home search menu
CEDU, pillole di novembre
Osservatorio internazionale
CEDU, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Prof. a contratto in Diritto dell’UE per l’impresa, Università degli Studi dell’Insubria
Prof. a contratto in Diritto europeo della concorrenza, Università degli Studi dell’Insubria
Avvocato Foro di Milano
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a novembre 2017

La Corte Edu si pronuncia in materia di libertà religiosa e di libertà di associazione

Sentenza della Corte Edu (Sezione Prima), 16 novembre 2017, rich. n. 3532/07, Arcidiocesi ortodossa di Ohrid (arcidiocesi greco-ortodosso di Ohrid del patriarcato di Peć) v. Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

Oggetto: Rispetto della libertà religiosa – Rifiuto di registrare un’associazione

La ricorrente, “l’Arcidiocesi ortodossa di Ohrid”, ribattezzata “Arcidiocesi di Ohrid greco-ortodossa di il Patriarcato di Peć”, è un’associazione religiosa non registrata. La questione sottoposta alla disamina della Corte Edu riguarda il rifiuto delle autorità nazionali di provvedere alla registrazione dell’associazione religiosa summenzionata, le cui istanze di registrazione sono state respinte, essenzialmente:

- per presunte deficienze formali (tra cui il fatto, che la domanda di registrazione era stata presentata da una persona non autorizzata al di fuori del termine legale e la circostanza che l’associazione ricorrente non aveva specificato se avrebbe operato come chiesa, comunità o gruppo);

- a causa dell’«origine straniera» dell’associazione richiedente;

- in considerazione del nome scelto dall’associazione ricorrente, che non differiva (sostanzialmente) dal nome di un’organizzazione già registrata;

- la presunta intenzione dell’associazione ricorrente di diventare un’entità religiosa parallela alla Chiesa ortodossa macedone.

Invocando l’art. 11 (libertà di riunione e associazione) letto alla luce dell’art. 9 (libertà di pensiero, coscienza e religione), l’associazione ricorrente ha affermato che il rifiuto di registrazione era finalizzato ad impedirle di esercitare i propri diritti religiosi.

Con riferimento al primo profilo, la Corte ha ritenuto che le decisioni nazionali, erano incentrate su aspetti puramente formalistici e che non chiarivano cosa dovesse fare il richiedente per ottenere l’anelata registrazione. Le ragioni addotte per quanto riguarda le carenze formali per la registrazione non erano «pertinenti e sufficienti».

Quanto all’origine straniera dell’associazione richiedente, a giudizio della Corte la legislazione pertinente non precludeva la registrazione di un’organizzazione religiosa fondata da una chiesa o da uno stato straniero.

Inoltre, secondo la legge nazionale, le autorità competenti dovevano esaminare le domande alla luce del requisito legale che precludeva la registrazione di un’entità religiosa il cui nome non differiva (sostanzialmente) dal nome di un’organizzazione già registrata. Nel contesto della libertà di associazione questa era una componente rilevante dal momento che il nome è tra gli elementi più importanti che identificano un’associazione, sia essa religiosa o meno, e la distingueva da altre organizzazioni di questo tipo. Tuttavia, nel caso di specie il nome scelto era sufficientemente specifico da distinguerlo dalla Chiesa ortodossa macedone (l’«Arcidiocesi ortodossa macedone-Ohrid» che aveva il «diritto storico, religioso, morale e sostanziale» per usare il nome «Ohrid Arcidiocesi»). Inoltre, non c’era nulla che potesse suggerire che l’associazione ricorrente intendesse identificarsi con la Chiesa ortodossa macedone.

Infine, quanto alla presunta intenzione dell’associazione ricorrente di diventare un’entità religiosa parallela alla Chiesa ortodossa macedone, il dovere di neutralità e imparzialità dello Stato osta a qualsiasi pretesa da parte dello Stato di valutare la legittimità delle credenze religiose o dei modi in cui tali credenze sono state espresse. Secondo la Corte Edu, l’autocefalia e l’unità della Chiesa ortodossa macedone era una questione di massima importanza per gli aderenti e i credenti di quella specifica Chiesa, ma non poteva giustificare, in una società democratica, l’uso di misure, quali quelle della fattispecie, tali da impedire all’associazione in questione in modo assoluto e incondizionato di iniziare qualsiasi attività. Il ruolo delle autorità in una situazione di conflitto tra o all’interno di gruppi religiosi non è quello di rimuovere la causa della tensione eliminando il pluralismo, ma di garantire che i gruppi in competizione si tollerino a vicenda. A giudizio della Corte è possibile intervenire con misure di natura preventiva per sopprimere la libertà di riunione e di espressione, ma ciò solo ed esclusivamente nei casi di incitamento alla violenza o di pregiudizio ai principi democratici. Tuttavia, in nessuna fase del procedimento di registrazione o nel procedimento dinanzi alla Corte è stato affermato che l’associazione avesse fatto ricorso all’uso della violenza o di qualsiasi mezzo antidemocratico nel perseguire i suoi obiettivi.

In considerazione di quanto sopra, secondo i giudici di Strasburgo non si può affermare che le ragioni fornite dalle autorità nazionali, nel loro insieme, fossero «pertinenti e sufficienti» per poter denegare il riconoscimento dell’associazione ricorrente come organizzazione religiosa, né il mancato poteva considerarsi «necessario in una società democratica». Ne consegue la violazione dell’art. 11 della Convenzione, interpretato alla luce dell’art. 9.

***

L’Italia ancora condannata in materia di espropriazione indiretta

Sentenza della Corte Edu (Sezione Prima), 16 novembre 2017, rich. n. 30801/06, Messana v. Italia

Oggetto: Espropriazione indiretta – Diritto di proprietà – Principio di legalità - violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale alla Cedu – Indennizzo – Valore venale che i beni avevano al momento della perdita della proprietà

Con la sentenza in commento, i giudici di Strasburgo hanno condannato, ancora una volta, l’Italia per la violazione dell’art. 1 del Protocollo addizionale alla Cedu. La fattispecie afferiva ad un caso di espropriazione indiretta, in cui l’autorità aveva occupato i terreni dei ricorrenti, in spregio alle norme dettate in tema di procedura espropriativa.

La Corte, dopo aver constatato che tra le parti in causa non era in discussione l’intervenuta perdita della proprietà privata (fatto pacifico), si è interrogata sulla legittima di siffatta privazione alla stregua del secondo periodo del primo paragrafo dell’art. 1 del Protocollo anzidetto. La Corte ha quindi ribadito che i principi pertinenti in materia richiedono che l’ingerenza dell’autorità pubblica sia lecita e si è focalizzata sul rispetto del principio di legalità.

A tal proposito, la Corte ha rilevato che, applicando il principio di espropriazione indiretta, i tribunali nazionali avevano ritenuto che i ricorrenti fossero stati privati dei loro beni dalla data della fine del periodo di regolare occupazione (1993 e 1994). A giudizio della Corte, invece, in assenza di un atto formale di espropriazione, è solo dalla decisione giudiziaria definitiva (21 gennaio 2006, data in cui la sentenza della Corte d’appello di Palermo che aveva riconosciuto l’espropriazione indiretta è divenuta definitiva) che può ritenersi verificata con certezza giuridica l’intervenuta espropriazione e, quindi, anche l’acquisizione del terreno da parte della pubblica amministrazione.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte ritiene che nel caso di specie l’amministrazione abbia violato il diritto al rispetto della proprietà dei ricorrenti. Di conseguenza, ha accertato la violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1, condannando lo Stato italiano a versare l’indennizzo per l’espropriazione indiretta parametrato al valore venale che i beni avevano al momento della perdita della proprietà, oltreché la corresponsione di una somma a titolo di danno morale, per il sentimento di impotenza e frustrazione patito dagli espropriati a causa della violazione subita.

*** 

La Corte Edu condanna la Russia per la violazione dell’art. 2 (diritto alla vita) e dell’art. 3 (divieto di tortura) della Cedu

Sentenza della Corte Edu (Sezione Terza) 28 novembre 2017, rich. n. 43664/16, Shmeleva v. Russia

Oggetto: Diritto alla vita – Assenza di un’indagine efficace – Divieto di tortura

La ricorrente madre del signor Denis Aleksandrovich Vyrzhikovskiy si duole del fatto che il figlio sia deceduto a causa di lesioni inflitte mentre era in custodia di polizia e che le autorità non abbiano condotto un’indagine efficace sugli eventi, essendo i colpevoli rimasti impuniti ed il procedimento archiviato. Ha pertanto dedotto dinanzi alla Corte la violazione dell’art. 2 della Cedu, violazione che non è stata contestata dal Governo.

Dopo aver premesso che i tribunali nazionali non dovrebbero mai permettere che i reati che comportano morti violente restino impuniti, la Corte osserva che la finalità principe delle sanzioni penali comprende sia «la retribuzione, come forma di giustizia per le vittime, sia la deterrenza generale finalizzata alla prevenzione di nuove violazioni e al rispetto dello stato di diritto». Tuttavia, a giudizio dei giudici di Strasburgo, nessuno di questi obiettivi può essere ottenuto senza che i presunti colpevoli siano consegnati alla giustizia. Di conseguenza, l’incapacità delle autorità di perseguire i più probabili autori diretti mina l’efficacia del meccanismo del diritto penale finalizzato alla prevenzione, alla repressione e alla punizione degli omicidi. Il rispetto degli obblighi procedurali dello Stato ai sensi dell’art. 2 richiede che l’ordinamento giuridico nazionale dimostri la sua capacità e volontà di far rispettare la legge penale nei confronti di coloro che hanno ucciso un altro uomo

Tenendo conto del riconoscimento da parte del Governo della violazione dell’art. 2 della Cedu, la Corte riconosce sia la responsabilità della Russia per la morte del ragazzo sia l’assenza di un’indagine efficace. Di conseguenza, accerta la violazione, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto quello procedurale.

La ricorrente ha anche lamentato che suo figlio era stato torturato dai poliziotti dopo il suo arresto. Neppure tale asserzione è stata opposta dal Governo che non ha contestato le affermazioni della ricorrente secondo cui suo figlio era stato sottoposto a maltrattamenti per mano della polizia. Poiché anche i tribunali russi avevano stabilito che le ferite del signor Vyrzhikovskiy erano state inflitte intenzionalmente durante il periodo in cui si trovava in stato di arresto, la Corte afferma che lo Stato deve ritenersi responsabile dei maltrattamenti del figlio della ricorrente e che tali maltrattamenti, data la gravità e la durata, integrano gli estremi della tortura. La Corte conclude che c’è stata una violazione sostanziale dell’art. 3 della Cedu. La Corte assegna alla ricorrente 60.000 euro a titolo di danno non patrimoniale.

8 febbraio 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
di Francesco Luigi Gatta
Con le due sentenze Şahin Alpay e Mehmet Hasan Altan del 20 marzo 2018, la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la violazione da parte della Turchia del diritto alla libertà personale e alla libertà di espressione di due giornalisti posti in detenzione per aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo. La Corte di Strasburgo va però oltre la vicenda dei due singoli ricorrenti, riconoscendo l’esistenza di gravi e diffusi problemi di rispetto dei diritti umani nell’ordinamento turco, soprattutto in riferimento alla libertà di esprimere il proprio dissenso, elemento che, si sottolinea con forza, rappresenta una caratteristica essenziale e irrinunciabile di una società democratica.
9 aprile 2018
CEDU, pillole di gennaio
CEDU, pillole di gennaio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a gennaio 2018
4 aprile 2018
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
di Nicola Colaianni
Osservazioni sulla sentenza della Corte europea dei diritti umani (Sekmadienis Ltd. v. Lithuania) sul caso della pubblicità a sfondo religioso utilizzata da un’azienda lituana
1 marzo 2018
CEDU, pillole di dicembre
CEDU, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a dicembre 2017
26 febbraio 2018
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Oggi a Strasburgo, si celebra l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tra gli ospiti il presidente della Corte di giustizia europea, Koen Lenaerts.
26 gennaio 2018
CEDU, pillole di ottobre
CEDU, pillole di ottobre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a ottobre 2017
19 dicembre 2017
CEDU, pillole di settembre
CEDU, pillole di settembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a settembre 2017
14 dicembre 2017
Newsletter


Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Osservatorio internazionale
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
di Nello Rossi
Il drammatico e infinito conflitto tra israeliani e palestinesi è caratterizzato da una costante: l’oppressione e la repressione dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Ma, accanto a questa tragica “costante”, che ha avuto un nuovo picco nei massacri di questi mesi, si sta verificando un fatto nuovo e diverso, e cioè la creazione di due diritti differenti per i due popoli che vivono in quell’area del mondo? Si è di fronte alla istituzionalizzazione, a danno dei palestinesi, di un vero e proprio regime di apartheid, bollato come un crimine dalle Convenzioni internazionali? L’articolo tenta di rispondere a questo interrogativo attraverso l’analisi dei molteplici comportamenti vessatori e discriminatori posti in essere dalle autorità israeliane e della “mens rea” del crimine di apartheid alla luce del diritto internazionale.
23 maggio 2018
CGUE, pillole di marzo
CGUE, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a marzo 2018
18 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
di Nicola Colaianni
La Corte di giustizia si occupa per la prima volta dell’art. 4, par. 2, della direttiva 2000/78/CE sui limiti dell’esenzione delle organizzazioni di tendenza religiosa dal divieto di discriminazioni di carattere religioso in materia di lavoro. A fronte di un ordinamento come quello tedesco, che ha dato attuazione piuttosto blanda alla direttiva favorendo ampiamente l’autonomia confessionale e limitando conseguentemente il controllo giurisdizionale alla mera plausibilità del provvedimento confessionale, Corte giust. 17 aprile 2018, causa C-414/16 opta per l’interpretazione rigorosa del carattere essenziale, legittimo e giustificato del nesso tra mansioni del lavoratore e attività dell’ente, da accompagnare con l’applicazione del principio di proporzionalità (dalla stessa direttiva non richiamato espressamente). Il riconoscimento di una cognizione piena ed esauriente da parte del giudice consente una valutazione oggettiva, e non spiritualistica, del rapporto tra lavoro e tendenza in direzione di una tutela più efficace dei cittadini da discriminazioni di carattere religioso.
3 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018