Magistratura democratica
Cronache fuori dal Consiglio

La Procura di Cagliari e il “modello di magistrato”

di Giovanni Palombarini
già magistrato
Inauguriamo con questo articolo la nuova rubrica “Cronache fuori dal Consiglio”, con cui ci proponiamo di mettere a fuoco le questioni più rilevanti dell’autogoverno

Può essere consentito a un Procuratore della Repubblica frequentare in spirito di amicizia soggetti protagonisti della vita cittadina che godono, per la spregiudicatezza che caratterizza le loro attività, della doverosa attenzione, nota a molti, di Guardia di Finanza, Carabinieri e magistrati di altre Procure? E che magari sperano di conseguire qualche impropria personale utilità dalle loro frequentazioni con soggetti istituzionali? La conseguenza di questa disinvoltura può essere un semplice buffetto del Csm in considerazione del fatto che ogni magistrato ha un proprio modello del ruolo del giudice e che quindi più di tanto non si può sindacare? Sembrerebbe di sì, stando a recenti delibere della Prima Commissione e del Plenum del Csm, che hanno risolto la questione, appunto, con un buffetto.

Eppure.

Come emerge dalla delibera della Prima Commissione del Csm, un amico del Procuratore di Nuoro, da lui considerato una degna persona, educata, per bene, è in realtà un imprenditore, titolare della Spa Cofathec, indagato in processo della DDA per riciclaggio con l'aggravante mafiosa per vicende che ricadono nel territorio di competenza per i reati ordinari della Procura da lui diretta, un soggetto che tra l'altro compie operazioni sospette, segnalate dal sistema bancario, per somme rilevanti. Le indagini, nate a seguito di accertamenti della Guardia di Finanza, riguardavano le irregolarità di un contratto pluriennale intercorso fra l'Azienda sanitaria di Nuoro e appunto la Spa Cofathec Servizi per l'affidamento, tramite project financing, della concessione dei lavori relativi alla ristrutturazione di alcuni presidi ospedalieri della zona di Nuoro.

Una prima nota del dicembre 2015 trasmessa al Procuratore Generale dottor Roberto Sajeva dal Procuratore di Cagliari dottor Mauro Mura, informato dalla Guardia di Finanza, riguardava una telefonata intercettata fra il Commissario straordinario della ASL di Nuoro e la consigliera regionale Anna Maria Busia, nella quale gli interlocutori concordano sul fatto che le indagini venivano svolte dalla Procura di Cagliari e non da quella di Nuoro, pur essendo a giudizio della Busia il Procuratore di Nuoro a conoscenza delle cose perché le segnalazioni erano state diverse, anche esplicite, «e lui non ha fatto niente».

Un'ulteriore relazione trasmessa il 4 gennaio 2016 al Pg di Cagliari, a firma del Procuratore aggiunto dottor Gilberto Ganassi (che ormai svolgeva le funzioni di Procuratore a seguito del pensionamento del dottor Mura), evidenziava – come ricorda la Prima Commissione – che il titolare della Cofathec aveva fatto recapitare un dono natalizio al Procuratore di Nuoro.

Che il Procuratore abbia potuto avere sentore delle caratteristiche di alcuni personaggi per i quali era portato a nutrire sentimenti di amicizia sembrava emergere da numerose circostanze fattuali già note nel 2015, tra cui numerosi articoli di stampa sulle vicende oggetto di indagine, un’interrogazione parlamentare e, cosa di non poco rilievo, una sentenza del Tar Sardegna che dichiarava la nullità per illiceità della causa del contratto terminato poi sotto la lente di ingrandimento della Procura di Cagliari. A conferma dei tanti profili discutibili già affiorati, all’Ufficio dello stesso procuratore era successivamente giunta una segnalazione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione relativa alle indagini concernenti l'attività della società che faceva capo al suo amico e lo stesso Commissario straordinario della Asl di Nuoro gli aveva oralmente rappresentato le varie anomalie del contratto pluriennale affidato mediante project financing, ricevendone come tutta risposta l'invito a presentare una denuncia penale (tutto ciò è stato posto dal Procuratore, senza preoccupazioni di sorta, su un piano rigorosamente formale: gli atti sono confluiti in un modello 45 della Procura, in attesa di notizie di reato, sussistendo allo stato, a suo giudizio, solo un sospetto di illegittimità evidentemente non meritevole di approfondimenti ulteriori).

Una simile frequentazione può essere disinvoltamente accettata se l'indagato, che si dà del tu con il magistrato, di cui ha l'utenza telefonica e al quale ogni anno manda un regalo natalizio, ritiene in un'occasione di poter ottenere un appuntamento presso gli uffici della Procura senza contattarlo personalmente ma dando l'incarico di formulare l'istanza a intermediari che mantengono l'accortezza, nei contatti telefonici, di non pronunciare mai il suo nome? E se l'indagato, che pochi giorni prima era stato destinatario di una perquisizione disposta da altra Procura, ottiene tramite la intercessione del figlio di un altro indagato, l'appuntamento in Procura poi rimandato?

Eppure, il Procuratore era inserito da tempo nel contesto cittadino, aveva rapporti costanti con le forze dell’ordine e avrebbe dovuto rendersi conto dell'esistenza di tutte le criticità di cui si è detto.

Un altro amico di quel Procuratore, da quest’ultimo reputato una persona per bene, attivo nel volontariato e promotore di opere utili all'economia del territorio, è un soggetto da molti definito un faccendiere, che tende a mantenere buoni rapporti, pubblicamente esibiti, con uomini delle istituzioni ed esponenti politici, ed è anche in contatto con soggetti indagati per gravi reati contro la pubblica amministrazione e di natura economica. È anche un soggetto del quale, come ha riferito alla Prima Commissione il dottor Mauro Mura, la Procura distrettuale ha avuto modo di interessarsi in occasione delle indagini su un sequestro di persona e di quelle sull'omicidio di una donna (uno degli indagati per tale reato gli si era rivolto perché premesse sul Procuratore di Nuoro e perché questi premesse sul Procuratore di Cagliari, dottor Mura, per avere notizie). Di tutto ciò dà atto la relazione della Prima Commissione.

Il rapporto fra i due deve essere davvero amichevole se il Procuratore ha ottenuto il godimento di un alloggio, alla cui gestione è interessato un figlio dell'amico, per la somma mensile di 330 euro; ed è tale che, come rileva la Prima Commissione, nell'ambiente è possibile che qualcuno pensi che lo stesso possa chiedere un intervento del Procuratore su un altro ufficio giudiziario impegnato in indagini per gravi reati e per fatti di criminalità organizzata. Eppure tutta una serie di persone, magistrati, prefetti o ufficiali della Guardia di finanza o dei Carabinieri, hanno ritenuto opportuno non frequentare quella persona, avendo individuato le ragioni strumentali della sua attenzione ai buoni rapporti con gli esponenti delle istituzioni ed essendo manifeste le sue frequentazioni con l’ambiente della massoneria: fonti qualificate ascoltate dalla Prima Commissione lo descrivono come un noto appartenente alla massoneria, iscritto alla gran loggia d’Italia.

Del resto, indipendentemente da questi rapporti amicali, il Procuratore ha nel suo ambiente una tale autorità da potersi permettere di raccomandare un medico, poi regolarmente assunto, partecipante a un concorso pubblico per un ospedale di Nuoro. Da questo episodio è nato a Roma un procedimento conclusosi con un provvedimento di archiviazione del GIP in data 23 settembre 2016, non integrando il fatto un reato, rilevando lo stesso semmai – secondo la motivazione del provvedimento – solo ai fini disciplinari.

Anche questi comportamenti possono rientrare nella libera concezione del ruolo del giudice che ogni magistrato può avere? Si, secondo la prima commissione del Csm, che scrive testualmente che «il tema delle frequentazioni attiene più che altro al modello di magistrato».

Il Procuratore di Nuoro, che prima di essere sentito dal Csm ha saputo della esistenza dell'indagine della Prima Commissione da un componente del Consiglio (riferisce infatti che la sera prima di un suo incontro con il Pg dottor Sajeva al quale aveva chiesto spiegazioni, gli aveva telefonato un consigliere che gli aveva rivolto delle domande su aspetti specifici della vicenda), ha fornito le sue spiegazioni, che hanno convinto la Prima Commissione. Non ci si è posti un problema di distinguere frequentazioni e frequentazioni. Si è ritenuto che il complesso delle emergenze attenesse a un modello di magistrato «che richiama scelte e approcci di natura strettamente personale».

E così la cosa si è chiusa con un buffetto. Nessuna proposta invasiva della prima commissione per il Procuratore che rimane al suo posto, ma una richiesta di archiviazione accolta dal Plenum, accompagnata dalla trasmissione degli atti ai titolari della azione disciplinare e alla commissione competente per la nomina del procuratore di Cagliari (per tale pratica il Procuratore di Nuoro ha poi revocato la domanda). A fronte del «dispositivo» coerente con la riforma del 2006, che non lascia spazio allo strumento dell’art. 2 LG in caso di condotte «colpevoli», stupisce la motivazione della delibera rispetto ai profili di interesse per la valutazione di professionalità e di idoneità attitudinale.

Fortemente discutibile è il generico richiamo al modello di magistrato determinato da scelte personali. Perché se è vero che non è concepibile un modello, articolato e complesso, a più sfaccettature, per la attività giurisdizionale e per gli stili di vita, che possa essere imposto a ogni magistrato, è altrettanto vero che le libere scelte personali di ciascuno, anche per quel che concerne gli approcci con terze persone, non possono tradursi in frequentazioni, tra l'altro pubbliche, con soggetti noti come faccendieri e con soggetti indagati anche per reati gravi. L'assenza di imposizioni di modelli prestabiliti è una garanzia dell'indipendenza del giudice, il rispetto di criteri di riservatezza e di lontananza da persone fortemente discutibili, anche sotto il profilo penalistico (che altri magistrati hanno osservato nella vicenda), è una garanzia in primo luogo per la credibilità dell'istituzione.

Per Nuoro è stata fatta una scelta diversa.

Una scelta che fa riflettere anche sotto un altro importante profilo. Nel dibattito pubblico viene richiamata di frequente l’esigenza di salvaguardare l’«apparenza di imparzialità» del giudice. Lo si fa, tuttavia, troppo spesso a senso unico, vale a dire nei confronti del magistrato che manifesta le proprie convinzioni politiche, sociali, religiose, che partecipa alla vita culturale e sociale del Paese, che esplicita in maniera trasparente le opzioni valoriali che sottendono ogni interpretazione. Ci si dimentica, invece, di questo concetto proprio nel momento in cui quell’apparenza potrebbe essere messa in crisi dalle frequentazioni personali con imprenditori e politici e da un attivismo «politico» non palese.

 

07/04/2017
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