Un fenomeno da tempo manifestatosi nella comunicazione pubblica può essere definito come passaggio dal “paradigma della superiorità” al “paradigma del rispecchiamento”: che si traduce nella trasformazione del linguaggio da manifestazione di competenza a strumento di adeguamento al livello di comprensione (ritenuto basso) dei destinatari.
Il linguaggio utilizzato nella comunicazione politica è cambiato e sta evolvendo: «si è assistito […] al passaggio da una lingua della politica definita da taluno astrusa o troppo compassata, ma considerata nel complesso colta, forte ed esclusiva, all’utilizzo di termini sempre più diretti e colloquiali. In ambito sociologico questa evoluzione è stata sintetizzata con il passaggio dal “paradigma della superiorità” a quello del “rispecchiamento”, che ha prodotto l’appiattimento del livello stilistico del discorso politico a quello medio-basso della lingua quotidiana»[1].
Contestualmente si attivano meccanismi aggressivi in cui l’abbassamento del livello del linguaggio e la diffusione di contenuti che genericamente possiamo definire di disinformazione ma che più specificamente corrispondono all’acronimo MDM (Misinformation, dati non veri diffusi in buona fede credendoli veri, Disinformation, dati non veri diffusi in mala fede, Mal-information, dati veri ma diffusi in maniera tale da creare deliberatamente danno), giocano un ruolo essenziale nel creare “masse aizzate”.
Questa espressione è utilizzata (in Massa e potere[2]) da Elias Canetti, che dopo avere individuato nella “muta” la forma più primitiva e remota di unità dinamica fra gli uomini - un gruppo che si aggrega con l’obiettivo di catturare un animale troppo grande per le forze di un singolo cacciatore – parla di «massa aizzata» che si forma in vista dell’obiettivo comune di uccidere, rendendolo velocemente raggiungibile.
Il proposito di «uccidere», esaminato da Canetti, può essere anche simbolico: il linciaggio comunicativo, promosso e organizzato, conserva il carattere di determinazione aggregativa di masse aizzate: «ognuno vuole parteciparvi, ognuno colpisce».
Nella dinamica contemporanea della comunicazione politica, creare un nemico/vittima designata, serve al duplice scopo di canalizzare energie cognitive distogliendole da altri obiettivi e rafforzare la bolla cognitiva che mantiene unito il proprio gruppo, ne aumenta la “vistosità” e potenzialmente l’attrattività per [altre] menti deboli.
E’ tuttavia necessario chiedersi se l’abbassamento di livello della comunicazione pubblica[3], e in particolare di quella politica, sia suscettibile di avere dei limiti ovvero se la competizione sul mercato del consenso possa avvalersi indefinitamente di quel progressivo abbassamento.
In particolare il problema si può porre per questioni che implicano la necessaria conoscenza (e condivisione) di nozioni giuridiche di base.
Il 24 aprile 2026 l’Ansa[4] riprende il contenuto di affermazioni affidate dalla presidente del Consiglio ai social: «Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all'Italia il pagamento delle esose spese mediche che l'ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell'incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l'Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata».
Già alcuni giorni prima, però, c’era stata una manifestazione dello stesso tipo di comunicazione.
Diversi organi e soggetti amministrativi e politici della Confederazione, coinvolti nella vicenda, si erano già infatti espressi mediante atti formali.
L’amministrazione dell’ospedale di Sion aveva inviato a tre dei privati interessati un documento riassuntivo delle cure prestate ad alcune vittime dell’incendio, che elencava in dettaglio i costi (tra 17.000 e 66.800 franchi svizzeri), nel quale a chiare lettere si leggeva: «la fattura non deve essere pagata».
Nonostante si trattasse di un documento contabile neutro, coloro che l’avevano ricevuto avevano innescato una violenta polemica.
A partire dal 21 aprile 2026 la notizia del recapito dei documenti amministrativi viene ripresa praticamente da tutta la stampa italiana con toni in prevalenza apocalittici[5].
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni istantaneamente reagisce a mezzo social: «Sono rimasta scioccata dalla notizia delle fatture da decine di migliaia di euro inviate da un ospedale svizzero alle famiglie di alcuni ragazzi coinvolti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Un ospedale di Sion è arrivato addirittura a chiedere oltre 70.000 euro per poche ore di ricovero. Un insulto, oltre che una beffa, che solo una disumana burocrazia poteva produrre. Le autorità svizzere hanno assicurato che si è trattato di un errore, e che le famiglie non dovranno pagare nulla. Ma ho chiesto all’ambasciatore di tenere altissima l’attenzione su questo tema, perché sarebbe ripugnante che costi del genere possano ricadere sulle vittime o sull’Italia»[6].
A poco era servito che l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, fosse già stato formalmente reso edotto dal presidente del governo del Vallese, Mathias Reynard, che non ci sarebbe stata alcuna richiesta di pagamento di cure e che gli stessi destinatari dei documenti avessero, con largo anticipo, ricevuto spiegazioni sull’insussistenza di qualsiasi obbligo di pagamento[7]. Il Servizio cantonale della sanità, intanto, ricordava con un comunicato: «Le cure dispensate all’ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie. Le famiglie sono state informate per lettera, tra fine febbraio e inizio marzo, della procedura da seguire in caso di ricezione di fatture mediche non pagabili dalle famiglie».
In forza delle regole di funzionamento del sistema sanitario svizzero (Legge federale sull’assicurazione malattie, art. 42, terzo comma) e di trattati bilaterali fra Italia e Svizzera che regolano anche l’assistenza medica, i soggetti svizzeri che forniscono prestazioni mediche (in questo caso l’ospedale di Sion) sono obbligati a contabilizzare le prestazioni e a informarne i beneficiari, anche al fine di consentire loro di verificare le informazioni e interloquire eventualmente con propri istituti assicuratori.
Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi, con il coinvolgimento dell’Istituzione comune LAMal, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali[8].
A favore delle vittime dell’incendio di Crans-Montana, potrebbero poi operare le norme della legge federale svizzera del 23 marzo 2007 concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAV)[9].
Inoltre il governo del Vallese e il governo della Confederazione hanno annunciato l’attivazione di risorse economiche a favore delle vittime; il governo della Confederazione ha altresì nominato l'economista Laurent Kurth come presidente di un tavolo che riunisce vittime, familiari, assicurazioni, autorità e soggetti potenzialmente responsabili, con l'obiettivo di facilitare il dialogo e promuovere la definizione di soluzioni extragiudiziali.
In ogni caso il quadro giuridico era stato ampiamente chiarito, da parte elvetica, anche mediante una nota diffusa alla stampa dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS)[10].
In Italia, dopo le dichiarazioni social della presidente del Consiglio, gli sciami dei commenti (aizzati) sono rimasti invariati nel non considerare il quadro giuridico di riferimento, complesso ma certamente spiegabile.
Il fatto che il successivo passaggio delle questioni giuridiche abbia riguardato – come abbiamo visto - non più rapporti interprivati ma quelli tra Stati, circa gli oneri per le cure, ha favorito il protrarsi della narrazione degli “svizzeri cattivi” su un diverso piano: le uscite social che abbiamo riportato, nel giro di pochi giorni, cambiano oggetto ma non linguaggio o tono.
In realtà, anche per quanto riguarda le richieste al Servizio sanitario nazionale, siamo di fronte a una questione di interpretazione delle norme che si può così sintetizzare: la Svizzera intende applicare il sistema ordinario di coordinamento sanitario, che garantisce che il paziente venga curato dove si trova, mentre le spese sono regolate tra l’istituzione del Paese di cura e quella del Paese in cui la persona è assicurata. Le spese di cura per i cittadini di uno Stato dell’Unione europea o dell’Associazione europea di libero scambio, ricoverati in Svizzera, sono gestite nella Confederazione, rimborsate provvisoriamente al fornitore svizzero della prestazione e poi fatturate all’istituzione estera competente, che nel caso italiano è il Servizio sanitario nazionale. L’Italia propone invece una visione sostanzialistica che evidenzia l’“ingiustizia” di una richiesta economica a fronte della ritenuta commissione di reati: che tuttavia dovrà essere accertata in un procedimento penale, sede nella quale il governo italiano ha già conferito mandato per l’esercizio di diritti come parte civile.
Va peraltro considerato che l’art. 35 del Regolamento (CE) n. 883/2004 del 29 aprile 2004 prevede che gli Stati membri e quelli a cui si applicano gli accordi per il rimborso delle spese sanitarie possano rinunciare a ogni pretesa: vi sarebbe dunque uno spazio di soluzione politica, evidentemente da affidare a un dialogo di natura diversa da quello impedito dalla compulsione digitale.
Appare invece non casuale che l’uso propagandistico della vicenda da parte italiana si rispecchi in un uso aggressivo simmetrico da parte della destra elvetica: il consigliere nazionale della Lega (partito di destra, con ascendenze e vicende in parte analoghe a quelle della Lega italiana) Lorenzo Quadri, ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale chiedendo di convocare l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado dopo la «campagna d’odio delle istituzioni italiane contro la Svizzera»; affermando che «è evidente che questa campagna d’odio è funzionale a dinamiche italiane di propaganda politica interna. Tuttavia, questo non giustifica il protratto silenzio del Consiglio federale davanti ad attacchi che sono politici oltre che mediatici, e legittimati dall’atteggiamento ambivalente dell’ambasciatore d’Italia»[11].
Articolate questioni politiche e giuridiche, che avrebbero potuto essere oggetto di un’accorta e misurata comunicazione istituzionale, sono invece sparite del tutto nel linguaggio social.
All’avvelenamento della comunicazione può pericolosamente corrispondere l’avvelenamento dell’indispensabile fattore di coesione sociale costituito dal diritto e dalla sua attuazione giurisdizionale.
Se una questione complessa ma spiegabile in termini accessibili, anziché essere affrontata e comunicata in forma e con linguaggio istituzionale e, appunto, spiegata, viene utilizzata per aizzare la massa, dobbiamo chiederci quale sia il messaggio che in concreto viene offerto ai cittadini che si trovano o si troveranno ad affrontare questioni più o meno complesse regolate dal diritto, che richiedono un approccio strutturato.
Perché l’assicurato al quale viene fatta rilevare l’esistenza di una franchigia non dovrebbe pubblicamente definire – usiamo il linguaggio della presidente del Consiglio - «ignobile, disumano, ripugnante» l’agente assicurativo (anziché chiedere una diversa valutazione delle clausole contrattuali)? Perché il debitore a cui viene negata una compensazione non dovrebbe pubblicamente definire «ignobile, disumano, ripugnante» il creditore (anziché sollecitare l’applicazione degli articoli 1241ss. c.c.)? Perché il figlio che lamenta una lesione di legittima non dovrebbe definire «ignobile, disumano, ripugnante» il genitore beneficiario dell’eredità (anziché agire giudizialmente per la riduzione)?
E perché tutti costoro, rafforzati nella loro personale convinzione assistita da un linguaggio violento, non dovrebbero pensare di poter passare all’atto violento nei confronti di un “nemico” ignobile, disumano e ripugnante?
Detto questo dobbiamo però porci una domanda radicale.
La rappresentazione distorta di una vicenda che si basa su canoni giuridici che sarebbero stati invece correttamente comunicabili è frutto di strategia comunicativa o di pura e semplice mancata conoscenza della materia che si affronta?
Cioè: siamo di fronte a Disinformation (dati non veri diffusi in mala fede) o Misinformation (dati non veri diffusi in buona fede credendoli veri)?
Nel primo caso: è tollerabile che chi riveste una delicata funzione pubblica diffonda deliberatamente informazioni improprie nei presupposti e nelle modalità espressive?
Nel secondo caso: è tollerabile che chi riveste una delicata funzione pubblica ignori – o non acquisisca - i dati fondamentali da porre a base della comunicazione istituzionale?
Rispetto alle dichiarazioni social della presidente del Consiglio che abbiamo sopra riportato, un elemento nuovo si è aggiunto dopo qualche giorno.
Il 4 maggio 2026 si svolge a Erevan, capitale dell’Armenia, una riunione della Comunità politica europea (CPE/EPC, European Political Community), a cui è presente il presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin.
Il tema Crans-Montana non era oggetto di intervento istituzionale del presidente (che peraltro ha previsto, dopo l’incontro in Armenia, una visita ufficiale in Italia e al Vaticano)[12].
Indirettamente sollecitato dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio italiana – di cui subito si dirà – posta su X un breve testo[13] in cui ribadisce la posizione già espressa sull’applicazione delle norme che sopra abbiamo citato, e con chiarezza aggiunge che la Svizzera agirà «sulla base delle disposizioni legali vigenti» e che a questo fine «le autorità competenti dei due paesi rimarranno in contatto» (il presidente ribadisce anche la sospensione dell’invio di documentazione per evitare «qualsiasi malinteso»).
Nella comunicazione istituzionale della Presidenza del Consiglio, ripresa dalle agenzie e dalla stampa italiana[14], la narrazione viene invece orientata alla natura «risolutrice» dell’«intervento» della presidente del Consiglio: la quale, secondo la comunicazione istituzionale di Palazzo Chigi «nel corso del confronto ha raccolto l’impegno politico del presidente Parmelin affinché alle famiglie dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans-Montana non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera».
Ma la questione non doveva essere oggetto di alcun nuovo «impegno politico» (ottenuto, secondo la narrazione italiana, dalla «forza» della presidente del Consiglio) perché – come si è visto - era stata chiarita subito dalle autorità svizzere, su basi normative, come ha ribadito il presidente elvetico richiamando le «disposizioni legali».
Al di là del giudizio che ognuno può dare delle scelte comunicative dell’istituzione italiana, e della ascrivibilità eventuale, cui abbiamo fatto cenno, a Disinformation o Misinformation, la cifra generale del discorso mostra uno schema in cui è al di fuori degli interessi istituzionali informare i cittadini sui presupposti giuridici di vicende di rilevanza pubblica e renderli loro comprensibili, come sarebbe sicuramente possibile.
[1] Paola Marsocci, Anna Papa, Lingua e Linguaggi della comunicazione pubblica, relazione tenuta al XXXVII Convegno annuale AIC, Messina-Taormina, 27-28-29 ottobre 2022, in Rivista AIC – Associazione italiana dei costituzionalisti, n. 1/2023, https://www.rivistaaic.it/it/rivista/ultimi-contributi-pubblicati/paola-marsocci/lingua-e-linguaggio-della-comunicazione-pubblica
[2] Masse und Macht, pubblicato nel 1960 (trad. it. di Furio Jesi, Massa e potere, Adelphi, 2015, X).
[3] Usiamo il termine più ampio: in realtà esiste un problema di rapporto tra la comunicazione istituzionale (quale specie di comunicazione pubblica) e la comunicazione politica: «Assistiamo al compiersi di una distorsione della comunicazione istituzionale. Ad essa dovrebbe competere una funzione specifica di trasmissione di conoscenze civiche, in ciò qualificandosi rispetto alla comunicazione pubblica (genericamente indirizzata a una pluralità di destinatari o a collettività) e differenziandosi rispetto alla comunicazione politica, direttamente finalizzata a competere, auspicabilmente con un confronto di idee, sul “mercato” del consenso. Si realizza invece uno scenario alterato, in cui i confini tra queste forme di comunicazione si presentano mobili, con un’attrazione di fatto negli ambiti della comunicazione politica di atti comunicativi di diversa origine e diverso scopo. Risulta così ridefinito un contesto di comunicazione pubblica in senso generale, dominato - in un continuum che va dagli atti comunicativi istituzionali alle manifestazioni di opinione individuale in Rete - dall’impronta della competizione politica» (G. Battarino, Brevi note sulla comunicazione pubblica nella campagna referendaria 2026, in Questione giustizia online, 10 marzo 2026) https://www.questionegiustizia.it/articolo/brevi-note-sulla-comunicazione-pubblica-nella-campagna-referendaria-2026).
[4] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/04/24/meloni-su-crans-montana-dalla-svizzera-ignobile-richiesta-la-respingeremo_2ca527e0-ff8c-4b70-b9b0-b8dd512c9888.html
[5] Fino a evocare uno «scontro con la Svizzera»: https://tg.la7.it/cronaca/crans-montana-fatture-feriti-incendio-svizzera-20-04-2026-255680. Per vero altre testate avevano subito ricondotto il caso a un «inciampo» o «disguido»: https://www.ilsole24ore.com/art/crans-montana-inviate-per-errore-fatture-feriti-paghera-cantone-AIXKnybC?refresh_ce=1
[6] https://www.tvsvizzera.it/tvs/relazioni-italo-svizzere/crans-montana-lequivoco-infinito-fra-italia-e-svizzera/91296279fbclid=IwY2xjawRb9MlleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBWUTJjYktLbFowUGRvQXF6c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHmsRI-YJsKlbIGD5R2i1f6J_SJ9HYCq54NCagOaKqDo1HOQwY7DbnnMMZ5Px_aem_4xzKNjeSOac-nKnPmZlp4A
[7] https://www.rsi.ch/info/svizzera/Crans-Montana-fatture-ai-pazienti-italiani-Meloni-%E2%80%9Cscioccata%E2%80%9D--3683447.html
[8] www.kvg.org
[9] www.fedlex.admin.ch/eli/cc/2008/232/it
[10] https://www.cdt.ch/news/svizzera/fatture-inviate-ai-feriti-di-crans-montana-si-esprime-anche-berna-426087
[11] https://www.cdt.ch/news/svizzera/fatture-inviate-ai-feriti-di-crans-montana-piu-diplomatici-gli-altri-ospedali-svizzeri-426519. V. anche www.lorenzoquadri.ch
[12] Nella comunicazione istituzionale svizzera nessun cenno a Crans-Montana, https://www.emek.admin.ch/en/newnsb/E-5AYj7hgvoJe824Wa64g
[13] Riportato dalla stampa svizzera, ad esempio: https://www.rhonefm.ch/valais/a-erevan-guy-parmelin-evoque-crans-montana-avec-giorgia-meloni-1539647. Su altri social del presidente svizzero si parla solo di «scambio» con la presidente del Consiglio italiana, dunque non un incontro o una discussione.
[14] Ad esempio: https://www.ilsole24ore.com/art/lunedi-meloni-armenia-partecipa-vertice-comunita-politica-europea-AIzrtXqC