Magistratura democratica
Diritti senza confini

Il "buco nero" dei diritti nel cuore dell'Unione Europea: la frontiera franco-italiana come spazio di eccezione giuridica *

di Jacopo Colomba
project manager WeWorld (ONG operativa sul territorio di Ventimiglia dall’estate del 2016 con attività di orientamento e sostegno sociale e legale alle persone con background migratorio)

Analisi critica di un decennio di controlli sistematici a Ventimiglia: profili di illegittimità eurounitaria e il costo umano del confine

L’11 Giugno 2025, presso la Frontiera di Ponte San Ludovico, a pochi passi dalla Francia e dal Comune di Mentone, abbiamo ricordato, insieme ad organizzazioni umanitarie, volontari, attivisti e semplici cittadini del territorio, il decennale del ripristino dei controlli sistematici ai valichi di frontiera fra Francia e Italia. Una data e un anniversario fissato convenzionalmente e ufficiosamente da chi ha vissuto questo lembo di Europa a fianco delle persone in movimento e ha potuto testimoniare, a partire da quel giorno, l’ergersi di un muro basato su una linea dal colore invisibile, ma al tempo stesso ben marcata sull’epidermide di chi ne è portatore[1].

La frontiera franco-italiana, dall’estate 2015, è infatti diventata un osservatorio privilegiato, anticipatore delle tendenze e delle politiche che avrebbero attraversato tutti gli Stati nazionali e l’Unione Europea in materia migratoria: compressione del diritto d’asilo e dei diritti fondamentali, gestione del fenomeno in termini esclusivamente repressivi e di ordine pubblico, limitazioni della libertà di movimento all’interno del continente, società di arrivo polarizzate e manipolate da propaganda e informazioni fallaci o distorte.

La sospensione ufficiale del Trattato di Schengen e della libera circolazione fra i due Stati venne infatti richiesta e ottenuta dal Governo Francese solo 5 mesi più tardi, a novembre 2015, al fine di proteggere l’ordine pubblico e la sicurezza interna a seguito degli attentati che sconvolsero Parigi e la Francia[2], anche se nei fatti era già in essere dall’inizio dell’estate con lo scopo di controllare e disincentivare i flussi migratori in entrata.
Da quel momento, e durante tutto il decennio successivo, le autorità di frontiera francesi hanno intercettato e rinviato sul suolo italiano decine di migliaia di persone migranti prive dei documenti ritenuti necessari, spesso in maniera indiscriminata, collettiva, illegittima.

Durante i primi 3 anni di questa sospensione tali respingimenti alla frontiera avvenivano sulla base di prassi informali e su una presunzione che tutte le persone intercettate fossero passate in precedenza sul suolo italiano; solo nel 2018, infatti, il legislatore francese introdusse nel CESEDA (Code de l'entrée et du séjour des étrangers et du droit d'asile) l’art. 213-1-3 e con esso il regime del Refus d’entrée, sulla base del quale, attraverso un’equiparazione fra frontiere interne e esterne, si legittimavano le forze dell’ordine d’oltralpe a rifiutare l’entrata a chiunque venisse da loro rintracciato, privo di documenti, nell’area di 10 km dalla linea di frontiera con l’Italia, adottando nella sostanza una finzione di non ingresso[3] che verrà prossimamente “copiata” anche dal Patto sulla Migrazione e l’Asilo come base per la valutazione e lo screening di frontiera dei nuovi arrivati, specificando che  le domande di asilo presentate alle frontiere esterne non conferiscono un diritto automatico di entrare nell’Unione.

Il trattenimento delle persone fermate ai valichi di frontiera, che può in molte occasioni durare per svariate ore, ha presentato e continua a presentare ulteriori profili di problematicità: la limitazione della libertà personale  è stata applicata dalle autorità francesi in maniera del tutto informale e atipica fino al 2019, senza l’adozione del regime delle “zone d’atteints”, previsto invece per le frontiere esterne francesi.

Da quell’anno, invece, sono stati istituiti legalmente gli “espaces de mise à l’abri”, ovvero gli spazi di messa in protezione: formula con cui il legislatore francese ha ironicamente ribattezzato i luoghi di frontiera in cui le persone migranti venivano detenute, senza provvedimento giudiziale, in condizioni insalubri, di sovraffollamento e senza alcun accesso a difesa legale o a servizi di mediazione culturale. Una tale violazione delle più elementari prerogative umane che ha portato a descrivere questi siti come un buco nero dei diritti fondamentali nel cuore dell’Unione Europea[4].

Giuristi e società civile si sono mobilitati sin dall’inizio per provare a colmare tale vuoto, agendo direttamente per reclamare il rispetto delle garanzie sancite a livello internazionale e europeo, provando ad aggirare i muri progressivamente sorti nel Vecchio Continente.
A seguito di un rinvio pregiudiziale operato da un Tribunale Austriaco alla Corte di Giustizia dell’UE, riguardante il caso di un profugo afghano respinto dall’Austria alla Slovenia a Novembre 2017, successivamente a un controllo di frontiera effettuato pochi giorni dopo la notifica da parte del governo austriaco alla Commissione Europea della proroga del ripristino dei controlli interni di frontiera sulla base dell’art. 27 del CFS, la Corte di Giustizia ha preso due importanti decisioni: ad aprile 2022, con le decisioni c-368 e 369/30, ha stabilito che la Sospensione di Schengen può essere richiesta da uno Stato membro per 6+6 mesi a seguito di minaccia grave e non prevedibile alla propria sicurezza, arrivando fino a un massimo di 2 anni solo in caso di circostanze eccezionali e qualora la minaccia riguardi l’intero Spazio Schengen, imponendo di fatto uno stop alle proroghe automatiche e a catena richieste da molti Stati e concedendo loro la possibilità di ripristinare i controlli interni solo sulla base di nuove e comprovate minacce[5].

Il lume di speranza acceso da tali deliberazioni si è però rapidamente spento a queste latitudini, in quanto le stesse sono state, in realtà, aggirate dal Governo Francese, il quale persiste ancora oggi in un’interrotta sospensione ai suoi confini della libera circolazione delle persone.
Come reazione, una rete di avvocati e associazioni franco-italiane, a cui noi contribuiamo direttamente raccogliendo dati e testimonianze, ha elaborato nuove azioni legali per far fronte alle continue  violazioni riscontrate: il 21 settembre 2023, a seguito di un rinvio pregiudiziale ad opera di un magistrato francese, conseguente ad un contenzioso adito dalla rete, la Corte GUE ha sancito che, seppur un Paese membro abbia ripristinato controlli sistematici ai propri confini attraverso la sospensione di Schengen, ciò non lo legittima in alcun modo ad effettuare respingimenti indiscriminati e sbrigativi, in quanto tali prassi sono contrarie alla Direttiva 2008/115/CE (cosiddetta Direttiva Rimpatri), la quale concede al cittadino extraeuropeo fermato in frontiera un periodo di tempo per lasciare volontariamente il territorio[6].

A questo punto, il 2 febbraio 2024, il Consiglio di Stato Francese si è dovuto adeguare a tale pronuncia, decretando l’illegittimità e la contrarietà al diritto europeo dell’art.213-1-3 del CESEDA, sostituendo il regime del refus d’entrée con quello della “riammissione semplificata in frontiera”, sulla base dell’Accordo bilaterale di Chambéry in vigore dal 1 dicembre 1999. Tale procedura dovrebbe prevedere un quadro normativo più tutelante nei confronti della persona migrante fermata, concedendo altresì tempo e margine alle autorità italiane di frontiera per valutare, ed eventualmente rifiutare, la richiesta di riammissione sul suolo italiano (mentre, nel vigore del sistema previgente, si limitavano a prendere atto del respingimento francese)[7].

Tuttavia, dopo più di due anni di osservazioni e di incontri quotidiani con le persone rinviate alla frontiera di Ponte San-Luigi, il quadro che possiamo tratteggiare è a forti tinte scure: solo durante il 2025 sono state riammesse a Ventimiglia più di 10.000 persone[8], l’accesso alla procedura d’asilo continua ad essere ostacolato, le condizioni detentive oltre l’abuso, l’accesso ai diritti umani di base sostanzialmente negato, persistono i tentativi di negare una presa in carico dei minori non accompagnati rintracciati. Quantomeno, qualche decina di km più a Nord, ai valichi di frontiera che separano la Val di Susa dalle Hautes Alpes, meno “attenzionati” dal punto vista mediatico e politico, viene riportata una maggiore adesione da parte delle autorità francesi al dettato del Consiglio di Stato e alla normativa europea, venendo garantita una messa in protezione dei minori soli nella quasi totalità dei casi, ponendo fine alle pratiche di respingimento a danno di questa particolare e vulnerabile categoria di persona migrante.

Le prospettive e le conseguenti ricadute che il nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo avranno sui movimenti interni e sul contesto della frontiera franco-italiana sono ancora incerte e ancora tutte da analizzare, soprattutto nell’attuale assenza dei decreti attutativi.

Ciò che è fuori di dubbio è invece il costo umano che questi quasi 11 anni di controlli sistematici su base etnica hanno prodotto: un peso già oggi difficile da sopportare, costituito da 51 giovani vite spezzate nel tentativo di migliorare la propria esistenza raggiungendo la meta agognata. La più giovane una ragazza eritrea di 16 anni, falciata da un tir il 7 ottobre 2016[9], mentre tentava di raggiungere la Francia percorrendo un tunnel autostradale dell’A10; l’ultimo in ordine cronologico un venticinquenne tunisino travolto da un treno il 13 marzo 2026 a pochi metri dal confine[10].

A tutti e tutte loro, a seguito di una mobilitazione collettiva promossa da decine di associazioni e persone solidali, verrà dedicato un memoriale che, partire da settembre 2026, sorgerà in un’aiuola di Ponte San Ludovico, in un’area a pochi passi dal mare concessa dal Comune di Ventimiglia. Uno spazio di ricordo e raccoglimento, per accompagnare familiari e amici nel lutto e per mantenere viva una memoria collettiva che rifiutiamo di lasciar scomparire[11].


 
[1] Per un approfondimento: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/12/frontiera-ucciso-ventimiglia-preghiera-interreligiosa-dieci-anni-chiusura-frontiera/8024813/

[2] Si veda: https://www.mixerplanet.com/attentati-parigi-hollande-chiude-le-frontiere

[3] Per un ulteriore approfondimento sull’evoluzione del regime di respingimento alla frontiera franco-italiana si veda: https://www.questionegiustizia.it/articolo/quale-regime-per-l-attraversamento-delle-frontiere-interne-in-caso-di-ripristino-dei-controlli-di-frontiera#:~:text=Con%20sentenza%20resa%20il%2021%20settembre%202023,interne%20e%20delle%20regole%20ivi%20applicabili%2C%20nel

[4] Per un’ulteriore analisi sulle condizioni di detenzione e sul quadro giuridico: https://anafe.org/wp-content/uploads/2024/10/lpl_-_guide_de_sensibilisation_vf-enfermement-FIT.pdf

[5] Per un approfondimento su tali decisioni: https://dirittifondamentali.it/2022/05/12/la-corte-di-giustizia-si-pronuncia-in-tema-di-ripristino-da-parte-di-uno-stato-membro-del-controllo-di-frontiera-alle-sue-frontiere-con-altri-stati-membri-cgue-grande-sezione-sentenza-26-aprile-202/

[6] Per un approfondimento sulla sentenza si veda: https://www.meltingpot.org/2023/09/corte-di-giustizia-ue-vietato-il-respingimento-sistematico-alle-frontiere-interne/

[7] Per un esame dettagliato della decisione e delle sue ripercussioni nel contesto della frontiera franco-italiana: https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/17/migranti-la-francia-si-piega-al-consiglio-di-stato-alla-frontiera-di-ventimiglia-crollano-i-respingimenti-attivisti-ma-militarizzazione-prosegue/7448869/

[8] Dichiarazioni del Prefetto di Nizza Hugues Moutouh: https://www.nicematin.com/societe/immigration/les-interceptions-de-migrants-a-la-frontiere-franco-italienne-dans-les-alpes-maritimes-a-la-hausse-avec-l-augmentation-du-nombre-de-debarquements-en-italie-973008

[9] Sulla notizia: https://genova.repubblica.it/cronaca/2016/10/07/news/ventimiglia_giovane_migrante_investita_e_uccisa_mentre_tenta_di_passare_il_confine-149307353/

[10] Si veda: https://www.riviera24.it/2026/03/morto-sui-binari-a-ventimiglia-identificato-dalla-polfer-il-giovane-straniero-956226/

[11] Al seguente link l’appello recentemente lanciato per raccogliere i fondi necessari alla costruzione del memoriale: https://www.we-solidaire.com/fr/collecte/reconstruire-le-memorial-de-vintimille 

[*]

Intervento in occasione dell'evento Confini, migrazioni ed accoglienza. Il nuovo Patto dell’Unione Europea, la tutela dei diritti fondamentali dei migranti, svoltosi a Ventimiglia (IM) il 1° maggio 2026 in occasione della tappa finale dell'iniziativa promossa da Medel Justice rolls on for Murat Arslan and the Rule of Law - «Roulez justice!» (https://medelnet.eu/justice-rolls-on-for-murat-arslan-and-the-rule-of-law-ventimiglia-1-5-26/).  

09/06/2026
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09/06/2026
Detenzione amministrativa, trasparenza e controllo democratico: il FOIA come strumento di resistenza all'opacità dei centri di confinamento. Note a margine di TAR Lazio, sez. I ter, 13 nov. 2025, n. 20335 e Cons. Stato, sez. III, 23 mar. 2026, n. 2406

L’articolo analizza il rapporto tra l’istituto della detenzione amministrativa, il principio della trasparenza dell’azione amministrativa e il controllo democratico, alla luce di due recenti decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato relative all’accesso civico al registro degli eventi critici del CPR di Gjadër, in Albania. Si evidenzia come il cosiddetto “Modello Albania” rappresenti una forma di esternalizzazione della detenzione amministrativa che tende a ridurre le possibilità di controllo giurisdizionale, mediatico e della società civile sulle condizioni di trattenimento. Le pronunce esaminate affermano principi rilevanti in materia di FOIA, stabilendo che il diniego di accesso ai documenti deve fondarsi su un pregiudizio concreto e dimostrabile e che l’oscuramento selettivo dei dati personali costituisce una soluzione obbligata rispetto al rifiuto integrale dell’ostensione. L’articolo sottolinea inoltre come l’uso della tutela della privacy possa trasformarsi, in questi contesti, in uno strumento di opacizzazione istituzionale anziché di protezione dei dati personali dei trattenuti. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’accesso fisico ai centri di detenzione da parte di giornalisti, avvocati, magistrati e ricercatori, considerato elemento essenziale per la tutela dei diritti fondamentali. In conclusione, gli autori evidenziano come il diritto all’informazione e alla trasparenza rappresentino una garanzia essenziale per assicurare un effettivo controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà e per valutare la compatibilità delle pratiche di detenzione extraterritoriale con i principi dello Stato di diritto.

01/06/2026
Protezione speciale, divieto di respingimento e obblighi costituzionali: l’art. 5, comma 6 TUI quale clausola di chiusura e salvaguardia dei diritti della persona straniera

Lo scritto indaga, in una prospettiva di diritto costituzionale, l’art. 5, comma 6, d.lgs. n. 286/1998, quale clausola di chiusura e di salvaguardia del sistema di tutela della persona straniera. Anche a fronte di recenti scelte legislative restrittive, tra cui quelle introdotte dal decreto Cutro, la norma continua a consentire al giudice di impedire il respingimento e di riconoscere la protezione speciale, in funzione del rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. L’analisi si sofferma, in particolare, sul ruolo del diritto d’asilo (art. 10, comma 3 Cost.), dei diritti inviolabili e del dovere di solidarietà (art. 2 Cost.), nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento Ue e internazionale (artt. 11 e 117, comma 1 Cost.).

28/04/2026
Un altro NO
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Il rifiuto di magistrati, avvocati e giuristi al “premio” ai difensori per i rimpatri, in difesa del ruolo e della funzione dell’Avvocatura. Questione giustizia pubblica i documenti dei protagonisti della giustizia, per il loro valore di testimonianza e di fedeltà ai principi che regolano la funzione del difensore.

22/04/2026
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22/04/2026
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21/04/2026