Magistratura democratica
Magistratura e società

Md e il caso Tortora. Ma l’errore interroga tutti i magistrati…

a cura di Nello Rossi
direttore di Questione Giustizia

Nei suoi molteplici e tragici aspetti il caso Tortora ci dice “anche” che la magistratura italiana non è mai stata un monolite e che l’esistenza, nel suo seno, di scelte e pensieri diversi rappresenta il più efficace antidoto alle chiusure corporative ed all’intolleranza verso le critiche. Ripubblicare, a distanza di decenni, documenti che attestano le posizioni assunte da Md sulla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora e le veementi reazioni che suscitarono nella corporazione concorre a ristabilire la verità sulle radici lontane del garantismo dei magistrati democratici. Questa “operazione verità” è indispensabile per contrastare una vulgata ingannevole, che dura sino ad oggi, sulla natura e sulla fisionomia di questo gruppo di magistrati. Ma ciò non significa che ci siano magistrati che si possano sentire estranei rispetto a quell’errore e agli altri che si sono verificati negli anni. L’errore giudiziario è un evento che inquieta e percuote anche coloro che non l’hanno commesso perché è sempre una sorta di errore collettivo, il frutto avvelenato della disattenzione, della superficialità, dello spirito burocratico con cui si accusa e si giudica. Caduta dalle terribili conseguenze - perché si ripercuote sulla libertà, sull’onore, sulla reputazione del cittadino - che nei limiti dell’umanamente possibile può essere evitata solo essendo consapevoli della drammaticità di ogni giudizio e applicando con scrupolo e intelligenza gli strumenti di lavoro di pubblici ministeri e giudici: rigore professionale, responsabilità sociale e cultura del dubbio. 

1. Una vulgata ingannevole

Nelle periodiche rievocazioni del drammatico errore di cui fu vittima Enzo Tortora, la magistratura italiana viene presentata come un monolite, tutta schierata sul versante colpevolista e cieca tanto di fronte ai clamorosi errori che contrassegnarono il processo di primo grado quanto dinanzi alle responsabilità dei magistrati che lo condussero. 

Non è così.

Innanzitutto perché furono i magistrati della Corte di appello di Napoli, con la loro rigorosa pronuncia di assoluzione, e poi la Corte di cassazione, a smentire, radicalmente e senza remore, l’originaria impostazione accusatoria e la condanna che ne era scaturita, restituendo, sia pur tardivamente, a Enzo Tortora la libertà e l’onore. 

E poi perché, in seno alla magistratura, si levò con forza una voce, quella di Magistratura democratica, a denunciare le storture del processo e ad additare le responsabilità professionali e istituzionali di quanti avevano concorso all’errore. 

Allora, il garantismo di Magistratura democratica e le sue posizioni di contrasto al corporativismo della magistratura suscitarono critiche e reazioni veementi di altri gruppi e portarono ad una rottura nell’Associazione nazionale magistrati, con le dimissioni della Giunta dell’ANM guidata da Unità per la Costituzione e da Magistratura democratica. 

In seguito, queste ed altre coraggiose posizioni di Md sono state coperte da una coltre di silenzio e come soffocate dalle ricorrenti polemiche dirette a rappresentare il gruppo come una accolita di magistrati ideologizzati e parziali. 

E’ una vulgata che, come sappiamo, continua sino ai nostri giorni. 

Non si esita infatti a mentire spudoratamente sulla storia e sul presente di MD, ignorando volutamente che da decenni essa è il luogo nel quale, con più coerenza e ampiezza di riflessioni, si difendono le garanzie processuali ed i diritti dei cittadini e che la stella polare del gruppo è solo la Costituzione repubblicana. 

Oggi cogliamo l’occasione per confutare ancora una volta - sulla base dei documenti dell’epoca riguardanti la vicenda giudiziaria di Enzo Tortora - questa vulgata ingannatrice. 

Lo facciamo riportando, nella loro eloquente essenzialità,, i testi delle agenzie di informazione che riferiscono della conferenza stampa di pubblica denuncia tenuta a Napoli nel marzo del 1989 dal Presidente e dal Segretario di Md, Giovanni Palombarini e Franco Ippolito e da Sandro Pennasilico, il più coraggioso di tutti perché segretario di Md nel difficile ambiente di Napoli. 

A seguire, i documenti dell’aprile di quello stesso anno sulla crisi dell’ANM, causata dalla “scandalosa” presa di posizione di Md. 

Insieme a queste fonti sono state riprese le agenzie di stampa sulla scelta garantista del congresso di Md (Rimini 1986) e vengono citati e riproposti alcuni passaggi riservati al processo Tortora nel libro di Giovanni Palombarini e Gianfranco Viglietta, La Costituzione italiana e i diritti. Una storia italiana. La vicenda di Md dal primo governo di centro sinistra all’ultimo governo Berlusconi, con prefazione di Stefano Rodotà, (Milano, ESI, 2011). 

 

2. La conferenza stampa di Md tenuta a Napoli il 7 marzo 1989 

(ANSA) - NAPOLI, 7 MAR - LA MANCATA TRASMISSIONE DELLA PUNTATA DI ''TELEFONO GIALLO'' DEDICATA ALL' INCHIESTA SULL'OMICIDIO DEL GIORNALISTA SIANI E IL ''CASO TORTORA'', CON LA RECENTE RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DEI MAGISTRATI CHE SI OCCUPARONO DEL PROCESSO AL PRESENTATORE, SONO STATI AL CENTRO DI UNA CONFERENZA STAMPA DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA, SVOLTASI OGGI NELLA BIBLIOTECA DELLA PRETURA DI NAPOLI. ALL' INCONTRO CON I GIORNALISTI HANNO PRESO PARTE GIOVANNI PALOMBARINI E FRANCESCO IPPOLITO, RISPETTIVAMENTE PRESIDENTE E SEGRETARIO DI MD, NONCHE' SANDRO PENNASILICO, SEGRETARIO DELLA SEZIONE NAPOLETANA DI MD, E GENNARO MARASCA, COMPONENTE DELLA GIUNTA NAZIONALE DELL' ASSOCIAZIONE MAGISTRATI. E' STATO IL GIUDICE IPPOLITO A SPIEGARE I MOTIVI CHE HANNO DETERMINATO LA CONVOCAZIONE DELLA CONFERENZA STAMPA. ''L' INVITO DEI VERTICI DELLA MAGISTRATURA NAPOLETANA A SOSPENDERE LA PUNTATA DI TELEFONO GIALLO DEDICATA AL DIBATTITO SUL CASO SIANI E' PREOCCUPANTE - HA AFFERMATO IPPOLITO - E PREOCCUPANTE CI E' APPARSO NON SOLO L' INVITO, MA ANCHE IL FATTO CHE SIA STATO ACCOLTO CON IL RISULTATO DI SPEGNERE I RIFLETTORI SULLA VICENDA''. ''E' STATO SCRITTO CHE IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA E IL MINISTRO VASSALLI ABIANO CONTRIBUITO A SPEGNERE QUESTO RIFLETTORE - HA AGGIUNTO - SE IL CSM LO HA FATTO SI E' TRATTATO DI UN' INIZIATIVA A LIVELLO INDIVIDUALE''.

ANSA - NAPOLI, 7 MAR - SECONDO IL SEGRETARIO NAZIONALE DI MD, DESTA ''ALLARME E PREOCCUPAZIONE'' LA NOTIZIA APPRESA ATTRAVERSO LA STAMPA CHE LA COMMISSIONE DEL CSM ABBIA PROPOSTO L' ARCHIVIAZIONE DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE NEI CONFRONTI DEI GIUDICI DEL CASO TORTORA, DEFINITO DA PALOMBARINI ''IL CASO PIU' DIROMPENTE DELLA VITA POLITICO-ISTITUZIONALE ITALIANA''. I RAPPRESENTANTI DI MD HANNO ANNUNCIATO A QUESTO PROPOSITO L'AVVIO DI UN' INDAGINE CONOSCITIVA SULLA VICENDA GIUDIZIARIA DI TORTORA ''COSI' COME E' STATO FATTO PER IL CASO VALPREDA''. IPPOLITO HA AFFERMATO CHE ''CENSURA E AUTOCENSURA SONO STATI SEMPRE ALIBI E COPERTURA DI APPANNAMENTI ISTITUZIONALI''. IL DIBATTITO SI E' POI ALLARGATO AD ALTRI EPISODI CHE RIGUARDANO IL COSIDDETTO ''CASO NAPOLI''. PER QUANTO RIGUARDA IL PROCURATORE GENERALE ALDO VESSIA, IL MAGISTRATO ACCUSATO DI AVER COMMESSO GRAVI IRREGOLARITA' NELLA CONDUZIONE DELL' INCHIESTA SIANI, PALOMBARINI HA DETTO ''DA QUANDO FACCIO IL MAGISTRATO E' LA PRIMA VOLTA IN VENTICINQUE ANNI CHE OLTRE 450 AVVOCATI CHIEDONO IL TRASFERIMENTO DI UN GIUDICE. E' UN FATTO GRAVE, SALVO CHE NON SI VOGLIA PENSARE CHE LA CLASSE FORENSE E' IMPAZZITA''. PALOMBARINI RIFERENDOSI A VESSIA HA ANCHE DEFINITO GRAVISSIMO IL FATTO CHE ''UN PROCURATORE GENERALE VA IN UN PAESE ESTERO A 'CONSIGLIARE' UNA TESTIMONE PRIMA CHE QUEST' ULTIMA VENGA INTERROGATA DAL GIUDICE, IL QUALE SI E' RECATO IN QUEL PAESE PER CONTROLLARE LA PRECEDENTE DEPOSIZIONE''.

(ANSA) - NAPOLI, 7 MAR. - NEL CORSO DELLA CONFERENZA E' STATA NUOVAMENTE ANCHE CRITICATA LA PARTECIPAZIONE DI MAGISTRATI ALLE COMMISSIONI DI COLLAUDO PER LE OPERE DELLA RICOSTRUZIONE DEL DOPO TERREMOTO E AGLI ARBITRATI. A TAL PROPOSITO IL GIUDICE PENNASILICO HA RICORDATO COME MD ABIA SOSTENUTO CHE DEL COLLEGIO DEL PROCESSO CIRILLO COMINCIATO IERI, NON FACESSERO PARTE ''MAGISTRATI-COLLAUDATORI''. PENNASILICO, DOPO AVER AFFRONTATO IL TEMA DELLA INFORMAZIONE GIUDIZIARIA (''NON SEMPRE LE NOTIZIE RACCOLTE DAI GIORNALISTI VENGONO OPPORTUNAMENTE FILTRATE'', HA AFFERMATO), HA RIPETUTO LE CRITICHE, GIA' SOLLEVATE NEGLI SCORSI ANNI, ALL' ''UFFICIO DENUNCE'' DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DEFINITO UNA ''SUPERPROCURA DOVE SONO SMISTATE LE INCHIESTE PIU' SCOTTANTI''. (ANSA).

 

3. Aprile 1989: la crisi in seno all’ANM

(ANSA) - ROMA, 8 APR - L' INTERA GIUNTA DELL'''ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI'' SI E' DIMESSA OGGI POMERIGGIO DURANTE LA RIUNIONE DEL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE DEL SODALIZIO DEI GIUDICI AL ''PALAZZACCIO'' DI PIAZZA CAVOUR. A FAR CADERE L'ATTUALE GOVERNO DELL' ''ANM'', COMPOSTO DA UNA MAGGIORANZA FORMATA DA ''UNITA' PER LA COSTITUZIONE'' E DA ''MAGISTRATURA DEMOCRATICA'', SONO STATI I CONTRASTI SORTI A PROPOSITO DELLA VALUTAZIONE DA DARE A RECENTI DECISIONI DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA ED, IN PARTICOLARE, ALL' ATTEGGIAMENTO ASSUNTO DALL' ORGANO DI AUTOGOVERNO SUL COSIDDETTO ''CASO NAPOLI'', CIOE' LA SITUAZIONE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI NAPOLETANI DOPO LE VICENDE DEL CASO TORTORA E DELL' INCHIESTA SUL DELITTO SIANI. SECONDO IL PRESIDENTE DELL' ''ANM'', RAFFAELE BERTONE, ED IL SEGRETARIO GENERALE, EDMONDO BRUTI LIBERATI, ENTRAMBI ORA DIMISSIONARI, LA CRISI TRAE LA SUA VERA ORIGINE DA DISSENSI DI ORDINE GENERALE SULLA ''POLITICA COMPLESSIVA DELL RIFORME'' E SUOI METODI PIU' OPPORTUNI PER FRONTEGGIARE I GRAVI PROBLEMI CHE SI PROFILANO PER L' AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA IN VISTA DELL' ENTRATA IN VIGORE DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA PENALE. (SEGUE).

(ANSA) - ROMA, 8 APR - LE PRIME AVVISAGLIE DELLA CRISI CHE HA INVESTITO IL VERTICE DELL' ORGANISMO RAPPRESENTATIVO DEI GIUDICI ITALIANI SI EBBERO GIA' UN MESE FA, ALL' INDOMANI DELLA CONFERENZA STAMPA CHE I DUE MASSIMI RESPONSABILI DELLA CORRENTE DI ''MAGISTRATURA DEMOCRATICA'', GIOVANNI PALOMBARINI E FRANCO IPPOLITO, TENNERO A NAPOLI SULLA SITUAZIONE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI DELLA CITTA'. LE APERTE CRITICHE LANCIATE CONTRO IL COMPORTAMENTO DEL CONSIGLIO SUPERIORE CHE A LORO AVVISO TARDAVA A PRENDERE PROVVEDIMENTI ''SEVERI E RIGOROSI'' NEI CONFRONTI DEI MAGISTRATI CAMPANI COINVOLTI NEL ''CASO TORTORA'' E NEL ''CASO SIANI'' (I GIUDICI DI PIETRO, DI PERSIA, FONTANA, DE LUCIA, VESSIA), NONCHE'' A PROPOSITO DELLE DICHIARAZIONI DI INEFFICIENZA DELL' UFFICIO FATTE DAL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI SANT' ELIA, PROVOCARONO LA REAZIONE DEGLI ESPONENTI DI ''UNICOST'' E DI ''MAGISTRATURA INDIPENDENTE''. QUEST' ULTIMI, ANCHE OGGI, HANNO RIBADITO LA LORO CONVINZIONE CHE, INVECE, IL CSM HA FATTO IN PIENO IL PROPRIO DOVERE SULLE VICENDE DEI GIUDICI NAPOLETANI. IL CONFLITTO SI E RIVELATO INSANABILE ED, A QUEL PUNTO, L' INTERA GIUNTA ESECUTIVA HA PREFERITO PRESENTARE LE DIMISSIONI.

(ANSA) - ROMA, 8 APR - DOPO LE DIMISSIONI, ''MAGISTRATURA DEMOCRATICA'' AFFERMA IN UN COMUNOCATO CHE ''LA LOGICA CORPORATIVA NON TOLLERA CHE DALL' INTERNO DELLA MAGISTRATURA VENGANO CRITICHE ALLA GESTIONE DEGLI UFFICI GIUDIZIARI O ALLO STESSO CSM. ''ABBIAMO CHIESTO, PER DELICATI UFFICI NAPOLETANI COME PER ALTRE SEDI, RIGOROSI E SEVERI ACCERTAMENTI CHE FINORA SONO MANCATI, - PROSEGUE IL DOCUMENTO - PER RIPORTARVI TRASPARENZA E CREDIBILITA'. STIMOLARE L' EFFETTIVA FUNZIONALITA' DELL' AUTOGOVERNO, SOLLECITARE ANCHE CRITICAMENTE L' INTERVENTO DEL CONSIGLIO SUPERIORE E' IL SOLO MODO DI DIFENDERE REALMENTE L' INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA, CHE NON E' PRIVILEGIO DEI GIUDICI MA GARANZIA DEI CITTADINI'' (ANSA).

 

4. Le radici lontane del garantismo di Md: il congresso di Rimini del maggio 1986 

(ANSA) - RIMINI (FORLI'), 4 MAG - SPESSO INDOTTI IN TENTAZIONE VERSO FORZATURE DELLE REGOLE PROCESSUALI, I MAGISTRATI FANNO AUTOCRITICA. UNA SEVERA ANALISI DELLO STATO DELLA GIUSTIZIA E' CONTENUTA NEL DOCUMENTO UNITARIO APPROVATO ALL' UNANIMITA' A CONCLUSIONE DEL SETTIMO CONGRESSO NAZIONALE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA CHE SI E' SVOLTO A RIMINI. L' ESAME DI COSCIENZA DI MD TOCCA TUTTI I GUASTI E LE STORTURE ''PRODOTTE DAL PERMANERE DELLA LEGISLAZIONE DELL' EMERGENZA'': DALL' USO STRUMENTALE DEI PROVVEDIMENTI DI CATTURA, AL MINOR RIGORE NELL' ACQUISIZIONE E NELLA VALUTAZIONE DELLE PROVE, DALL' ALTERAZIONE DELL'EQUILIBRIO TRA ACCUSA E DIFESA, SINO AL RICONOSCIMENTO DI TENDENZE CORPORATIVE. MA LE COLPE DI UNA GIUSTIZIA MALATA SONO DA RICERCARE SOPRATTUTTO - SECONDO MD - ''NELLA INADEMPIENZA E NELLA INVADENZA DEL POTERE POLITICO E IN ALCUNE PERICOLOSE TENDENZE ISTITUZIONALI CHE SI STANNO AFFERMANDO COME RISPOSTA ALLA CRESCENTE COMPLESSITA' SOCIALE''. SI TRATTA - PER MD - ''DI UNA STRATEGIA NEOAUTORITARIA CHE TENTA DI RIDURRE DRASTICAMENTE L' INDIPENDENZA E IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA, ATTACCANDO IN PARTICOLARE IL SUO ORGANO DI AUTOGOVERNO, IL CSM. ANCHE LE RECENTI INIZIATIVE REFERENDARIE SULLA GIUSTIZIA - SI LEGGE NEL DOCUMENTO FINALE DEL CONGRESSO - SONO ESPRESSIONI DI QUESTA CONGRESSO MAGISTRATURA DEMOCRATICA (2)

(ANSA) - RIMINI (FORLI'), 4 MAG - PER USCIRE DALLA CRISI NON SERVONO - SECONDO MD - OPERAZIONI DI INGEGNERIA COSTITUZIONALE, MA OCCORRE ''UNO SFORZO RIFORMATORE COMPLESSIVO, PROMUOVENDO CONTEMPORANEAMENTE UNA 'CULTURA DELLA GIURISDIZIONE' ''. PER RIPARARE AI GUASTI, I GIUDICI DI MD AVANZANO UN PACCHETTO DI PROPOSTE: PIENA VALORIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA CIVILE, OFFUSCATA IN QUESTI ANNI DAL PRIMATO DEL PENALE, NUOVA DISCIPLINA DEL PROCESSO CHE SEMPLIFICHI ED ACCELERI LE PROCEDURE, RIFORMA DELL' ORDINAMENTO GIUDIZIARIO, INTRODUCENDO UN' EFFETTIVA TEMPORANEITA' DEGLI INCARICHI DIRETTIVI PER EVITARE ''INCROSTAZIONI AUTORITARIE'', REVISIONE DELLE NORME CHE REGOLANO LA RESPONSABILITA' DISCIPLINARE DEI GIUDICI ''PER RISPONDERE CORRETTAMENTE ALLE ESIGENZE, IN GRAN PARTE REALI, CHE HANNO TROVATO SBOCCO NELLA STRUMENTALE INIZIATIVA REFERENDARIA''. PRIORITARIA ED ESSENZIALE E' TUTTAVIA – AFFERMA IL DOCUMENTO - LA RIFORMA DEL PROCESSO PENALE, SECONDO LO SCHEMA DEL DISEGNO DI LEGGE DELEGA ALL' ESAME DEL PARLAMENTO. AD ANTICIPAZIONE DI QUELLA RIFORMA, MD PROPONE L' ATTUAZIONE URGENTE DI INTERVENTI CHE LIMITINO IL SEGRETO ISTRUTTORIO E SOTTRAGGONO AL PRETORE, AL PUBBLICO MINISTERO E AL GIUDICE ISTRUTTORE IL POTERE DI EMETTERE ORDINI E MANDATI DI CATTURA, AFFIDANDOLI AD UN GIUDICE ESTRANEO ALLE INDAGINI. ALTRETTANTO URGENTE E', PER MD, IN PRESENZA DEI PENTITI, L' ANTICIPAZIONE DEL CONTRADDITORIO NELLA FASE ISTRUTTORIA PER LA CONVALIDA DELLE PROVE

 

5. La “scandalosa” Md: ovvero cronaca e riflessioni sul caso Tortora nel libro di Giovanni Palombarini e Gianfranco Viglietta

Nel loro libro sulla storia di Md, Giovanni Palombarini e Gianfranco Viglietta documentano con ampiezza di riferimenti la posizione assunta dal gruppo all’interno ed all’esterno dell’istituzione giudiziaria. 

Leggiamone alcuni passaggi: 

«…la sciagurata vicenda processuale di Enzo Tortora, caratterizzata da molteplici errori e violazione delle regole, ebbe un peso rilevante sul dibattito che investì negli anni ottanta la magistratura (ponendosi come concausa del referendum dell’ottobre 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati) e si inserì in quello che Md definì il caso Napoli . D’improvviso fra Md e le altre componenti della magistratura si riprodusse un aspro momento di conflittualità, non diverso, quanto a tensione, da quelli che avevano caratterizzato precedenti stagioni. Non solo Magistratura Indipendente ma anche Unicost assunsero un atteggiamento di difesa dei magistrati protagonisti di quelle vicende. La questione del processo non poteva certo ridursi – come ritennero i promotori del referendum – a un complotto: investiva in realtà problemi di professionalità e di scarsa attenzione per le garanzie processuali, disinvolture sostanzialiste, prassi gravemente inopportune quali la possibilità di incontri tra pentiti e la detenzione in caserme dei carabinieri per lunghi periodi, rapporti tra pm e giudice istruttore. Fra le altre cose si lamentarono da più parti casi di omonimia…». 

«Di fronte ad una magistratura, soprattutto quella napoletana, chiusa in una difesa corporativa (con polemiche alle quali presero parte anche magistrati che avevano svolto le loro funzioni nel processo), Md chiese seri accertamenti in tutte le sedi, evidenziando subito come un’oggettiva difficoltà per i necessari chiarimenti fosse data dalla presenza in CSM del dottor Di Persia, uno dei pubblici ministeri in quel processo, eletto al Consiglio nelle liste di MI . Le risposte furono deludenti. Gli accertamenti ministeriali generici e sommari... Non approdarono a nulla. In CSM la competente Commissione, con il voto contrario di Giancarlo Caselli (che chiedeva procedersi a migliori accertamenti) propose l’archiviazione della pratica. La richiesta di sapere venne pertanto riproposta con forza nel pubblico dibattito e, in Consiglio, dai tre rappresentanti di Md…».

«L’iniziativa provocò scandalo, proteste e la crisi del governo dell’ANM...».

«Nonostante gli interventi appassionati dei rappresentanti di Md...e la forza dei loro argomenti, il 3 aprile 1989, il plenum del Consiglio archiviò la pratica».

«Nell’ambito della complessiva iniziativa di Md, presidente e segretario, organizzarono a Napoli, una conferenza stampa al palazzo di giustizia di Castel Capuano» (avente all’ordine del giorno le deviazioni del processo alla camorra e il caso della giustizia a Napoli, n.d.r). 

«Le severe critiche dei due dirigenti di Md e le loro sollecitazioni al CSM perché intervenisse in modo adeguato, che ebbero ampio risalto sulla stampa, suscitarono reazioni durissime non solo nella magistratura napoletana...Ancora una volta l’esercizio del diritto di critica a sentenze o ad attività giudiziaria venne definito come “indebita interferenza”. Appariva difficile far passare l’idea che la legittimazione della magistratura indipendente si basa anche sul controllo critico della sua attività». 

 

6. Valore e limiti dell’operazione verità

Sin qui i documenti e le testimonianze dell’epoca. Con la loro forza, superiore a quella di ogni parola di oggi. 

Questa “operazione verità” è indispensabile per contrastare le molte falsità e dicerie, del passato come del presente, sui comportamenti, sulla natura e sulla fisionomia di Magistratura democratica.

Ma ciò non significa che i magistrati di Md si possano sentire estranei rispetto al tragico errore che fu commesso ai danni di Enzo Tortora e agli altri errori che vi sono stati negli anni in altri processi, lontani dalla luce dei riflettori e dall’attenzione dell’opinione pubblica. 

L’errore del giudice e l’errore giudiziario sono eventi diversi. Ma entrambi colpiscono sia pure con differente durezza anche i magistrati che non li hanno commessi perché sono una sorta di errore collettivo, la spia di un fallimento del sistema, il frutto avvelenato della disattenzione, della superficialità, dello spirito burocratico con cui si accusa e si giudica. 

Caduta dalle terribili conseguenze - perché si ripercuote sulla libertà, sull’onore, sulla reputazione del cittadino - che nei limiti dell’umanamente possibile può essere evitata facendo leva sugli strumenti di lavoro di pubblici ministeri e giudici: rigore professionale, responsabilità sociale e cultura del dubbio. 

Assumiamo un impegno: di questi temi – l’errore del giudice e l’errore giudiziario - Questione Giustizia tornerà ad occuparsi proprio perché essi sono il lato più oscuro, spinoso e tragico della giustizia penale ed insieme il più denso di avvertimenti e di allarmi per chi ha il compito di amministrare giustizia. 

29/06/2022
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