Magistratura democratica
cinema e letteratura

Comandante

di Oscar Magi
Giudice Tribunale di Milano
Una recensione del film di Enrico Maisto vincitore del premio Aprile al "Milano Film Festival"
Comandante

Qualche giorno fa per la rassegna "Milano film festival" ho visto "Comandante" film scritto e diretto da Enrico Maisto, figlio di Franco Maisto e di Anna Conforti.

Sono rimasto veramente stupito, emozionato e coinvolto: vedere e sentire la storia dei "nostri" anni '70 raccontata attraverso gli occhi di un ragazzo di soli 26 anni (che si ha avuto la fortuna e l'occasione di conoscere) è stato un vero privilegio ed una sorpresa bellissima.

Il film è raccontato in prima persona da Enrico che, sempre fuori campo, insegue con la cinepresa un antico amico di famiglia, Felice, vecchio comunista, e suo padre Franco, in una sorta di continuo botta e risposta su cosa è accaduto molti anni prima che egli nascesse, in una Milano percorsa dalle violenze e dalle rivolte degli anni '70; in particolare Felice, meccanico e militante comunista, racconta la storia delle vite " difficili" di quegli anni, anni in cui si rischiava di venire arrestati solo per aver dato accoglienza a qualcuno, anni in cui molti scelsero la lotta armata "perché se tu chiedi una cosa giusta e nessuno ti risponde, e tu la chiedi una seconda volta ed una terza ed una quarta, alla fine c'è sempre qualcuno che .... "..; Felice non si nasconde dietro le parole e, sebbene affermi di non aver fatto sua quel tipo di scelta, fa capire di aver ben conosciuto il clima che si respirava in quegli anni e di averne, in qualche modo fatto parte.

Franco Maisto, incalzato dalle domande di Enrico, spiega il suo lavoro di magistrato di sorveglianza "di frontiera", racconta il suo essere un giudice " eretico", spiega cosa voleva dire far rispettare la Costituzione ed i diritti che dalla stessa nascevano in anni in cui molti facevano finta di non sentire o di non capire.

Franco e Felice erano (e sono ancora) amici e, forse ,fu in virtù di questa amicizia nata in una zona di confine tra la legalità e la rivolta, che Franco evitò di subire anche lui un attentato terrorista: forse, perchè , per una sorta di rigurgito di pudore, né Franco, né Felice ne parlano in modo aperto, ma solo per allusione.

Poi Franco parla della morte di Guido Galli, un "uomo con la u maiuscola", e del significato che la stessa ha avuto per lui e per la generazione di giovani magistrati di cui faceva parte.

Io credo che Enrico, con la sua profonda semplicità e con una energia insospettata, abbia fatto una cosa bellissima, di cui tutti noi (e parlo di "quelli degli anni '70") dobbiamo essergli grati: ha avuto il coraggio di fare delle domande, con una gentile implacabilità che è pari solo alla loro drammatica importanza; perché non sono solo le belle risposte di Franco e di Felice a fare il film, ma sono soprattutto le sue domande "come hai fatto a..." Perché...."Come è possibile che..."

Senza le domande, senza la voglia di Enrico di capire veramente, di prendere a metaforiche martellate il piedistallo di bronzo paterno, le risposte sarebbero state supponenti, saccenti, poco credibili.

Ma le domande le hanno rese chiare, semplici, importanti.

E siamo stati tutti trasportati su quella linea di confine che tanti di noi, in quegli anni, hanno frequentato, rischiando di prendere pallottole (e non solo figurate) sia da un lato che dall'altro, ma (come dice Franco in un momento cruciale del film) "rischiando", cercando anche noi delle risposte, ma non accontentandoci di quelle semplificatorie che vedevano tutto il bianco da una parte e tutto il nero dall'altra.

Un film, una storia, sul confine di noi stessi.

Un film, una storia, bellissima.

19/09/2014
Altri articoli di Oscar Magi
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Il traditore, un film per (ri)guardare un pezzo della nostra storia repubblicana
Il film di Marco Bellocchio, presentato all'ultimo Festival di Cannes, visto con lo sguardo di un magistrato
31/05/2019
Il colpevole–The guilty, un film di Gustav Möller
L'opera prima del regista danese è un thriller coinvolgente, drammatico e ricco di scelte estreme che però non stancano mai lo spettatore
11/05/2019
Cafarnao-Caos e miracoli, un film di Nadine Labaki
Zain, il piccolo protagonista dell'opera premio della Giuria a Cannes 2018, viene elevato a “manifesto” dei mali del mondo, offrendo ai nostri occhi la mostruosità di un’infanzia già troppo violata, cercando di coinvolgere un’umanità che rimane sempre troppo distante, inerme e colpevole
04/05/2019
Il verdetto-The children act, un film di Richard Eyre
La recensione all'opera tratta da La ballata di Adam Henry, un romanzo di Ian McEwan
10/11/2018
Opera senza autore, un film di Florian Henckel von Donnersmarck
Come ne Le vite degli altri, anche in quest'opera l’autore riesce a dipingere, attraverso la storia di singole persone, la Storia di un’intera nazione dilaniata e stravolta dalle leggi dittatoriali passate da quelle naziste a quelle filosovietiche
27/10/2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18/09/2018
Dogman, una scellerata storia di periferia
Matteo Garrone, ispirato dalla vicenda romana del Canaro, torna con la sua macchina da presa sul litorale campano per tratteggiare un universo di violenza e degrado in cui Bene e Male finiscono per mescolarsi, perdendo i propri confini
02/06/2018
La casa sul mare, un film di Robert Guédiguian
Il regista francese ci regala una storia di straordinaria bellezza, raccontata con delicatezza e asciuttezza. Un'opera in cui la trama si dipana perché ciascun personaggio possa riappropriarsi della sua storia e della vita. Mentre il treno sullo sfondo continuamente va e poi ritorna. Perché la vita non può fermarsi
26/05/2018
La giornata particolare di una giuria popolare
Una nuova recensione per La convocazione di Enrico Maisto, un film in cui l'autore passa con naturalezza dalla narrazione del registro intimo e quotidiano dei convocati a comporre la giuria a quello solenne del giuramento finale in un crescendo emotivo e intenso.
03/02/2018