Magistratura democratica
giurisprudenza di merito

Standard probatorio nei giudizi per il riconoscimento della protezione internazionale

Cominciamo la pubblicazione di provvedimenti sulla materia auspicando un confronto fra gli orientamenti dei diversi uffici giudiziari
Standard probatorio nei giudizi per il riconoscimento della protezione internazionale

Se per valutare la richiesta dell'asilante si valuta anzitutto l'attendibilità intrinseca delle sue dichiarazioni, sia pro che contra se, può accadere che, a un attento esame, le stesse risultino inattendibili o attendibili al di là della presenza o meno di riscontri esterni.

In questo caso, le conclusioni della Corte barese sono state negative; in precedenza lo stesso giudice era giunta a conclusioni opposte, proprio sulla base dell'attendibilità intrinseca delle dichiarazioni, in questo caso ben diverso.

Quindi il giudice dall'esame del tenore intrinseco delle dichiarazioni dell'asilante non deve necessariamente pervenire all'accogliemtno dell'istanza, anche quando non plausibile, ma conserva il suo libero convincimento.

ln questo caso, dopo avere escluso la credibilità del racconto dell'asilante e negato la protezione sussidiaria concessa dal primo giudice, la Corte di Appello ha ritenuto comunque, nonostante la contumacia dell'appellato e nell'ambito del suo generale potere di valutazione della fattispecie, di riconoscere il permesso di soggiorno per motivi umanitari (protezione umanitaria), sulla base di plurimi motivi, tra i quali spicca il fatto che il richiedente asilo, se tornasse nel suo Paese (Burkina Faso), si troverebbe in una situazione peggiore che al momento della partenza, perché quel Paese ospita, secondo Amnesty International, decine di migliaia di profughi del Mali.

Il dato di Amnesty è confermato dall'Unhcr anche se con numeri meno pesanti.

Ci si potrebbe chiedere se in una situazione del genere non possa comunque ravvisarsi quel "rischio effettivo di subire una minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona in condizione di violenza generalizzata derivante da un conflitto armato" (sia pure dal conflitto armato di un Paese limitrofo come è il Mali rispetto al Burkina Faso), che giustifica la protezione sussidiaria anziché quella umanitaria riconosciuta dalla Corte barese.

Ma il dato principale di questa sentenza, è che un Paese tra i più poveri al mondo come il Burkina Faso, di fatto, si fa carico senza lamentarsi più di tanto dei profughi dell'ennesima guerra nel silenzio dai Paesi ricchi, che se si fossero visti di fronte così tanti profughi della loro guerra sarebbero certamente stati presi da isteria collettiva.

 

23/10/2013
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Dopo la ricostruzione del quadro normativo, e sulla scorta della necessaria distinzione tra la cd. Dispositionsmaxime, che fa riferimento “all’essere padroni dell’oggetto della contesa”, e la cd. Verhandlungsmaxime, che riguarda invece “la determinazione del materiale di fatto e dei mezzi per provarlo”, l’A. affronta le questioni relative al mutamento delle circostanze allegate dal richiedente nel passaggio tra la fase amministrativa e quella giurisdizionale, per poi ricostruire gli oneri di allegazione gravanti sul ricorrente, questa volta al momento della introduzione del giudizio e nello sviluppo successivo del procedimento; concludendo con l’esame delle conseguenze dell’attribuzione al giudice di poteri istruttori d’ufficio e la rilettura del rapporto tra accertamento officioso e valutazione di credibilità.

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