Il presente contributo costituisce anticipazione del n. 1-2/2025 di Questione giustizia trimestrale, di imminente pubblicazione, dedicato alle riforme costituzionali della giustizia.
Il no alla separazione delle carriere con parole semplici: un tentativo *
La foglia di fico della separazione delle carriere, perseguita per via costituzionale, cela l’autentico obiettivo della riforma: l’indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici nel loro ruolo di interpreti della legge, in termini conformi a Costituzione e trattati internazionali. Tuttavia, un’analisi delle ragioni a favore della separazione delle carriere ne svela incongruenze e ipocrisie e, persino, un certo anacronismo argomentativo, alla luce delle progressive riforme che hanno cambiato il volto e il ruolo delle indagini preliminari. Mentre l’analisi prospettica dei pericoli sottesi alla separazione delle carriere, dovrebbe mettere sull’allerta i cultori del diritto penale liberale, molti dei quali appaiono accecati dall’ideologia separatista e sordi ai rumori del tempo presente che impongono di inquadrare anche questa riforma nel contesto più generale della progressiva verticalizzazione dei rapporti tra istituzioni democratiche, insofferente ai bilanciamenti dei poteri che fondano la Carta costituzionale.
L'intervento del presidente dell'Associazione dei magistrati per i minorenni e la famiglia al XXV Congresso nazionale di Magistratura democratica Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro (Roma, 13-15 marzo 2026)
L’iniziativa referendaria dei promotori del referendum è nata casualmente, da rapide riflessioni di un gruppo di cittadini (alcuni dei quali giuristi) che hanno deciso, insieme, di opporsi alla promulgazione di una legge costituzionale che poteva minare le fondamenta della democrazia ed, in particolare, la separazione dei poteri fermamente voluta dai padri costituenti: i quali, evidentemente, avevano guardato lontano, creando un meccanismo in base al quale ogni modifica costituzionale introdotta senza una maggioranza parlamentare qualificata deve essere sottoposta al vaglio di tutti i cittadini. E’ stata un’occasione unica, della quale chi scrive vuole offrire ai lettori il racconto dei vari passaggi, attraverso una narrazione divisa fra esperienza personale e qualche nota giuridica.
La lacerazione profonda, apertasi nel Paese e nelle istituzioni a seguito del referendum sulla legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario, rinvia alla fondamentale questione della separazione dei poteri: la ricomposizione, che essa impone, non può non muovere da una riflessione collettiva sullo statuto identitario sia del giudice, in relazione ai mutamenti intervenuti nella funzione di interpretazione del diritto, che del pubblico ministero, in relazione alla posizione di questo soggetto in un processo penale, imperniato sul contraddittorio paritario fra le parti, inciso in successione di tempo da profonde e variegate riforme.
Questione giustizia pubblica la delibera del CSM relativa alla dott.ssa Iolanda Apostolico, nella quale si sostiene che la magistrata, per indipendenza, imparzialità ed equilibrio, per capacità, laboriosità, diligenza ed impegno dimostrati nell’esercizio delle funzioni espletate, deve essere giudicata con esito positivo in ordine al conseguimento della settima valutazione di professionalità.
Nella “convergenza del molteplice” di una diffusa corale campagna elettorale a tante voci, l’associazionismo giudiziario non avrebbe potuto fare meglio, sia in campagna elettorale, sia nella gestione più immediata della epocale vittoria referendaria, definitiva riprova del “patriottismo costituzionale” quale realtà politica della società italiana
Mariarosaria Guglielmi interviene nel dialogo avviato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello sui temi del dopo referendum
Con il contributo di Elisabetta Tarquini, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello
Con l’articolo di Franco Moretti, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello
Dopo il contributo di Michele Passione, con l’articolo di Cataldo Intrieri, prosegue il confronto sui temi del dopo referendum iniziato con gli scritti di Dario Lunardon e Marco Patarnello