Magistratura democratica
Controvento

La prossima elezione in Cassazione di un giudice costituzionale. Alcuni temi di riflessione per candidati (ed elettori)

Com’è naturale per una rivista promossa da magistrati, Questione Giustizia dedica grande e costante attenzione alla Corte costituzionale ed alle sue sentenze che segnano profondamente la vita e l’evoluzione del nostro ordinamento giuridico. 

Attualmente la Rivista ha in cantiere un numero della Trimestrale interamente dedicato alla giustizia costituzionale ed ha anticipato, nella versione on line, la pubblicazione di alcuni importanti saggi che andranno a comporre il numero monografico.  

Da tale riflessione[1], oltre che dalla quotidiana esperienza, traiamo oggi spunto per squadernare davanti ai candidati nell’elezione, ormai prossima, di un giudice costituzionale da parte della Corte di cassazione, alcuni temi che premono alle porte del Giudice delle leggi. 

Con la certezza che le risposte saranno utili per conoscere meglio i candidati, per comprendere le ragioni della loro disponibilità a partecipare a questa particolarissima competizione elettorale e per aiutare a chiarire ai lettori il loro modo di intendere il ruolo di componente del Collegio che siede a Palazzo della Consulta. 

I temi che la Rivista ha in mente si condensano in interrogativi semplici ed essenziali, tutt’altro che retorici, affidati alla trattazione dei candidati secondo le modalità e la formula che vorranno adottare. 

Eccoli. 

Il significato attuale del “rendere giustizia costituzionale”

La peculiarità di un apporto, culturale e tecnico, al lavoro della Corte costituzionale da parte di chi proviene dai ranghi della magistratura ordinaria 

Il dialogo del giudice costituzionale con i giudici comuni e con le altre Corti supreme

Le rilevanti trasformazioni del processo costituzionale derivanti da pronunce ed iniziative della stessa Corte  

La comunicazione della Corte costituzionale con i cittadini 

 

Roma 23 novembre 2020 

 

La Direzione di Questione Giustizia 


 
[1] G. Silvestri, Del rendere giustizia costituzionale, QG on line, 13.11.2020; C. Padula, Le “spinte centripete” nel giudizio incidentale di costituzionalità, QG on line, 23.10.2020; P.L. Tomaiuoli, Il diritto amministrativo nella più recente giurisprudenza della Corte costituzionale, QG on line, 7.10.2020; D. Stasio, Il senso della Corte per la comunicazione, QG on line, 30.9.2020

25/11/2020
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La sospensione della prescrizione dei reati in tempi di pandemia. La Corte costituzionale promuove la legislazione dell’emergenza

Con la sentenza n. 278 del 23 dicembre 2020 la Corte costituzionale ha risposto ai dubbi da più parti avanzati sulla normativa che ha disposto la sospensione della prescrizione come effetto della sospensione dei termini processuali e del rinvio delle udienze durante il periodo di maggiore gravità della pandemia da Covid-19. 
Accanto all’intrinseco interesse per le motivazioni con cui la Corte costituzionale ha dato conto della compatibilità delle norme scrutinate, nella vicenda emerge un altro profilo meritevole di attenzione. Il dissenso, reso pubblico dal giudice relatore, sulla soluzione adottata e la sua conseguente e fisiologica sostituzione per la redazione della sentenza ripropongono il tema della pubblicità delle opinioni dissenzienti. 

11/01/2021
L’attivismo, la deferenza e la giustizia del caso singolo

L’alternativa tra attivismo e deferenza del giudice interessa il diritto, ma non si fonda su precise categorie giuridiche. Semmai, essa rimanda all’autointerpretazione del giudice, alla posizione istituzionale ch’egli si riconosce e al tipo di rapporto ch’egli concepisce fra interpretazione e testo. In questa prospettiva, presenta criticità insormontabili la dottrina secondo la quale al giudice sarebbe consentito (e addirittura richiesto) assicurare la giustizia del caso singolo più che la corretta applicazione della legge. Resta però fermo il potere-dovere del giudice di adire la Corte costituzionale laddove tale applicazione producesse risultati illegittimi.

29/12/2020
La Corte costituzionale e l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo (Corte cost. n. 186 del 2020)

Il divieto di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo è stato cancellato dalla sentenza n. 186 del 2020 della Corte costituzionale. La disciplina annullata è stata dichiarata costituzionalmente illegittima in ragione della sua «intrinseca irrazionalità» in relazione ai suoi stessi fini: una decisione importante, anche per il riflesso conformativo che esercita sul successivo esercizio dell’attività legislativa e amministrativa in materia di disciplina delle condizioni di soggiorno e di residenza degli stranieri.

23/12/2020
La prossima elezione in Cassazione di un giudice costituzionale

Nella rubrica Controvento del 25 novembre scorso, la Rivista aveva chiesto ai candidati all’elezione a giudice costituzionale di rispondere ad alcune sollecitazioni su temi ritenuti significativi. Hanno risposto Adelaide Amendola, Giorgio Fidelbo, Luigi Salvato, Maria Rosaria San Giorgio, che ringraziamo vivamente. Pubblichiamo di seguito il testo del Controvento e i quattro interventi ricevuti.

08/12/2020
I poteri del giudice comune nel rapporto con la Corte costituzionale e le Corti europee

I poteri dei giudici comuni nella triangolazione con la Corte costituzionale e la Corte di Lussemburgo, da un lato, e con la stessa Corte costituzionale e la Corte di Strasburgo, dall’altro lato, si modellano giocando sul filo del rasoio tra vincoli costituzionali puramente interni e vincoli, parimenti costituzionali, derivanti dall’adesione dell’Italia all’Unione europea e alla Cedu. Lo scritto illustra lo stato attuale della giurisprudenza costituzionale e comune, che è comunque ancora alla ricerca di un punto di equilibrio.

01/12/2020
Del rendere giustizia costituzionale

L’A. ripercorre in sintesi la risalente polemica tra i sostenitori del cd. “attivismo” giurisprudenziale e quelli della judicial deference dei giudici verso il legislatore. Dopo aver messo in rilievo le ambiguità dell’una e dell’altra posizione, lo stesso A. constata la crisi delle categorie tradizionali derivante dal fatto che le costituzioni rigide, garantite e “cariche di princìpi” impongono al giudice costituzionale di curarsi dell’attuazione di tali princìpi, sulla base della considerazione che lasciare inattuata la Costituzione equivale a violarla, poiché si mantengono in vigore, per un tempo indeterminato, norme giuridiche che non dovrebbero più esserci. Occorre che negli ordinamenti democratici contemporanei si armonizzino continuamente il livello di “macrolegalità” costituzionale e quello di “microlegalità” del sistema normativo sottostante. Per ottenere questo risultato può non essere sufficiente la dottrina delle “rime obbligate”, come limite alle sentenze additive della Corte costituzionale, ma può essere inevitabile andare oltre, alla ricerca di riferimenti più ampi, sempre all’interno dell’ordinamento giuridico vigente. Queste generali osservazioni di metodo vengono infine saggiate su tre importanti pronunce sul suicidio assistito, la determinazione della pena “giusta” e la determinazione del minimo vitale per la sopravvivenza degli invalidi. Con esse la Corte non si è limitata al confronto astratto tra due norme, ma ha tentato di “rendere giustizia costituzionale” a chi l’aveva fiduciosamente richiesta.

13/11/2020
Le “spinte centripete” nel giudizio incidentale di costituzionalità

Nell’ultimo periodo vengono segnalati (e, da parte di alcuni, contestati) fenomeni di “riaccentramento” del giudizio incidentale di legittimità costituzionale. Risalendo alle origini delle “spinte centripete” nel giudizio incidentale, occorre porsi alcune domande: la Corte ha rispettato le regole che disciplinano il giudizio incidentale? Come incidono questi orientamenti sui rapporti con gli altri poteri dello Stato? La conclusione è nel senso che la Corte non pare aver forzato le regole processuali né usurpato prerogative del Parlamento e dei giudici comuni, ma ha cercato di attuare i principi di costituzionalità e di certezza del diritto, evitando forzature e “sovraesposizioni”.

23/10/2020
Un dialogo (immaginario) fra un ergastolano ostativo e un giudice costituzionale

In questo dialogo (immaginario) tra un ergastolano ostativo e un giudice costituzionale, l’Autore discute i più importanti passaggi argomentativi della n. 253 del 2019 della Corte costituzionale, soffermandosi anche sul primo seguito presso la magistratura di sorveglianza. Il tutto nella consapevolezza che la prossima questione di costituzionalità, pendente alla Consulta, riguardante non il permesso premio ma la liberazione condizionale, potrà segnare uno snodo fondamentale nella giurisprudenza costituzionale in materia di automatismi legislativi: sentenze in forma di legge, che travalicano il perimetro costituzionale riservato al mestiere di giudice, che necessita in ogni caso di svolgersi in osservanza del principio di tassatività. 

21/10/2020