Magistratura democratica
Magistratura e società

Lo Statuto e noi

di Piero Curzio
Presidente Sezione Lavoro Corte di cassazione
Cinquant’anni fa, il 20 maggio 1970, venne pubblicata la legge n.300, lo Statuto dei lavoratori: la ricorrenza è l’occasione per il ricordo di un evento che ha segnato la storia collettiva ed individuale di un’ampia generazione

Sono 50 anni che lo Statuto dei lavoratori ci tiene compagnia. Fa parte della storia collettiva ed individuale della mia generazione.

Storia collettiva, perché nel corso degli anni sessanta l’Italia e il mondo intero si trasformarono con una sequenza incredibile di cambiamenti delle condizioni economiche, politiche, culturali. Storia individuale, perché per me, e penso per molti altri che leggono queste pagine, i cambiamenti che portarono allo Statuto, influirono sulle scelte di vita, di studio, di lavoro.

In molti scegliemmo giurisprudenza pensando che da giurista, avvocato o giudice, avremmo dovuto studiare e applicare leggi belle come quella. Per me la fortuna ci mise del suo perché a Bari in quegli anni insegnava Gino Giugni. Fui l’ultimo dei suoi laureati baresi. Scelsi di fare il magistrato, ma conservai un rapporto intenso con lui e i suoi allievi; fra l’altro, per trent’anni, con Gianni Garofalo e Lauralba Bellardi, abbiamo collaborato alle varie edizioni del suo manuale, sul quale si sono formate generazioni di studenti.

Potrei scrivere pagine e pagine sui dialoghi con Giugni e con gli altri amici della scuola barese (oltre ai due che ho citato: Edoardo Ghera, Bruno Veneziani, Franco Liso, Silvana Sciarra e tanti altri). Fermo qualche pensiero, tra i molti che mi vengono in mente.

Giugni, che era uomo acuto ed autoironico come pochi, non amava essere definito il padre dello Statuto anche perché gli sembrava di sottrarre qualcosa al vero padre politico.

Di Statuto dei diritti dei lavoratori si parlava dai primi anni cinquanta. Di Vittorio aveva lanciato l’idea nel 1952, ma era rimasta un’idea. Solo molti anni dopo, notevolmente ripensata, sarebbe diventata legge, sotto la spinta di una società profondamente cambiata, e grazie ad alcuni uomini, politici e intellettuali, che sono stati in grado di riconoscere e interpretare il cambiamento.

Alla fine degli anni sessanta, nel nuovo governo che mirava a rilanciare l’esperienza del centrosinistra, diventa ministro del lavoro Giacomo Brodolini. Proviene dal mondo sindacale ed è vicepresidente del partito socialista. Ha una forte determinazione. Con lui vengono abolite le c.d. gabbie salariali e si procede ad un’epocale riforma delle pensioni. Ma il suo disegno è più ambizioso, lo enuncia ad Avola il 4 gennaio del 1969, recandosi nel luogo in cui un mese prima la polizia aveva sparato sui lavoratori che protestavano per i bassi salari, uccidendo due braccianti e ferendone molti altri.

I cardini del discorso di Avola sono: Statuto dei diritti dei lavoratori e riforma del sistema di giustizia del lavoro.

Si reca poi in Parlamento e preannuncia un disegno di legge del governo chiedendo di essere sostenuto “da una volontà politica molto ferma e decisa, capace di far sì che le disposizioni di legge si attuino seriamente e che i provvedimenti di carattere amministrativo vadano nel senso voluto dal legislatore”.

Quindi, nomina una commissione, presieduta da Giugni e composta, oltre che da alcuni consiglieri politici e funzionari, da un sociologo, De Rita, e da alcuni giuslavoristi: Mancini, Prosperetti, Spagnuolo Vigorita, Ventura e Pera (che rinuncerà all’incarico). Il mandato del ministro era di “fare presto”, per ragioni politiche e perché gli era stato diagnosticato un cancro ai polmoni che gli lasciava poco tempo. E così, in soli quattro mesi, i lavori della commissione vennero portati a termine.

In una bellissima pagina Giugni descrisse il pomeriggio di fine maggio ’69 in cui si recò dal ministro con l’elaborato della commissione. Brodolini apportò alcune modifiche su punti salienti e in serata venne annunciato che il progetto del ministro era pronto.

Scrive Giugni: “… Eravamo, noi collaboratori, animati da una euforica soddisfazione, attraversata, però, da pesanti dubbi ed interrogativi. Si sarebbe mai arrivati alla fine del lungo cammino legislativo, o ci si sarebbe fermati per strada, come accade per la maggior parte dei progetti? Soprattutto un dubbio si affacciava a tutti, ma nessuno lo professava se non a se stesso: Brodolini avrebbe visto il compimento di questa sua opera? Gli eventi si mossero con rapidità maggiore del previsto, nel male come nel bene. Meno di due mesi sarebbero trascorsi e Brodolini ci avrebbe abbandonati, ma solo un anno dopo lo Statuto dei lavoratori sarebbe diventato una realtà normativa tra le più significanti, dopo la Costituzione del 1948, nella marcia del progresso della classe lavoratrice”[1].

Il progetto naviga in acque agitate, dentro e fuori il Parlamento. L’Italia vive momenti importanti e drammatici, basti pensare all’autunno caldo e alla strage di piazza Fontana. Tutto il mondo è in trasformazione; negli Stati Uniti dilagano le manifestazioni di protesta contro la guerra in Vietnam, in Cile diventa presidente Salvator Allende.

Carlo Donat Cattin, il nuovo ministro del lavoro, è un democristiano, ma sceglie di portare a termine il lavoro di Brodolini, di cui, contravvenendo ad una prassi consolidata, conserva i collaboratori, a cominciare da Giugni, che svolgerà un ruolo cruciale tanto sul piano tecnico che politico[2]. Dopo un percorso tutt’altro che facile, il 15 maggio 1970 la Camera dei deputati approva definitivamente il testo, con 217 voti a favore (socialisti, democristiani, repubblicani, liberali) e l’astensione dei comunisti.

Qualche giorno dopo sulla Gazzetta ufficiale viene pubblicata la legge 20 maggio 1970, n. 300, “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà ed attività sindacale sui luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. È composta da 41 articoli, divisi in sei titoli, in cui si fondono almeno due linee di pensiero: il riconoscimento di diritti individuali dei lavoratori e il sostegno dell’attività sindacale in azienda. Una dimensione individuale ed una dimensione collettiva.

Critiche, a volte molto pesanti, vennero da un ampio arco di posizioni, che andava dalla Confindustria alle frange estreme della contestazione; ne fece un quadro impietoso Giovanni Tarello nell’appendice alla seconda edizione di un suo famoso libro[3].

Il medesimo ufficio legislativo lavorò ad un progetto di riforma del processo del lavoro, che fu oggetto anch’esso di censure, specie da parte dell’accademia, sino a quando Virgilio Andrioli non lo prese sotto la sua ala. In un appassionato intervento al congresso dei processualcivilisti affermò che la riforma dava attuazione ai principi chiovendiani, di cui l’oralità, spiegò, è il “più appariscente ma meno significativo”, mentre sono “più sostanziosi” la concentrazione e l’immediatezza[4]. Fu così approvata la legge 11 agosto 1973, n. 533, “Disciplina delle controversie di lavoro e delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie”.

Mi fermo qui, perché parlare di ciò che è successo nel mezzo secolo che ne è seguito è francamente troppo impegnativo[5]. Sono stati anni intensi e drammatici, in cui molti tra coloro che hanno dedicato la vita a questi problemi hanno pagato un prezzo pesante, da Giugni stesso a Tarantelli, da D’Antona a Biagi.

Oggi, 20 maggio 2020, in un mondo più che mai disorientato, è giusto semplicemente fermarsi a ricordare quelli che sono stati i protagonisti di una storia importante, che è stata anche la nostra storia.

 

 

[1] Giugni, Prefazione a Stolfi, Da una parte sola. Storia politica dello Statuto dei lavoratori, Milano, Longanesi, 1976, p. 10.

[2] Su questo ruolo, v. ora l’introduzione di S. Sciarra alla raccolta di scritti: Giugni, Idee per il lavoro, Bari-Roma, Laterza, 2020.

[3] Teorie e ideologie del diritto sindacale, II ed., Milano, Edizioni di comunità, 1972.

[4] L’intervento di V. Andrioli al convegno di studio sul progetto di riforma delle norme sul processo civile del lavoro può essere letto in Qualegiustizia, 1971, p. 447 e ss.

[5] Sulle molte, e gravi, questioni attualmente aperte, rinvio a Curzio (a cura di), Diritto del lavoro contemporaneo. Questioni e tendenze, Bari, Cacucci, 2019.

20/05/2020
Altri articoli di Piero Curzio
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La specificità del processo del lavoro e il cambiamento della prassi

I diritti non stanno nel processo come i prodotti a vista sugli scaffali di un supermercato: bisogna cercarli. Il giudice di merito del lavoro ha il dovere di compiere ogni sforzo consentito, prima di alzare le spalle, a fronte di rivendicazioni portate da un’utenza che la precarizzazione strutturale e la crisi economica hanno ulteriormente indebolito.

10/06/2021
Enforcement delle sentenze lavoristiche e tutela dei diritti dei lavoratori: riflessioni a margine della giurisprudenza

Esprimendosi sulla natura degli emolumenti spettanti lavoratori in caso di inadempimento datoriale agli ordini giudiziali, la Corte di appello di Trento spinge a riflettere sull’inapplicabilità dell’art. 614 bis cpc al processo del lavoro

31/05/2021
Oltre un intangibile confine: principio paritario, ragionevoli accomodamenti e organizzazione dell'impresa. Nota a Cass. 6497/2021

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi dell’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli a proposito del licenziamento del lavoratore disabile e il principio paritario si conferma strumento inedito di controllo dei poteri datoriali, capace di superare il confine, altrimenti intangibile, dell’organizzazione interna dell’impresa come determinata dal datore di lavoro.

24/05/2021
Il primo maggio che verrà

Il fattorino, o rider, non più lavoratore ma imprenditore di se stesso è diventato un self-made man, nella retorica accattivante della nuova frontiera della gig economy. Ben presto è divenuto chiaro come dietro ai colori sgargianti dei cubi per le consegne, ed alle promesse di poter decidere quando e come lavorare, si nascondessero in realtà le livree di una nuova e sofisticata forma di sfruttamento.

01/05/2021
Note in tema di individuazione dei soggetti obbligati ai vaccini a seguito del decreto legge n. 44/2021

Le norme dettate in materia di obbligo vaccinale dall’art. 4 del d.l. 1 aprile 2021, n. 44, rappresentano l’intervento politico, da molti auspicato, che scioglie il dilemma, dibattuto lungamente in questi mesi in ambito giuslavoristico, a proposito dell’impatto della profilassi vaccinale all’interno del settore sanitario socio assistenziale. In questa sede, si analizzeranno l’individuazione dei soggetti destinatari dell’obbligo e il rilievo sistematico che l’intervento del d.l. assume rispetto al TU n. 81/2008.

20/04/2021
Questioni applicative in tema di rifiuto di vaccinarsi: dalla circolare INAIL dell’1.3.2021 all’ordinanza del giudice di Belluno del 19.3.2021

Tra i molti profili critici che riguardano la campagna vaccinale in corso contro l’epidemia da Sars-CoV-2, si affaccia alle cronache quello che concerne la reazione del datore di lavoro contro il dipendente che rifiuta di vaccinarsi, costituendo in tal modo un potenziale fattore di contagio nei confronti di terzi.

29/03/2021
Anni difficili. I licenziamenti in Italia in tempi di crisi

Il libro di Stefano Giubboni (Giappichelli, 2020) accanto alla ricognizione completa degli snodi critici oggi più sensibili in materia di licenziamenti, prende posizione non solo sulle questioni interpretative ancora aperte, ma soprattutto sul significato complessivo di politica del diritto della stagione “riformatrice” dalla Legge Fornero al Jobs Act, attuata nel segno di un neoliberismo «tanto approssimativo quanto provinciale». E’ l’ora di un cambio di passo, ma restano ignote le intenzioni della politica.

27/02/2021
La giurisdizione sulle condotte antisindacali nelle Forze armate spetta al giudice ordinario del lavoro: il caso del trasferimento senza nulla osta del militare sindacalista

Nel vuoto normativo seguito alla dichiarazione di illegittimità costituzionale del divieto di costituire sindacati militari (Corte cost. n. 120/2018), il Tribunale di Milano ha affrontato il tema della competenza giurisdizionale sulle condotte antisindacali nelle Forze armate e, per la prima volta, ha dichiarato illegittimo il trasferimento senza nulla osta di un carabiniere sindacalista

25/02/2021
La discriminazione diretta in ragione dell’orientamento sessuale della lavoratrice: considerazione a margine dell’ordinanza del 12 novembre 2020 del Tribunale del Lavoro di Milano

Il Tribunale di Milano ha riconosciuto quanto sostenuto dalla datrice di lavoro circa l’esistenza di un vuoto normativo sulla possibilità di riconoscere cittadinanza, nel nostro ordinamento, alla genitorialità delle coppie omosessuali, ed in particolare al genitore cd. “intenzionale” o “sociale”, presente in quelle coppie di donne che abbiano fatto ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita.

07/01/2021