Magistratura democratica
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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il ruolo dell’Associazione Nazionale Magistrati

di Sergio Rossetti
Giudice del Tribunale di Milano

Gli oltre € 200 mld destinati all’Italia nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19, impongono – perché espressamente richiesto dalla Commissione UE –una riflessione globale e coraggiosa sull’efficacia della giurisdizione che necessariamente si occupi anche delle risorse umane e materiali da destinare al servizio giustizia.

L’ANM, che ancora recentemente si era occupata de “la giustizia del futuro”, deve porsi al centro di questo dibattito e concentrare da qui al 30 aprile 2021, ultima data fissata per la predisposizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), tutte le proprie forze per contribuire a delineare il volto della Giustizia da qui ai prossimi 10/15 anni.   

Come noto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il programma di investimenti che l'Italia deve presentare alla Commissione europea nell'ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19[1] nel cui contesto sono stati stanziati complessivamente € 672,5 mld, tra prestiti e sovvenzioni, al fine di un sostegno finanziario anticipato nei primi e cruciali anni della ripresa.

Il 17 settembre 2020 la Commissione europea ha fissato per il 30 aprile 2021 il termine per la presentazione dei piani nazionali che dovranno tenere conto, tra l’altro, delle raccomandazioni specifiche per paese degli ultimi anni forniti dalla stessa Commissione[2].

Il 20 maggio 2020, la Commissione Europea, esprimendosi sul programma nazionale di riforma 2020 dell'Italia in sede di “raccomandazioni specifiche”, aveva ribadito, per l’ennesima volta, la necessità di «migliorare l'efficienza del sistema giudiziario» del Paese[3].

In particolare, le raccomandazioni della Commissione UE per il 2019-2020 (cd. Country Specific Recommendations) hanno ad oggetto richieste di intervento sui seguenti aspetti del nostro sistema giudiziario: 1. Riduzione della durata dei processi civili e penali nei tre gradi di giudizio; 2. Riduzione del carico della sezione tributaria della Cassazione; 3. Necessità di semplificazione delle procedure; 4. Eliminazione della disomogeneità territoriali nella gestione dei processi; 5. Repressione della corruzione; 6. Attuazione tempestiva dei decreti di riforma in materia di insolvenza; 7. Promozione di soluzioni sostenibili per i debitori solvibili colpiti dalla crisi.

Il coordinamento dei lavori per la stesura del PNRR in Italia è stato assunto dal Comitato interministeriale per gli Affari Europei (CIAE), che si avvale di un Comitato Tecnico di Valutazione (CTV) che ha predisposto Linee Guida per l’approvazione del piano[4], esaminate positivamente dal Parlamento il 13 e 14 ottobre[5].

All’Italia spettano, tra prestiti e sovvenzioni, circa 209 mld[6] e come da tutti riconosciuto: «non c’è tempo da perdere»[7].

Se la riforma della Giustizia costituisce, per l’Italia, come detto, un elemento ineludibile del PNRR, non stupisce che nel contesto del Piano, secondo le indiscrezioni giornalistiche[8], alla Giustizia sia stato dato un posto assolutamente centrale[9], di “precondizione” per l’accesso dell’Italia ai fondi europei.

E’ inutile qui ribadire ulteriormente l’importanza che la tempestività delle decisioni giudiziarie ha sul sistema economico e sociale del Paese[10]: le lentezze ed inefficienze della giustizia costano 2,5 punti Pil, pari a circa 40 miliardi di euro[11]. Alcuni autori ritengono che una riduzione della durata delle procedure civili del 50 per cento accrescerebbe le dimensioni medie delle imprese manifatturiere di circa il 10 per cento[12].

Su tali aspetti, la politica nazionale non è né sorda né cieca.

Attualmente, il Parlamento è impegnato allo scrutino del disegno di legge delega per la riforma del processo civile (AS 1662) finalizzato ad una semplificazione e razionalizzazione delle fasi del processo al fine di incidere sui tempi di durata, sia di primo grado che di appello, attraverso la riduzione dei riti e la loro semplificazione anche mediante il potenziamento degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie[13].

Ancora, è in discussione in parlamento il disegno di legge per la riforma dell’ordinamento giudiziario e del CSM (AC 2681), che mira ad ottenere significativi effetti sull’assetto ordinamentale, producendo conseguenze dirette e positive anche e soprattutto sull’efficienza dell’amministrazione della giustizia[14]

In Parlamento, inoltre, si discute della delega al Governo per l'efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d'appello[15].

Infine, il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è già legge (decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, attuativo della legge delega 19 ottobre 2017, n. 155, così come corretto con D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147) ma la sua entrata in vigore, tanto più con riferimento al punto davvero qualificante della riforma e costituito dalle misure di allerta, è stata differita, a causa dell’emergenza sanitaria, al 1° settembre 2021.  

Evidentemente, riforme che incidano sul processo, civile o penale, o sugli assetti ordinamentali o, ancora, sulla crisi d’impresa, non sono sufficienti per affrontare i problemi della giurisdizione a tutto campo, secondo le indicazioni contenute nelle Raccomandazioni della Commissione, se non accompagnate da interventi complessi e articolati che prevedano riforme coraggiose sulle risorse umane e materiali da destinare al servizio giustizia.

In questo quadro, tra l’altro, potrà risolversi il tema, divenuto ormai insostenibile, della corretta fisionomia da riconoscere in Italia alla Magistratura Onoraria, su cui la magistratura progressista è ultimamente intervenuta con decisione[16].

Come, peraltro, può facilmente osservarsi confrontando i temi posti dalle raccomandazioni della Commissione europea con quelli in discussione in Parlamento, non tutto l’orizzonte delle modifiche richieste è preso in considerazione all’oggi dalle riforme in discussione in Parlamento.

La Magistratura Associata, nel corso della sua storia, non ha mai fatto mancare il proprio contributo di idee sui temi centrali della effettività della giurisdizione, consapevole del fatto che «da tempo ormai il sistema giudiziario italiano versa in una grave crisi di efficienza e di funzionalità, che si traduce in crisi di credibilità della Giustizia, con una ricaduta sul principio di uguaglianza davanti alla legge»[17].

L’ANM, quindi, ha già elaborato molteplici proposte dedicate a “la giustizia del futuro” che possono costituire un significativo punto di partenza[18] per una riflessione più ampia e complessiva dell’intero sistema.

Come sopra tentato di riferire, infatti, siamo oggi di fronte ad un passaggio epocale: la ripresa e la resilienza del nostro Paese - valori quotati € 209 mld (perché “there ain't no such thing as a free lunch”) - passano ineludibilmente per una riforma della Giustizia che, abbandonando il mantra del “costo zero”, dovrà essere in grado di guardare al Paese da qui ai prossimi 10/15 anni.

La Magistratura Associata, pur fiaccata dagli scandali che l’hanno travolta e su cui la riflessione deve necessariamente continuare, deve naturalmente farsi carico di questa enorme sfida, anche ripensando criticamente alle proposte sin qui formulate, fornendo al Governo e al Legislatore i contributi pratici e teorici che è intimamente e per vocazione in grado di esprimere, cercando, se non una volta per tutte, almeno da qui alla fatidica data del 30 aprile 2021 (in cui il PNRR dovrà essere presentato), di concentrare tutte le proprie forze ad una riflessione corale e globale sulla riforma della Giustizia. 

A tal fine, potrebbe essere utile dare corpo ad una Commissione straordinaria dell’Associazione Nazionale Magistrati specificamente dedicata al PNRR destinata a lavorare da qui alla sua definitiva approvazione che attraverso momenti di studio e riflessioni condivise, sia in grado, finalmente, di affrontare a tutto campo i problemi della giurisdizione.

Si tratta di una sfida complessa, faticosa e difficile per rispondere alla quale c’è meno tempo di quanto si potrebbe pensare e a cui, però, l’associazionismo giudiziario non può sottrarsi se non vorrà essere condannata, definitivamente, all’irrilevanza politica.


 
[1] http://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/approfondimenti/pnrr-approfondimento/#:~:text=Il%20Piano%20nazionale%20di%20ripresa,pandemica%20provocata%20dal%20Covid%2D19

[2] http://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/notizie/commissione-ue-orientamenti-piani-ripresa-e-resilienza/

[3] https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/2020-european-semester-csr-comm-recommendation-italy_it.pdf; 

[4] http://www.politicheeuropee.gov.it/it/ministro/ciae/comitato-tecnico-di-valutazione/riunioni-del-comitato-tecnico-di-valutazione/ctv-pnrr-2020/

[5] http://documenti.camera.it/leg18/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2020/10/13/leg.18.bol0452.data20201013.com14.pdf

[6] https://www.today.it/politica/recovery-fund.html

[7] Olaf Scholz, ministro federale delle Finanze e vicecancelliere della Germania, ha dichiarato: «Il dispositivo per la ripresa e la resilienza è uno strumento potente per affrontare l'impatto senza precedenti della crisi COVID-19. Costituisce lo strumento principale del pacchetto per la ripresa, del valore di 750 miliardi di EUR, e aiuterà l'Europa a uscire dalla crisi più forte, più rispettosa del clima, più digitale e più unita. Ora è importante finalizzare rapidamente i lavori legislativi relativi a questo strumento con il Parlamento europeo. Non c'è tempo da perdere. Dovremmo renderlo operativo il prima possibile per garantire un sostegno tempestivo agli Stati membri nell'anno a venire». V. https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/12/16/capital-markets-recovery-package-council-confirms-targeted-amendments-to-eu-capital-market-rules/

[8] Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, infatti, non risulta, allo stato, ancora reso disponibile in bozza.

[9] https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/recovery-plan-priorita-riforma-riti-tagliare-durata-processi-ADDJbu6 

[10] Secondo i dati dell’European judicial systems CEPEJ Evaluation Report 2020, se in Europa sono mediamente necessari 233 giorni per concludere un processo civile, in Italia si attendono 527 giorni e, nel penale 361 giorni a fronte dei 144 della media europea. 

[11] https://www.confesercenti.it/blog/giustizia-e-imprese-lentezze-ed-inefficienze-costano-25-punti-di-pil/

[12] S. Giacomelli, C. Menon, Does Weak Contract Enforcement Affect Firm Size? Evidence from the Neighbour’s Court, in Journal of Economic Geography, 2016.

[13] http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/52664.htm

[14] https://www.camera.it/leg18/126?tab=&leg=18&idDocumento=2681

[15] https://www.camera.it/leg18/126?tab=2&leg=18&idDocumento=2435&sede=&tipo=

[16] V. ad es. https://www.areadg.it/speciali/emergenza-e-nuove-prospettive/magistratura-onoraria  nonchè https://www.magistraturademocratica.it/articolo/al-fianco-della-magistratura-onoraria

[17] https://www.associazionemagistrati.it/la-giustizia-del-futuro

[18] https://www.associazionemagistrati.it/la-giustizia-del-futuro 

 

22/12/2020
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