Separare la magistratura non è una soluzione
25 novembre 2025
Documento sulla riforma costituzionale in materia di ordinamento
giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare
sottoscritto da studiose e studiosi di Procedura penale
I sottoscritti professori universitari
Considerato che
- solo un approccio scientifico ai temi toccati dalla riforma costituzionale può contribuire a stemperare le forti contrapposizioni che si stanno delineando tra i favorevoli e i contrari, e tra la magistratura e l’avvocatura, che rischiano di produrre conseguenze assai negative per la giustizia penale italiana;
- la maggioranza del Consiglio direttivo dell’Associazione tra gli studiosi del processo penale “Gian Domenico Pisapia” ha approvato e diffuso un documento sulla riforma costituzionale della magistratura e che appare utile arricchire il dibattito sul tema.
Premesso che
- la rigorosa separazione delle funzioni di accusa, difesa e giudizio è un connotato irrinunciabile di qualunque sistema processuale che voglia dirsi autenticamente accusatorio, ma un’attenta e non semplicistica comparazione con ordinamenti europei ed extraeuropei e una lettura non affrettata della giurisprudenza sovranazionale dimostrano che non vi è una correlazione necessaria tra modello processuale e assetto delle carriere e che, nei Paesi a forte tradizione accusatoria, le radici professionali di pubblico ministero, avvocato e giudice sono comuni;
osservano nel merito che
- la separazione della magistratura, congegnata dalla riforma, non è necessaria per attuare il giusto processo contemplato dall’art. 111 Cost., né fornisce alcun contributo alla risoluzione dei problemi che affliggono la giustizia penale italiana (primo fra tutti la durata irragionevole), non apparendo una terapia adeguata al nostro agonizzante processo penale;
- la modifica costituzionale rischia di portare a un mutamento genetico del pubblico ministero, destinato a configurarsi sempre più come organo schiacciato su mere istanze di repressione, e a un suo conseguente pericoloso rafforzamento;
- questa involuzione del pubblico ministero è destinata a tradursi in un progressivo indebolimento delle garanzie per indagati e imputati (soprattutto non abbienti);
- lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e l’introduzione del sorteggio secco per la componente togata rischiano di indebolire i presidi di autonomia e indipendenza, tanto dei pubblici ministeri, quanto (e forse soprattutto) dei giudici;
- la disciplina dell’Alta Corte disciplinare, per come configurata dalla proposta, presenta notevoli criticità sul piano della composizione e sul versante del procedimento;
- la definizione di molte questioni fondamentali – quali, solo per citare le principali, la modalità di individuazione dei sorteggiabili e la composizione dei collegi della Corte disciplinare – è rimessa alla legislazione ordinaria, con il pericolo di soluzioni condizionate dalla maggioranza politica del momento e non sufficientemente meditate.
Silvia Allegrezza, associata di Diritto e Procedura penale, Università di Lussemburgo
Roberta Aprati, ordinaria di Procedura penale, Università di Roma “Unitelma-Sapienza”
Teresa Bene, ordinaria di Procedura penale, Università di Napoli “Federico II”
Marta Bargis, emerita di Procedura penale, Università del Piemonte Orientale
Hervé Belluta, ordinario di Procedura penale, Università di Brescia
Valentina Bonini, associata di Procedura penale, Università di Pisa
Pasquale Bronzo, associato di Procedura penale, Università di Roma “La Sapienza”
Silvia Buzzelli, associata di Procedura penale, Università di Milano-Bicocca
Michele Caianiello, ordinario di Procedura penale, Università di Bologna
Arturo Capone, associato di Procedura penale, Università di Reggio Calabria
Francesco Caprioli, ordinario di Procedura penale Università di Roma “La Sapienza”
Fabio Cassibba, ordinario di Procedura penale, Università di Parma
Donatella Curtotti, ordinaria di Procedura penale, Università di Foggia
Marcello Daniele, ordinario di Procedura penale, Università di Padova
Mario Deganello, ricercatore di Procedura penale, Università di Torino
Franco Della Casa, emerito di Procedura penale, Università di Genova
Gabriella Di Paolo, ordinaria di Procedura penale, Università di Trento
Fabiana Falato, associata di Procedura penale, Università di Napoli “Federico II”
Vittorio Fanchiotti, già ordinario di Procedura penale, Università di Genova
Carlo Fiorio, ordinario di Procedura penale, Università di Perugia
Chiara Gabrielli, associata di Procedura penale, Università di Urbino “Carlo Bo”
Mitja Gialuz, ordinario di Procedura penale, Università di Genova
Livia Giuliani, ordinaria di Procedura penale, Università di Pavia
Lucia Iandolo, già associata di Procedura penale, Università di Bari
Clelia Iasevoli, ordinaria di Procedura penale, Università di Napoli “Federico II”
Giulio Illuminati, già ordinario di Procedura penale, Università di Bologna
Roberto E. Kostoris, emerito di Procedura penale, Università di Padova
Katia La Regina, ordinaria di Procedura penale, Università di Benevento “G. Fortunato”
Barbara Lavarini, ordinaria di Procedura penale, Università di Torino
Elisa Lorenzetto, associata di Procedura penale, Università di Verona
Paola Maggio, ordinaria di Procedura penale, Università di Palermo
Barbara Nacar, associata di Procedura penale, Università di Napoli “Federico II”
Renzo Orlandi, professore “Alma Mater”, Università di Bologna
Francesco Peroni, ordinario di Procedura penale, Università di Trieste
Adonella Presutti, già ordinaria di Procedura penale, Università di Verona
Angela Procaccino, ordinaria di Procedura penale, Università di Foggia
Serena Quattrocolo, ordinaria di Procedura penale, Università di Torino
Rosa Anna Ruggiero, associata di Procedura penale, Università della Tuscia (Viterbo)
Paola Spagnolo, ordinaria di Procedura penale, Università di Roma LUMSA
Giulio Ubertis, già ordinario di Procedura penale, Università di Milano “Cattolica”
Elena Valentini, associata di Procedura penale, Università di Bologna
* Pubblicato su QG online il 26 novembre 2025 (www.questionegiustizia.it/articolo/separare-la-magistratura-non-e-una-soluzione-un-documento-sottoscritto-da-studiose-e-studiosi-di-procedura-penale), in risposta al documento a sostegno della riforma costituzionale diffuso dal Consiglio direttivo dell’Associazione tra gli Studiosi del Processo penale “Gian Domenico Pisapia”.