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Cartelli di sangue

di Filippo Cucuccio
Direttore generale dell’ Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, già dirigente Bnl

La recensione al volume di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (Mondadori, 2025)

Credo si debba essere sinceramente grati a Nicola Gratteri, magistrato di lungo corso, attualmente a capo della Procura della Repubblica di Napoli, e ad Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e docente di Storia della criminalità organizzata presso la Queen’s University di Kingston (Canada), per aver realizzato questo libro sulle rotte del narcotraffico, i cui meriti, come si vedrà, sono molteplici.

Il volume nel percorso espositivo, delineato dai due AA., permette al lettore di soffermarsi sulle situazioni specifiche dei singoli Paesi extraeuropei, considerati tradizionalmente da sempre all’origine del narcotraffico, Perù, Bolivia, Colombia, Honduras, Ecuador, Messico e Brasile. L’analisi geografica si completa con la valutazione di alcune piazze di smistamento del narcotraffico in Europa, segnatamente Olanda e Belgio e un capitolo riservato alla situazione del nostro Paese. Il merito di questa impostazione è per il lettore l’immersione nelle singole realtà socio - economiche dei Paesi esaminati, attraverso una disamina in chiave di evoluzione storica, con una ricchezza e una puntualità di informazioni inusitate.

Il secondo merito del volume è il non essersi soffermati solo sugli aspetti, certamente interessanti, di geolocalizzazione del narcotraffico, ma l’aver puntato il focus di attenzione su due altri aspetti cruciali: l’analisi e la relativa valutazione di una figura professionale, il broker, che sta assumendo, sempre più, un ruolo centrale nella dimensione del narcotraffico contemporaneo; il ruolo esercitato dalla finanza criminale nel gestire e trattare gli ingenti flussi monetari, che ruotano attorno a questo mondo di traffici illeciti.

In particolare, proprio questo secondo aspetto, così come sottolineato nelle pagine conclusive del libro, è utile, sia a rivelare la funzione di componente strutturale dell’economia nei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, svolta dal narcotraffico nelle sue diverse tipologie, naturalmente con uno specifico rilievo per la cocaina; sia a sottolinearne il drammatico corollario di corruzione e di violenza sanguinaria, già evocata nel titolo del libro. Infatti, a differenza di quanto avviene in Italia, dove le mafie si muovono, ormai prevalentemente, sottotraccia, in quei Paesi le organizzazioni criminali continuano a riaffermare il proprio potere e il controllo del territorio, ispirandosi alla violenza più cruenta, come testimoniano, purtroppo, i dati in crescita dei delitti commessi anche in questi due primi decenni del secolo.

La lezione amara che si trae da queste considerazioni è, quindi, nonostante i tentativi esperiti dalle forze investigative messe in campo, sia su base nazionale, sia in seguito ad accordi di cooperazione tra Paesi, il non ridimensionamento del narcotraffico. Il tutto in un mercato, caratterizzato da una domanda di sostanze stupefacenti in crescita continua, anche nelle sue diverse tipologie - basti pensare a quanto è avvenuto e sta avvenendo per il comparto delle droghe sintetiche. Accanto a questa notazione quantitativa di segno negativo, preoccupa, altrettanto, la caratteristica significativa delle organizzazioni criminali che, oltre a mirare, come ovvio, al conseguimento di profitti crescenti, vogliono «espandere la propria influenza nell’economia e nelle società, costruendo reti capaci di proteggere i loro interessi».

Per non rassegnarsi e considerare ineluttabile questa tendenza catastrofica il duo Gratteri – Nicaso propone la ricetta di un contrasto sistematico al narcotraffico, declinato su più livelli: dall’armonizzazione degli apparati normativi nel combattere il riciclaggio, all’incentivazione di un’indispensabile cooperazione internazionale; dal rafforzamento delle competenze negli investigatori, magistrati e forze dell’ordine, anche per facilitare la comprensione e l’uso di strumenti tecnologicamente più evoluti, alla diffusione di una cultura del bene comune, a beneficio delle nuove generazioni. Una nuova cultura, finalizzata a «liberare i territori dai bisogni e dalla paura […] per aumentare in loro la consapevolezza dei valori di legalità responsabilità e rispetto reciproco».

C’è, infine, un terzo merito che va ascritto a questo libro, legato alla modalità (venata di un certo, legittimo orgoglio nazionale) con cui  la  ricetta proposta viene suggellata: il richiamo forte alla concretezza delle politiche di contrasto alla criminalità organizzata che, in particolare, in Italia terra natale dei due magistrati Falcone e Borsellino, testimoni luminosi dei valori di legalità e responsabilità consapevole, dovrebbero ad essi ispirarsi; raccogliendo un’eredità di intuizioni ed insegnamenti, veramente, preziosa per continuare degnamente e coerentemente il loro operato.

14/02/2026
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