Magistratura democratica
cinema e letteratura

In grazia di Dio

di Marco Guida
Giudice Tribunale di Bari
Una recensione dell'ultimo film di Edoardo Winspeare
In grazia di Dio

Quando ci si innamora di un film?

C’è un attimo, una scena che lo rendono indimenticabile a te spettatore?

Io credo di si.

Amo molto i film sulla fuga, adoro “Mediterraneo” di Salvatores.

Una scena magica: quella dei due soldati “montanari”, due fratelli, che scelgono di andare a fare la guardia in solitaria su un promontorio; qui conoscono una ragazza greca, se ne innamorano, scoprono con lei la vita e imparano anche a nuotare, buttandosi da uno scoglio alto, tutti e tre nudi.

Un momento di assoluta libertà, felicità, amore per la vita.

Stasera mi sono innamorato dell’ultimo film di Winspeare, “In grazia di Dio”.

Non è stato amore a prima vista, ho ascoltato diffidente le prime scene, perplesso dalla scelta del linguaggio salentino sotto titolato.

Poi sono stato preso dalla forza dei personaggi, la storia di quattro donne, di tre generazioni diverse, incastonate nel paesaggio di un Salento che più bello non si potrebbe.

Ed in quel Salento non era possibile altra scelta, la lingua era proprio di quelle donne, di quelle pietre, di quegli ulivi imperanti, presenti in ogni scena, di quella terra rossa, mista di sudore e sangue.

Ogni scena, ogni inquadratura è un atto di amore: non solo quelle che abbiamo imparato ad amare in questi anni, in cui tanti registi hanno fatto mostra del mare, del sole, della natura.

Qui il regista mostra di amare anche le case bianche, quelle bruttissime scatole di scarpe trasformate in abitazioni, una dietro l’altro, che vanno a formare le tante strade dei nostri paesi.

L’occhio amorevole del regista, però, le trasforma, le fa sembrare piccoli castelli incantati, circondati dalla immensa bellezza della terra che abbraccia quel piccolo mondo.

Un mondo al femminile, donne forti, temprate dalle innumerevoli vicende della vita; donne che non si arrendono, che trovano nella loro terra quell’instancabile forza che ha sfamato, cresciuto, migliaia di generazioni dalla notte dei tempi.

Donne che, pur nella evidente differenza generazionale di approccio alla vita, hanno in comune la forza di reagire, di restare ben salde al presente, donne che non fuggono.

Un mondo al femminile in cui l’uomo non è contemplato, perché troppo debole, troppo timoroso, troppo infingardo, a volte violento.

L’uomo che di fronte alle difficoltà scappa in Svizzera, oppure cerca scorciatoie e finisce in prigione o che quando si sente defraudato reagisce scompostamente, con la violenza.

In questo universo femminile l’uomo può essere tollerato solo se ne accetta le regole, se si mantiene ai confini, se non intralcia.

Possente il quadro che chiude questa piccola opera d’arte: una natività tutta al femminile.

Spero che la scelta linguistica non penalizzi eccessivamente quest’opera, un piccolo grande capolavoro.

 

05/04/2014
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