Gli spilli possono servire a molte cose.
A fissare una foto o un foglietto di appunti su di una bacheca.
A tenere provvisoriamente insieme due lembi di stoffa in attesa di un più duraturo rammendo.
A infliggere una piccola puntura, solo leggermente dolorosa, a qualcuno che forse l’ha meritata.
Lo spillo di oggi esprime un augurio
Che in Iran prevalgano i “nemici di Dio”
Il primo e inconfondibile segno di un regime autoritario sta nell’intento di privare di dignità e di legittimità quanti protestano e si oppongono, bollandoli come nemici.
Nemici del proprio Paese, nemici del popolo, nemici interni .
Quando poi il regime è una teocrazia, quanti scendono in piazza a rivendicare libertà e migliori condizioni di vita divengono perciò stesso “nemici di Dio”.
Sono molti anni che si ripete in Iran una storia drammatica, segnata da arresti arbitrari, sparizioni di oppositori, condanne a morte e crudeli esecuzioni mentre il giudiziario è solo un'altra faccia dello stesso potere.
Lavorano infatti a pieno ritmo i Tribunali “speciali” della rivoluzione islamica - competenti per gli attentati alla sicurezza nazionale, gli atti di terrorismo, i reati di corruzione e per le attività controrivoluzionarie- il cui Presidente ed il cui Procuratore generale sono nominati dalla Guida suprema.
Il 31 ottobre 2022, guardando, con ansia mista a speranza, alla rivolta giovanile in atto contro il governo dell’Iran, scrivevamo sulle pagine di questa Rivista che i regimi che pretendono di legittimarsi e di governare in nome di un Dio sono i più oppressivi di tutti perché aspirano a disciplinare ogni aspetto della vita, penetrando la politica, il diritto, il costume, la dimensione privata.
Ed aggiungevamo che la piena libertà per le diverse fedi e sensibilità religiose garantita negli Stati democratici di diritto deve accompagnarsi, in Europa e nel mondo, al radicale contrasto di ogni forma di fanatismo, di intolleranza, di terrorismo e di repressione posti in essere invocando pretestuosamente la religione islamica o qualsiasi altra fede o guerra santa.
Ai nostri occhi, gli studenti iraniani che, in quell’ottobre di quattro anni fa, gridavano contro i guardiani della rivoluzione: «Voi siete il nostro Isis», coglievano il nesso che corre tra la violenza terrorista in Europa e in Oriente e l’oppressione interna esercitata dal regime teocratico.
Oggi il popolo iraniano è di nuovo in rivolta contro il degrado sociale ed economico e contro la privazione delle più elementari libertà mentre il “governo di Dio” ordina di sparare ad alzo zero contro coloro che protestano e si ribellano nelle piazze, additandoli come “nemici di Dio”.
Il nostro augurio è che il feroce regime teocratico che sta soffocando un grande Paese e schiacciando un popolo di antichissima e raffinata cultura sia sconfitto e cancellato dalla storia per essere sostituito da un più umano governo degli uomini, con le loro imperfezioni, i loro contrasti ma anche con il loro insopprimibile desiderio di libertà.
Ci ostiniamo a pensare che, anche in un mondo dominato dagli egoismi e dagli interessi di parte, ci sia ancora posto per una disinteressata solidarietà tra le persone e tra i popoli.
Ed è questo il sentimento che oggi proviamo per un popolo coraggioso in lotta per un futuro diverso da quello terrificante del governo di Dio e degli Ayatollah.
QG
