Magistratura democratica
Leggi e istituzioni

Nomine dei “laici” al Csm e negli altri Consigli di garanzia: per la trasparenza delle procedure e il rispetto dell’art. 51 Cost.

di Tania Groppi
ordinario di istituzioni di diritto pubblico, Università di Siena
La lettera inviata dalle costituzionaliste ai Presidenti delle Camere pone il problema della elezione, da parte del Parlamento, di 21 uomini nelle 21 posizioni disponibili, in piena sintonia con l’esortazione del Capo dello Stato, che ha ricordato alla politica che il mondo «è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile»

La recente elezione, da parte delle Camere, dei “membri laici” del Csm, dei Consigli di garanzia delle magistrature amministrativa, tributaria, contabile, e di un giudice costituzionale, (21 uomini per le 21 posizioni disponibili), in totale spregio all’articolo 51 della Costituzione, non è passata sotto silenzio, determinando un serio richiamo del Capo dello Stato e la decisa reazione delle costituzionaliste.

L’Italia è nota nel mondo per la forte tradizione patriarcale, che si traduce anche in una scarsa presenza delle donne ai vertici delle istituzioni, ma questa volta si è andati al di là di ogni possibile immaginazione.

Alla tradizionale chiusura alle donne dei vertici delle istituzioni (basti pensare che in tutta la storia della Corte costituzionale italiana, il Parlamento ha eletto un’unica donna), si somma la opacità dei procedimenti di nomina, che sono in toto rimessi alla negoziazione tra i partiti. La decisione politica non è, in altre parole, preceduta da un procedimento che preveda la presentazione di candidature, eventuali audizioni e, in sostanza, una qualche trasparenza, in modo da obbligare la politica, perlomeno, ad assumersi davanti all’opinione pubblica la responsabilità delle proprie scelte.

In tale opacità, che implica presumibilmente complicati do ut des, non c’è spazio per ulteriori considerazioni, neppure per quelle relative al rispetto del diritto, per uomini e donne, di accedere in condizioni di uguaglianza agli uffici pubblici e alle cariche elettive, sancito dall’articolo 51 della Costituzione, che tra l’altro fu appositamente emendato nel 2003, con il richiamo alla necessità che la Repubblica adotti appositi provvedimenti.

La gravità della scelta compiuta dal Parlamento è stata messa in evidenza anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, parlando ai giovani magistrati in tirocinio il 23 luglio, ha sottolineato il necessario carattere pluralistico delle istituzioni. Il Presidente ha richiamato la politica a tenere conto «che il mondo – e, in esso, l’ordine giudiziario – è composto da donne e da uomini, e non soltanto dal genere maschile» ed ha espresso «più che un auspicio, un’esortazione particolarmente convinta».

Da parte loro, le costituzionaliste italiane hanno rivolto una lettera ai Presidenti delle due Camere. Con essa le firmatarie (sessantacinque professori ordinari e associati di diritto costituzionale, pubblico e comparato, socie dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, che rappresentano la quasi totalità delle socie) hanno inteso porre all’attenzione del Parlamento la questione del rispetto dell’art. 51 della Costituzione.

Esse hanno chiesto ai due Presidenti di «avviare una seria riflessione, all’interno delle Assemblee parlamentari, sulle cause che hanno portato a tale grave vulnus costituzionale e sugli interventi, anche regolamentari, necessari per evitare che una simile situazione, oggettivamente incomprensibile in Italia nel 2018, possa ripetersi in futuro».

L’iniziativa intende aprire un dibattito pubblico, che coinvolga giuristi e politici, uomini e donne, sulla trasparenza dei procedimenti di nomina e più in generale sulla attuazione dell’art. 51 della Costituzione ed è stata aperta alla sottoscrizione dei costituzionalisti e dei giuristi in genere attraverso una petizione lanciata attraverso la piattaforma Petizioni24.com.

Link alla petizione: https://bit.ly/2Ae9QJQ

25/07/2018
Altri articoli di Tania Groppi
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Costituzione. partiti e cultura politica

Considerazioni a partire da Libertà inutile, di Gianfranco Pasquino

12/03/2022
Il “difficile “ rapporto tra il Consiglio superiore della magistratura e il giudice amministrativo
a cura di Redazione

L’annullamento da parte del Consiglio di Stato delle delibere del Consiglio superiore della magistratura di nomina dei vertici della Corte di Cassazione ripropone il “difficile” rapporto tra l’organo di governo autonomo della magistratura e il giudice amministrativo. La Rivista è sempre stata presente su questo tema con più riflessioni di magistrati e giuristi. Oggi riteniamo utile riproporre le ultime tre in ordine di tempo per la loro attualità e perché, al di là delle singole tensioni,  la questione di fondo sul sindacato del giudice amministrativo e sui suoi limiti non può più essere elusa.

18/01/2022
La crescente procedimentalizzazione dell’atto parlamentare di indirizzo politico

La legge delega di riforma del processo penale assegna al legislatore delegato il compito di prevedere che gli uffici del pubblico ministero individuino – nell’ambito di criteri generali indicati dal Parlamento con legge – priorità trasparenti e predeterminate di selezione delle notizie di reato. A fronte di tale previsione lo scritto del Consigliere Buonomo esplora - con ricchezza di riferimenti alla disciplina del diritto parlamentare ed alla prassi - una tematica che si colloca a monte delle discussioni e dei confronti che scaturiranno dalla nuova normativa ma che è imprescindibile per coglierne la valenza e le implicazioni: le caratteristiche dell’atto parlamentare di indirizzo politico e la sua crescente procedimentalizzazione.

07/10/2021
Una legge che s’ha da fare

Le molte ragioni per cui una riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della magistratura è indispensabile ed urgente. E le direttrici di un positivo intervento riformatore.

04/10/2021
La decisione della Turchia e della Polonia di non far parte della Convenzione di Istanbul e le conseguenze per la tutela del diritto umano fondamentale delle donne a una vita libera dalla violenza

La Turchia ha revocato la propria partecipazione alla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e dalla Polonia provengono spinte dirette al ritiro ufficiale dalla Convenzione. In entrambi i casi, il testo della Convenzione viene additato come esempio della “ideologia gender” che minerebbe i valori della famiglia tradizionale. L’analisi della giurisprudenza europea evidenzia, invece, che nel sistema convenzionale di tutela dei diritti fondamentali non viene propugnata una determinata idea di famiglia ma che vi è una costante attenzione alle tradizioni costituzionali degli Stati membri. Ne consegue che la revoca della partecipazione alla Convenzione di Istanbul si traduce in un ulteriore atto di limitazione di diritti fondamentali che, questa volta, colpisce il diritto delle donne a una vita libera dalla violenza.

24/04/2021
Il cognome paterno e la disparità di genere. Una proposta in vista della attesa decisione della Corte costituzionale

L’articolo, movendo dalla decisione della sentenza della Corte costituzionale n. 21 del 2021, ripercorre, in posizione critica, la disciplina del cognome dei figli e del cognome della moglie. L’immagine che restituisce la legislazione italiana è fortemente patriarcale e maschilista; molto lontana dal realizzare il principio di eguaglianza giuridica e morale dei componenti della coppia. La disciplina del cognome dei figli e della moglie è una occasione importante, per realizzare quel cambiamento capace di rendere il diritto vigente coerente alla legalità costituzionale e, soprattutto, convenzionale. Il cognome dei figli non può risolversi avendo esclusivo riguardo alla posizione dei genitori e la loro eguaglianza sostanziale, ma considerando la sua rilevanza nello sviluppo della sua personalità, come elemento significativo della sua identità. L’A., auspicando che la Corte costituzionale vorrà intervenire in modo deciso, individua una possibile soluzione, ispirata al principio del doppio cognome. 

22/04/2021
Il Consejo General del Poder Judicial: una istituzione disastrata

Mentre la Costituzione del 1978, attraverso la creazione del Consejo General del Poder Judicial, aveva proposto un approccio radicalmente nuovo all’assetto potere giudiziario, con il riconoscimento del rilievo costituzionale della giurisdizione e con il rafforzamento dell’indipendenza del giudice, le leggi del 1980, 1985 e 2013, di cui nell’articolo vengono ripercorsi i tratti essenziali, non sono state orientate ad una disciplina del Consejo rispettosa della Costituzione ma a riflettere la congiuntura politica, con effetti che si sono dimostrati catastrofici. Se, per fortuna, i giudici e i tribunali godono in Spagna di uno statuto di indipendenza sufficientemente garantito e sono molti, di certo la maggioranza, che operano di conseguenza, questo avviene, costa riconoscerlo, a dispetto del Consejo General del Poder Judicial.

22/01/2021
Nuove ipotesi di illecito disciplinare

Parrebbe di prossima presentazione un ddl con delega al Governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario, contenente disposizioni sulla costituzione e il funzionamento del CSM. A complemento, si pensa all'introduzione di un nuovo illecito disciplinare: l’ingiustificata interferenza nell’attività di un componente del Consiglio. 

27/07/2020