Magistratura democratica
Magistratura e società

Recensione a “Il cantiere delle lobby. Processi decisionali, consenso, regole”

di Filippo Cucuccio
Direttore generale dell’ Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, già dirigente Bnl

La recensione al volume di Enrico Carloni e Massimo Mazzoni, edito da Carocci (2020)

A Enrico Carloni, Professore di Diritto Amministrativo che insegna Politiche di Anticorruzione e Trasparenza nell’Università di Perugia e a Marco Mazzoni, Professore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi che insegna Lobbying e Relazioni Pubbliche nello stesso Ateneo vanno riconosciuti il coraggio e il merito di aver affrontato in un’ottica innovativa un fenomeno particolarmente complesso e problematico, il lobbying.

Un fenomeno, oggetto di attenzione, sia nei dibattiti pubblici, sia nelle indagini e successive riflessioni di natura scientifica, ma la cui lettura è stata frequentemente condizionata da un approccio sostanzialmente volto a metterne in evidenza gli aspetti negativi, prevalentemente, in termini di rischio di mancata trasparenza e di influenze distorsive sui meccanismi decisionali democratici.

Al contrario questo libro, dalle dimensioni contenute con 4 capitoli densi di riferimenti e riflessioni e, comunque, arricchito da una robusta e solida bibliografia, pur non trascurando gli accennati aspetti negativi, preferisce proporre al lettore un cammino di conoscenza utile a comprendere la storia del fenomeno, e, soprattutto, importante a cogliere la caratteristica intrinseca della sua modificabilità evolutiva alla luce dei cambiamenti di contesto in cui sui manifesta. 

L’impianto del libro muove inizialmente da una ricognizione sintetica, ma, comunque, particolarmente attenta a cogliere i diversi profili emersi dal dibattito sul lobbying e sul suo ruolo in una società, in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo dirompente. Ne emerge la convinzione dei due AA. a classificarlo, fondamentalmente, come un fatto comunicazionale che entra in modo significativo nella complessità dei processi decisionali pubblici. 

Pagine importanti, sono, pertanto, spese sulla definizione del lobbying, sull’individuazione delle attività e delle fasi caratterizzanti in cui si concretizza, sull’illustrazione della figura del lobbista e sulle diverse forme di manifestazione del fenomeno.

Di particolare interesse risulta, poi, il capitolo dedicato alla regolamentazione di questo fenomeno. Vengono, cosi, analizzati i due principali modelli di lobbying. In quello denominato Modello Washington, riferito alla realtà degli Stati Uniti, ne viene sottolineata, da un lato l’importanza, sia per essere quel Paese arrivato per primo alla regolamentazione, sia per l’esperienza maturata concretamente e la necessità conseguente di un adeguamento legislativo, sia, infine, per il peso specifico degli USA sull’ordine mondiale. Dall’altro lato non può passare sotto silenzio la caratteristica di questo modello di porre il proprio baricentro su un principio di trasparenza orientato particolarmente a contenere i possibili effetti patologici del lobbying.

Quanto al secondo modello, il cosiddetto Modello Bruxelles, di chiara origine europea e legato all’esperienza di quella che attualmente è l’Unione Europea, la lettura data porta a sottolinearne un baricentro costituito sempre dal principio di trasparenza, ma in questo caso orientato a favorire la partecipazione e, quindi, interpretato come un’opportunità per migliorare i processi decisionali pubblici. Dal raffronto tra i due modelli scaturisce anche una riflessione specifica sulla diversità dei due sistemi sanzionatori da essi previsti che mette in evidenza come nel modello Bruxelles l’efficacia afflittiva appare attenuata rispetto a quella del suo omologo di oltre Atlantico; pur non dimenticando di considerare le recenti regole vincolanti in tema di regolamentazione dell’attività di lobbying, introdotte dal Parlamento Europeo.

In alternativa a questi due modelli, ricordano i due AA., vi è una terza possibilità rappresentata da un non modello, quello della regolazione assente o della regolazione indiretta, di cui si sottolinea la conseguenza principale, valutabile in termini di una normativa frammentaria e disomogenea. 

Nella parte conclusiva del libro vengono, infine, efficacemente trattati alcuni temi contigui al lobbying, quali il rapporto con la corruzione, con il traffico di influenze e con il finanziamento della politica. E c’è anche uno spazio adeguato per configurare una valutazione riferita alla nostra esperienza nazionale - l’Italia è insieme con la Spagna il paese europeo, in cui finora i progetti di regolamentazione a livello nazionale si sono regolarmente arenati; da questa riflessione si trae la conclusione che i meccanismi di trasparenza adottati nel nostro Paese sembrano sicuramente trovare applicazione nella “parte bassa” del sistema pubblico, mentre non può dirsi lo stesso per i processi decisionali a più alto livello .

Ma anche questa criticità può essere interpretata – è il messaggio finale lasciato al lettore dai due AA. di questo stimolante libro - come un’opportunità da cogliere per disincagliare definitivamente il lobbying dallo stereotipo ammantato di una patina di illiceità; puntando, invece, a realizzare in Italia una sua regolamentazione, orientata al principio del corretto e trasparente funzionamento dei meccanismi decisionali pubblici nell’ambito di una sana democrazia, in uno scenario, quindi, in cui «gli interessi possono trovare modo di manifestarsi in modo pieno e trasparente nei percorsi decisionali».

10/04/2021
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10/04/2021