Magistratura democratica
Leggi e istituzioni

Il no alla separazione delle carriere con parole semplici: un tentativo *

di Stefano Musolino
sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, segretario di Magistratura democratica

La foglia di fico della separazione delle carriere, perseguita per via costituzionale, cela l’autentico obiettivo della riforma: l’indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici nel loro ruolo di interpreti della legge, in termini conformi a Costituzione e trattati internazionali. Tuttavia, un’analisi delle ragioni a favore della separazione delle carriere ne svela incongruenze e ipocrisie e, persino, un certo anacronismo argomentativo, alla luce delle progressive riforme che hanno cambiato il volto e il ruolo delle indagini preliminari. Mentre l’analisi prospettica dei pericoli sottesi alla separazione delle carriere, dovrebbe mettere sull’allerta i cultori del diritto penale liberale, molti dei quali appaiono accecati dall’ideologia separatista e sordi ai rumori del tempo presente che impongono di inquadrare anche questa riforma nel contesto più generale della progressiva verticalizzazione dei rapporti tra istituzioni democratiche, insofferente ai bilanciamenti dei poteri che fondano la Carta costituzionale.

[*]

Il presente contributo costituisce anticipazione del n. 1-2/2025 di Questione giustizia trimestrale, di imminente pubblicazione, dedicato alle riforme costituzionali della giustizia. 

30/06/2025
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