Magistratura democratica
Leggi e istituzioni

La riforma governativa del primo grado: il rischio di un suo fallimento e alcune proposte alternative *

di Marco Gattuso
giudice del Tribunale di Bologna

L’anticipazione dei mezzi istruttori negli atti introduttivi proposta con gli emendamenti governativi rende tendenzialmente possibile la definizione dei processi già nella prima udienza. La riforma richiede tuttavia alcuni correttivi idonei a calibrare la trattazione in base alla complessità della causa, e può avere qualche speranza di successo solo se accompagnata da profonde e radicali riforme organizzative e da un piano straordinario per la definizione del pesantissimo arretrato presente in molti tribunali. In un momento così buio per il sistema giudiziario, Il PNRR rappresenta un’occasione unica per restituire al paese una giustizia adeguata alle sfide che vengono da una realtà sociale e economica in rapida evoluzione e che presenta una domanda sempre più urgente di giustizia civile. La protezione dei soggetti deboli e vulnerabili passa da una rifondazione del nostro modo di lavorare, con il ritorno ai principi di oralità, immediatezza e concentrazione.

[*]

Il presente articolo viene pubblicato come anticipazione del numero di Questione Giustizia trimestrale, di prossima pubblicazione, dedicato alle riforme del settore giustizia. L'articolo fotografa lo stato attuale del processo di riforma. Sarà suscettibile di future modifiche, poiché sono ancora in corso i relativi lavori parlamentari. 

14/09/2021
Altri articoli di Marco Gattuso
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
PNRR e decisione invisibile. Indicatori quantitativi, redistribuzione del giudizio e violazione strutturale dell’art. 111 Cost.

Il contributo esamina gli effetti strutturali prodotti dal sistema di indicatori quantitativi del PNRR sulla configurazione del processo civile italiano. La tesi centrale è che l’adattamento del sistema processuale agli obiettivi del Piano — misurati attraverso il disposition time e la riduzione dell’arretrato — non produce soltanto un’ottimizzazione selettiva delle risorse, ma una progressiva redistribuzione della decisione giurisdizionale verso momenti e soggetti estranei al perimetro formale del giudizio. Attraverso l’analisi di due casi concreti — la riforma della consulenza tecnica preventiva introdotta dal d.l. 19/2026 e la mediazione obbligatoria nella disciplina risultante dalla riforma Cartabia — si mostra come la decisione sostanziale tenda a formarsi in fasi del procedimento alle quali le garanzie dell’art. 111 Cost. non si applicano, o si applicano in modo attenuato, mentre la sentenza ne costituisce sempre più la mera formalizzazione. Si argomenta che questa dissociazione tra formazione e formalizzazione della decisione non configura una tensione con il modello costituzionale del giusto processo, ma una violazione strutturale dell’art. 111 Cost., prodotta non da una singola norma ma dalla convergenza sistemica di interventi normativi ciascuno dei quali appare individualmente giustificato. Il lavoro si chiude con alcune indicazioni operative rivolte al legislatore, alla Corte costituzionale e agli organismi europei di valutazione della giustizia.

27/05/2026
L'elefante nella stanza del diritto civile

L'intervento di Giulia Marzia Locati al XXV Congresso nazionale di Magistratura democratica Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro (Roma, 13-15 marzo 2026)

13/05/2026
Cronaca di un referendum. Quando 15 cittadini decidono di difendere la Costituzione

L’iniziativa referendaria dei promotori del referendum è nata casualmente, da rapide riflessioni di un gruppo di cittadini (alcuni dei quali giuristi) che hanno deciso, insieme, di opporsi alla promulgazione di una legge costituzionale che poteva minare le fondamenta della democrazia ed, in particolare, la separazione dei poteri fermamente voluta dai padri costituenti: i quali, evidentemente, avevano guardato lontano, creando un meccanismo in base al quale ogni modifica costituzionale introdotta senza una maggioranza parlamentare qualificata deve essere sottoposta al vaglio di tutti i cittadini. E’ stata un’occasione unica, della quale chi scrive vuole offrire ai lettori il racconto dei vari passaggi, attraverso una narrazione divisa fra esperienza personale e qualche nota giuridica.

30/04/2026
Elezioni CSM 2026, per l’associazionismo subito la prova più difficile: la necessità di un percorso coerente con la campagna referendaria, perché quella del NO non sia una “vittoria tradita”

Nella “convergenza del molteplice” di una diffusa corale campagna elettorale a tante voci, l’associazionismo giudiziario non avrebbe potuto fare meglio, sia in campagna elettorale, sia nella gestione più immediata della epocale vittoria referendaria, definitiva riprova del “patriottismo costituzionale” quale realtà politica della società italiana

16/04/2026
Referendum: come e da dove ripartire

Con l’articolo di Franco Moretti, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello

11/04/2026
Il 23 marzo 2026

Dopo il contributo di Michele Passione, con l’articolo di Cataldo Intrieri, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello

10/04/2026
Il popolo è un nome collettivo

Con l’articolo di Michele Passione, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello

09/04/2026