Magistratura democratica
Osservatorio internazionale

Il cambiamento climatico è una questione di genere *

di Silvana Cappuccio
CGIL, Dipartimento politiche internazionali

Senza l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne non si possono contrastare il cambiamento climatico e i rischi di catastrofi ambientali. Questa la conclusione della Commissione sulla condizione delle donne delle Nazioni Unite (Commission on the Situation of Women, UN CSW66), riunitasi quest’anno nella sua 66ma sessione. 

1. Che cos’è la Commissione sulla condizione delle donne (CSW) delle Nazioni Unite

Dal 1947 la Commissione intergovernativa sulla condizione delle donne si riunisce ogni anno a New York, con la finalità di «migliorare la condizione delle donne, senza distinzione di nazionalità, razza, lingua o religione»[1], in linea con la Carta delle Nazioni Unite. Vi partecipano attivamente non solo i Governi di 45 Stati, in carica per quattro anni, ma anche un’ampia rete di organizzazioni non governative (ong) e sindacati dei lavoratori, in rappresentanza della società civile in ambito internazionale. I Paesi che non ne fanno parte partecipano a tutte le fasi del dibattito e del negoziato, con diritto di parola ma non di voto. Le ong accreditate con status consultivo presso l’ONU possono assistere e contribuirvi in qualità di osservatori. I lavori si concludono con l’adozione di un testo negoziato tra i Governi, le agreed conclusions. La CSW è una delle esperienze più interessanti in seno al Consiglio economico e sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite, in quanto raccoglie pratiche, dati, valutazioni, monitoraggi, denunce e riflessioni sui diritti delle donne. Rappresenta quindi una sorta di termometro internazionale delle grandi trasformazioni della Storia, che riguardano il cuore della democrazia e della giustizia sociale. I temi nell'agenda dei lavori della CSW sono per loro natura "sensibili", poiché investono esistenti o potenziali spazi di potere politico ed economico delle donne. Di conseguenza, toccano e possono confliggere con interessi consolidati che afferiscono ad ambiti culturali, etici e religiosi, terreno ricorrente di valori su cui gravano pregiudizi di ostacolo alle negoziazioni. 

 

2. L’ambiente come tema prioritario della CSW del 2022

Il cambiamento climatico è una delle più grandi sfide per le attuali e future generazioni e la democrazia, poiché accentua le esistenti disuguaglianze, ne prospetta di nuove e frappone veri e propri ostacoli allo sviluppo sostenibile sul piano sociale ed economico. La narrativa corrente sottovaluta l’impatto sproporzionato che clima e ambiente hanno sulla vita delle donne, individualmente, in ambito familiare e nella società. Questo accade, nonostante la mortalità femminile dovuta a eventi climatici estremi sia superiore a quella maschile e dovrebbe essere elemento di attenzione. 

Le emissioni globali di gas a effetto serra continuano ad aumentare in tutte le regioni del mondo[2]. I Paesi soffrono di trasformazioni naturali drammatiche e irreversibili, come la perdita di biodiversità, eventi meteorologici estremi, il degrado dei suoli, la desertificazione e la deforestazione, le tempeste di sabbia e polvere, la persistente siccità, l'innalzamento del livello del mare, l'erosione costiera, l'acidificazione degli oceani e il ritiro dei ghiacciai di montagna. Sono tutti fenomeni di enorme preoccupazione per l’umanità. Per gran parte della popolazione, segnano gravissimi punti di arresto di società, economie, occupazione, sistemi agricoli, industriali e commerciali, nel commercio globale, nelle catene di approvvigionamento e negli spostamenti. Sono fattori che contrastano l'eliminazione della povertà e colpiscono i mezzi di sussistenza, minacciando la sicurezza alimentare, la nutrizione e l'accessibilità all'acqua soprattutto per le fasce più vulnerabili per età, genere e condizione sociale. Mentre aumenta il rischio di povertà, dilaga peraltro l’esposizione delle donne a violenze per le maggiori difficoltà nelle condizioni di vita e crescono le esigenze nelle attività di cura, domestiche e di assistenza dove le donne sono in presenza preponderante. Le ricadute economiche e sociali della pandemia hanno aggravato questo quadro, accentuando i divari già esistenti su salari, pensioni e protezione sociale.  

La 66ma CSW è stata il luogo in cui i Governi hanno analizzato queste questioni e la società civile, insieme ai sindacati, ha potuto trasmettere le proprie considerazioni e specifiche richieste. Il documento con le conclusioni finali ha raccolto alcune di queste istanze, riconoscendo tra l’altro che dev’essere promossa la leadership delle donne e delle ragazze.

Donne e ragazze agenti fondamentali per lo sviluppo sostenibile – Donne e ragazze, insieme alle popolazioni indigene e alle comunità locali, svolgono un ruolo essenziale per la salvaguardia dell’ambiente. Gli Stati possono e devono svolgere un ruolo determinante poiché, quando intraprendono azioni specifiche sul clima, sono tenuti a rispettare e promuovere i diritti umani, il diritto alla salute, i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali, dei migranti, dei bambini, delle persone con disabilità e in situazioni vulnerabili, il diritto allo sviluppo. Devono promuovere l'uguaglianza di genere, l'empowerment delle donne e l'equità intergenerazionale. Sempre agli Stati spetta aumentare la piena e significativa partecipazione delle donne all'azione per il clima e garantire concretamente i mezzi per il raggiungimento degli obiettivi. 

Tutto questo può e deve essere fatto, perché cambiare l’esistente è possibile. Occorre “solo” tradurre le affermazioni politiche di principio in atti concreti, ovvero pronunciarsi e agire secondo coerenza. 

 

3. I diritti umani sono universali, indivisibili, interdipendenti e interconnessi

La fase storica che viviamo registra ricorrenti attacchi all’universalità dei diritti in molti Paesi, purtroppo anche laddove questo principio sembrava consolidato in maniera definitiva. Le politiche di tanti Governi sull’immigrazione e sui diritti dei rifugiati, sfollati e richiedenti asilo offrono tristi esempi di violazioni gravi in materia. E’ quindi importantissimo che la dichiarazione finale della CSW esplicitamente abbia riconosciuto che i diritti umani e le libertà fondamentali di tutte le donne e le ragazze, che sono universali, indivisibili, interdipendenti e interconnessi, sono cruciali per la piena ed uguale partecipazione nella società e per l'empowerment economico delle donne e dovrebbero essere integrati in tutte le politiche e i programmi. Qui si dimostra ancora una volta il ruolo propulsivo e costruttivo che la società civile esprime nelle sedi multilaterali, quando ha lo spazio di partecipazione.  Riconoscere che tutte le donne hanno gli stessi diritti umani implica dare risposte adeguate a situazioni, condizioni, esigenze e priorità differenziate, riconoscendo che alcune donne affrontano specifiche barriere al loro empowerment.

Tra i diritti umani essenziali occupano un posto prioritario quelli all'acqua potabile e ai servizi igienici. La scarsità d'acqua e le interruzioni di approvvigionamento colpiscono soprattutto le donne che percorrono lunghe distanze o aspettano ore in fila per raccogliere le provviste. Questo fa sì che esse rinuncino ad altre attività essenziali come l'istruzione e il tempo libero o per guadagnarsi da vivere. Provvedere ai servizi e alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie con un’ottica di genere è quindi fondamentale per rafforzare la resilienza di tutte le donne. 

Forme multiple e intersecanti di discriminazione ed emarginazione sono di ostacolo alla piena ed effettiva partecipazione delle donne nella vita pubblica. Occorrono misure atte a garantire che ogni persona abbia il diritto di partecipare, contribuire e godere dello sviluppo economico, sociale, culturale e politico, attraverso la promozione di diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. Sono queste le iniziative che possono concretamente dare seguito alla Dichiarazione e alla Piattaforma d'azione di Pechino[3].

 

4. L’Agenda ILO del lavoro dignitoso

Il documento conclusivo della CSW è insoddisfacente sul tema “lavoro”, su cui i Governi avrebbero potuto spingersi oltre il semplice richiamo ad attuare l'Agenda del lavoro dignitoso[4] e la Dichiarazione sui principi e diritti fondamentali al lavoro dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), per garantire una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di posti di lavoro di qualità, in conformità con le priorità di sviluppo «definite a livello nazionale» verso uno sviluppo inclusivo, a bassa emissione di gas serra. Il rinvio a quanto fissato su base nazionale di fatto vanifica l’efficacia degli standard internazionali e indebolisce il fondamento dell’universalità dei diritti umani. 

Si ripete purtroppo la solita contraddizione tra il dire e il fare: i Governi da un lato riconoscono che le donne in molte situazioni forniscono la principale forza lavoro per la sussistenza di base, hanno la responsabilità di salvaguardare l'ambiente naturale e di assicurare in modo adeguato e sostenibile le risorse all'interno della famiglia e della comunità e poi non assumono impegni vincolanti coerenti su come garantire la protezione degli standard e dei diritti delle donne nei luoghi di lavoro.

 

5. La violenza

Tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze sono radicate nelle disuguaglianze storiche e strutturali e nelle relazioni di potere ineguali tra uomini e donne. Per questo, la violenza è un grande impedimento al raggiungimento della parità di genere e all'empowerment. Gli impatti negativi del cambiamento climatico accrescono ogni forma di vulnerabilità alla discriminazione e a tutte le forme di violenza, online e offline, nella sfera pubblica e privata, compresa la violenza sessuale e di genere, come le molestie sessuali, la violenza domestica, gli omicidi legati al genere, incluso il femminicidio, pratiche come il matrimonio infantile, precoce e forzato e le mutilazioni genitali. Il lavoro minorile e forzato, il traffico di persone, lo sfruttamento e l'abuso sessuale sono pervasivi, poco riconosciuti e poco denunciati, soprattutto a livello di comunità. Le donne vi sono maggiormente esposte a causa di povertà, disabilità, accesso limitato alla giustizia, a rimedi legali efficaci, a servizi psicosociali, a protezione, riabilitazione, reintegrazione e servizi sanitari. 

La crescente diffusione della violenza contro donne e ragazze nei contesti digitali, specialmente sui social media, e la mancanza di misure preventive e rimedi sottolineano la necessità di un'azione per prevenire e rispondere alla violenza e alle molestie online e offline e ad altri effetti negativi dello sviluppo tecnologico. Le forme emergenti come il cyberstalking, il cyberbullismo e le violazioni della privacy colpiscono un'alta percentuale di donne e ne compromettono la salute, il benessere emotivo psicologico e fisico e la sicurezza.

 

6. La CSW ieri, oggi e domani

Oggi più che mai, in presenza di un elevato numero di guerre che minacciano la pace e la civile convivenza nel mondo, assume rilievo la piena partecipazione delle donne in tutti i processi di prevenzione e risoluzione dei conflitti e di costruzione della pace come uno dei fattori essenziali e irrinunciabili per la pace e la sicurezza internazionale, anche nel contesto del degrado ambientale e disastri. E’ urgente eliminare le disuguaglianze storiche e strutturali persistenti di razzismo, stigmatizzazione e xenofobia, di relazioni di potere ineguali tra donne e uomini, di leggi e politiche discriminatorie, norme sociali negative e stereotipi di genere, per favorire l’accesso alle risorse, ai sistemi di protezione sociale universale e ai servizi pubblici, all’istruzione, alla finanza, alla tecnologia, alla mobilità, e ad altri beni come la proprietà e il controllo della terra, all’eredità familiare, a risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari come la microfinanza. 

Gli ambiti di lavoro della CSW sono una misura di civiltà per tutti, indistintamente, e toccano ambiti politici delicati, dove il negoziato entra in delicate sfere di appartenenza culturale che si possono prestare alle opposte e pericolose derive del relativismo etico (equivalente a indifferenza morale) o del fondamentalismo intollerante e dogmatico. A riprova della battaglia culturale che compete alla CSW vale la pena ricordare come in occasione della stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell'“uomo” approvata dall'Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948 - che fu uno dei primi banchi di prova che coinvolse anche la CSW – emersero con chiarezza resistenze, anche in seno all’ONU, all’uso di un linguaggio più attento e con una maggiore sensibilità per le questioni di genere. Un aspetto, quest'ultimo, che va tenuto in debita considerazione perché il linguaggio è probabilmente il più forte mezzo di creazione di ruoli.


 
[1] Report to ECOSOC of the first session of the Commission on the Status of Women, held at Lake Success, New York, from 10 to 24 February 1947: E/281/Rev.1, 25 February 1947.

[2] https://www.un.org/en/climatechange/cop26

[3] https://beijing20.unwomen.org/en

[4] Nel 2008, l'ILO ha adottato la sua Dichiarazione sulla giustizia sociale per una globalizzazione equa, in cui sottolinea il suo ruolo chiave nell'aiutare a raggiungere il progresso e la giustizia sociale nel contesto della globalizzazione, attraverso l'agenda del lavoro dignitoso. L'Agenda del lavoro dignitoso è definita come basata su un approccio integrato e di genere che consiste in quattro pilastri: lavoro produttivo e liberamente scelto, diritti sul lavoro, protezione sociale e dialogo sociale.

[*]

L’articolo è stato pubblicato in inglese, francese e tedesco sul sito della Rosa-Luxemburg-Stiftung, Geneva Office: https://rosalux-geneva.org/climate-change-is-a-gender-issue/ 

08/06/2022
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