastern Partnership come meccanismo a più velocità. Dei sei Paesi della Eastern Partnership, solo Georgia, Ucraina e Moldavia hanno infatti sottoscritto un AA, impegnandosi a perseguire una dettagliata agenda di riforme istituzionali ed economiche finalizzate ad una sempre maggiore integrazione eurounitaria. Basti pensare che gli AA in vigore tra UE e i tre Paesi appena ricordati prevedono il progressivo recepimento nel sistema normativo di ciascuno di essi di circa l’80% dell’acquis europeo[12]. Dal 2017, Georgia e Ucraina (con la Moldavia) beneficiano inoltre di un visa-free regime per tutti gli spostamenti all’interno dell’area Schengen inferiori ai 90 giorni, mentre dal 1 marzo 2019, per viaggiare da Ucraina a Georgia e viceversa è sufficiente la sola carta d’identità, in virtù di uno specifico accordo bilaterale[13]. Del resto, il 39% degli accordi bilaterali conclusi dalla Georgia dopo il 1991 hanno come controparte proprio l’Ucraina[14]. Insieme a Moldavia e Azerbaijan, i due Paesi sono inoltre fra i fondatori di un’ulteriore organizzazione per la cooperazione regionale rafforzata denominata Organisation for Democracy and Economic Development-GUAM[15]. Negli ultimi anni, tuttavia, il partito Sogno georgiano che guida dal 2012 il governo di Tbilisi, fondato e da Bidzina Ivanishvili, magnate noto per i forti legami con Mosca[16], si è reso protagonista di un lento raffreddamento degli entusiasmi istituzionali per il percorso di avvicinamento del Paese a UE e NATO. Io stessa ricordo che già a inizio 2018 il Ministero per l’integrazione euro-atlantica della Georgia era stato smantellato e le sue competenze riassegnate ad un’apposita divisione del Ministero degli affari esteri. 

Gli indubbi punti di contatto fra Ucraina e Georgia nelle loro relazioni con Russia, Unione Europea e NATO non devono però far credere che i rapporti fra i due Paesi siano sempre stati idilliaci. Negli ultimi anni, non sono infatti mancate frizioni importanti. L’ultima riguarda l’ex presidente georgiano Saakashvili, autoesiliatosi in Ucraina dal 2013 dopo la sconfitta elettorale del 2012 e la contestuale ascesa al potere del partito rivale Sogno georgiano, Schieratosi con il movimento europeista ucraino Euromaidan e nominato governatore di Odessa dall’allora presidente Porošenko, privato in patria della cittadinanza georgiana e di quella ucraina successivamente concessagli dal Paese di adozione, Saakashvili è stato nominato nel 2020 Presidente del Consiglio delle Riforme dell’Ucraina dall’attuale presidente Zelenskyy. Le complesse vicende legate alla partecipazione di Saakashvili al governo ucraino hanno suscitato il malcontento russo e comportato un allentamento dei rapporti politici tra Ucraina e Georgia, dove Sogno Georgiano è ancora alla guida del Paese, pur fra ricorrenti polemiche e proteste. Saakashvili intanto, condannato in contumacia nel 2018 per abuso d’ufficio e corruzione, è stato arrestato non appena tornato in Georgia all’inizio di ottobre 2021[17]

 

4. Si spiegano forse con quest’ultimo intreccio di eventi, dall’apparente rilevanza tutta interna, ma sempre da collocarsi sullo sfondo del rapporto con la Russia, le timide dichiarazioni rilasciate dal Primo Ministro georgiano Gharibashvili all’indomani dell’attacco russo all’Ucraina[18]. Il timore di “svegliare il can che dorme”, magari per riaccendere i riflettori su fronti interni mai davvero chiusi, ha probabilmente spinto le autorità, ed in particolare quelle maggiormente legate a Sogno georgiano, a mantenere un basso profilo. Il vento, si sa, può però cambiare rapidamente. Seguendo a ruota quanto fatto da Zelenskyy appena il 28 febbraio, il 3 marzo scorso il Primo Ministro Irakli Garibashvili ha firmato la richiesta formale di adesione della Georgia all’Unione Europea, al fine di ottenere al più presto lo status di paese candidato[19]. Il giorno precedente, anche la Georgia insieme ad altri 37 paesi, aveva sottoscritto il ricorso alla Corte Penale Internazionale, affinché quest’ultima aprisse un’indagine sui crimini di guerra commessi dalla Russia nell’attacco all’Ucraina attualmente in corso[20]

Quanto fin qui detto, i fatti ricordati, le radici antiche delle intersezioni che si è cercato di mettere in luce, spiegano però solo in parte la solidarietà fra i due popoli. Ecco quindi che rientrano in gioco altri elementi, altri fattori, certo meno razionali, meno strategicamente definiti, ma non per questo meno rilevanti. Un percorso storico almeno in parte comune, la presenza di un medesimo “vicino di casa” ingombrante e storicamente minaccioso, il ricordo ancora troppo vivo, nei georgiani, delle vicende del 2008 e il timore che possano ripresentarsi in versione aggiornata, l’identificazione di un popolo nelle sofferenze dell’altro. 

Guardando le immagini delle stazioni della metropolitana di Kiev, stracolme di gente accampata alla meno peggio per sfuggire ai bombardamenti, non riesco a non notare quanto somiglino a quelle di Tbilisi, in cui sono stata tante volte: marmi di foggia così simile, stessi colori, stesse scale mobili, profonde e cigolanti, stessi pavimenti scuri, stessa luce al neon. Forse la Georgia si riflette nell’Ucraina di oggi e almeno un po’, con sgomento, vi si riconosce. Ancora una volta, Ucraina e Georgia sembrano avere in comune molto di più di un “semplice” passato. I prossimi mesi diranno se e in che termini condivideranno anche il futuro.

 

 

photo credits: Democracy Defenders Georgia Twitter account (particolare)


 
[1] Le citazioni qui riportate sono tratte dall’edizione Penguin Books (1999), pp. 108 e 144.

[2] E’ naturalmente impossibile trattare qui i fatti e i risvolti delle guerre che hanno interessato l’Abkhazia fra il 1992 e il 1993 e l’Ossezia del Sud nel 2008. Per un quadro approfondito, si rinvia a S. Jones, Georgia. A political history since independence, I.B. Tauris, 2013.

[3] Abkhazia, Ossezia del Sud e Transnistria, gli altri territori contesi come il Donbass, in Domani, 22 febbraio 2022, https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/abkhazia-ossezia-sud-transnistria-moldavia-georgia-indipendenza-russia-putin-vx5wv4nb 

[4] Georgia, minifestazioni oceaniche a Tbilisi in solidarietà con l’Ucraina, in La Repubblica, 26 febbraio 2022, https://www.repubblica.it/esteri/2022/02/26/news/ucraina_georgia_manifestazioni_oceaniche_solidarieta_piazza_tbilisi-339316165/; In photos: sixth day of Tbilisi for Ukraine, in Civil Georgia, 2 marzo 2022, https://civil.ge/archives/476800 

[5] Firenze, migliaia in piazza della Signoria contro la guerra in Ucraina, in La Repubblica Firenze, 27 febbraio 2022, https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/02/27/news/firenze_paceucraina_piazza_della_signoria_russia-339579738/ 

[6] P. Hopkirk ne Il Grande Gioco, Adelphi, 2004 (ed. or. 1990), p. 44: sul letto di morte (avvenuta nel 1725), lo zar Pietro il Grande avrebbe ordinato ai suoi eredi con il proprio testamento «di perseguire quello che riteneva il destino storico della Russia: il dominio sul mondo. L’India e Costantinopoli erano le due chiavi gemelle per raggiungere questo fine e la Russia se ne sarebbe dovuta impadronire ad ogni costo».

[7] Come ricordato da S. Jones, in Georgia’s fate linked with Ukraine, 27 febbraio 2022, in Eurasianet.org (https://eurasianet.org/perspectives-georgias-fate-linked-with-ukraine). 

[8] Proprio il 1 Gennaio del 2009 entra in vigore il Trattato di Lisbona che ridisegna (art. 21 TUE) l’azione esterna della UE.

[9] Ukraine's parliament backs changes to Constitution confirming Ukraine's path toward EU, NATO, in UNIAN Information Agency, 7 febbraio 2019, https://www.unian.info/politics/10437570-ukraine-s-parliament-backs-changes-to-constitution-confirming-ukraine-s-path-toward-eu-nato.html. In particolare, l’art. 85 comma 1 n. 6 affida al parlamento il potere di determinare i principi di politica interna ed estera, realizzazione del corso strategico dello stato sull'acquisizione dell'adesione a tutti gli effetti dell'Ucraina nella UE e nella NATO; l’art. 102 comma 3 stabilisce che il Presidente della Repubblica sia garante dell’attuazione della strategia a ciò finalizzata; l’art. 116 comma 1 n. 1.1 include fra i poteri del consiglio dei ministri l’attuazione di tale strategia di adesione. Cfr. Costituzione dell’Ucraina (versione inglese), consultabile in https://www.refworld.org/pdfid/44a280124.pdf 

[10] Un riepilogo delle relazioni fra NATO e Ucraina è disponibile presso https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_37750.htm 

[11] Un riepilogo delle relazioni fra NATO e Georgia è disponibile presso https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_38988.htm 

[12] E. Davtyan, Unpacking the Georgia-Ukraine-Moldova cooperation: an open-ended or narrowly focused partnership?, in Expert opinion no. 124, 2019, Rondeli Foundation-Georgian Foundation for Strategic and International Studies, https://www.gfsis.org/files/library/opinion-papers/124-expert-opinion-eng.pdf,  p. 5.

[13] Anche in questo caso, per soggiorni non superiori ai 90 giorni in un periodo complessivo di 180; cfr. Georgia, Ukraine launch bilateral travel with national ID cards in March, in Agenda.ge, 8 febbraio 2019, https://agenda.ge/en/news/2019/385 

[14] Stephen F. Jones, Georgia’s fate, cit.

[15] Sul quale cfr. il paper citato alla nota 11.

[16] I. Khurshudyan, I. Lazareva, In Georgia, an oligarch with echoes of Trump says he’s leaving politics. Many don’t believe him, in The Washington Post, 15 gennaio 2021, https://www.washingtonpost.com/world/europe/georgia-ivanishvili-oligarch-russia/2021/01/14/f1c40944-5299-11eb-a1f5-fdaf28cfca90_story.html 

[17] L’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili è stato arrestato: era appena tornato in Georgia dopo otto anni in esilio, in Il Post, 1 ottobre 2021, https://www.ilpost.it/2021/10/01/mikheil-saakashvili-georgia-arrestato/ 

[18] G. Lomsadze, Georgia laying low amid Ukraine Tension, in Eurasianet.org, 25 febbraio 2022, https://eurasianet.org/georgia-laying-low-amid-ukraine-tension 

[19] Georgia’s PM Signs Application to Join the EU, in Civil Georgia, 3 marzo 2022, https://civil.ge/archives/477258 

[20] Georgia Joins Call for ICC to Probe Alleged War Crimes in Ukraine, in Civil Georgia, 3 marzo 2022, https://civil.ge/archives/477171. Sull'argomento, cfr. C. Meloni, Il senso della giustizia penale internazionale di fronte alla guerra in Ucraina, in questa Rivista, 11 marzo 2022, https://www.questionegiustizia.it/articolo/il-senso-della-giustizia-penale-internazionale-di-fronte-alla-guerra-in-ucraina 

21/03/2022
Altri articoli di Sara Cocchi
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Di fronte alla guerra: scrupolo di verità ed esercizio di ragione

L'editoriale al n. 1/2022 di Questione Giustizia trimestrale Il diritto della guerra, le ragioni della pace

13/05/2022
Ucraina: c'è un giudice a Kyiv?

L’incontro a Kyiv dei vertici UE con il Presidente Zelenskyy ha acceso le speranze di una accelerazione del processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Ma le sue istituzioni, in particolare quelle giudiziarie, sono pronte?

04/05/2022
Alcune considerazioni di un giurista internazionalista sull’invasione dell’Ucraina

Sommario: 1. Una premessa – 2. Sull’uso della forza armata da parte della Russia – 3. In una prospettiva di tutela dei diritti umani – 4. Violazione del diritto bellico e crimini di guerra 

27/04/2022
Il paradigma della procedura pilota con riguardo alle misure provvisorie indicate al governo russo

Sommario: 1. Premessa: guerra in Ucraina e provvedimenti adottati in seno al Consiglio d’Europa - 2. Le misure provvisorie della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo - 3. La tutela cautelare nei ricorsi interstatali e la gestione dei ricorsi individuali paralleli - 4. L’estensione della cautela “generale” ai ricorsi individuali e le affinità con la procedura pilota - 5. Suggestioni conclusive

26/04/2022
Pacifismo e costituzionalismo globale

Sommario: 1. Il dovere di trattare - 2. La necessità di coinvolgere nella trattativa i paesi della Nato. Il ruolo che dovrebbero svolgere gli organi dell’Onu, convocati in seduta permanente - 3. 3. Due visioni del futuro del mondo  - 4. Per una Costituzione della Terra

23/04/2022
L’applicazione della convenzione di Ginevra del 1951 a situazioni di conflitto armato e violenza

Sommario: 1. Introduzione - 2. Linee Guida UNHCR in materia di Protezione Internazionale No. 12 relative a domande di asilo legate a situazioni di conflitto armato e violenza - 3. Il rapporto tra status di rifugiato e protezione sussidiaria nell’ambito della valutazione delle richieste di protezione internazionale - 4. Conclusione

22/04/2022
La Guerra è brutta

Le molte domande, i timori, le proposte di una protagonista della cultura e della politica che, di fronte al conflitto in atto, sollecita una riflessione sulle tante guerre degli ultimi trent’anni – Iraq, Siria, Libia, Cecenia, buon ultima Afghanistan – tutte finite nel peggiore dei modi sia per gli aggressori che per gli aggrediti e chiede una sorta di “patto tra nemici” in luogo del rafforzamento del “patto tra amici” nell’ambito della NATO. 

21/04/2022
Ripudio della guerra, diritto alla difesa, ricerca di una soluzione mediata del conflitto

Una guerra è brutalità, morte, sopraffazione e nessuna aggettivazione potrà mai giustificarne l’abominio. Il diritto alla difesa è un principio scolpito nell’ordinamento internazionale e non lo si può piegare alla contingenza delle opportunità. Perseguire una soluzione mediata dei conflitti è la sola strategia che la nostra civiltà e cultura ci consente di legittimare.

20/04/2022
Il congelamento dei beni degli oligarchi

Il regolamento europeo adottato, nel febbraio scorso, a seguito della invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, ha esteso il campo di applicazione delle sanzioni, già previste per i terroristi, a chiunque fornisca un sostegno materiale o finanziario al governo della Federazione russa e agli «imprenditori di spicco o le persone giuridiche, le entità o gli organismi che operano in settori economici che costituiscono una notevole fonte di reddito per il governo della Federazione russa» . La vastità del campo di applicazione dei regolamenti, che solo in parte si giustifica con la funzione meramente preventiva del sistema, potrebbe limitare l’efficacia del sistema stesso e al contempo il diritto al contraddittorio del destinatario delle sanzioni. 

19/04/2022