Magistratura democratica
Spilli

Le due facce del caso Rogoredo

di Nello Rossi
direttore di Questione Giustizia

Gli spilli possono servire a molte cose.

A fissare una foto o un foglietto di appunti su di una bacheca.

A tenere provvisoriamente insieme due lembi di stoffa in attesa di un più duraturo rammendo.

A infliggere una piccola puntura, solo leggermente dolorosa, a qualcuno che forse l’ha meritata.

Lo spillo di oggi è dedicato a: 

Le due facce del caso Rogoredo 

 

Nel caso Rogoredo è veramente difficile dire “dove” sia stato toccato il fondo dell’insipienza e della demagogia. 

Se nella difesa – cieca, aprioristica, ottusa – dell’agente Cinturrino, sulla cui parola si è stati pronti a giurare, negando legittimità ad ogni necessario accertamento ed alla ricerca della verità. 

O se nella successiva invocazione – anch’essa cieca, aprioristica, ottusa – di una giustizia “esemplare” nei confronti dell’infedele appena è emersa– non grazie alla politica ma alla stessa polizia ed alla magistratura - un’altra verità, diversa da quella su cui si era pronti a giurare sino ad un momento prima. 

Dapprima le perentorie affermazioni di fiducia e di fedeltà: “Io sto con il poliziotto”. “Ancora il doppiopesismo di certa magistratura”. “Un ennesimo argomento per votare sì al referendum costituzionale”.

Subito dopo, la proclamazione di intenti feroci: “Saremo implacabili con chi sbaglia”, “Sempre con le forze dell’ordine ma non con chi sbaglia”, “Chi sbaglia in divisa paga anche più degli altri”. 

A fronte di queste grottesche piroette nasce spontaneo un interrogativo. 

Nella sarabanda delle cangianti dichiarazioni di massimi esponenti della destra al governo- Meloni, Salvini, Bignami ed altri - pronunciate senza un accenno di rossore e senza alcuna riflessione autocritica, c’è posto anche per un minimo scrupolo di verità e di giustizia?

Oppure nello Stato finalmente “sicuro”, promesso dai decreti governativi emanati a ripetizione, sarà la demagogia politica a farla da padrona in materia di giustizia ed a dettare impunità scandalose o sentenze “esemplari” (e perciò stesso ingiuste come impara ogni studente al primo anno di legge e come sa ogni cittadino di buon senso) secondo l’impulso del momento e gli input interessati dei vertici politici?

Se si trattasse solo di clamorosi infortuni politici il tema non sarebbe di grande momento. Ve ne sono stati in passato e purtroppo ve ne saranno ancora in futuro se si continueranno a strumentalizzare così platealmente delicate questioni di giustizia per fare propaganda e raccattare consenso. 

Nel caso Rogoredo – come in altri casi analoghi che l’hanno preceduto- è però in gioco una questione istituzionale di cruciale importanza che non consente sottovalutazioni: il rapporto tra lo Stato democratico di diritto e le forze di polizia. 

Le nostre polizie rappresentano un prezioso patrimonio di professionalità e di lealtà repubblicana ma - in quanto legittime detentrici del monopolio della violenza - devono operare nei limiti del diritto ed essere sottoposte ad un attento e sereno controllo democratico.

Eppure a questo controllo stanno progressivamente abdicando le diverse componenti della destra, da anni impegnate in un inquietante tentativo di “politicizzazione” e di “fidelizzazione” della polizia alla maggioranza di governo.

Questa rinuncia ad un controllo - come si è detto costante, attento, sereno - è un frutto amaro del governo di destra, che non appartiene alla tradizione democratica del paese. Ed è una relativa novità che può produrre in alcuni agenti - magari i meno esperti, i meno formati, i meno motivati - una pericolosa sensazione di impunità non bilanciata da occasionali invocazioni di punizioni esemplari. 

Le diverse “facce” del caso Rogoredo stanno lì ad attestare che la difesa dell’onore, del prestigio e dello status giuridico ed economico delle polizie non può poggiare sul sostegno di interessati padrini politici ma sulla loro capacità di operare con intelligenza e dedizione al servizio della Repubblica.

27/02/2026
Altri articoli di Nello Rossi
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La tutela penale della sicurezza pubblica: una costante ossessione

Uno sguardo di insieme sul recente intervento legislativo in materia di tutela penale della sicurezza pubblica solleva una serie di questioni: sul piano del metodo, in ragione della scelta di intervenire con decreto-legge, quando un disegno di legge sostanzialmente identico era all’esame del Parlamento; sul piano dei contenuti, in considerazione della filosofia di fondo – ispirata a logiche securitarie – che informa l’intero impianto normativo. Il contributo si sofferma su tali snodi, sollecitando più di una riflessione su temi cruciali per le democrazie contemporanee: la scarsa capacità selettiva del proteiforme concetto di sicurezza pubblica; lo spazio che una società democratica è in grado di assicurare al dissenso e alla marginalità sociale; la funzione del diritto penale in una società democratica, con il rischio che esso assuma sempre più una funzione simbolico-deterrente; lo spostamento dal diritto penale del fatto al diritto penale d’autore; una idea di legalità penale che rischia di essere sempre più sganciata dal costituzionalismo.

16/07/2025
No a un ddl che minaccia il nostro stato di diritto e che, se diventasse legge, incarcererebbe anche Gandhi
a cura di Redazione

Un documento di Antigone e di Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) sul Disegno di legge n. 1660/C  recante Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario

05/10/2024
La libertà di manifestazione e l’ossimoro della democrazia senza conflitto. Considerazioni intorno alla “direttiva Lamorgese”

La “direttiva Lamorgese” introduce surrettiziamente limitazioni del diritto di riunione oltre il dettato costituzionale; si inscrive nel processo di amministrativizzazione della sicurezza; è coerente con l’orizzonte di una razionalità neoliberale dove la Grundnorm è il profitto; coltiva l’idea di una democrazia senza conflitto. 

30/12/2021
Le nuove disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie

Le nuove norme a tutela degli operatori della sanità rispondono in maniera articolata, ma anche con strumenti penali tradizionali, a fenomeni di violenza originati da cause sociali emergenti

14/09/2020
Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza da COVID-19
Una prima lettura del Decreto Legge 11 dell' 8 marzo 2020 in tema di giustizia
09/03/2020
Ordinanze prefettizie, libertà di riunione e diritto al conflitto
L’ordinanza del prefetto di Siracusa, la libertà di riunione e l’art. 2 TULPS all’esame del giudice amministrativo
27/09/2019
A proposito del decreto sicurezza-bis
Il contributo analizza le principali novità introdotte dal cd. decreto sicurezza-bis e riflette su possibili frizioni tra quelle disposizioni e alcune previsioni normative poste a garanzia di diritti fondamentali
20/06/2019