Best practices per promuovere l'uso delle applicazioni di intelligenza artificiale nel settore della giustizia
Il presente articolo illustra le best practices per l’adozione di applicazioni di intelligenza artificiale nel settore giudiziario, soffermandosi sul ruolo della CEPEJ e del suo Resource Centre on Cyberjustice and AI. Vengono evidenziati i principi etici fondamentali e le raccomandazioni operative, quali ad esempio il diritto all’opt-out e l’importanza della formazione, sia per gli operatori del settore giudiziario sia per gli utenti. L’articolo sottolinea la necessità di una collaborazione tra gli Stati membri e la CEPEJ per garantire che la digitalizzazione della giustizia sia in linea con i valori democratici e i diritti umani.
1. Introduzione / 2. Cos’è la CEPEJ? / 3. Quale ruolo svolge la CEPEJ nella regolamentazione dell’IA? / 4. Applicazioni dell’IA nel settore giudiziario: stato dell’arte / 4.1. Ricerca, revisione e analisi su larga scala di documenti / 4.2. Risoluzione delle controversie online / 4.3. Giudizio prognostico / 4.4. Supporto decisionale / 4.5. Anonimizzazione e pseudonimizzazione / 4.6. Classificazione, assegnazione e automazione del flusso di lavoro / 4.7. Registrazione, trascrizione e traduzione / 4.8. Servizi di informazione e assistenza / 5. Conclusioni
1. Introduzione
L’uso dei sistemi di intelligenza artificiale nel settore giudiziario non è più una questione da etichettare quale attinente a un ipotetico futuro. A livello globale, il settore della giustizia ha già pienamente abbracciato l’utilizzo dei sistemi di IA. Gli strumenti di anonimizzazione consentono la pubblicazione delle sentenze e permettono agli avvocati e alle parti in causa di essere meglio informati[1], i chatbot hanno migliorato l’accessibilità ai servizi e alle conoscenze giuridiche[2], gli strumenti di deposito elettronico consentono alle parti in causa di scambiarsi documenti e partecipare alle udienze a distanza[3], le tecniche di natural language processing forniscono un supporto migliorato agli utenti dei tribunali[4]. Sebbene queste applicazioni siano diverse in termini di tecniche impiegate e ambito di applicazione, condividono tutte la stessa promessa: che gli strumenti di IA possano contribuire ad aumentare l’efficienza e la qualità della giustizia[5]. Pertanto, esse possono essere determinanti nella risoluzione di alcuni dei principali problemi che i governi si trovano ad affrontare odiernamente, quali ad esempio l’enorme arretrato di cause[6] e la carenza di risorse umane[7], entrambi fattori che incidono direttamente sull’accesso alla giustizia e sulla sua efficienza.
Il presente articolo intende fotografare la situazione attuale in materia di implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale nel settore giudiziario e mira a condividere alcune osservazioni preliminari sulle best practices ai fini della promozione dell’utilizzo di tali sistemi nel campo della giustizia. In tal senso, la rotta è tracciata dal percorso intrapreso da parte della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ). Si tratta dell’organismo competente del Consiglio d’Europa in relazione al miglioramento della qualità e dell’efficienza dei sistemi giudiziari in Europa, rafforzando al contempo la fiducia degli utenti in tali sistemi[8]. I principali spunti di riflessione derivano dall’attività di ricerca da me svolta in collaborazione con la CEPEJ ai fini della creazione del Resource Centre on Cyberjustice and AI[9]. Lo scopo del Resource Centre è quello di fungere da archivio pubblico di informazioni affidabili ed esaurienti circa le applicazioni di IA utilizzate in ambito giudiziario. Ritengo importante chiarire, sin dal principio, di aver ricevuto l’autorizzazione etica da parte della CEPEJ per l’utilizzo della su menzionata banca dati a scopi divulgativi e/o di ricerca.
2. Cos’è la CEPEJ?
Prima di analizzare la struttura e le peculiarità del Resource Centre della CEPEJ e di effettuare alcune osservazioni preliminari in merito alle best practices in materia di intelligenza artificiale nel settore giudiziario, diamo un breve sguardo allo scopo e all’ambito di operatività della CEPEJ. La sua ragion d’essere risiede in una delle massime giuridiche più citate, ovvero garantire che la giustizia non sia negata né ritardata[10]. Una delle principali competenze dell’istituzione consiste, in primo luogo, nel valutare il funzionamento dell’apparato giudiziario negli Stati membri e negli Stati osservatori del Consiglio d’Europa[11], e, in secondo luogo, nell’elaborare e attuare misure e strumenti adeguati al fine di garantire in ogni momento l’efficienza e la qualità della giustizia.
In relazione al suo primario ambito di operatività, a partire dal 2004 la CEPEJ si è costantemente impegnata nella valutazione del funzionamento dei sistemi giudiziari nazionali dei Paesi membri del Consiglio d’Europa. In sintesi, la CEPEJ raccoglie dati dai corrispondenti nazionali e, dopo un’attenta analisi, pubblica ogni due anni un report di valutazione[12]. Ad esempio, le relazioni di valutazione della CEPEJ esaminano le risorse a disposizione di ciascun sistema giudiziario (ovvero le risorse finanziarie), il carico di lavoro, l’indice di ricambio e la durata dei procedimenti (l’ormai celebre disposition time), l’organico dei magistrati e dei pubblici ministeri, la loro indipendenza, la rappresentanza di genere. Tale attività di monitoraggio consente alla CEPEJ di individuare le tendenze dei singoli ordinamenti nazionali e di suggerire eventuali migliorie (come l’adozione di nuove leggi per colmare potenziali lacune). Offrendo una panoramica dettagliata dei contesti giudiziari europei, la CEPEJ consente agli Stati membri di utilizzare i dati per perfezionare le proprie strategie e trarre vantaggio dalle esperienze condivise.
Nel presente articolo ci soffermeremo sulla seconda competenza della CEPEJ: l’elaborazione e l’attuazione di misure e strumenti adeguati, volti a garantire l’efficienza e la qualità della giustizia. Esamineremo alcuni casi concreti di utilizzo dell’IA nel settore giudiziario.
3. Quale ruolo svolge la CEPEJ nella regolamentazione dell’IA?
La pietra miliare in materia di utilizzo dell’IA nel settore giudiziario è stata pubblicata dalla CEPEJ sul finire del 2018. Intitolata «Carta Etica Europea sull’Utilizzo dell’IA in ambito giudiziario»[13] (di seguito: “la Carta”), essa enuclea cinque principi fondamentali da rispettare nell’implementazione di applicazioni di IA in ambito giudiziario:
a. rispetto dei diritti fondamentali – in riferimento all’adozione di tutte le misure necessarie al fine di garantire il rispetto dei diritti umani;
b. non discriminazione – impedire il perpetuarsi e l’aggravarsi della discriminazione;
c. qualità e sicurezza – per quanto riguarda il trattamento dei dati, esso dovrebbe avvenire «utilizzando fonti certificate, dati intangibili e modelli concepiti in modo multidisciplinare, in un ambiente tecnologico sicuro»[14];
d. trasparenza, imparzialità ed equità – i metodi di trattamento dei dati dovrebbero essere accessibili e comprensibili, e dovrebbero essere consentite verifiche esterne;
e. «under user control» – ossia garantendo l’accesso alle informazioni agli utenti, in modo tale da consentire loro di controllare e gestire le proprie scelte.
La CEPEJ ha anticipato le esigenze dei sistemi giudiziari nel far fronte al rapido progresso dell’intelligenza artificiale. Pertanto, lo scopo della Carta è stato quello di cercare di delineare ex ante le esigenze e le problematiche che si sarebbero dovute affrontare nei vari ordinamenti giudiziari a seguito della diffusione su larga scala dei sistemi di intelligenza artificiale. Vedremo nella sezione successiva che la CEPEJ fornisce anche chiarimenti ex post. Più precisamente, dopo aver proposto uno strumento o una misura, la CEPEJ ne segue l’evoluzione e fornisce sostegno agli Stati membri relativamente alla sua implementazione o interpretazione. Ciò avviene in due modi.
In primo luogo, fornisce ulteriori chiarimenti circa i propri strumenti e le proprie indicazioni. A titolo illustrativo, ricordo la pubblicazione dello studio di fattibilità sull’introduzione di un meccanismo di certificazione delle applicazioni di IA utilizzate in ambito giudiziario[15]. Lo studio proponeva misure concrete per l’attuazione dei principi enunciati nella Carta e, in particolare, formalizzava criteri e metodi per la definizione di indicatori di certificazione nell’ambito di ciascuno dei cinque principi. Ad esempio, in conformità con il principio del “under user control”, lo studio di fattibilità richiede un’opzione di rinuncia all’IA per l’imputato, il che comporta due obblighi: (1) informare tempestivamente l’imputato in caso di utilizzo dell’IA nel processo di formazione di una sentenza; e (2) concedere all’imputato il diritto di rifiutare l’utilizzo dell’IA. In altre parole, lo studio di fattibilità fornisce un’interpretazione dettagliata di come la Carta debba essere tradotta in ambito pratico. Tuttavia, lo studio in esame ha trattato gli aspetti solo da una prospettiva tecnica: la certificazione dell’uso dell’IA nel settore giudiziario. Non ha affrontato la complessità dell’attuazione della Carta. Tale tematica è stata successivamente approfondita da parte della CEPEJ e ciò ben rappresenta il modo in cui essa verifica se e come gli Stati membri abbiano attuato le proprie linee guida per poi agire tramite interventi correttivi e/o chiarificatori, finalizzati a un’effettiva ed efficiente applicazione delle misure o degli strumenti proposti.
Riconoscendo la necessità di indirizzi più concreti circa l’attuazione di tali principi, tre anni dopo l’adozione della Carta la CEPEJ ha incaricato il proprio Gruppo di lavoro di esperti sulla qualità della giustizia (di seguito: CEPEJ-GT-QUAL) di elaborare uno strumento di valutazione[16]. Questo strumento offre una serie di controlli, misure e garanzie che i responsabili delle decisioni all’interno dei sistemi giudiziari devono seguire quando acquistano, progettano, sviluppano, implementano e utilizzano l’IA in contesti giudiziari e in contesti ad essi assimilati. Inoltre, il contesto normativo di riferimento dello strumento di valutazione è conforme agli approcci valutativi di tipo risk-based e ai principi generali in materia di diritti umani.
Per testare lo strumento di valutazione, la CEPEJ ha incaricato il proprio gruppo di lavoro CEPEJ-GT-QUAL di realizzare uno (o più) progetti pilota sotto la supervisione del Segretariato della CEPEJ. L’idea alla base è stata non solo quella di proporre una checklist “ideale”, ma anche e specificamente quella di verificare che lo strumento di valutazione funzionasse da un punto di vista pratico. Per il tramite del progetto pilota, la CEPEJ ha cercato di incoraggiare gli Stati membri ad adottare e utilizzare lo strumento di valutazione e di garantire il rispetto della Carta.
Parallelamente, la CEPEJ ha istituito l’Artificial Intelligence Advisory Body (Organismo consultivo sull’Intelligenza Artificiale, di seguito: AIAB) con il compito di monitorare la diffusione delle applicazioni di IA in ambito giudiziario, affrontare le sfide e i rischi connessi nonché proporre approcci innovativi finalizzati a garantire che gli Stati membri rispettino i cinque principi fondamentali della Carta. L’AIAB supervisiona e approva, inoltre, i dati pubblicati nel Resource Centre. Lo scopo di quest’ultimo è quello di offrire agli utenti una panoramica affidabile ed esaustiva delle applicazioni di IA esistenti nel settore giudiziario, con particolare attenzione agli Stati membri del Consiglio d’Europa, e anche a livello mondiale. Questa banca dati deve essere aggiornata regolarmente (di solito, ogni tre mesi)[17]. Una volta dimostrata l’efficacia dello strumento di valutazione, al Gruppo di lavoro CEPEJ-GT-QUAL è stato inoltre affidato il compito di approntare e svolgere dei corsi di formazione su come esso debba essere utilizzato dagli Stati membri.
Stiamo già assistendo al rapido progresso della tecnologia e, come vedremo nella sezione seguente, alla diffusione su larga scala delle applicazioni di intelligenza artificiale nel settore giudiziario. In questo contesto, la creazione del Resource Centre della CEPEJ si è rivelata più che mai opportuna. Prima di decidere e promulgare nuove leggi, è necessario comprendere ciò che, in effetti, si sta già verificando.
Passiamo ora a una rassegna delle applicazioni di IA esistenti in ambito giudiziario. Il riferimento al concetto di “ambito” riflette la scelta della CEPEJ di definire in senso lato il sistema giudiziario e di intenderlo costituito da giudici, pubblici ministeri, avvocati, utenti esterni e dirigenti degli uffici[18].

Fig. 1 – Roadmap rivisitata della CEPEJ [Fonte: CEPEJ 2021[19]]
4. Applicazioni dell’IA nel settore giudiziario: stato dell’arte
L’obiettivo del Resource Centre è quello di fungere da database esaustivo di informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale e agli strumenti di cybergiustizia utilizzati nella digitalizzazione del settore giudiziario. Esso è finalizzato a catalogare e indicizzare gli strumenti disponibili, nonché a apportare chiarezza al dibattito scientifico mediante la netta distinzione tra le iniziative basate su un approccio puramente teorico e quelle concretamente applicate. Il database riporta informazioni oggettive e neutre, senza esprimere alcun giudizio di valore circa il merito dei vari strumenti (a titolo esemplificativo, ChatGPT è presente all’interno del database, in quanto alcuni magistrati hanno riportato di utilizzarlo quale strumento di supporto nella propria attività, ma ciò non implica in via automatica la validità e conformità dello strumento alla Carta). Altra importante finalità del Resource Centre è quella di agevolare i singoli Stati nei loro processi di trasformazione digitale, fornendo opportunità di benchmarking e promuovendo scambi multilaterali di competenze.
Attualmente, l’AIAB ha approvato la pubblicazione di 176 applicazioni di IA. I criteri di pubblicazione danno priorità alla «completezza, rilevanza e verificabilità delle informazioni»[20], richiedendo che i sistemi dispongano di un riferimento pubblico o di una attestazione ufficiale affinché possa procedersi alla catalogazione. I sistemi interni, privi di fonti dirette e accessibili pubblicamente, possono essere inseriti nel database previa garanzia da parte delle autorità nazionali competenti. Inoltre, i sistemi devono essere collaudati (almeno un anno di funzionamento), effettivamente in uso e rilevanti per la magistratura, escludendo quindi la maggior parte dei progetti puramente concettuali o ancora in fase di sviluppo, a meno che l’AIAB non ritenga che abbiano una portata significativa.

Fig. 2 – Resource Centre on Cyberjustice and AI [Fonte: CEPEJ 2026[21]]
La rendicontazione dei sistemi di IA nel settore giudiziario ha avuto inizio a gennaio 2023. In qualità di esperta scientifica indipendente per la CEPEJ, sono stata incaricata di condurre uno studio preliminare, volto a identificare in modo esaustivo i sistemi di IA e le fonti da sottoporre a revisione periodica. A seguito della realizzazione di una panoramica completa dell’IA e degli strumenti di cybergiustizia giudiziaria esistenti, si è resa necessaria una minuziosa opera di categorizzazione che potesse aiutare i fruitori del database a orientarsi tra la moltitudine di strumenti disponibili. Nel corso del 2024 il Resource Centre è stato, con cadenza trimestrale, aggiornato e integrato con nuove applicazioni di IA. Poiché potrebbe essere interessante analizzare l’evolversi della composizione del database in termini numerici, si rappresenta che la prima serie di strumenti di IA pubblicati comprendeva un totale di 47 sistemi. La seconda serie ha raggiunto i 65 strumenti, mentre la terza serie ne comprendeva 92. Una quarta serie è stata approvata dall’AIAB nel dicembre 2023, portando così il Resource Centre a raggiungere un totale di 100 strumenti di IA, e così via.
Odiernamente, ben 176 strumenti di IA risultano pubblicati e implementati in ambito giudiziario, di cui 146 sono utilizzati negli Stati membri del Consiglio d’Europa. La banca dati fornisce informazioni sul nome degli strumenti di IA (in lingua originale e in inglese) e ne identifica i settori di applicazione. In una fase iniziale, sono stati individuati 9 diversi settori di applicazione, definiti come segue:
→ Ricerca, revisione e analisi su larga scala di documenti: soluzioni che creano una raccolta consultabile di banche dati giurisprudenziali, testi giuridici e altre informazioni da condividere con esperti legali per ulteriori analisi e per l’analisi su larga scala di grandi volumi di documenti;
→ Risoluzione (automatizzata) delle controversie online: soluzioni, ottenibili tramite hardware e/o software, che comprendono le tecnologie utilizzate per la risoluzione di controversie legali mediante un limitato intervento umano. Inizialmente, il termine «automatizzata» faceva parte del nome di questa categoria, attualmente tale riferimento, foriero di equivoci, è stato espunto dalla nomenclatura ufficiale;
→ Giudizio prognostico: soluzioni che apprendono da grandi insiemi di dati per individuare schemi ricorrenti al fine di simulare o prevedere l’esito di nuovi contenziosi;
→ Supporto decisionale (e processo decisionale): soluzioni che facilitano o automatizzano completamente i processi decisionali nei sistemi giudiziari. Inizialmente, questa categoria comprendeva anche il «processo decisionale», tuttavia, a causa del modo in cui questi strumenti operano, si è deciso di eliminare quest’ultima parte;
→ Anonimizzazione e pseudonimizzazione: soluzioni utilizzate per rimuovere informazioni identificative quali, ad esempio, i dati personali degli utenti dei tribunali;
→ (Deposito elettronico: soluzioni tecnologiche che facilitano l’accesso alla giustizia istituendo un canale digitale che consente l’interazione e lo scambio di dati e documenti elettronici tra i tribunali e gli utenti del sistema giudiziario;)
→ Classificazione, assegnazione e automazione dei flussi di lavoro: soluzioni utilizzate per facilitare o completare alcune attività e operazioni nel corso del ciclo di vita dei procedimenti, riducendo al minimo la necessità di intervento umano. Ne sono esempi la registrazione e l’assegnazione automatizzata delle cause e l’attribuzione di livelli di priorità alle attività o alle persone per determinare l’ordine più efficace in cui trattarle;
→ (Elaborazione del linguaggio naturale)/Registrazione, trascrizione e traduzione: soluzioni in grado di riconoscere e analizzare il linguaggio parlato, il testo scritto e di fornire un riscontro. Il loro impiego principale in ambito giudiziario riguarda il riconoscimento vocale/del linguaggio parlato e la trascrizione (uditiva) dei procedimenti giudiziari. Questa categoria attualmente è stata rinominata, passando da «ELN», a «Registrazione, trascrizione e traduzione»;
→ Servizi di informazione/assistenza: soluzioni che forniscono alle persone informazioni sui servizi disponibili nei sistemi giudiziari e le mettono in contatto con i servizi e le opportunità disponibili[22].
La critica principale a questa categorizzazione verteva sulla commistione tra strumenti (ad esempio, risoluzione automatizzata delle controversie online, anonimizzazione, deposito elettronico) e tecniche (ad esempio, elaborazione del linguaggio naturale). La classificazione dei vari strumenti era un processo ancora in fase di ultimazione; pertanto, allo stato attuale, non esiste più la quinta categoria, ovvero l’archiviazione elettronica, poiché i rischi potenziali ad essa associati non rientrano odiernamente nell’ambito di applicazione della normativa sull’intelligenza artificiale.
Il Resource Centre fornisce, inoltre, informazioni relative all’anno di implementazione degli strumenti di IA in esso contenuti e al tipo di ente che li ha implementati: le tipologie inizialmente previste erano «pubblico», «privato» o «misto» (collaborazioni pubblico-private). A seguito dell’individuazione di un numero piuttosto consistente di strumenti di IA sviluppati in ambito accademico, si è deciso di introdurre la categoria «accademico» dopo la pubblicazione della prima serie di strumenti di IA, avvenuta il 5 aprile 2023. Tale data coincide anche con il lancio ufficiale del Resource Centre. Sebbene nel database inizialmente pubblicato fossero presenti solo 6 sistemi di tal tipo, a seguito di approfondimenti informativi è emerso che, attualmente, nel mondo accademico sono in fase di sviluppo un gran numero di progetti pilota.
Inoltre, il Resource Centre fornisce informazioni circa i soggetti a cui si rivolge ciascuna di queste applicazioni. Come già menzionato, la banca dati interpreta in senso ampio il termine “sistema giudiziario”, pertanto inizialmente comprendeva gli utenti dei tribunali, la dirigenza dei tribunali, i giudici, gli avvocati e i pubblici ministeri. Attualmente comprende: giudici, utenti dei tribunali (pubblico in generale), direzione, avvocati, pubblici ministeri e personale amministrativo. Ciò significa che è possibile trovare applicazioni dedicate esclusivamente a determinati ambiti di attività. Infine, il Resource Centre menziona il Paese in cui sono stati implementati gli strumenti di IA giudiziaria, insieme a un link accessibile al pubblico. Si fa eccezione a quest’ultimo punto quando si tratta di sistemi interni confermati dalle autorità nazionali competenti.
Inizialmente, la banca dati conteneva solo strumenti di IA funzionanti e implementati. Ora include anche versioni concettuali/in fase di progettazione, nonché versioni pilota/beta. Inoltre, le informazioni devono essere complete – nel senso che tutte le categorie definite devono essere compilate –, pertinenti – in riferimento alla possibilità di classificare i sistemi in uno dei settori di applicazione dedicati – e verificabili – sia che siano disponibili fonti pubbliche, sia che sia stata ricevuta una conferma ufficiale da parte delle autorità nazionali competenti.
Dato che lo scopo principale del Resource Centre è quello di fornire informazioni affidabili e verificate, un approccio descrittivo è sembrato la scelta metodologica più adeguata. A tal fine, si è provveduto alla creazione di un corpus di esempi pratici finalizzati a rappresentare la situazione attuale e la crescente rilevanza strategica delle IA giudiziarie.

Fig. 3 – Resource Centre on Cyberjustice and AI [Fonte: CEPEJ 2026]
È stato, pertanto, approntato un questionario e diramato alla Rete europea di Cybergiustizia (European Cyberjustice Network), istituita proprio per consentire lo scambio di informazioni sulle best practices e per coadiuvare la CEPEJ nell’offrire sostegno agli Stati membri in merito alla trasformazione digitale della magistratura. Contemporaneamente, sul finire di gennaio 2023, è stato pubblicato su LinkedIn un invito aperto a fornire contributi per il Resource Centre. In questo modo, sia le autorità nazionali che qualsiasi altra parte interessata (compresi i fornitori privati, o semplicemente professionisti del diritto informati, accademici, etc.) hanno avuto l’opportunità di apportare le proprie conoscenze e di contribuire alla prima banca dati sulle IA giudiziarie.
Da parte dell’ECN sono state ricevute in totale 37 risposte, comprese quelle in cui si confermava che, nelle rispettive giurisdizioni, non vengono attualmente utilizzate applicazioni di IA nel settore giudiziario. Per quanto riguarda, invece, l’invito aperto a fornire contributi, sono stati raggiunti 5218 account e sono state ricevute inizialmente 25 risposte. Ovviamente, tutte le risposte sono state analizzate e, in base alla loro rilevanza, è stato deciso se includerle o meno nella banca dati. Inoltre, è stata condotta una selezione di tutte le fonti pertinenti. Ciò include siti web, articoli accademici e qualsiasi altro documento rilevante pubblicato online, come post di blog, relazioni o guide. Inoltre, per facilitare la raccolta di informazioni, la CEPEJ ha creato un modulo online, accessibile al pubblico sul sito ufficiale del Consiglio e di facile compilazione[23].
Esaminiamo i risultati principali emersi da questo studio. In questa fase sono stati identificati in totale 238 strumenti di IA; tuttavia, solo 176 di essi hanno soddisfatto i criteri di pubblicazione sopra descritti. Il motivo principale per cui alcuni non sono ancora stati pubblicati è che le informazioni ricevute non sono complete; pertanto, è necessario effettuare ulteriori accertamenti prima della pubblicazione.
Sul totale di 176 applicazioni di IA elencate nel database pubblicato del Resource Centre, 37 riguardano la ricerca, la revisione e l’individuazione su larga scala di documenti, 10 sono strumenti di risoluzione delle controversie online, 4 si riferiscono alla previsione dell’esito dei contenziosi, 70 riguardano il supporto decisionale, 26 sono strumenti di anonimizzazione e pseudonimizzazione, 43 rientrano nella categoria della classificazione, dello smistamento e dell’automazione del flusso di lavoro, 17 sono strumenti di registrazione, trascrizione e traduzione e, infine, 36 rientrano nella categoria dei servizi di informazione e assistenza. Il motivo per cui i numeri riportati superano il numero totale degli strumenti pubblicati è che il database è stato progettato per indicare, nel caso in cui sussistano i presupposti, una seconda area di applicazione dei singoli strumenti.
In merito al pubblico di riferimento, sempre secondo la banca dati pubblicata, 1 è dedicato al personale amministrativo, 91 agli utenti dei tribunali, 116 ai giudici, 43 agli avvocati, 73 alla dirigenza e 17 ai pubblici ministeri.
Non sorprende, infine, che siano le autorità pubbliche a implementare le IA giudiziarie più spesso rispetto ai fornitori privati, almeno per il momento. La maggior parte degli strumenti di IA presenti nel Resource Centre, pertanto, sono implementati da autorità pubbliche (comprese le collaborazioni pubblico-private) – 160 per la precisione –, mentre 9 sono sviluppati da fornitori privati e 7 in ambito accademico. È importante sottolineare che, mentre inizialmente il database pubblicato comprendeva anche i sistemi sviluppati da privati e dedicati esclusivamente al settore privato (ad esempio, sviluppati e dedicati per l’uso interno da parte di studi legali), ora comprende solo i sistemi sviluppati e dedicati al settore privato che risultino esser utilizzati anche nel settore pubblico (ad esempio, Co-Pilot).
I Paesi che attualmente eccellono nell’implementazione di strumenti di IA in ambito giudiziario sono: Germania (36), Spagna (30) e Turchia (11). Seguono 9 sistemi in uso in Italia, Austria e Stati Uniti, 6 nei Paesi Bassi, 5 in Brasile, Cina, Svezia e Regno Unito, 4 in Bulgaria, Estonia e Singapore, 3 in Francia, Portogallo e Slovenia, 2 in Australia, Croazia, Finlandia, India, Lettonia, Polonia, Svizzera e Ucraina, e solo 1 in Argentina, Azerbaigian, Canada, Colombia, Repubblica Ceca, Danimarca, Islanda, Lituania e Serbia.
È attualmente in corso un’ulteriore attività di ricerca finalizzata all’individuazione di altri sistemi di IA in uso; pertanto, una versione aggiornata della presente analisi sarà pubblicata presumibilmente a breve distanza dalla pubblicazione di questo articolo. Basandoci sull’ attuale classificazione degli strumenti di IA riportata nel Resource Centre, procederemo ora all’esame di un esempio concreto per ciascuna ambito di applicazione.
4.1. Ricerca, revisione e analisi su larga scala di documenti
LexIQ ha sviluppato un motore di ricerca giurisprudenziale su misura per le Procure olandesi. È stato progettato per assistere i pubblici ministeri nelle loro attività quotidiane di ricerca, analisi e utilizzo delle informazioni relative ai procedimenti penali. Il suo obiettivo principale è quello di snellire i processi e fornire agli utenti una stima dei potenziali esiti giudiziari, consentendo così un risparmio di tempo. Inoltre, contribuisce a portare alla luce informazioni omesse e/o nascoste. Utilizzando algoritmi di apprendimento automatico e incorporando funzionalità quali la visualizzazione dei dati e funzioni di ricerca intuitive, rappresenta una soluzione innovativa al problema dell’infodemia[24].
4.2. Risoluzione delle controversie online
Il Civil Resolution Tribunal[25], con sede nella Columbia Britannica (Canada), funge da risorsa per le persone prive di rappresentanza legale al fine di risolvere in modo efficiente controversie specifiche. La sua giurisdizione comprende cause di modesta entità in materia civile di valore inferiore a 5000 dollari, relative a condomini, richieste di risarcimento per lesioni da incidente automobilistico fino a 50.000 dollari e controversie che coinvolgono società e associazioni cooperative. I ricorsi contro le sue decisioni possono essere presentati dinanzi alla Corte provinciale o alla Corte Suprema, a seconda della natura della questione.
4.3. Giudizio prognostico
JURI SAYS è una piattaforma web che prevede, in modo autonomo, le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo analizzando i casi da essa comunicati[26]. I casi dichiarati ricevibili dalla Corte vengono comunicati ai governi interessati, spesso anni prima che vengano emesse le sentenze definitive. Di conseguenza, JURI SAYS prevede le sentenze e le decisioni future della Corte. La piattaforma mette a confronto le previsioni con le decisioni effettive della Corte e viene aggiornata regolarmente per includere le previsioni relative ai nuovi casi. Inoltre, il sistema evidenzia le frasi e i paragrafi cruciali per le previsioni, distinguendo così tra violazioni e non violazioni dei diritti umani[27].
4.4. Supporto decisionale
RisCanvi è uno strumento sviluppato in collaborazione tra i Servizi penitenziari catalani e il Gruppo di studi avanzati sulla violenza dell’Università di Barcellona; è uno strumento di supporto a diverse decisioni relative ai detenuti, tra cui l’idoneità al permesso di uscita, i trasferimenti tra strutture e le valutazioni relative alla libertà vigilata. RisCanvi valuta cinque aspetti distinti: recidiva per reati gravi, autolesionismo, violenza tra detenuti o all’interno delle strutture, violazioni del permesso di uscita e indice di recidività[28].
4.5. Anonimizzazione e pseudonimizzazione
La Danimarca ha istituito una banca dati centrale delle sentenze – denominata Domsdatabasen – al fine di aumentare la trasparenza e di garantire all’ utenza pubblica l’accesso alle decisioni giudiziarie. Tale banca dati comprende un portale interno per l’elaborazione e la pseudonimizzazione delle sentenze, nonché un portale web pubblico, accessibile agli utenti del sistema giudiziario. Nel portale interno è presente un sistema di intelligenza artificiale, denominato NER, che analizza i documenti PDF delle sentenze, suggerendo nomi e parti di testo per la pseudonimizzazione. Questi vengono successivamente revisionati da un operatore umano. Il feedback dell’operatore viene poi utilizzato per perfezionare le prestazioni del sistema[29].
4.6. Classificazione, assegnazione e automazione del flusso di lavoro
Il Portogallo ha implementato uno strumento di convalida automatizzata, che verifica la correttezza formale dell’iter e dei documenti necessari per le domande di cittadinanza. Di norma, tali domande comportano un notevole carico di pratiche burocratiche e un controllo manuale da parte dei dipendenti dell’Istituto dei Registri e del Notariato, con un conseguente dispendio significativo di ore lavorative. L’implementazione di questo sistema di convalida automatizzata consente l’ottimizzazione e la completa digitalizzazione della procedura, migliorando così l’efficienza e la capacità di risposta al crescente afflusso di nuove richieste[30].
4.7. Registrazione, trascrizione e traduzione
Salme è uno strumento di riconoscimento vocale sviluppato grazie alla collaborazione tra il Ministero della giustizia estone, la società informatica CGI Estonia e l’azienda specializzata in tecnologie linguistiche Tilde. È stato implementato nei tribunali estoni per ottimizzare le operazioni e snellire i processi. Avvalendosi dell’apprendimento automatico e dell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), Salme è perfettamente integrato con X-Road, la piattaforma estone che funge da secure data exchange layer per facilitare la comunicazione tra enti del settore pubblico e privato, al fine di gestire i dati relativi alle registrazioni e alle trascrizioni. Salme offre funzionalità di trascrizione sia in tempo reale che offline; la trascrizione offline garantisce una maggiore accuratezza, nonostante i tempi di elaborazione più lunghi. Gli utenti hanno inoltre la possibilità di contrassegnare le registrazioni con una marca temporale, semplificando l’aggiunta di note per una più agevole navigazione tra le registrazioni audio correlate[31].
4.8. Servizi di informazione e assistenza
Pozew.App è stata sviluppata da un avvocato polacco e consente di trasformare dati numerici in testi di cause legali o sentenze tramite l’intelligenza artificiale. Il sistema estrae i dati numerici dalle scansioni delle fatture o dai documenti di pagamento, che l’attore integra poi nei calcoli relativi alla causa, convertendoli automaticamente in testo. I dati sono archiviati su un server con un codice generato in maniera randomica. Il testo e il codice vengono forniti al tribunale, consentendo un facile accesso ai dati grezzi. Il tribunale può selezionare i dati rilevanti, eseguire calcoli e convertirli in testo, snellendo i procedimenti civili, in particolare le cause tributarie, per migliorare la cooperazione tra le parti e accelerare il processo[32].
5. Conclusioni
Il presente articolo mirava a presentare il lavoro della CEPEJ, con particolare attenzione al suo ruolo nella regolamentazione dell’IA, e a fornire una panoramica del Resource Centre – la prima banca dati giudiziaria in tema di IA. Giungiamo ora ad alcune considerazioni che, prima facie, in base a quanto esposto, è possibile effettuare circa le best practices finalizzate alla promozione dell’utilizzo dei sistemi di IA nel campo della giustizia.
In primo luogo, si osserva una grande diffusione su scala mondiale degli strumenti di IA nel settore della giustizia (ovvero ben 238 applicazioni di IA individuate finora). È possibile ravvisare una distribuzione disomogenea di tali strumenti poiché vi è una forte disparità di distribuzione tra il Nord e il Sud del mondo, e anche tra i vari Stati membri del Consiglio d’Europa. Ciò induce a ritenere necessaria una periodica attività di riesame e verifica delle applicazioni di IA in uso in ambito giudiziario per garantire che il loro utilizzo sia, e resti, in linea con i tre pilastri delle società democratiche, ovvero diritti umani e fondamentali, valori democratici e Stato di diritto, e con i cinque principi-chiave enunciati nella Carta della CEPEJ.
In secondo luogo, anche nei Paesi in cui è possibile individuare un numero piuttosto significativo di applicazioni di intelligenza artificiale utilizzate nel settore giudiziario (ad esempio, l’Italia), è lecito chiedersi se, nella pratica, sia vantaggioso disporre di applicazioni simili o quasi identiche implementate in maniera isolata nei singoli uffici anziché disporre di un unico sistema nazionale. Lo svantaggio di un’impostazione non centralizzata nell’ utilizzo di tali strumenti comporta la mancanza di interoperabilità tra i sistemi, con l’inevitabile impossibilità di verificare la corrispondenza e la coerenza delle informazioni presenti nei diversi sistemi in uso.
L’articolo mira, inoltre, a individuare cinque best practices per sostenere gli Stati membri nella digitalizzazione della giustizia in modo conforme ai diritti umani e, in particolare, ai cinque principi chiave della Carta della CEPEJ:
1) necessità che gli Stati membri si coordinino con la CEPEJ al fine di garantire un’efficace attuazione della Carta – considerando il numero crescente di applicazioni di IA utilizzate nell’ambito giudiziario e nei settori ad esso correlati, è imperativo che le autorità nazionali collaborino e si coordinino con il Segretariato della CEPEJ. Sarebbe, inoltre, altamente raccomandabile che le autorità nazionali competenti (ad esempio, i Ministeri della giustizia) si mettessero con gli omologhi delle altre giurisdizioni che hanno già implementato applicazioni simili a quelle alla cui implementazione sono interessati. Ciò consentirebbe di risparmiare tempo e risorse finanziarie;
2) istituzione di un diritto di rinuncia/opt-out – si tratta semplicemente di un’interpretazione dell’articolo 6 CEDU alla luce delle condizioni odierne. Questo diritto potrebbe essere sintetizzato come segue: (i) ogni persona ha il diritto di essere informata dell’utilizzo di un’applicazione di IA nei procedimenti giudiziari in cui è coinvolta; (ii) chiunque ha il diritto di opporsi all’uso di tali applicazioni di IA[33];
3) fornire formazione sia agli operatori del settore giudiziario che agli utenti dei tribunali – avere la possibilità di fronteggiare le varie carenze (ad esempio, in termini di risorse finanziarie e umane) rappresenta senza dubbio un’incredibile opportunità per gli Stati membri. Tuttavia, tali investimenti dovrebbero prevedere sin dall’inizio anche il finanziamento di corsi di formazione per la certificazione degli operatori del settore giudiziario e degli utenti dei tribunali. Tali corsi dovrebbero consentire loro di comprendere in maniera approfondita il funzionamento delle applicazioni di IA, le potenziali sfide e i rischi, ma anche i propri diritti e doveri in relazione all’utilizzo dell’IA;
4) qualora una parte venga a contatto con un’applicazione di IA nel corso di un procedimento giudiziario, le dovrebbe essere concesso il tempo necessario per familiarizzare con le sue caratteristiche (ad esempio, la videoconferenza)[34] – una raccomandazione di questo tipo era già stata formulata dalla CEPEJ in relazione alle videoconferenze. In essa si sottolineava la necessità di consentire lo svolgimento di una prova finalizzata all’accertarsi che la parte disponga delle competenze necessarie per utilizzare l’applicazione in questione. La CEPEJ ha inoltre citato l’esempio del vademecum per le videoconferenze adottato presso la Corte Federale australiana[35], che richiedeva inoltre ai partecipanti al procedimento di effettuare l’accesso 15 minuti prima dell’udienza. Ciò consente, ancora una volta, di risolvere eventuali problemi tecnici, se necessario;
5) uso di uno strumento di valutazione durante l’intero ciclo di vita delle IA giudiziarie – la valutazione della conformità ai diritti umani e alla Carta della CEPEJ è una questione che dovrebbe essere presa in considerazione durante l’intero ciclo di vita delle IA giudiziarie, e non solo in una fase specifica (ad esempio, lo sviluppo o, per così dire, in un breve periodo successivo all’implementazione). Un approccio di questo tipo consentirebbe di mitigare i rischi che possono manifestarsi nei vari stadi del “ciclo vitale” degli strumenti, ad esempio: il rischio di utilizzare un modello di IA inizialmente addestrato per altri scopi; il rischio di esiti discriminatori; il rischio di violare i diritti umani, quali il diritto ad un processo equo e a una tutela effettiva, e via discorrendo.
In conclusione, l’articolo mira a fornire dei primi spunti di riflessi0ne in merito alle best practices che gli Stati membri dovrebbero prendere attentamente in considerazione nella progettazione, nello sviluppo e nell’implementazione di applicazioni di IA in ambito giudiziario e nei settori ad esso correlati. In tal senso, innegabile è il ruolo di primaria importanza ricoperto dalla CEPEJ e dal Resource Centre sulla cybergiustizia e l’IA, alla cui creazione l’Autrice ha contribuito, al fine di porre delle solide basi nell’attuale contesto, in rapidissima evoluzione. La necessità di collaborazione tra gli Stati membri e la CEPEJ rimane parimenti un elemento di imprescindibile importanza, soprattutto per garantire che la digitalizzazione della giustizia sia in linea con i tre pilastri del Consiglio d’Europa: diritti umani, democrazia e Stato di diritto.
1. Ad esempio, lo strumento finlandese ANOPPI (“Anonimizzazione automatica e descrizione del contenuto dei documenti contenenti dati personali”), che rappresenta il primo strumento di pseudonimizzazione sviluppato dal Ministero della giustizia per le decisioni giudiziarie. Maggiori informazioni sullo strumento sono disponibili qui: A. Oksanen - E. Hyvönen - M. Tamper - J. Tuominen - H. Ylimaa - K. Löytynoja - M. Kokkonen - A. Hietanen, A Pseudonymization Tool for Legal Documents for Linked Data Publication and Use on the Semantic Web, CEUR Workshop Proceedings, 2022 (https://seco.cs.aalto.fi/publications/2022/oksanen-et-al-anoppi-2022.pdf).
2. Consorzio per la sperimentazione e la valutazione della giustizia penale, I chatbot nel sistema di giustizia penale. Una panoramica dei chatbot e delle tecnologie e applicazioni sottostanti, Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, 2020 (https://cjtec.org/files/chatbots-criminal-justice).
3. Un esempio è rappresentato dall’e-file pubblico estone, che consente alle parti in causa e ai loro rappresentanti di partecipare elettronicamente a procedimenti civili, amministrativi, penali e per contravvenzioni. È inoltre possibile presentare richieste di procedimenti accelerati per ordinanze di pagamento relative a crediti e richieste di assegni di mantenimento. Le parti in causa possono monitorare lo stato di avanzamento del procedimento, ricevere e presentare documenti e consultare il fascicolo digitale del tribunale (nei procedimenti civili e amministrativi). Tramite l’e-file è, inoltre, possibile effettuare ricerche nella banca dati dei casellari giudiziari (https://etoimik.rik.ee).
4. Vds., ad esempio, M. Lippi - P. Palka - G. Contissa - F. Lagioia - H.-W. Micklitz - G. Sartor - P. Torroni, CLAUDETTE: An Automated Detector of Potentially Unfair Clauses in Online Terms of Service, in Artificial Intelligence and Law, vol. 27, n. 2/2019, pp. 117-139 (https://doi.org/10.1007/s10506-019-09243-2).
5. L. Suchman, Imaginaries of omniscience: Automating intelligence in the US Department of Defense, in Social Studies of Science, vol. 53, n. 5/2022, pp. 761-786 (https://doi.org/10.1177/03063127221104938).
6. Verso la fine del 2021, la Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) ha adottato il «Piano d’azione CEPEJ 2022-2025: Digitalizzazione per una giustizia migliore», in cui ha sensibilizzato i tribunali nazionali sulla necessità di monitorare il flusso dei casi, con un chiaro focus sull’identificazione e la gestione degli arretrati.
7. Nel 2019, in un’intervista al Financial Times (La polizia britannica verifica se un computer può prevedere il comportamento criminale) il Capo della polizia di Durham ha dichiarato: «Ho dovuto ridurre il mio personale ogni anno. Ora ho un terzo in meno di fondi rispetto al 2010» (www.ft.com/content/9559efbe-2958-11e9-a5ab-ff8ef2b976c7).
8. Informazioni sulla CEPEJ, Opuscolo informativo della CEPEJ (https://rm.coe.int/version-finale-depliant-anglais-27-09-2021- prems-124721-eng-2045-depli/1680a3f63e).
9. Il 24 giugno 2022 sono stato selezionato come esperto scientifico indipendente presso la CEPEJ. In tale veste, il 24 gennaio 2023 ho iniziato a collaborare con la CEPEJ alla creazione del Centro di risorse sulla cybergiustizia e l’IA. Tuttavia, tutte le opinioni espresse nel presente documento sono esclusivamente mie e non riflettono in alcun modo la posizione ufficiale del Consiglio d’Europa, né quella della CEPEJ o di alcuno dei suoi organi.
10. www.oxfordreference.com/display/10. 1093/acref/9780197583104.001.0001/acref-9780197583104-e-1271.
11. Oltre agli Stati che godono dello status di osservatore presso il Consiglio d’Europa – Santa Sede, Canada, Giappone, Messico e Stati Uniti –, il Comitato dei ministri ha deciso di estendere tale status di osservatore presso la CEPEJ anche ai seguenti Paesi: Guatemala, Israele, Kazakistan, Marocco e Tunisia (www.coe.int/en/web/cepej/about- cepej).
12. Informazioni sulla valutazione dei sistemi giudiziari da parte della CEPEJ (www.coe.int/en/web/cepej/cepej-work/evaluation-of- judicial-systems).
13. Commissione europea per l’efficienza della giustizia, Carta etica europea sull’uso dell’IA nei sistemi giudiziari e nel loro contesto (3-4 dicembre 2018), adottata nella 31ª riunione plenaria della CEPEJ, Consiglio d’Europa (https://rm.coe.int/ethical-charter-en-for-publication-4-december-2018/16808f699c).
15. CEPEJ(2020)15Rev, Possibile introduzione di un meccanismo di certificazione degli strumenti e dei servizi di intelligenza artificiale nel settore della giustizia e della magistratura (8 dicembre 2020), documento adottato nella 34ª riunione plenaria della CEPEJ (https://rm.coe.int/feasability-study- en-cepej-2020-15/1680a0adf4).
16. CEPEJ(2021)16, Tabella di marcia rivista per garantire un adeguato seguito alla Carta etica della CEPEJ sull’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e nel loro contesto (8-9 dicembre 2021), documento adottato nella 37ª riunione plenaria della CEPEJ (https://rm.coe.int/cepej-2021-16-en-revised-roadmap-follow-up-charter/1680a4cf2f).
17. Come già menzionato, sono stata l’esperto scientifico indipendente incaricato di creare la banca dati che ha assunto la forma del Centro risorse sulla cybergiustizia e l’intelligenza artificiale.
18. Tale scelta si riflette nel parametro «Destinatari» del Centro risorse.
20. Per ulteriori informazioni sui criteri di pubblicazione del Centro risorse: www.coe.int/en/web/cepej/resource-centre-on- cyberjustice-and-ai#{%22202452374%22:[3]}.
21. Il Resource Centre può essere consultato qui: www.coe.int/en/web/cepej/resource-centre-on-cyberjustice-and-ai.
22. Per maggiori informazioni sulle aree di applicazione del Centro risorse: www.coe.int/en/web/cepej/resource-centre-on- cyberjustice-and-ai#{%22202452374%22:[3]}.
23. Il modulo può essere consultato qui: https://forms.office.com/Pages/ResponsePage.aspx?id=grBJPtViSUilsIbtUZKH0rzz1_BuYuZAr6HjclqFTBJUQUxQSDBPNlRKRTVZVDM1UlMxS0tZNDQxTy4u.
24. Per maggiori informazioni sul motore di ricerca giurisprudenziale creato da LexIQ: www.lexiq.nl.
25. Sul Tribunale canadese per la risoluzione civile: https://civilresolutionbc.ca.
26. Su JURI SAYS: https://jurisays.com.
27. M. Medvedeva - X. Xu - M. Wieling - M. Vols, JURI SAYS: an Automatic Judgement Prediction System for the European Court of Human Rights, in JURIX, settembre 2020, pp. 277-280 (www.martijnwieling.nl/files/JURIX2020.pdf).
28. A. Andrés-Pueyo - K. Arbach-Lucioni - S. Redondo, The RisCanvi, in J.P. Singh et al. (a cura di), Handbook of Recidivism Risk/Needs Assessment Tools (https://doi.org/10.1002/9781119184256.ch13).
29. Maggiori informazioni sul Domsdatabasen danese: https://domsdatabasen.dk.
30. Sul Validatore automatico portoghese dell’autenticità dei documenti per le domande di cittadinanza online: https://govtech.justica.gov.pt/en/portfolio/automatic-validator-of-documents-authenticity-for-online-nationality- applications/.
31. Maggiori informazioni su Salme, lo strumento estone di riconoscimento vocale: https://e-estonia.com/introducing-salme-estonian- courts-speech-recognition-assistant/.
32. Su Pozew.App: https://pozew.app. L’applicazione è stata parzialmente tradotta in inglese (https://pozeweu.web.app).
33. Tale interpretazione sarebbe inoltre in linea con le linee guida del CEPEJ, Possibile introduzione, cit., p. 17.
34. CEPEJ, Linee guida sulla videoconferenza nei procedimenti giudiziari, documento adottato in occasione della 36° riunione plenaria (giugno 2011: https://rm.coe.int/cepej-2021-4- guidelines-videoconference-en/1680a2c2f4).
35. Per maggiori informazioni sulla guida australiana sulla videoconferenza presso la Corte federale: www.fedcourt.gov.au/going-to-court/videoconferencing-guide.