Magistratura democratica

Fascicolo 3/2026

La giustizia alla sfida delle nuove tecnologie dell’informazione

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Sommario

1. Scritti introduttivi

L’IA nella giustizia: un bilanciamento possibile fra innovazione e democrazia

Monica Palmirani

L’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA) nell’amministrazione della giustizia rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti per i sistemi giuridici contemporanei, incidendo sul rapporto tra innovazione tecnologica, autonomia del giudice e garanzie dello Stato di diritto. Il contributo analizza criticamente l’uso dell’IA in ambito giudiziario, evidenziando come l’introduzione di sistemi algoritmici non si limiti a un supporto tecnico, ma influenzi le condizioni stesse dell’esercizio della funzione decisionale. Dopo aver distinto le applicazioni di IA a carattere meramente procedurale da quelle che incidono sull’attività valutativa e interpretativa, l’articolo si concentra sui rischi emergenti legati ai sistemi di IA generativa e agentica, quali opacità, bias, variabilità degli output e capacità persuasiva. Tali elementi possono compromettere il libero convincimento del giudice, producendo forme di influenza cognitiva difficilmente rilevabili e potenzialmente incompatibili con i principi di indipendenza e responsabilità. Il lavoro approfondisce inoltre il tema del “pensiero artificiale” e delle dinamiche di manipolazione e polarizzazione informativa, mostrando come il problema non consista nella sostituzione dell’operatore umano, bensì nella trasformazione del contesto cognitivo e decisionale in cui il giudice opera. In risposta a tali criticità, viene proposto un approccio di IA ibrida che integri modelli statistici con componenti simboliche e logiche, al fine di rendere il diritto computabile senza irrigidirne la dimensione interpretativa. Infine, l’articolo esamina la catena di responsabilità dell’IA e il ruolo della pubblica amministrazione, sottolineando la necessità di una governance strutturata, di requisiti di spiegabilità e di un controllo umano effettivo. La conclusione sostiene che solo un bilanciamento consapevole tra innovazione e prudenza può consentire all’IA di rafforzare, e non indebolire, la legittimità democratica della giustizia.

2. Pillole essenziali di tecnologia per giuristi

I Large Language Models: funzionamento, potenzialità e limiti

Lucia Passaro

I Large Language Models (LLM) sono oggi tra le tecnologie più diffuse dell’intelligenza artificiale generativa, capaci di produrre testi fluidi, sintetizzare documenti, rispondere a domande e assistere l’utente in una vasta gamma di attività. L’articolo ne ricostruisce il funzionamento, chiarendo come questi sistemi operino attraverso la previsione probabilistica del linguaggio e vengano addestrati su grandi corpora testuali. A partire da questa logica, il contributo mette in evidenza potenzialità e limiti: la variabilità delle risposte, il rischio di errori e allucinazioni, e le possibilità di adattamento a domini specialistici mediante strumenti come il Retrieval-Augmented Generation (RAG), utili ma non risolutivi rispetto ai problemi di affidabilità. In questa prospettiva, gli LLM possono supportare attività di analisi, ricerca, sintesi e redazione anche in ambito giuridico, ma non sostituiscono la verifica delle fonti, l’interpretazione e la responsabilità della decisione umana.

Intelligenza Artificiale e reti neurali: nozioni essenziali

Andrea Cossu

Questo articolo introduce al funzionamento delle moderne Intelligenze Artificiali (IA), basate sul principio dell’apprendimento automatico. L’articolo si concentra su come le IA riescano a costruire la propria conoscenza a partire dai dati, sviluppando autonomamente meccanismi di riconoscimento a partire dalle regolarità presenti nei dati, senza regole esplicite fornite dagli esseri umani. Vengono poi approfondite le reti neurali artificiali, tra i più diffusi approcci di IA tramite apprendimento automatico, concentrandosi sulla loro capacità di risolvere un problema scomponendolo in sotto-problemi più semplici. Nonostante i notevoli successi applicativi, il comportamento di questi sistemi rimane spesso difficile da interpretare, poiché emerge dall’interazione di molte operazioni matematiche semplici, analogamente ai fenomeni dei sistemi complessi.

In conclusione, si sottolinea come l’IA contemporanea rappresenti un’intelligenza complementare a quella umana e come la sfida futura non sia imitare perfettamente l’uomo, ma sviluppare forme di collaborazione tra esseri umani e macchine capaci di ampliare le possibilità di entrambe queste Intelligenze. 

3. Il quadro normativo

L’AI Act e il sistema giustizia: brevi riflessioni

Sara Maffei

L’articolo, prese le mosse dal mutato panorama giuridico, analizza la genesi del regolamento sull’intelligenza artificiale soffermandosi sull’approccio basato sul rischio, per poi indagare i rapporti tra lo stesso e l’ambito giustizia con un focus sulle regole dettate in materia. L’analisi si sofferma poi su possibili tensioni con i principi dettati dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Costituzione italiana, per concludere enfatizzando il ruolo del cd. principio della “riserva umana”.

La governance dell’Intelligenza Artificiale

Sirpa Rautio

Con il consenso dell’Autrice, Quesitone giustizia pubblica il discorso programmatico sulla governance dell’IA da lei tenuto il 20 aprile a Venezia, in apertura del “Privacy Symposium 2026”. In quella sede si è trattato degli aspetti pratici relativi alla governance dei sistemi autonomi, della sfida rappresentata dall’allineamento degli standard internazionali, nonché del come garantire che la regolamentazione dell’IA sostenga l’innovazione proteggendo, al contempo, gli interessi pubblici. 

AI Governance

Sirpa Rautio [v.o. in inglese]

FRA Director joined the Privacy Symposium 2026 opening session delivering a keynote address on AI Governance. The speech takes place on 20 April in Venice and Questione Giustizia publishes it with her consent. The session covered the practicalities of governing autonomous systems, the challenge of aligning international standards, and how to ensure that AI regulation supports innovation while protecting fundamental public interests.

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’IA: verso una regolazione umano-centrica tra diritti fondamentali, democrazia e Stato di diritto

Daniela Cardamone

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale afferma un modello di regolazione umano-centrico che riallinea l’innovazione tecnologica ai principi dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. Di fronte ai rischi di una discrezionalità algoritmica opaca e depoliticizzata, la giurisdizione è chiamata a riaffermare il primato della legalità e la centralità della persona nell’era degli algoritmi.

Protezione dei dati personali tra AI Act e Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale. Spunti di riflessione

Roberto Lattanzi

Nonostante la diversa natura che li caratterizza, la Framework Convention on Artificial Intelligence and Human Rights, Democracy and the Rule of Law (CETS 225) del Consiglio d’Europa e il regolamento dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale (AI Act) hanno tra i propri obiettivi la protezione dei diritti fondamentali e, tra questi, il diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali. Entrambi gli strumenti contengono, a tal fine, espresse clausole di salvaguardia rispetto all’applicazione delle discipline di protezione dei dati personali, anche in relazione ai trattamenti che possono essere effettuati lungo il “ciclo di vita” dei sistemi di IA

Più in particolare, l’AI Act introduce nell’Unione europea un ulteriore strato regolatorio, che si aggiunge a quello proprio delle discipline di protezione dei dati personali, senza sostituirvisi. Esso presenta in parte caratteri originali, indispensabili per tener conto delle peculiarità dei sistemi di IA, e in parte mutua principi generali – ma non la disciplina di dettaglio – già presenti nelle discipline di protezione dei dati.

Ancorché, secondo il disegno del legislatore, l’AI Act sia destinato a operare in sinergia, secondo un rapporto di complementarità, con le discipline di protezione dei dati personali, permangono tuttavia difficoltà nella realizzazione di un armonico sistema di governance, sia a livello nazionale, in ragione delle scelte operate dalla legge 23 settembre 2025, n. 132, ritenute non conformi all’AI Act, sia a livello europeo. 

Il legislatore italiano dinanzi all’IA nel c.d. “dominio Giustizia”

Benedetta Galgani

Il contributo analizza la legge 23 settembre 2025, n. 132, primo intervento del legislatore italiano in materia di intelligenza artificiale, interrogandosi sulla sua effettiva capacità di “governare” l’impatto delle tecnologie algoritmiche nell’amministrazione della giustizia e, in particolare, nel processo penale. Tenendo sullo sfondo la cornice sovranazionale in cui il provvedimento legislativo va a inserirsi, l’indagine evidenzia come la disciplina nazionale si collochi in una fase di transizione normativa ancora segnata da profonde incertezze interpretative e applicative.

La soft law è importante? Le Linee guida della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa

Daniel Schmidt

L’etica è importante, ma la legislazione lo è ancora di più. Questo è l’approccio adottato dai responsabili politici europei per quanto riguarda il quadro normativo sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore della giustizia[1]. Tuttavia, gli strumenti di soft law hanno un impatto sostanziale sulla definizione, l’integrazione e l’orientamento delle autorità nazionali e internazionali nella creazione di standard e regole pertinenti, e sono indispensabili in questo ambiente dinamico e in rapida evoluzione.
In questo articolo metterò in evidenza l’impatto delle Linee guida e di altri documenti adottati dalla Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) del Consiglio d’Europa, sostenendo un duplice approccio alla regolamentazione della tecnologia nel settore della giustizia che comprenda sia la hard law che la soft law.

 

 

1. Vds. Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale (CETS 225) e regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale (AI Act).

Does soft law matter? The Guidelines of the Council of Europe’s European Commission for the Efficiency of Justice (CEPEJ) 

Daniel Schmidt [v.o. in inglese]

Ethics are good, but legislation is even more so. This approach is being adopted by European policymakers with regard to the regulatory framework for the use of information and communication technologies (ICT) and artificial intelligence (AI) in the justice sector[1]. Nevertheless, soft-law instruments substantially impact the shaping, complementing and guiding of national and international authorities in the creation of relevant standards and rules, and are much needed in this dynamic, fast-changing environment. In this article, I will emphasise the impact of the relevant ‘Guidelines’ and other documents adopted by the Council of Europe’s European Commission for the Efficiency of Justice (CEPEJ) and argue for a dual approach to the regulation of technology in justice that encompasses both hard and soft law.

 

1. See: Council of Europe Framework Convention on Artificial Intelligence (CETS 225), and Regulation (EU) 2024/1689 of the European Parliament and of the Council of June 13, 2024 laying down harmonised rules on artificial intelligence (AI Act).

Best practices per promuovere l'uso delle applicazioni di intelligenza artificiale nel settore della giustizia

Anca Radu

Il presente articolo illustra le best practices per l’adozione di applicazioni di intelligenza artificiale nel settore giudiziario, soffermandosi sul ruolo della CEPEJ e del suo Resource Centre on Cyberjustice and AI. Vengono evidenziati i principi etici fondamentali e le raccomandazioni operative, quali ad esempio il diritto all’opt-out e l’importanza della formazione, sia per gli operatori del settore giudiziario sia per gli utenti. L’articolo sottolinea la necessità di una collaborazione tra gli Stati membri e la CEPEJ per garantire che la digitalizzazione della giustizia sia in linea con i valori democratici e i diritti umani. 

Best practices in promoting the use of AI applications in the field of justice

Anca Radu [v.o. in inglese]

This article presents best practices for adopting artificial intelligence applications in the judiciary, focusing on the role of the CEPEJ and its Resource Centre on Cyberjustice and AI. Key ethical principles and operational recommendations are highlighted, such as the right to opt-out and the importance of training for both operators and users. The article emphasizes the need for collaboration between member States and the CEPEJ to ensure that the digital transformation of justice aligns with democratic values and human rights. 

4. Il quadro istituzionale

Il modello costituzionale di ordinamento giudiziario e la sfida della digitalizzazione della giurisdizione: il ruolo del Ministero della giustizia e del Csm prima e dopo la legge italiana sull’intelligenza artificiale

Francesco Dal Canto e Stefano Rovelli

Il contributo intende analizzare il significato della legge italiana sull’intelligenza artificiale in relazione al modello costituzionale di ordinamento giudiziario, in particolare per quanto concerne il rapporto tra Consiglio superiore della magistratura e Ministero della giustizia e la loro attività in merito alla digitalizzazione della giurisdizione. A tale scopo, esso adotta anche una prospettiva storica e comparatistica, esaminando quanto avvenuto nell’ordinamento francese e spagnolo, al fine di riflettere sulle prospettive di tale fenomeno in relazione all’ordine costituzionale dei poteri e, soprattutto, ai delicati equilibri tra potere esecutivo e ordine giudiziario nel contesto della rivoluzione tecnologica.

Digitalizzazione della giustizia, Intelligenza Artificiale e autogoverno. Il ruolo del Csm

Domenica (Mimma) Miele

L’articolo affronta il tema della digitalizzazione e dell’uso dell’Intelligenza Artificiale applicata al mondo giudiziario, con uno sguardo rivolto alla normativa nazionale e sovranazionale. Vengono analizzate le delibere approvate dal Consiglio superiore della magistratura, con alcune riflessioni critiche da parte dell’A. in relazione alla legge delega di recente approvata in tema di AI e alla prossima piena operatività del regolamento europeo n. 1689/2024.

Tra algoritmi e organizzazione della giustizia: l’Ufficio per il processo come laboratorio di nuove professioni pubbliche di mediazione tra diritto e intelligenza artificiale

Gaetano Campo e Alessandro Gaston

Il contributo esamina le trasformazioni organizzative e professionali indotte dall’introduzione dell’intelligenza artificiale negli uffici giudiziari italiani, con particolare attenzione all’Ufficio per il processo (UPP) come laboratorio di nuove professioni pubbliche ibride. L’analisi prende le mosse dal quadro normativo vigente — in primo luogo, il regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) e la legge n. 132/2025 — per ricostruire gli obblighi di AI literacy, il principio di human oversight e i requisiti di trasparenza e certificazione dei sistemi algoritmici applicati al contesto giudiziario.

Attraverso una classificazione per livelli dell’impatto dell’IA sui compiti degli addetti UPP, il lavoro individua le attività ad alta automazione, quelle a supervisione mista e quelle non automatizzabili, mettendo in luce come proprio queste ultime — la valutazione critica degli output algoritmici, la data stewardship e il ragionamento giuridico su fattispecie complesse — definiscano il valore aggiunto irrinunciabile della componente umana.

L’articolo evidenzia altresì i limiti strutturali del modello organizzativo attuale: la perdurante assenza di una chiara identità professionale del funzionario UPP, le carenze dell’ordinamento professionale del 2010 e della bozza di riforma del 2025, nonché la frammentazione della contrattazione collettiva in materia di reskilling e certificazione delle competenze digitali. Viene proposta l’introduzione di competenze trasversali obbligatorie — AI literacy, supervisione algoritmica e data governance — articolate per famiglia professionale.

Il confronto con esperienze europee (Francia, Spagna, Portogallo) conferma la convergenza verso un ecosistema di supporto alla giurisdizione sempre più integrato con strumenti di IA generativa, suggerendo per l’Italia l’evoluzione verso uffici per il processo plurali e differenziati, capaci di valorizzare le diverse professionalità disponibili. In conclusione, si sostiene che l’UPP rappresenti il luogo naturale di attuazione del principio di human oversight, a condizione di investire in formazione interdisciplinare e in una governance integrata tra Ministero della giustizia e Csm.

L’innovazione giudiziaria tra monopolio ministeriale e creatività locale

Claudio Castelli

L’articolo esamina l’evoluzione dell’innovazione tecnologica e organizzativa nella giustizia italiana, evidenziando il persistente confronto tra centralizzazione ministeriale e iniziative locali. Dopo una fase pionieristica e una stagione di intensa sperimentazione (2006–2014), culminata nel Processo Civile Telematico e nella diffusione di numerose best practices territoriali, le politiche successive hanno progressivamente riassorbito l’innovazione in modelli centralizzati. Il PNRR Giustizia ha avviato una nuova fase caratterizzata da obiettivi misurabili, dall’implementazione strutturale dell’Ufficio per il processo e dallo sviluppo di progetti basati su dati e intelligenza artificiale. Tuttavia, la mancata valorizzazione e diffusione delle sperimentazioni più efficaci rappresenta un’occasione parzialmente perduta. Il recente monopolio ministeriale nella gestione dell’IA, se non accompagnato da adeguate risorse e da un dialogo strutturato con gli uffici giudiziari, rischia di rallentare l’innovazione. Si propone, infine, un modello cooperativo “centro-periferia” per coordinare e valorizzare le migliori esperienze locali.

5. Lo stato dell’innovazione nella giustizia italiana

Il processo civile telematico. Realtà e prospettive

Elisa Bertillo

Il contributo analizza la realtà attuale del processo civile telematico e le sue prospettive di sviluppo nel sistema giudiziario italiano. Dopo una breve premessa sulle ragioni e sugli obiettivi della digitalizzazione della giustizia civile, l’indagine si concentra sullo stato di avanzamento del PCT e sulle dotazioni informatiche degli uffici giudiziari, evidenziandone punti di forza e criticità. Particolare attenzione è dedicata al crescente impiego dell’intelligenza artificiale nel settore civile, esaminato alla luce del quadro normativo e delle Linee guida del Consiglio superiore della magistratura. Il saggio si conclude con alcune riflessioni sulle principali questioni aperte e sulle possibili direttrici evolutive di una giustizia civile sempre più digitale.  

Cosa resta da completare nel PCT?

Gianmarco Marinai

Il contributo esamina i limiti strutturali dell’attuale «Processo Civile Telematico» (PCT), ancora ancorato a una mera trasposizione digitale del modello cartaceo, e propone interventi evolutivi per migliorarne efficienza e coerenza sistemica. Si evidenzia la necessità di superare la dipendenza da dispositivi fisici di autenticazione e firma, favorendo soluzioni web-based, firma remota e piena interoperabilità tra sistemi e dispositivi mobili. Centrale è, inoltre, l’integrazione del PCT con le banche dati della pubblica amministrazione, per eliminare duplicazioni e passaggi manuali. Sul piano interno, si propone il superamento dell’architettura del fascicolo cartaceo verso un modello di “fascicolo unico” centralizzato, modulato tramite permessi di accesso. L’intelligenza artificiale può supportare indicizzazione e ricerca documentale, contribuendo a una reale trasformazione digitale della giurisdizione.

Processo penale telematico. Realtà e prospettive

Jacopo Rocchi

L’introduzione del processo penale telematico ha portato all’attenzione degli operatori del diritto problemi vecchi e nuovi: strutture non adeguate, personale non formato e programmi non all’altezza della velocità e della molteplicità delle attività del magistrato. Tutti problemi che rischiano di rallentare e mettere in crisi il lavoro quotidiano. In questo contesto, tuttavia, il personale amministrativo e di magistratura dimostra un impegno quotidiano per cercare di trarre il meglio dalle innovazioni, per portare il processo penale verso il futuro senza rinunciare alle garanzie e alle peculiarità del processo stesso.

Cosa fa già oggi l’IA nel processo penale? Il punto sulle procure

Mario Andrigo

La digitalizzazione del processo penale, accelerata dalla riforma Cartabia, ha introdotto una profonda trasformazione organizzativa e tecnologica, ridefinendo il ciclo di vita dell’atto processuale attraverso piattaforme informatiche e algoritmi di validazione. L’intelligenza artificiale, seppur non generativa, è già realtà quotidiana: automatizza operazioni seriali, filtra atti conformi e ottimizza la gestione dei fascicoli telematici. Il software APP, centrale nella dematerializzazione, impone una revisione delle prassi e delle competenze richiedendo una dirigenza capace di governare flussi e personalizzare modelli organizzativi. La profilazione degli utenti e l’integrazione di assistenti digitali delineano nuove sfide interpretative e operative. La qualità del lavoro giudiziario nell’era digitale dipende dall’equilibrio tra efficienza, responsabilità e trasparenza, con l’algoritmo quale strumento di garanzia e non di sostituzione del giudizio umano.

6. La formazione

La formazione tecnologica dei magistrati

Elena Riva Crugnola

L’articolo analizza l’evoluzione e le criticità della formazione tecnologica dei magistrati, con particolare attenzione all’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa nell’ambito della giurisdizione. Muovendo dall’esperienza maturata con la digitalizzazione dei processi e con i sistemi informatici giudiziari, il contributo evidenzia la necessità di un’integrazione strutturale tra progettazione tecnologica e formazione professionale. L’analisi si concentra quindi sulle peculiarità dell’IA generativa, sui rischi connessi alla sua opacità e variabilità e sul quadro normativo nazionale ed europeo, che sancisce la riserva di umanità della decisione giudiziaria e limita l’uso dell’IA a funzioni accessorie. In tale contesto, si sostiene che la formazione dei magistrati debba fondarsi non solo su una alfabetizzazione tecnica e normativa, ma anche su un confronto interpretativo collettivo, volto a garantire la compatibilità dell’uso dell’IA con i principi costituzionali di indipendenza del giudice e di giusto processo.

Formazione e innovazione tecnologica: l’ispirazione europea e l’esperienza italiana

Fabio Di Vizio

Il contributo analizza il rapporto sempre più stretto tra innovazione tecnologica, digitalizzazione della giustizia e formazione dei magistrati, collocando l’esperienza italiana nel più ampio quadro delle politiche e normative dell’Unione europea. A partire dal Programma strategico per il Decennio Digitale 2030 e dalle riforme introdotte in relazione al PNRR, vengono esaminati gli interventi europei sulla digitalizzazione dei servizi pubblici, sulla cooperazione giudiziaria transfrontaliera (e-CODEX, eIDAS2, e-Evidence, AI Act), nonché il ruolo delle istituzioni formative europee (EJTN, ERA, EIPA, IUE). Si pone in evidenza come la formazione giudiziaria rappresenti una condizione imprescindibile per l’effettività delle riforme digitali: dall’adozione dei sistemi telematici nei procedimenti civili e penali alla regolazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari, classificata dall’UE come tecnologia «ad alto rischio». Ampio spazio, in tal senso, è dedicato al contributo della Scuola superiore della magistratura, che negli ultimi anni ha saputo sviluppare una vasta offerta formativa su digitalizzazione, IA, cybersecurity, strumenti telematici, cooperazione UE, ed ha partecipato a programmi europei come il Working Group on Digitalisation e il progetto JuLIA. Non manca un’illustrazione della prospettiva futura che progetta l’adozione diffusa di infrastrutture digitali e sistemi interoperabili, presuppone la necessità di aggiornamento continuo dei magistrati e del personale e rimarca l’importanza del presidio umano sulle tecnologie di IA, che possono supportare – ma non sostituire – il potere decisionale del giudice. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale emergono così come leve strategiche per garantire efficienza, accesso effettivo alla giustizia, qualità delle decisioni mentre l’impegno formativo si delinea quale condizione imprescindibile per evitare nuove forme di esclusione digitale.

Intelligenza artificiale e formazione giudiziaria. Se non ora, quando (ma come)?

Roberto Giovanni Conti

Il contributo analizza il ruolo della formazione come snodo decisivo per governare l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla giustizia, muovendo dalla prospettiva del magistrato‑giurista e dalla centralità del giudizio come atto umano, responsabile e motivato. Il saggio sintetizza le linee di sviluppo della formazione nazionale ed europea, con particolare riferimento all’azione della Scuola superiore della magistratura nel biennio 2025-2026 e alla cooperazione multilivello promossa a livello europeo. Viene messa in evidenza l’esigenza di un modello formativo integrato, progressivo e misurabile, fondato sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla Rule of Law. In questa prospettiva, i progetti internazionali sono riletti come ipotesi di un laboratorio avanzato ove coltivare una formazione ispirata concentricamente all’innovazione tecnologica, al metodo giuridico e alla fiducia nello spazio pubblico digitale.

7. La deontologia e la responsabilità disciplinare

La responsabilità disciplinare del magistrato in caso di indebito ricorso all’intelligenza artificiale

Rita Sanlorenzo

Il contributo esamina il possibile rilievo disciplinare dell’uso indebito dell’intelligenza artificiale da parte del magistrato, muovendo dalla distinzione tra responsabilità disciplinare, deontologia e valutazione di professionalità. L’analisi ricostruisce il quadro normativo primario delineato dal d.lgs n. 109/2006, sottolineando la tipicità degli illeciti disciplinari e l’impossibilità di far coincidere la violazione di regole etiche o deontologiche con l’addebito disciplinare, salvo espressa previsione legislativa.

Su tale base, il lavoro considera la normativa secondaria introdotta dal Csm con le raccomandazioni dell’8 ottobre 2025 sull’uso dell’IA nell’amministrazione della giustizia, evidenziandone la funzione orientativa e cautelare, specie con riguardo ai sistemi non certificati, alla protezione dei dati e alla necessaria supervisione umana.

Nella parte conclusiva, l’articolo individua le principali fattispecie disciplinari potenzialmente rilevanti in caso di ricorso improprio all’IA, con particolare riferimento all’indebito affidamento ad altri di attività proprie del magistrato, alla motivazione apparente, alla grave violazione di legge per negligenza inescusabile e all’inosservanza di direttive organizzative e informatiche. 

8. L’Avvocatura

Policy, orientamenti, obiettivi dell’Avvocatura nella rivoluzione tecnologica della professione

Federica Santinon

L’Autrice affronta la sfida che è oggi davanti all’Avvocatura: come integrare innovazione digitale e tutela dei diritti, nel rispetto dei canoni deontologici. Sono approfondite l’importanza della formazione continua, la necessità di acquisire nuove competenze e di apprendere un nuovo linguaggio tecnico.

9. Le esperienze delle altre magistrature

Digitalizzazione, intelligenza artificiale e governo della complessità nella giustizia amministrativa

Brunella Bruno

Il contributo ricostruisce il percorso con cui la giustizia amministrativa ha governato la trasformazione digitale e l’integrazione dell’intelligenza artificiale, riconducendole entro un quadro costituzionale e organizzativo che preserva la centralità del giudice e la piena imputabilità personale della decisione.

A partire dall’avvio del processo amministrativo telematico (2017) e dalle più recenti evoluzioni in relazione alla gestione dei dati, ai portali e alle infrastrutture (SIGA, migrazione al cloud, data policy, DWH e OpenGA), si mostra come le precondizioni tecnologiche e la qualità del patrimonio informativo siano divenute fattori abilitanti per applicazioni di “intelligenza aumentata”. Viene quindi illustrata la piattaforma di Business Intelligence e Intelligenza Artificiale realizzata in ambito PNRR, fondata su presidi strutturali e su casi d’uso operativi, non ad alto rischio, destinati a supportare attività accessorie. L’approccio adottato – fondato su una visione antropocentrica, sull’esclusivo utilizzo di dati interni e controllati, su un fine-tuning supervisionato da magistrati e su un costante monitoraggio dell’intero ciclo di vita dei sistemi – si è rivelato anticipatorio rispetto alle coordinate successivamente tracciate dall’AI Act europeo e dalla legge n. 132 del 2025.

Il lavoro approfondisce inoltre i profili della sicurezza, della sovranità digitale e dell’esternalizzazione tecnologica, evidenziando il nesso tra governance delle infrastrutture, scelte di procurement e continuità operativa della funzione giurisdizionale.

Infine, oltre l’ecosistema presidiato, mette a fuoco il tema cruciale delle competenze: l’uso individuale non governato dell’IA rende imprescindibili formazione e responsabilità etica e culturale, specie di fronte alla transizione verso modelli agentici, per evitare che la razionalità statistico-predittiva propria degli algoritmi prevalga sulla razionalità giuridica giustificativa, consustanziale all’esercizio della funzione giurisdizionale.

«Umano, troppo umano». Intelligenza artificiale e diritto tributario

Giorgio Antonio Autuori

Il contributo esamina le potenzialità e i limiti dell’intelligenza artificiale in materia tributaria muovendo da una duplice premessa: da un lato, le criticità strutturali del sistema fiscale italiano – stratificazione normativa, evasione dilagante e contenzioso sovraffollato – rendono l’innovazione tecnologica necessaria ancor prima che opportuna; dall’altro, le caratteristiche proprie del settore – serialità delle questioni, oggettività della fattispecie e predeterminazione normativa – ne fanno un terreno elettivamente fertile per l’impiego di simili strumenti. L’analisi, sviluppata lungo le tre direttrici del contribuente, dell’amministrazione finanziaria e del giudice tributario, individua applicazioni concrete per ciascun attore del rapporto tributario. Tutto ciò, ovviamente, entro principi e limiti che presidino la natura intimamente umana della funzione giurisdizionale.

10. Le esperienze straniere

L'intelligenza artificiale nei procedimenti relativi al “Dieselgate

Jan Spoenle

I procedimenti seriali hanno gravato sulle corti per un periodo lungo quanto quello necessario a individuare applicazioni efficaci di intelligenza artificiale per la giustizia. Alla Corte d’appello di Stoccarda c’è stata una svolta: un assistente digitale solleva i giudici dal lavoro ripetitivo e monotono e li aiuta nella classificazione e trattazione dei procedimenti relativi al cd. “Dieselgate”.

Artificial intelligence in proceedings relating to the so-called ‘Dieselgate’ scandal

Jan Spoenle [v.o. in inglese]

Mass proceedings have burdened the courts for as long as it has taken to identify effective applications of artificial intelligence for justice. At the Stuttgart Court of Appeal, there has been a breakthrough: a digital assistant relieves judges of repetitive and monotonous work and helps them classify and deal with proceedings relating to the so-called ‘Dieselgate’ scandal.

Come la tecnologia può migliorare la qualità della giustizia alla luce dell’esperienza spagnola

Alfonso Peralta Gutierrez

L’articolo analizza come le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stiano trasformando i sistemi giudiziari, prendendo come caso di studio centrale la Spagna. Esamina la rapida evoluzione della digitalizzazione giudiziaria, da sistemi come SIRAJ, PNJ, LexNET ed eEDES a strumenti emergenti basati sull’intelligenza artificiale in grado di automatizzare l’analisi dei documenti, prevedere l’esito dei casi e supportare l’efficienza giudiziaria, collocando questi sviluppi all’interno di strategie europee più ampie come DigitalJustice@2030. Nonostante la posizione pionieristica della Spagna, l’articolo sottolinea alcune debolezze strutturali, tra cui l’elevato tasso di contenzioso, il personale giudiziario limitato e i sistemi di gestione dei casi frammentati. Sostiene che una vera trasformazione digitale richiede una progettazione orientata ai problemi, la partecipazione delle parti interessate e l’audit dei processi, piuttosto che il semplice impiego di tecnologie avanzate. L’A. propone misure quali piattaforme ODR, chatbot di consulenza, avvisi automatici, automazione dei processi estesa, miglioramento della governance dei dati e maggiore interoperabilità a livello nazionale ed europeo. In definitiva, l’articolo sostiene che l’IA dovrebbe integrare, e non sostituire, i giudici umani e che l’innovazione basata sui dati e fondata su principi etici è essenziale per ottenere una giustizia efficiente, equa e sostenibile.

Cómo la tecnología puede mejorar la calidad de la justicia a la luz de la experiencia española

Alfonso Peralta Gutierrez [v.o. in spagnolo]

El artículo analiza cómo las tecnologías digitales y la inteligencia artificial están transformando los sistemas judiciales, tomando como caso de estudio principal a España. Examina la rápida evolución de la digitalización judicial, desde sistemas como SIRAJ, PNJ, LexNET y eEDES hasta herramientas emergentes basadas en la inteligencia artificial capaces de automatizar el análisis de documentos, predecir el resultado de los casos y contribuir a la eficiencia judicial, situando estos avances en el marco de estrategias europeas más amplias como DigitalJustice@2030. A pesar de la posición pionera de España, el artículo destaca algunas debilidades estructurales, entre ellas la elevada tasa de litigios, la escasez de personal judicial y los sistemas de gestión de casos fragmentados. Sostiene que una verdadera transformación digital requiere un diseño orientado a los problemas, la participación de las partes interesadas y auditorías de los procesos, más que el simple empleo de tecnologías avanzadas. El autor propone medidas como plataformas de resolución de litigios en línea (ODR), chatbots de asesoramiento, notificaciones automáticas, una automatización de procesos más amplia, la mejora de la gobernanza de los datos y una mayor interoperabilidad a nivel nacional y europeo. En definitiva, el artículo sostiene que la IA debería complementar, y no sustituir, a los jueces humanos, y que la innovación basada en datos y fundamentada en principios éticos es esencial para lograr una justicia eficiente, equitativa y sostenible.

How technology can improve the quality of justice in the light of the Spanish experience

Alfonso Peralta Gutierrez [v.tr. in inglese]

The article analyses how digital technologies and artificial intelligence are transforming justice systems, taking Spain as a central case study. It reviews the rapid evolution of judicial digitalisation – from systems like SIRAJ, PNJ, LexNET and eEDES to emerging AI‑driven tools capable of automating document analysis, predicting case outcomes and supporting judicial efficiency – while situating these developments within wider European strategies such as DigitalJustice@2030. Despite Spain’s pioneering position, the article emphasizes structural weaknesses, including high litigation rates, limited judicial staff and fragmented case‑management systems. It argues that real digital transformation requires problem‑driven design, stakeholder participation and process audits rather than merely deploying advanced technologies. The author proposes measures such as ODR platforms, advisory chatbots, automated alerts, expanded process automation, improved data governance and enhanced interoperability at both national and European levels. Ultimately, the article contends that AI should augment, not replace, human judges, and that data‑driven, ethically grounded innovation is essential to achieving efficient, fair and sustainable justice.

11. L’introduzione della conoscenza nel processo

L’utilizzo dell’IA da parte dell’esperto giudiziario (con particolare riferimento al consulente/perito medico)

Maria Giuliana Civinini

Il contributo analizza l’utilizzo delle nuove tecnologie e in specie dell’Intelligenza Artificiale da parte dell’esperto giudiziale, sia nella predisposizione e verifica della relazione che nell’elaborazione delle risposte ai quesiti del giudice. Poiché la valutazione dei fatti e delle prove e la decisione giudiziaria – che passa attraverso la sussunzione dei fatti sotto norme giuridiche e la loro interpretazione – sono riservate al giudice e poiché la motivazione della decisione deve essere chiara e comprensibile, l’esperto che utilizzi l’IA deve fornire informazioni e accertamenti spiegabili e controllabili nelle loro conclusioni. L’esperto deve pertanto possedere gli strumenti essenziali per conoscere e valutare la tecnologia applicata al proprio specifico settore di competenza, aiutando il giudice a raggiungere la verità, con un percorso di comprensione piena dei fatti, di trasparenza, di controllabilità democratica. Benché venga fatto riferimento specifico al campo della medicina e della medicina legale (uno dei settori in cui i sistemi tecnologici sono particolarmente avanzati e ampiamente utilizzati nella pratica medica), le indicazioni fornite e le conclusioni cui si perviene sono estensibili a ogni altro tipo di consulenza/perizia.

Chat control e disallineamento tra diritto europeo e legislazione italiana sull'adescamento di minori

Katalin Kelemen e Alberto Giaretta

L’articolo analizza la proposta europea nota come “Chat Control” con specifico riferimento alla prevenzione e al rilevamento dell’adescamento di minori nelle comunicazioni digitali. Muovendo dall’esame del quadro normativo europeo e italiano, il contributo evidenzia un significativo disallineamento tra la definizione di «adescamento» accolta dalla Convenzione di Lanzarote e dalla direttiva 2011/93/UE, da un lato, e quella più ampia adottata dal legislatore italiano, dall’altro. Tale divergenza incide direttamente sulla compatibilità giuridica e sull’efficacia dei sistemi automatizzati di rilevazione previsti dalla proposta di regolamento. L’analisi mette in luce i limiti strutturali delle tecnologie di monitoraggio applicate alle comunicazioni testuali, il rischio di sovra- e sotto-inclusione delle condotte penalmente rilevanti e le conseguenti implicazioni per i diritti fondamentali, in particolare per la privacy e la certezza del diritto, auspicando un maggior coordinamento tra disciplina penale, soluzioni tecnologiche e obiettivi di armonizzazione europea.

12. I nodi problematici

La “reinvenzione” del metodo giuridico

Mireille Hildebrandt

L’articolo analizza l’impatto trasformativo delle tecnologie legali e dell’Intelligenza Artificiale sul metodo giuridico, sostenendo che non debbano essere le tecnologie a reinventare surrettiziamente il diritto, bensì i giuristi a ripensarne consapevolmente il metodo. Muovendo dal concetto di distant reading nelle cd. “digital humanities”, l’Autrice mostra come il diritto moderno, in quanto fondato sul testo e sulla sua contestabilità, presenti affordance decisive per lo Stato di diritto. Codice e dati, invece, tendono a cristallizzare il passato e a ridurre l’apertura al futuro. L’articolo offre una tipologia delle tecnologie legali, valuta criticamente le linee guida istituzionali sull’uso dell’IA e propone criteri per un impiego che preservi legalità, giudizio e protezione giuridica.

Intelligenza artificiale generativa e giustizia: profili costituzionali tra efficienza e tutela dei diritti fondamentali

Erik Longo

Questo articolo indaga alcune delle molteplici intersezioni tra intelligenza artificiale (IA) e diritto, concentrandosi sulle implicazioni dell’uso delle più recenti forme di IA generativa nei processi giudiziari. La prima parte è dedicata a un’analisi del dibattito precedente al 2022. Nella seconda parte, dopo aver introdotto la sottocategoria dei Large Language Models, si esamina l’uso amatoriale di ChatGPT in alcuni casi recenti, evidenziando i potenziali benefici, come il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle decisioni, e i rischi relativi alla trasparenza, alla protezione dei dati personali, all’indipendenza giudiziaria e al diritto a un processo equo. L’articolo esplora poi alcuni documenti istituzionali che regolano lo sviluppo della giustizia digitale in diverse giurisdizioni e affronta il tema del processo decisionale umano assistito dall’IA. Nell’ultima parte si discute se siamo all’alba di una nuova forma di giustizia, sottolineando l’esigenza di bilanciare i progressi tecnologici con la tutela dei diritti fondamentali. 

L’uso dell’intelligenza artificiale e la protezione di diritti fondamentali. Giurisprudenza della Corte Edu e giusto processo digitale

Daniela Cardamone

Il testo analizza il rapporto tra intelligenza artificiale e tutela dei diritti fondamentali alla luce della giurisprudenza della Corte Edu, con particolare riferimento al giusto processo. L’analisi mostra che l’IA non può sostituire il giudice umano, poiché mancano indipendenza, imparzialità e capacità valutativa, e conclude sottolineando la necessità di preservare il ruolo umano nella giurisdizione per garantire effettività, gestione della complessità delle vicende umane e controllo democratico.

LLM e ragionamento giuridico. Perché la fluidità non è giudizio

Walter Quattrociocchi

ll contributo propone un’analisi critica dell’impatto dei modelli linguistici di grandi dimensioni sul ragionamento giuridico e sull’esercizio della funzione giudiziaria. La diffusione di strumenti in grado di generare testi giuridicamente plausibili introduce un rischio di natura non tecnica, ma cognitiva e istituzionale: la progressiva sostituzione della verifica argomentativa con la mera plausibilità linguistica. A partire dall’esame del funzionamento degli LLM come sistemi di generazione probabilistica del linguaggio, l’articolo evidenzia la loro strutturale mancanza di criteri interni di verità, rilevanza giuridica e responsabilità. La coerenza formale dell’output può alimentare un’illusione di comprensione idonea a incidere sulle condizioni di formazione del giudizio. Viene pertanto messa in luce l’asimmetria qualitativa tra giudizio umano e output artificiale, delimitando ambiti di impiego compatibili con la giurisdizione, circoscritti a funzioni meramente ausiliarie. Ne deriva l’esigenza di una competenza critica volta a preservare l’autonomia e la responsabilità del giudicare.

IA che suggerisce soluzioni. Il sistema spagnolo “VIOGÉN 2” e il suo impatto sulla libertà di decisione

Leonor Sanz Gallardo

Il contributo analizza criticamente l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale a funzione raccomandativa in contesti giuridici e di sicurezza, soffermandosi sui loro effetti indiretti ma rilevanti sull’autonomia decisionale e sulla tutela dei diritti fondamentali. Muovendo dalla distinzione concettuale tra sistemi di supporto decisionale e decisione automatizzata, l’articolo esamina il sistema spagnolo di valutazione del rischio di violenza di genere “VioGén”, con particolare attenzione alla sua evoluzione nella versione “VioGén 2”. L’analisi evidenzia come, nella prassi operativa, le raccomandazioni algoritmiche tendano a produrre effetti vincolanti di fatto, attraverso meccanismi di ancoraggio cognitivo, standardizzazione procedurale e opacità metodologica, riducendo l’effettività della supervisione umana. Tali dinamiche incidono sia sulla protezione delle vittime sia sull’ambiente informativo che orienta la decisione giudiziaria. Il lavoro inquadra queste criticità alla luce del diritto europeo e internazionale in materia di intelligenza artificiale e diritti umani, sostenendo la necessità di garanzie di trasparenza, verificabilità e controllo umano.

IA que sugiere soluciones. El sistema español “VIOGÉN 2” y su impacto en la libertad de decisión 

Leonor Sanz Gallardo [v.o. in spagnolo]

El artículo analiza de forma crítica el uso de los sistemas de inteligencia artificial con funciones de recomendación en contextos jurídicos y de seguridad, centrándose en sus efectos indirectos, pero significativos, sobre la autonomía decisoria y la protección de los derechos fundamentales. Partiendo de la distinción conceptual entre sistemas de apoyo a la toma de decisiones y la decisión automatizada, el artículo examina el sistema español de evaluación del riesgo de violencia de género “VioGén”, prestando especial atención a su evolución en la versión “VioGén 2”. El análisis pone de manifiesto cómo, en la práctica operativa, las recomendaciones algorítmicas tienden a producir efectos vinculantes de hecho, a través de mecanismos de anclaje cognitivo, estandarización procedimental y opacidad metodológica, lo que reduce la eficacia de la supervisión humana. Estas dinámicas inciden tanto en la protección de las víctimas como en el entorno informativo que orienta la decisión judicial. El trabajo enmarca estas cuestiones críticas a la luz del derecho europeo e internacional en materia de inteligencia artificial y derechos humanos, defendiendo la necesidad de garantías de transparencia, verificabilidad y control humano.

AI that suggests solutions. The Spanish system “VIOGÉN” 2 and its impact on decisional freedom

Leonor Sanz Gallardo [v.tr. in inglese]

This paper critically analyses the use of artificial intelligence systems with recommendation functions in legal and security contexts, focusing on their significant yet indirect effects on decision-making autonomy and the protection of fundamental rights. Starting with the conceptual distinction between decision support systems and automated decision-making systems, the paper examines the Spanish gender-based violence risk assessment system, “VioGén”, paying particular attention to its evolution in the “VioGén 2” version. The analysis reveals that, in practice, algorithmic recommendations can have de facto binding effects through cognitive anchoring, procedural standardisation, and methodological opacity. This reduces the effectiveness of human oversight. These dynamics impact both victim protection and the information environment that informs judicial decision-making. In light of European and international law on artificial intelligence and human rights, the study argues for the need to guarantee transparency, verifiability and human oversight.

Governance algoritmica, lo scandalo degli assegni per l'infanzia nei Paesi Bassi e l'importanza della mobilitazione giuridica

Paul Blokker

Algoritmi, intelligenza artificiale (IA) e apprendimento automatico stanno rapidamente invadendo le società europee. Come spesso accade con i progressi tecnologici dirompenti, emergono forme di anomia dovute alle discrepanze tra la legislazione esistente, le norme e le garanzie dei diritti umani da un lato, e i rapidi cambiamenti sociali e tecnologici dall’altro. Un contesto in cui algoritmi, IA e apprendimento automatico assumono un ruolo sempre più prominente è quello della governance, in particolare, ma non solo, per quanto riguarda l’attività di polizia, il controllo della criminalità e la sorveglianza, nonché i diritti sociali, le prestazioni sociali e le questioni relative al welfare. In questo contributo discuterò innanzitutto i processi di digitalizzazione, la diffusione dell’IA e le forme di dataficazione. In secondo luogo, approfondirò la governance algoritmica come nuova modalità di governance con significative implicazioni per i diritti umani e questioni di “giustizia dei dati”. In terzo luogo, esplorerò brevemente un caso di studio – il “Toeslagenaffaire”, o scandalo degli assegni per l’assistenza all’infanzia olandese – un esempio di governance algoritmica con importanti implicazioni negative per i diritti umani dei cittadini olandesi. Infine, metterò in evidenza il ruolo cruciale delle organizzazioni della società civile nell’approfondire la consapevolezza pubblica, sollevare questioni relative alle violazioni dei diritti umani e impegnarsi in contenziosi strategici con implicazioni di vasta portata.

Algorithmic Governance, the Dutch Childcare Allowance Scandal, and the Importance of Legal Mobilization

Paul Blokker [v.o. in inglese]

Algorithms, artificial intelligence (AI), and machine learning are rapidly invading European societies. As often happens with disruptive technological advancements, forms of anomie emerge due to discrepancies between existing legislation, norms, and human rights guarantees on one hand, and rapid societal and technological change on the other. One context in which algorithms, AI, and machine learning is increasingly prominent is that of governance but not confined to policing, crime control, and surveillance, as well as social rights, benefits and welfare issues. In this contribution, I will first discuss processes of digitalisation, the diffusion of AI and forms of datafication. Second, I will delve into algorithmic governance as a new mode of governance with significant human rights implications and issues of ‘data justice’ will be elaborated upon. Third, I will briefly explore a case study – the Dutch Toeslagenaffaire or Childcare Allowance Scandal – an example of algorithmic governance with major negative human rights implications for Dutch citizens. Finally, I will highlight the crucial role of civil society organisations in deepening public awareness, raising issues of human rights violations, and engaging in strategic litigation with far-reaching implications.