Magistratura democratica
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Che genere di digitale? *

di Silvana Cappuccio
SPI CGIL, Responsabile Dipartimento politiche internazionali

Riflessioni a margine della 67ma Commissione sulla condizione delle donne delle Nazioni Unite

L’innovazione, il cambiamento tecnologico e la formazione nell’era digitale per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze: questo il tema della 67ma Commissione sulla condizione delle donne delle Nazioni Unite (UN CSW67[1]), che si è riunita a New York dal 6 al 17 marzo 2023. La Commissione è l’unico organismo intergovernativo globale dedicato alla promozione dell'uguaglianza di genere e dell'empowerment delle donne. Quest’anno si è riunita per la prima volta dopo la sospensione causata dalla pandemia nel 2020 e ha registrato numeri molto alti con oltre 7.000 partecipanti, così confermando di essere l’appuntamento delle Nazioni Unite a cui assiste il maggior numero di organizzazioni non governative.  

La trasformazione tecnologica degli ultimi anni ha rivoluzionato su base globale ogni aspetto della vita individuale e collettiva, investendolo pienamente e con crescente velocità. Un tornado che appare come inarrestabile nel tempo e nello spazio. Un ciclone che può catturare, soggiogandola, la mente delle persone di tutte le età e latitudini. Un uragano che si insinua ovunque, ma che è avulso da meccanismi di trasparente conoscenza e democratica partecipazione. Con l’avvento dell’era digitale, l’organizzazione del lavoro e della vita quotidiana si è trasformata profondamente. Basti pensare all’accelerazione impressa sulla comunicazione virtuale dalla pandemia da Covid-19, a partire dal 2020. Sono emerse nuove sfide politiche, sociali, economiche e ambientali con cui tutti siamo, e ancora di più saremo, chiamati a confrontarci. 

La retorica ricorrente pone l’accento solo sulle opportunità di sviluppo reali o potenziali che il digitale, l’intelligenza artificiale e le piattaforme offrono alla società. Questa narrativa trascura i fenomeni emergenti che riproducono vecchie disuguaglianze e discriminazioni, in tanti casi aggravandole, o che addirittura creano nuove vulnerabilità, specialmente nel mondo del lavoro. Poco si parla di chi, dove, come e per quali obiettivi concepisce gli algoritmi e di come questi definiscano meccanismi di decisione, che sfuggono al controllo democratico.  

Le piattaforme sono spesso celebrate come una possibile alternativa valida di lavoro flessibile e conveniente per chi ha oneri familiari. Di fatto, però, esse nella pratica quotidiana accentuano le disparità nella distribuzione delle attività di cura, poiché sono in maggior parte le donne a scegliere il loro utilizzo per lavorare restando a casa. Per altro verso, lo sviluppo di piattaforme per i servizi familiari, come la consegna di cibo, i lavori di accudimento e cura e le pulizie domestiche, si accompagna sovente a situazioni di precarietà e sono ancora le donne che svolgono questi lavori, non di rado con scarse tutele e difficoltà a vedersi riconosciuti persino i diritti fondamentali. E così persino il mondo virtuale rischia di confermare, o addirittura rafforzare, il modello patriarcale di società, riproduce quel divario retributivo di genere che storicamente si riduce più lentamente di altre disparità e condanna le donne a una maggiore povertà anche in età avanzata. Per le donne anziane, infatti, la digitalizzazione è e può ulteriormente rappresentare un vero e proprio fattore di aumento dell'esclusione piuttosto che dell'inclusione anche per l’accesso ai servizi pubblici essenziali di base, se non è accompagnata dalla considerazione degli elementi necessari in termini di assistenza, istruzione e cura.

Sono fenomeni di grande estensione su base globale e in quasi tutti i Paesi. Secondo l’Online Labour Index (OLI), che è il primo indicatore economico internazionale che misura la gig economy online, solo tra il 2017 e il 2021 l’offerta di lavoro via web è aumentata del 150%. E’ difficile quantificare con esattezza quante lavoratrici siano interessate, poiché i dati non sono disaggregati per genere e non vengono effettuate indagini a questo proposito. Quello che comunque anche dalle ultime ricerche disponibili (ILO WESO 2021[2]) emerge con certezza è che: l’uguaglianza uomo-donna sul lavoro arretra, le conquiste sulla parità raggiunte storicamente sono sotto attacco, emergono nuove segregazioni e crescono i casi di violenza di genere. In altri termini, si ripetono forme storicamente strutturate di sfruttamento ed oppressione di genere, con “nuove” divisioni di classe, intersezionali anche ad esempio per età, disabilità, status di migrante, di indigena, per occupazione, professione o titolo di studio. Se non si conduce un’approfondita analisi strutturale delle disuguaglianze di genere e delle loro cause, non si potrà mettere in discussione la struttura di potere patriarcale su cui queste si basano e che alimentano un circolo vizioso devastante. 

Alla luce di questa premessa, si capisce bene la rilevanza del dibattito che si è svolto alla CSW 67 su questi temi che investono il cuore delle democrazie e la ricerca di giustizia sociale. Parlare di economia delle piattaforme, automazione e digitalizzazione è stato già di per sé un significativo risultato. La Commissione sullo status delle donne si è svolta in un contesto di continui attacchi ai diritti delle donne a livello globale, dall'aumento della violenza nello spazio pubblico all'impatto di genere dei cambiamenti climatici e dei terremoti in Siria e in Turchia, fino all'orrore quotidiano che donne e ragazze affrontano in contesti di emergenza e di crisi, come in Afghanistan, Ucraina e Iran.  

Sarebbe stata auspicabile, anzi necessaria, una risposta femminista compatta, forte e progressista da parte della Commissione UN sullo status delle donne con un’apertura autorevole proprio sul fronte dei diritti e delle libertà. Ma questa risposta forse oggi sarebbe stata possibile solo nell’isola che non c’è! Quest’anno si è riproposto il clima politico difficile, che aveva caratterizzato le sessioni della CSW degli ultimi anni prima della pandemia, con forti battaglie tra Governi e schieramenti soprattutto sul linguaggio e sui diritti. La società civile e le organizzazioni sindacali hanno svolto un ruolo di pressione, facendo pervenire ai rappresentanti governativi in aula le loro proposte di emendamenti sui testi, supportati da argomenti di merito a favore di linguaggi e contenuti inclusivi. Alla fine, i Governi hanno definito consensualmente un documento, le cosiddette agreed conclusions, che contiene dei punti di indubbio interesse da valutare con attenzione. Innanzi tutto, riconosce che il raggiungimento dell'uguaglianza di genere e dell'empowerment di tutte le donne nell'era digitale è essenziale per lo sviluppo sostenibile, la promozione di società pacifiche, giuste e inclusive, la crescita economica e per porre fine alla povertà in tutte le sue forme e dimensioni. Allo stesso tempo, esprime preoccupazione per una serie di elementi, come i limitati progressi per colmare il divario di genere nell'accesso e nell'uso delle tecnologie e dell'alfabetizzazione digitale. Constata la continuità, l’aumento e l'interrelazione tra le violenze offline e online, le molestie e le discriminazioni contro le donne e le ragazze. Sottolinea l’esigenza di un'istruzione di qualità inclusiva ed equa in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico. Ribadisce l’importanza di attuare l'agenda per il lavoro dignitoso dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro[3], attraverso l’adozione, la promozione e l’implementazione dei principi e delle norme fondamentali del lavoro.

I Governi hanno riaffermato a New York che la promozione, la protezione e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutte le donne, compreso il diritto allo sviluppo, sono universali, indivisibili e interdipendenti e sono fondamentali per la piena ed equa partecipazione delle donne nella società, per la loro emancipazione economica. Adesso occorre adottare misure atte a garantirne il godimento. Ed è importante che i Governi abbiano esplicitamente ammesso la necessità di aumentare “significativamente” gli investimenti del settore pubblico e privato, per avere anche ecosistemi di innovazione più inclusivi e promuovere tecnologie e innovazioni sicure e rispondenti alle esigenze di genere. 

Le parole sono importanti e hanno un peso. Sono gli stessi Governi che adesso, senza indugi né esitazioni, devono tradurle in decisioni e azioni concrete, se vogliono dare coerentemente seguito ai lavori della Commissione e non inficiare la credibilità loro e degli organismi multilaterali, creati per costruire e difendere la pace, la democrazia e la giustizia nel mondo. 

 


 
[1] La Commissione sulla condizione delle donne delle Nazioni Unite è un organo funzionale del Consiglio economico e sociale (ECOSOC), istituito nel 1946.

[2] International Labour Organisation World Employment and Social Outlook, ILO WESO 2021, The role of digital labour platforms in transforming the world of work, 2021 World Employment and Social Outlook (ilo.org).

[3] L'Agenda del lavoro dignitoso dell’ILO si basa su un approccio integrato e di genere che poggia su quattro pilastri: lavoro produttivo e liberamente scelto, diritti del lavoro, protezione sociale e dialogo sociale; Decent work (ilo.org).

[*]

Il testo rappresenta una rielaborazione dall'originale inglese pubblicato sul sito della Rosa Luxemburg Stiftung (https://rosalux-geneva.org/

05/05/2023
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