Se recensendo la prima edizione di questo libro, si sottolineava come la pubblicazione si inserisse coerentemente nell’onda di sensibilità, sempre più diffusa, nell’opinione pubblica per l’ambiente e le caratteristiche climatiche, va subito sottolineato che la seconda, invece, muove i suoi passi in uno scenario certamente meno unidirezionale, caratterizzato, com’è, da luci ed ombre.
Da un lato, infatti, le aspettative maturate nei due eventi del G20 e del Cop ’26, svoltisi nel 2021, non hanno raccolto i frutti attesi – lo certificano l’affievolimento graduale degli originari entusiasmi e la minore determinazione nel perseguire gli ambiziosi obiettivi a suo tempo fissati; dall’altro, con riferimento al contesto nazionale, va registrata l’introduzione del concetto di tutela dell’ambiente nella Carta Costituzionale con la conseguente modifica degli articoli 9 e, soprattutto, 41, uno dei suoi pilastri fondamentali.
Ciò premesso, dando un primo sguardo all’architettura espositiva del libro, impreziosita dalla Prefazione di Gianfranco Amendola, considerato tra i magistrati, uno dei padri nobili della materia e riconosciuto precursore nell’ambito della prevenzione e del contrasto ai reati ambientali, non si può non essere d’accordo con quanto l’Autore, Alberto Galanti - magistrato di lungo corso, in precedenza componente della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura di Roma, ove si occupava degli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti e attualmente Consigliere di Corte di Cassazione con competenza anche sui reati ambientali - quando afferma che il suo libro «affronta in modo sistematico la disciplina dei delitti in materia ambientale inseriti nel codice penale, in uno con i riflessi della disciplina sostanziale sulla materia della pubblica amministrazione, dei provvedimenti ablatori e della responsabilità degli enti».
Venendo, quindi, al percorso espositivo offerto al lettore, ne va ricordata la suddivisione in tre parti. La prima, dedicata agli ecodelitti, illustra approfonditamente le nozioni di ambiente, sia nella giurisprudenza costituzionale che in quella di legittimità, tenendo anche conto dell’apporto normativo sovranazionale e della giurisprudenza maturata in sede di Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Sempre in questa parte, sono, poi, trattati i reati di disastro ambientale innominato e di disastro sanitario prima della novella del 2015 e del Dlgs n.121 del luglio 2011, con cui si recepiva nel nostro ordinamento la Direttiva comunitaria n.99 del 2008. Il capitolo conclusivo di questa parte, infine, svolge un’analisi critica e approfondita della legge n.68 del 2015 in tema di ecodelitti.
La seconda parte è consacrata alla trattazione del delitto di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, ove l’A. effettua una disamina accurata della complessa normativa sui rifiuti, soffermandosi sui suoi aspetti autorizzativi e tassonomici, per, poi, immergersi nell’analisi critica del predetto delitto, attraverso considerazioni legate ai suoi importanti profili sostanziali e processuali.
Nella terza ed ultima parte del libro, centrata sui riflessi in tema di delitti contro la Pubblica Amministrazione, l’A., tratteggiate le connessioni con i reati di PP.AA. e le specifiche della responsabilità amministrativa da reato ambientale degli enti, completa il proprio percorso espositivo, toccando aspetti di particolare delicatezza in tema di sequestro e di confisca nei delitti contro l’ambiente.
In definitiva, anche in questa seconda edizione, su cui non può non esprimersi un giudizio complessivo ampiamente positivo per l’impegno ammirevole profuso dall’A. nel presentare una visione a tutto tondo di questa complessa materia, non sfugge al lettore attento un secondo merito certamente non banale: la chiarezza espositiva, indispensabile per potersi muovere consapevolmente in un territorio decisamente impervio, oltreché per l’intrinseca complessità dei diversi aspetti toccati, per i continui aggiornamenti normativi e giurisprudenziali, maturati in ambito sovranazionale e recepiti in quello nazionale.
Il libro si pone, quindi, come punto di riferimento autorevole ed obbligato per chi voglia approcciarsi a questa materia nell’ottica di una formazione mirata; formazione, resa necessaria, non solo dall’esigenza di un’opportuna specializzazione all’interno dell’Ufficio Requirente, ma, anche, in previsione della possibile costituzione di apposite Sezioni specializzate. Un passaggio ineludibile per una giustizia che voglia mantenersi al passo con l’evoluzione delle sensibilità politico, economico e sociale della società contemporanea.