Magistratura democratica
Pillole di COE

Pillole di Consiglio d'Europa n. 7

Commissaria per i diritti umani

Gli Stati membri del Consiglio d’Europa stanno adottando normative sempre più securitarie, violando i diritti dei migranti e dei difensori dei diritti umani e dei diritti ambientali. In alcuni casi vengono utilizzate misure, come la custodia cautelare o le misure di sorveglianza speciale, volte a mettere a tacere gli attivisti.

Di Marika Ikonomu, Università Statale di Milano, già tirocinante presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa

PAROLE CHIAVE ITA/ENG:

Politiche migratorie, espulsioni e rimpatri, detenzione arbitraria, difensori dei diritti umani, ambiente e diritti umani, attivisti ambientali e giornalisti investigativi

Migration policies, deportations and returns, arbitrary detention, human rights defenders, human rights and environment, environmental human rights defenders and investigative journalists

 

1. Il parlamento greco dovrebbe adeguare il progetto di legge sulle espulsioni e i rimpatri agli standard dei diritti umani / Greece's Parliament should align the deportations and return bill with human rights standards

«Il parlamento greco dovrebbe riconsiderare la proposta di legge, oggi in discussione, che impedisce seriamente il salvataggio di vite umane da parte delle organizzazioni non governative e limita il loro lavoro di monitoraggio in tema di diritti umani nel mar Egeo», ha detto la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa Dunja Mijatović lo scorso 3 settembre. 

L'articolo 40 del progetto di legge sulle espulsioni e i rimpatri limita l'attività delle ong nelle aree di competenza della guardia costiera greca, imponendo sanzioni pesanti in caso di inosservanza. La disposizione, denuncia la commissaria, è stata aggiunta al progetto di legge dopo la chiusura della consultazione pubblica, impedendo di fatto ai diretti interessati e alle strutture nazionali a difesa dei diritti umani di presentare osservazioni. 

«Le organizzazioni della società civile assicurano la protezione dei diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei Migranti, e giocano un ruolo fondamentale nel monitoraggio e nel riportare respingimenti o altre violazioni dei diritti umani», sottolinea la commissaria Mijatović, che lo scorso maggio ha inviato una lettera alle autorità greche per evidenziare l'importanza del lavoro svolto dalle ong.

La commissaria chiede dunque allo Stato membro di rimuovere le limitazioni introdotte nel progetto di legge e, rivolgendosi a tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa, esorta i governi a collaborare in modo costruttivo con le ong con l'obiettivo di proteggere le vite e i diritti di chi si trova in una situazione di rischio in mare. 

Ma ci sono altri elementi molto criticati da chi lavora a difesa dei diritti umani, per l'impatto che avranno sul diritto d'asilo, sul principio di non refoulement, sulle garanzie nelle procedure di rimpatrio e sulla prevenzione della detenzione. Mijatović è quindi «delusa dal fatto che le autorità greche non abbiano preso in considerazione i commenti e le raccomandazioni fatte dalle organizzazioni per i diritti umani e dagli esperti delle ong» e chiede ai membri del parlamento di assicurare che, una volta entrato in vigore il progetto di legge, la Grecia rispetti tutti i suoi obblighi, tra cui la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Convenzione sui rifugiati. 

 

2. Turchia: la decisione di prolungare la detenzione di Osman Kavala mostra l'oltraggio ai diritti umani e allo stato di diritto / Turkey: prolongation of detention of Osman Kavala displays contempt for human rights and the rule of law

Osman Kavala è «vittima di un sistema di giustizia che è stato usato per mettere a tacere difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti». Così la commissaria per i diritti umani Dunja Mijatović commenta la decisione della 13esima Corte d’assise di Istanbul, che ha stabilito il prolungamento della detenzione dell'imprenditore turco difensore dei diritti umani, e chiede la sua immediata liberazione. La decisione dei giudici turchi, continua la commissaria, è stata presa in violazione di una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell'uomo, di sei decisioni e una risoluzione ad interim del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, che ha definito la detenzione arbitraria e ha richiesto il suo immediato rilascio. 

La corte di Istanbul infatti con la decisione del 2 agosto, in cui ha ordinato l'unione di diversi procedimenti, tra cui alcuni relativi a una protesta a Gezi park nel 2013, ha allontanato le aspettative di una sua liberazione. 

Kavala si trova in carcere da 46 mesi. La Corte Edu, nel dicembre 2019, ha riconosciuto nella detenzione di Kavala l'intento delle autorità turche di dissuadere il lavoro degli attivisti per i diritti umani. La sua detenzione illegale viola i diritti umani, sottolinea Mijatović, e contrasta i principi base del diritto, come la presunzione di innocenza, il nullum crimen sine poena (nessuna sanzione se non c'è reato) e il ne bis in idem (non essere giudicati due volte per lo stesso fatto). 

 

3. Lasciate che l'Europa diventi un luogo sicuro per gli attivisti a difesa dei diritti umani ambientali / Let us make Europe a safe place for environmental human rights defenders

In Bosnia ed Erzegovina nel 2017 un gruppo di attivisti ambientali ha organizzato una protesta di 500 giorni contro la costruzione di una nuova diga sul fiume Kruščica per la produzione di energia idroelettrica. Brave women of Kruščica, donne coraggiose di Kruščica, così sono state chiamate le donne a capo della protesta, che hanno subíto arresti e violenze per le loro azioni a tutela dell’ambiente. Nonostante gli ostacoli incontrati, le donne di Kruščica hanno ottenuto un importante risultato: contribuire a salvaguardare l'accesso all'acqua potabile per i residenti della zona e a tutelare l’habitat di molte specie animali, che i progetti avrebbero compromesso.

Nel 2019, nel Regno Unito gli attivisti ambientali, che da dieci anni si battevano contro il fracking, un metodo estrattivo controverso, hanno ottenuto una risposta dal governo, che ha vietato l'utilizzo di questo metodo. In Spagna gli attivisti hanno impedito lo sviluppo di un grande progetto residenziale, che avrebbe minacciato un parco naturale costiero, e in Francia lo sforzo delle ong ha portato alla dichiarazione di incostituzionalità di un decreto governativo che prevedeva distanze insufficienti tra luoghi abitati e aree in cui venivano utilizzati pesticidi tossici in grandi quantità. 

Molti tra i difensori dei diritti umani ambientali sono cittadini comuni che esercitano i propri diritti o che sono costretti a farlo per necessità. L'interdipendenza tra ambiente e diritti umani è oggi un punto fondamentale, sottolinea la commissaria Dunja Mijatović nel commento dedicato alla tutela degli attivisti ambientali.  «È ormai chiaro che il danno ambientale interferisce con il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali come il diritto alla vita, alla salute, alla privacy o alla libertà da trattamenti inumani o degradanti», dice. Mijatović evidenzia la centralità degli attivisti ambientali che contribuiscono alla tutela dei diritti umani di tutti. Questa centralità è stata riconosciuta a più livelli, a partire dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) e dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, che nel 2019 ha adottato una storica risoluzione a tutela dei difensori dei diritti umani.

Se da un lato in molti luoghi d’Europa le autorità nazionali o locali hanno invitato gli attivisti ai tavoli politici, riconoscendo il valore del loro lavoro e della loro esperienza, dall'altro molti governi europei «spesso considerano i difensori ambientali e la difesa dell'ambiente un fastidio, nel migliore dei casi, e una minaccia, nel peggiore dei casi, e rispondono all'attivismo legittimo con rappresaglie», sottolinea Dunja Mijatović. Spesso, dice la commissaria, lottare per la difesa dell'ambiente ha un prezzo alto in Europa. A un attivista russo, ad esempio, è stato fratturato il cranio e rotto il naso da persone sconosciute. Un attivista ucraino, che indagava sull'inquinamento di un fiume, è stato trovato impiccato in circostanze sospette. Queste persone corrono seri pericoli, fa notare la commissaria: le rappresaglie sono spesso ordinate dai governi o, se non è così, le autorità pubbliche sono comunque riluttanti a garantire la sicurezza dei difensori ambientali. 

Oltre agli attacchi diretti, la difesa dell'ambiente è minacciata da leggi e decreti che limitano sempre di più il raggio d'azione di associazioni o organizzazioni. Sono già state adottate leggi da alcuni paesi del Consiglio d'Europa, come Russia e Ungheria, mentre in Polonia e Slovenia è in corso l'iter per l'adozione di una legislazione restrittiva. Anche in Francia in vista della COP21 del 2015, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, molti attivisti ambientali sono stati posti sotto un regime di sorveglianza o agli arresti domiciliari preventivi. Il tribunale di Mosca nel 2019 ha condannato a sei giorni di detenzione un giovane attivista per il clima dei “Fridays for future” per la sua protesta pacifica. E con gli attivisti, anche i giornalisti investigativi corrono seri pericoli, sia per le inchieste che portano a rivelare i responsabili dei danni ambientali, sia per il loro ruolo nella diffusione del messaggio lanciato dagli attivisti. 

«Se i governi europei, sia a livello centrale che locale, prendono sul serio le loro dichiarazioni di impegno nella lotta all'inquinamento ambientale e al cambiamento climatico, è giunto il momento che riconoscano con fermezza le loro responsabilità verso chi si batte per i diritti umani ambientali e i giornalisti ambientalisti», conclude la commissaria, rivolgendosi agli Stati membri del Consiglio d’Europa. I 47 paesi membri infatti dovrebbero adottare una politica di “tolleranza zero” sulle violazioni dei diritti umani, condannare fermamente le violazioni e le minacce, condurre indagini efficaci e fornire un rapido accesso ai rimedi per tali violazioni. E non solo dovrebbero garantire sicurezza agli attivisti, ma dovrebbero anche abolire la legislazione che limita il loro raggio d’azione, oltre a sostenere pubblicamente, attivamente e «con fermezza le loro attività e riconoscere l'importanza fondamentale del loro impegno e del loro contributo alle nostre società», sottolinea Mijatović.

La commissaria per i diritti umani ha posto al centro del suo mandato «il sostegno al lavoro dei difensori dei diritti umani, la loro protezione e lo sviluppo di un ambiente favorevole alle loro attività». Per questo ha convocato un tavolo online invitando gli attivisti ambientali di tutta Europa, avvocati e rappresentanti di ong locali e internazionali. Dal tavolo è emerso l’intensificarsi del pericolo che corre chi lotta per i diritti ambientali, l’aumento delle aggressioni e intimidazioni a cui sono sottoposti. La commissaria Dunja Mijatović invita dunque gli Stati membri a ratificare la Convenzione di Aarhus del 1998 (Convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale), e la Convenzione di Tromsø del 2010 sull’accesso ai documenti ufficiali, rivolgendosi anche agli Stati che hanno già ratificato la Convenzione di Aarhus, invitandoli a prendere in considerazione l’introduzione di un meccanismo di risposta rapida nei casi di molestie o minacce contro gli attivisti per l’ambiente. 

Per approfondire:

The brave women of Kruščica ignited a movement to save their river from small hydropower projects: https://www.rewild.org/news/the-fight-to-keep-the-kruscica-river-wild 

Voices of nature: https://voicesofnature.eu/  

Risoluzione del Consiglio per i diritti umani adottata nel 2019: https://undocs.org/Home/Mobile?FinalSymbol=A%2FHRC%2F40%2FL.22%2FRev.1&Language=E&DeviceType=Mobile 

Convenzione di Aarhus del 1998: https://unece.org/fileadmin/DAM/env/pp/documents/cep43e.pdf

Convenzione di Tromsø del 2010: https://rm.coe.int/1680084826 

Ambiente e diritti umani, commissaria per i diritti umani Dunja Mijatović: https://www.coe.int/en/web/commissioner/thematic-work/environment 

 

Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa – Estate/Autunno 2021

Di Eleonora Montanaro, Università di Padova già tirocinante presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa

PAROLE CHIAVE ITA/ENG: 

Presidenza del Comitato dei Ministri, Ungheria, democrazia, diritti umani, minoranze nazionali, attuazione delle sentenze, CEDU, lotta all’antisemitismo.

Presidency of the Committee of Ministers, Hungary, democracy, human rights, national minorities, implementing ECHR judgements, fight against antisemitism.

 

1. L’Ungheria assume la Presidenza del Comitato dei Ministri / Hungary takes over the Presidency of the Committee of Ministers

21 Maggio 2021

La Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa è passata dalla Germania all’Ungheria, che occuperà questo incarico per i prossimi sei mesi. Durante la cerimonia, il Ministro degli Affari Esteri tedesco Heiko Maas, ha informato i Rappresentanti dei 47 Stati membri circa i successi ed i traguardi della presidenza tedesca. Tra questi, si nota il continuo e profondo lavoro nel contrastare la minaccia mondiale dovuta alla pandemia da Covid-19, al fine di ridurne gli effetti soprattutto tra i gruppi più deboli, rinforzando anche la collaborazione tra il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea tramite una riapertura dei negoziati per l’ingresso di quest’ultima nella Convenzione Europea dei Diritti Umani. 

Il ministro degli Affari Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha poi introdotto le priorità della sua Presidenza, che si concentrerà prevalentemente sulla promozione di un effettivo sistema di protezione delle minoranze nazionali, sulla valorizzazione del dialogo interreligioso, sul rafforzamento dei diritti dei bambini, sulla partecipazione giovanile alla società, nonché sulla maggiore inclusione della popolazione Rom. Nello specifico, la presidenza ungherese si concentrerà sull’opportunità di continuare a lavorare per stabilizzare le istituzioni democratiche del continente, ed il loro rispetto dei diritti umani fondamentali e dello stato di diritto, combattendo i fattori divisivi e le problematiche che tuttora continuano a causare intolleranza e discriminazione nei confronti di tutte le minoranze, coinvolgendo soprattutto la popolazione giovane all’interno di un dialogo costruttivo. Inoltre, un altro importante punto sul quale l’Ungheria si focalizzerà durante la presidenza sarà quello di affrontare i cambiamenti tecnologici e ambientali della nostra società alla luce della promozione e del rispetto dei diritti umani.

Ad un mese dall’inizio della presidenza ungherese, il Ministro degli Affari Esteri ungherese ha tenuto un discorso davanti all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, reiterando le priorità della presidenza ungherese ed annunciando che il tema della tutela delle minoranza sarà fondamentale: risulta quanto mai necessario infatti, garantire alle minoranze nazionali la possibilità di preservare la loro cultura, religione e lingua all’interno di tutti gli aspetti della vita quotidiana della società in cui vivono. Proprio al fine di promuovere sempre più fermamente i diritti delle minoranze, la presidenza ungherese ospiterà quattro conferenze sul tema durante questi mesi.

Un altro dei punti fondamentali dei quali la presidenza ungherese si occuperà, è la tutela della vita privata dei cittadini per quanto riguarda la trasformazione digitale che sta avvenendo, soprattutto a causa della pandemia. Durante questo ultimo anno, infatti, tanti aspetti della vita quotidiana si sono trasferiti online: dall’educazione, al lavoro, allo svago. Questo fenomeno ha causato e continua a causare alcune problematiche legate al cosiddetto “cybercrime”: urge quindi una maggior regolazione al fine di penalizzare questi comportamenti criminali. Questa tematica, tra le molte altre, è stata al centro delle discussioni durante la 131esima sessione del Comitato dei Ministri, che si è tenuta in via telematica il 21 maggio, e della quale andremo discutere nel prossimo paragrafo.

Per approfondire:

- Statement del Presidente del Comitato dei Ministri uscente sui traguardi della presidenza tedesca: https://search.coe.int/cm/pages/result_details.aspx?ObjectId=0900001680a28811 

- Website della Presidenza del Comitato dei Ministrihttps://www.coe.int/en/web/presidency 

- Intervento di Péter Szijjártó durante la PACEhttps://www.coe.int/en/web/cm/news/-/asset_publisher/hwwluK1RCEJo/content/peter-szijjarto-reviews-the-priorities-of-the-hungarian-presidency 

 

2. I Ministri degli Affari Esteri discutono di democrazia e diritti umani in Europa / Foreign ministers discuss democracy and human rights situation in Europe

21 Maggio 2021

I ministri degli Affari Esteri degli Stati membri del CdE si sono incontrati per la sessione ministeriale annuale il 21 maggio, tramite videoconferenza. Durante questo incontro, i ministri hanno avuto l’opportunità di prendere importanti decisioni per il futuro dell’Organizzazione. Tra i maggiori punti di discussione, troviamo il tema dei diritti umani declinato sotto diversi aspetti, per esempio per quanto concerne l’intelligenza artificiale, i diritti sociali, il traffico di esseri umani e la protezione dell’ambiente.

Queste tematiche sono state affrontate congiuntamente in un report intitolato State of Democracy, human rights and the rule of law – A democratic renewal for Europe, da cui si evince che le tematiche chiave sulle quali lavorare per una maggior tutela dei diritti umani e della democrazia sono una giustizia più efficiente, giusta e imparziale, la libertà di espressione e la libertà di associazione.

Per approfondire:

- Conferenza stampa e i discorsi principali della sessione ministeriale: https://www.coe.int/en/web/secretary-general/-/hamburg-ministerial-session-press-conference 

- Report State of Democracy, human rights and the rule of law – A democratic renewal for Europe: https://www.coe.int/en/web/secretary-general/report-2021#page-0 

 

3. Diritti delle minoranze nazionali: una conferenza a Budapest indica il ruolo delle ONG e presenta uno studio sui giovani che fanno parte delle minoranze nazionali / National minority rights: conference in Budapest assesses NGO role and presents study on national minority youth

7 Settembre 2021

Si è tenuta a Budapest la Conferenza, organizzata dalla Presidenza ungherese dei Comitato dei Ministri, dal titolo Il ruolo delle ONG e degli istituti di ricerca nel promuovere le norme e gli standard del Consiglio d’Europa in materia di diritti delle minoranze nazionali.

Questo argomento risulta infatti una delle priorità dell’attuale Presidenza ungherese: l’evento è stato aperto proprio dal Ministero per gli Affari Esteri ungherese, Péter Sztáray, assieme ad Hallvard Gorseth, capo del Dipartimento antidiscriminazione del Consiglio d’Europa.

Diversi rappresentanti dei governi nazionali, associazioni di minoranze nazionali e ONG provenienti da Belgio, Germania, Ungheria, Italia, Russia e Slovenia hanno partecipato ai lavori della Conferenza; nello specifico ai due panel inerenti al lavoro svolto da associazioni ed istituti di ricerche nel proteggere i diritti delle minoranze nazionali. Un terzo panel ha poi introdotto uno studio, preparato dallo Comitato direttivo sull’antidiscriminazione, la diversità e l’inclusione in collaborazione con diverse associazioni della società civile, riguardante la partecipazione politica dei giovani (facenti parte delle minoranze nazionali). Lo studio analizza lo stato dell’arte, e include buone pratiche proveniente dai Paesi membri del Consiglio d’Europa e raccomandazioni volte ad incrementare il rispetto e la tutela dei diritti politici e civili delle minoranze nazionali.

Secondo lo studio presentato durante l’evento, i giovani delle minoranze nazionali (persone di età compresa tra i 13 e i 30 anni), si ritrovano ad affrontare numerosi ostacoli alla partecipazione alla vita pubblica: le persone giovani non sono solitamente prese sul serio, e spesso potrebbero non fidarsi delle istituzioni politiche. In aggiunta, le organizzazioni giovanili non risultano avere l’accesso ad abbastanza fondi o risorse per finanziare e sostenere le proprie attività.

Per approfondire:

- Concept Paper della Conferenzahttps://rm.coe.int/concept-paper-conference-7-sept-budapest-fr-revised-2785-0421-3508-1/1680a3852a 

- Comitato direttivo sull’antidiscriminazione, la diversità e l’inclusione: https://www.coe.int/en/web/committee-antidiscrimination-diversity-inclusion 

 

4. Attuazione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani / Implementing European Court of Human Rights judgments

13 Settembre 2021

Si è tenuto a Strasburgo, dal 14 al 16 settembre, il consueto incontro del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa in formato Diritti Umani (CDDH), per analizzare, rivedere ed implementare le sentenze e decisioni della Corte Europea dei Diritti Umani.

Il Comitato dei Ministri supervisiona l’esecuzione delle sentenze della CEDU sulla base di informazioni dettagliate fornite dalle autorità nazionali coinvolte, dalle Organizzazioni non governative e dalle altre parti coinvolte. Le sentenze della CEDU risultano vincolanti per gli Stati che le coinvolgono, secondo l’articolo 46 della Convenzione.

I casi proposti per una disamina dettagliata durante questo Comitato dei Ministri coinvolgono molti paesi membri, tra Armenia, Francia, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Federazione russa e Turchia.

Al termine del Comitato dei Ministri in formato Diritti Umani, sono state adottate 44 decisioni, riguardanti 20 Paesi membri, comprese tre Risoluzioni ad interim sul caso S.C. Polyinvest S.R.L. e altri v. Romania, sul caso Cipro v. Turchia e sul gruppo di casi Batı e altri v. Turkey. Sono anche state adottate 67 Risoluzioni finali dal Comitato, rispetto a 246 sentenze e decisioni della Corte Europea dei Diritti Umani, riguardanti 26 diversi Stati.

Per approfondire:

- Lista dei casi esaminati durante il CDDH: https://rm.coe.int/table-1411-eng/1680a389ffc 

 

5. Il Consiglio d’Europa deve rimanere unito nella lotta all’antisemitismo / The Council of Europe stands united in the fight against antisemitism

24 Settembre 2021

Il consiglio d’Europa ha reiterato il suo impegno nella lotta contro l’antisemitismo ed i crimini d’odio, che risulta, come già accennato, uno dei principali obiettivi della Presenza ungherese. Il 23 settembre si è infatti tenuto un incontro informale sul tema Combattere e prevenire l’antisemitismo in Europa: sfide e prospettive, coinvolgendo ospiti importanti come il rabbino di Mosca Pinchas Goldschmidt, Presidente della Conferenza Europea dei Rabbini e il Dott. Felix Klein, Commissario del Governo federale per la vita ebraica in Germania e la lotta all’antisemitismo.

Il tema dell’antisemitismo e dell’odio contro le religioni è in continua crescita, come leggiamo nel report del Rappresentante Speciale del Segretario Generale sull’antisemitismo, i crimini d’odio e altre forme di intolleranza religiosa: la libertà di culto è uno dei diritti fondamentali, protetto dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani. Tuttavia, soprattutto negli ultimi decessi, siamo stati testimoni di diversi episodi legati all’antisemitismo in molte parti d’Europa. Questi episodi riguardano sia dei crimini d’odio, perpetrati a danno di ebrei o musulmani ed i loro rispettivi culti, sia altre forme di intolleranza.

La Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa sta lavorando quindi a due raccomandazioni ai 47 Stati membri, per coadiuvarli nella lotta contro l’antisemitismo e l’odio verso i musulmani, soprattutto per quanto riguarda i crimini commessi su internet. 

Il web risulta infatti uno dei posti più pericolosi oggi giorno per l’accrescersi di tensioni e l’incitamento all’odio nei confronti le minoranze religiose, che possono espandersi a tal punto da sfociare in gravi episodi di violenza, come per esempio l’attacco alla Sinagoga di Halle nel 2019 e l’uccisione a motivazione razzista di persone musulmane nella città di Hanau nel 2020.

Il Consiglio d’Europa sta quindi lavorando per raccomandare ai governi nazionali di affrontare congiuntamente i crimini d’odio, tenendo conto del tema riguardando i diritti umani. Molti governi, assieme all’Unione Europea, stanno pianificando di aggiornare la propria legislazione per combattere più efficacemente l’incitamento all’odio online. Recentemente, infatti, molte piattaforme di social media sono infatti diventate più responsabili e reattive nei confronti del pericolo dei crimini d’odio, ma rimane ancora tanto lavoro da fare per proteggere gli utenti da abusi e attacchi.

Per approfondire:

- Maggiori informazioni sul Rappresentante Speciale del Segretario Generale sull’antisemitismo, i crimini d’odio e altre forme di intolleranza religiosahttps://www.coe.int/en/web/antisemitic-anti-muslim-hatred-hate-crimes 

- Discorso del Rappresentante Speciale del Segretario Generale, Daniel Holtgenhttps://rm.coe.int/dh-s-intervention-cm-23-09-21/1680a3eb6b 

- Report del Consiglio d’Europa sui crimini d’odio onlinehttps://rm.coe.int/survey-01-07-21-online-2767-0020-2244-1/1680a31734 

 

Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa- Estate/Autunno 2021

Durante le sessioni estiva ed autunnale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, gli Stati Membri discutono su temi di interesse, dalle implicazioni della pandemia da Covid-19 all’Afghanistan, dalla crisi climatica ai fenomeni migratori in relazione al principio di solidarietà tra stati.

Di Silvia Moretti, Università di Bologna, già tirocinante presso la Rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa

PAROLE CHIAVE ITA/ENG:

Sessione parlamentare, APCE, Convenzione di Istanbul, Green Pass, Covid19, Politiche migratorie, Crisi climatica, Afghanistan, Giustizia di genere, Crimini d’onore.

Plenary Session, PACE, Istanbul Convention, Green Pass, Covid 19, Migration policies, Climate Crisis, Afghanistan, Gender Justice, Honor Crime. 

 

1. La sessione estiva dell’APCE / The APCE’s Summer Session

La Sessione estiva dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) si è tenuta dal 21 al 24 giugno 2021. Questa Assemblea è stata segnata dall’importante anniversario della Convenzione di Istanbul, di cui si parlerà sotto. Si sono tenuti diversi dibattiti di attualità sulla situazione in Bielorussia, sulla trasparenza e la regolamentazione delle donazioni ai partiti politici e alle campagne elettorali da parte di donatori stranieri, sulla legittimità o meno di poter perseguire i politici per dichiarazioni fatte nell'esercizio del loro mandato e su come migliorare la partecipazione delle donne dei gruppi sottorappresentati nel processo decisionale, politico e pubblico.

Si è parlato inoltre, e qui di seguito andremo ad analizzarli, temi quali il meccanismo di solidarietà tra i paesi in relazione alle pressioni migratorie ed alle conseguenze del Covid-19. Nello specifico, i parlamentari dell’APCE hanno discusso sulla protezione dei diritti fondamentali e le implicazioni legali dei Green pass o dei certificati anti Covid-19, della crisi socio-economica scatenata dalla pandemia e dell'impatto di quest’ultima sui diritti dei bambini.

È stato affrontato il tema della libertà dei media, della situazione dei tatari di Crimea, così come della politica europea sulle diaspore, con la partecipazione del direttore generale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) António Vitorino. La lotta contro l'afrofobia in Europa era all'ordine del giorno, ed ha visto la partecipazione di E. Tendayi Achiume, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza collegata.

Nel quadro della presidenza ungherese del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, l’APCE ha posto delle domande al Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, che ha partecipato all’Assemblea. Anche il segretario generale del Consiglio d'Europa Marija Pejčinović Burić ha partecipato a una sessione di domande e risposte. Durante l’APCE sono state poi discusse le relazioni sulle recenti elezioni parlamentari in Bulgaria e Albania. L'APCE ha anche eletto un giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo per la Croazia. Infine, all’apertura dell’Assemblea sono stati eletti due nuovi vice presidenti uno dei quali è l’italiana Marta Grande.

Per approfondire:

- Sessione estiva dell’APCE: https://pace.coe.int/en/pages/session-202106  

- L’APCE elegge due nuovi vice-presidentihttps://pace.coe.int/en/news/8357/pace-elects-two-new-vice-presidents 

 

1.1   X° anniversario della convenzione di Istanbul/ The Xth Anniversary of the Istanbul Convention

L'APCE ha segnato il X° anniversario della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) con un evento su questo tema alla sua Sessione plenaria estiva. Il trattato, aperto alla firma degli Stati Membri del Consiglio nel maggio 2011, ha l’obbiettivo di proteggere le donne da forme di violenza e di promuovere l’uguaglianza di genere attraverso atti legislativi, istruzione e sensibilizzazione. I quattro principi fondamentali ovvero prevenzione, protezione, procedimenti penali e politiche integrate, forniscono un quadro di riferimento per contrastare la violenza di genere. 

Questo anniversario, di grande importanza non solo perché la Convenzione di Istanbul ha permesso importanti progressi in tutti i paesi del CoE e viene considerata uno strumento fondamentale per contrastare gli enormi tassi di violenza contro le donne in Europa, ma anche perché il paese dove è stata concepita, la Turchia, è ufficialmente uscita dalla Convenzione poco dopo questa ricorrenza, nel luglio del 2021. 

L’evento è stato aperto dal presidente della APCE Rik Daems e sono seguiti interventi di importanti personalità. Nadia Murad, vincitrice del premio per i diritti umani Václav Havel nel 2016 e del premio Nobel per la pace nel 2018, ha ricordato come il Consiglio d’Europa, che ha portato all’attenzione globale la questione della violenza di genere, «non può distogliere lo sguardo da ciò che ha correttamente identificato come una delle più pericolose e pervasive violazioni dei diritti umani» e va ora affrontato «ad ogni livello». 

Anca Dana Dragu, presidente del Senato rumeno ha lodato il Consiglio per «il suo notevole lavoro in relazione alla lotta alla violenza contro le donne« ed ha così descritto la Convenzione di Istanbul: «È uno strumento davvero unico, e se dovessi riassumere in due parole il perché, direi questo: salva delle vite». La presidente ha poi ribadito che la Romania, che ha ratificato la Convenzione nel 2016, «è impegnata ad attuare le disposizioni della Convenzione di Istanbul e incoraggia la sua firma e ratifica da parte del maggior numero possibile di paesi». La Convenzione di Istanbul è stata infatti ratificata da 34 dei 47 stati membri del Consiglio d'Europa mentre 12 l'hanno firmato, tra cui l'Unione Europea. Anche la ministra francese per la parità di genere, la diversità e le pari opportunità, Elisabeth Moreno, ha utilizzato parole forti e concrete per descrivere la Convenzione: «Non fate errori e impegnatevi chiaramente, qualunque sia la vostra affiliazione politica, la vostra religione o il vostro genere, a favore della Convenzione di Istanbul: è puramente e semplicemente per salvare la vita delle donne vittime di violenza nelle loro case, e nessun altro strumento internazionale protegge meglio le donne nel mondo».

Dubravka Šimonović, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, le sue cause e le sue conseguenze, ha detto che nella sua veste utilizza la Convenzione di Istanbul «come parte di un quadro internazionale di diritti umani per affrontare le misure necessarie per combattere e prevenire la violenza contro le donne. Questa Convenzione è una potente tabella di marcia per le misure legali e di altro tipo necessarie nell'ambito della prevenzione della violenza contro le donne, della protezione delle vittime o del perseguimento dei colpevoli. E questo può essere usato dagli Stati di tutto il mondo».

Riguardo all’uscita della Turchia, sono intervenute Marija Pejčinović Burić, segretaria generale del Consiglio d'Europa, e la relatrice generale della PACE sulla violenza contro le donne Zita Gurmai. La Segretaria generale ritiene che la Turchia sia uscita dalla Convenzione di Istanbul a causa di «idee sbagliate» e che la nostra migliore risposta a queste false verità è di espandere la cerchia degli Stati parte di questo trattato, e abbiamo già iniziato a farlo. Ho ricevuto lo strumento di ratifica dal Liechtenstein, e anche altri stati membri, come l'Ucraina e il Regno Unito, si stanno muovendo verso la ratifica. «Niente ci farà indietreggiare. Al contrario, l'intera Organizzazione - ciascuna delle sue componenti - raccoglierà la sua forza e farà ulteriori progressi - a beneficio delle donne in tutta Europa e oltre», ha concluso Burić. La relatrice generale della PACE ha detto ai paesi che non sostengono la Convenzione di Istanbul, o che «purtroppo si sono appena ritirati da essa», che nessuna legislazione nazionale può sostituire il sistema della Convenzione di Istanbul. Secondo Gurmai «possiamo e dobbiamo cambiare la mentalità e mostrare che non c'è un'agenda politica o ideologica. Il suo unico scopo è fermare la violenza contro le donne e la violenza domestica».

Per approfondire:

- Anniversario della Convenzione di Istanbulhttps://pace.coe.int/en/news/8350/summer-session-2021-the-istanbul-convention-10-years-on  

https://pace.coe.int/en/news/8371/10th-anniversary-of-the-council-of-europe-istanbul-convention-nothing-will-make-us-back-down-  

 

1.2   Pandemia da Covid-19 e conseguenze su Green pass, “Generazione Covid”e crisi socio-economica/ Covid-19 Pandemic and its effects on Green pass, “Generation Covid”, and Socio-economic crisis

La pandemia da Covid-19, le conseguenze che esso ha a livello sociale e quindi il mosaico di diritti connessi, sono stati ampliamente analizzati anche durante questa APCE. Durante la seconda giornata si è discusso sui Green pass, sulla “Generazione Covid” e sulla crisi socio-economica dovuta al Covid-19.

La discussione sui pass è stata aperta con la presentazione del Rapporto 15309 del relatore Damien Cottier, Commissione per gli affari giuridici e i diritti umani. Secondo la Commissione l'uso dei Green pass dipende da un alto grado di certezza sulle questioni mediche, in particolare sull'effetto relativo della vaccinazione, della precedente infezione o di un test negativo sul rischio di trasmissione. Il loro uso come base per un trattamento differenziato può costituire una discriminazione illegale a meno che non ci sia una giustificazione obiettiva e ragionevole, che richiede un'attenta considerazione e un bilanciamento delle questioni mediche, fattuali e dei diritti umani coinvolti. La Commissione nota anche che un sistema di Green pass richiede una chiara base legale e ampie garanzie di protezione dei dati. Dal dibattito è stata approvata con 96 a favore, 2 contrari e 16 astenuti la Risoluzione 2383 Pass o certificati Covid: protezione dei diritti fondamentali e implicazioni legali.

L'APCE ha con questa Risoluzione chiarito le precondizioni necessarie per l'uso delle tessere Covid, dichiarando il loro uso «pieno di complicazioni giuridiche e di diritti umani». L'uso di tali lasciapassare, «dipende soprattutto da un alto grado di certezza sui rischi medici» ma ha posto anche una serie di questioni che dovrebbero essere affrontate se si vuole che tali documenti non siano discriminatori. Tali lasciapassare dovrebbero contenere categorie che distinguano tra coloro che sono stati vaccinati contro il Covid, coloro che sono guariti da esso, e coloro che sono risultati negativi al test. Inoltre, qualsiasi allentamento delle restrizioni concesso dal lasciapassare dovrebbe essere coerente con il rischio di trasmissione per questi diversi gruppi e dovrebbero tenere conto dell'efficacia relativa dei diversi vaccini. Infine, un sistema di Green pass dovrebbe avere una chiara base legale, rispettare pienamente gli standard di protezione dei dati ed essere protetto dalla contraffazione o da altri abusi criminali. Qualsiasi sistema di lasciapassare dovrebbe essere strettamente limitato nella durata alle esigenze dell'attuale emergenza, e non dovrebbe essere «riproposto» per altri scopi senza un precedente controllo democratico e una supervisione legale. Ricordando una precedente risoluzione, l'Assemblea ha avvertito che qualsiasi sistema di Green pass non deve «diventare equivalente alla coercizione e rendere effettivamente obbligatoria la vaccinazione». Qualsiasi indiretta pressione indebita potrebbe essere mitigata se i pass Covid fossero disponibili per motivi diversi dalla vaccinazione.

Un altro aspetto analizzato durante l’APCE è stato l'impatto della pandemia di Covid-19 sui bambini, la cd. "Generazione Covid", e le conseguenze che questi dovranno affrontare. Approvando all'unanimità un Rapporto 15311 della baronessa Doreen E. Massey, l'Assemblea ha affermato che la salute fisica e mentale dei bambini ha sofferto, e le loro opportunità di apprendimento e sviluppo sono state influenzate negativamente. La violenza contro i bambini è aumentata, compresa la violenza domestica e sessuale, mentre l'impatto della pandemia nei paesi più poveri ha sollevato preoccupazioni sulla mortalità infantile, il lavoro minorile, il matrimonio infantile e il traffico di bambini. L’APCE ha esortato i governi europei a sviluppare strategie di recupero post-pandemia che sostengano i genitori e altri assistenti, ascoltino i bambini stessi, e mostrino solidarietà con i gruppi più poveri della società e i paesi a basso reddito, che sono stati colpiti più duramente dalla pandemia. Sono state anche delineate una serie di passi per costruire sistemi di protezione sociale resilienti e ben finanziati per i bambini e chi li accudisce, e per assicurare una protezione efficace dei diritti dei bambini nelle crisi future.

Infine, il 22 giugno è stato approvato, con 29 voti favorevoli, la Risoluzione che fa seguito al Rapporto 15310 Superare la crisi socio-economica scatenata dalla pandemia di Covid-19 redatto dal deputato tedesco Die Linke. Con questo documento, l’Assemblea ha espresso preoccupazione per la situazione della popolazione colpita dalla crisi socio-economica scatenata dalla pandemia. Gli Stati sono esortati a «riequilibrare il loro sviluppo economico con le esigenze sociali e ambientali». Per favorire la ripresa socio-economica, garantendo un'adeguata protezione sociale, l'APCE ha incoraggiato gli Stati ad espandere la loro capacità fiscale e i programmi di investimento pubblico, al fine di migliorare la qualità e l'accessibilità dei servizi pubblici, stimolare l'occupazione e l'apprendimento permanente, migliorare le opportunità professionali per i giovani e garantire un reddito minimo adeguato e la protezione sociale. L’APCE ha anche raccomandato di consolidare le finanze pubbliche, in particolare raccogliendo nuove risorse attraverso l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e prendendo in considerazione forme di tassazione della proprietà o di prelievi per le parti più ricche della società.

L'Assemblea ha anche sottolineato la necessità di modernizzare la Carta sociale europea con il riconoscimento di nuovi diritti per far fronte alle numerose sfide poste dalla pandemia. Infine, la PACE ha invitato i paesi europei a «donare in modo coordinato una parte delle loro scorte di vaccino ai paesi più bisognosi».

Per approfondire:

- Rapporto15309https://pace.coe.int/en/files/29301  

- Risoluzione 2383 del 2021https://pace.coe.int/pdf/034cb4bb7e6af72ba864ae89da109637dd2d8b43fb3bea402b5071673d93b253/resolution%202383.pdf  

- L’APCE chiarisce i prerequisiti legali e dei diritti umani per l'uso dei Green passhttps://pace.coe.int/en/news/8363/pace-clarifies-legal-and-human-rights-pre-conditions-for-the-use-of-covid-passes  

- Aiutare i bambini della "Generazione Covid" a superare l'impatto devastante della pandemiahttps://pace.coe.int/en/news/8366/helping-the-children-of-generation-covid-to-overcome-the-devastating-impact-of-the-pandemic  

- Rapporto 15311https://pace.coe.int/en/files/29244/html  

- Rapporto 15310https://pace.coe.int/en/files/29317  

- Superare la crisi socio-economica scatenata dalla pandemia di Covid-19https://pace.coe.int/en/news/8367/overcoming-the-socio-economic-crisis-sparked-by-the-covid-19-pandemic 

 

La sessione autunnale dell’APCE / The APCE’s Autumn Session

La sessione autunnale 2021, che si è svolta a Strasburgo dal 27 al 30 settembre 2021, ha avuto come fulcro il tema dell’ambiente con un panel di alto livello, un dibattito interattivo ed un'intera giornata di dibattiti. Non meno di sette relazioni sono state discusse per assicurare il «diritto a un ambiente sano», e come il dover affrontare il cambiamento climatico richiederà una democrazia più partecipativa, cambiamenti nella responsabilità penale e civile, nonché una maggiore fiducia nello stato di diritto. Altri rapporti hanno esaminato la lotta contro le disuguaglianze nel diritto a un ambiente sicuro, sano e pulito, il clima e la migrazione, e come le politiche di ricerca possono promuovere la protezione ambientale.

L'Assemblea ha tenuto dibattiti urgenti sulla situazione in Afghanistan, l'aumento della pressione migratoria ai confini di Lettonia, Lituania e Polonia con la Bielorussia, e un nuovo progetto di protocollo alla Convenzione del Consiglio d'Europa sui crimini informatici sulla cooperazione rafforzata e la divulgazione di prove elettroniche. Si è tenuto anche un dibattito di attualità su I Balcani occidentali tra sfide democratiche e aspirazioni europee: quale ruolo per il Consiglio d'Europa?.

Tra gli ospiti dell’APCE, il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides e il vice primo ministro della Macedonia settentrionale per gli affari europei Nikola Dimitrov. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjarto ha presentato la comunicazione del Comitato dei ministri, mentre il segretario generale del Consiglio d'Europa Marija Pejčinović Burić ha tenuto la sua consueta sessione di domande e risposte con i membri.

Il primo giorno, l'Assemblea ha assegnato il premio Václav Havel 2021 per i diritti umani all'attivista bielorussa per i diritti umani Maria Kalesnikava. Il premio di 60.000 euro onora individui o ONG della società civile che svolgono un lavoro eccezionale per sostenere i diritti umani in Europa o altrove.

L'Assemblea ha adottato anche testi sulle conseguenze umanitarie del conflitto tra Armenia e Azerbaigian /conflitto del Nagorno-Karabakh, il ripristino della fiducia sociale attraverso il rafforzamento dei diritti sociali, e il rafforzamento della lotta contro i cosiddetti crimini "d'onore". L'Assemblea ha anche discusso la rappresentanza di genere nei propri ranghi, così come le linee guida sulla portata delle immunità parlamentari di cui godono i suoi membri.

A margine della sessione, il Consiglio d'Europa ha dato il benvenuto alla "Piccola Amal", un pupazzo alto 3,5 m di una bambina di nove anni che sta camminando per 8000 km per sensibilizzare sulla situazione dei bambini rifugiati.

Per approfondire:

- Rapporto15309https://pace.coe.int/en/pages/session-202110 

https://pace.coe.int/en/files/29320/html  

 

2.1 L'ambiente e i diritti umani/ Environment and Human Rights

Sette relazioni, presentate alla scorsa Assemblea, hanno aperto un’importante discussione sul cambiamento di paradigma nel diritto internazionale e nazionale, così come un cambio di rotta delle politiche di governo, per garantire che un ambiente sano sia riconosciuto come un diritto umano fondamentale. Il dibattito, che ha avuto luogo mercoledì 29 settembre, è stato senza precedenti ed ha portato i parlamentari di tutta Europa a discutere una serie di proposte di vasta portata per «ancorare» tale diritto nella legge, nella politica, nella pratica e nella coscienza pubblica. «Mentre i leader globali si riuniscono il mese prossimo a Glasgow, è chiaro che il mondo sta affrontando una crescente emergenza climatica, con effetti drammatici sulla salute e il benessere dell'uomo», ha detto il presidente dell’Assemblea di Strasburgo, Rik Daems, che ha fatto di questo tema la principale priorità della sua presidenza. «Un ambiente sano è essenziale per tutti noi - ma deve diventare un diritto legalmente applicabile se vogliamo fare gli enormi cambiamenti di cui il nostro pianeta ha bisogno nei prossimi anni» conclude il presidente dell’APCE. 

Con la Risoluzione 2396, approvata con un’ampia maggioranza, viene richiesto che un nuovo diritto a «un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile» sia aggiunto come protocollo alla Convenzione europea dei diritti umani (“additional protocol”), che potrebbe renderlo legalmente applicabile nei tribunali nazionali di tutto il continente e alla Corte di Strasburgo. La risoluzione menziona però, come monito, che l'organo esecutivo del Consiglio d'Europa, il Comitato dei Ministri, non ha intrapreso alcuna azione su una proposta simile dell'Assemblea nel 2009, la Raccomandazione 1885. Come si legge dalla Risoluzione: «La giurisprudenza della Corte prevede una protezione indiretta del diritto all'ambiente, sanzionando solo le violazioni ambientali che si traducono contemporaneamente in una violazione di altri diritti umani già riconosciuti dalla Convenzione. La Corte favorisce così un approccio antropocentrico e utilitaristico all'ambiente che impedisce di tutelare gli elementi naturali in quanto tali».

È stata approvata, con 49 voti favorevoli, la Risoluzione 2400 Combating Inequalities in the Right to a Safe, Healthy and Clean Environment basata sul Rapporto di Edite Estrela. Con tale decisione l’Assemblea ha affermato che l’accesso ad un ambiente sicuro, pulito e sano è stato ripartito in modo ineguale tra regioni, paesi e individui, e che gli effetti del cambiamento climatico hanno colpito in modo sproporzionato i paesi poveri, così come i gruppi svantaggiati, le minoranze, le donne e i bambini. Il testo adottato propone una serie di misure per combattere le disuguaglianze nel diritto a un ambiente sano che derivano dalle differenze economiche tra e all'interno dei paesi. Tra le minoranze che la Risoluzione menziona troviamo le indigenous people, gruppi da coinvolgere nei processi legiferativi per la loro tradizioni che «hanno conservato legami più forti con il mondo vivente e il rispetto per esso», ma anche alle donne ed ai giovani. «Qualsiasi nuovo strumento giuridicamente vincolante sul diritto a un ambiente sicuro, pulito e sano deve affrontare tutte le fonti di disuguaglianza, con l'obiettivo di ridurle al minimo», ha ribadito l'Assemblea.

La Risoluzione n 2401 Clima e migrazione, adottata con 52 voti favorevoli e basata sulla Relazione di Pierre-Alain Fridez, ha sottolineato l'importanza di proteggere i diritti umani delle persone costrette a migrare a causa di disastri o difficoltà indotte dal cambiamento climatico. Con la Risoluzione si chiede agli stati una maggiore cooperazione allo sviluppo e il sostegno in situazioni di emergenza nei paesi di origine dei migranti, al fine di affrontare le questioni di sicurezza alimentare e idrica, nonché le questioni di sicurezza personale e politica. Secondo i parlamentari, il diritto a un ambiente sano dovrebbe anche essere incorporato negli strumenti internazionali che influenzano la migrazione, come gli strumenti di preparazione ai disastri (Early warning mechanisms), le strategie di sviluppo economico o gli accordi sulla produzione di energia.

Infine, con la Risoluzione 2402 Politiche di ricerca e protezione dell'ambiente, l’Assemblea ha invitato gli Stati a rivedere le loro politiche di ricerca e sviluppo al fine di dare alta priorità alla green economy, alla transizione energetica e all'economia circolare, in modo da raggiungere l'obiettivo della neutralità del carbonio entro il 2050. La Risoluzione si basa sulla Relazione di Olivier Becht ed è stata approvata con 57 voti favorevoli. L’APCE ha raccomandato agli Stati di mantenere i progetti di ricerca fondamentale e di considerare nuove forme di finanziamento della ricerca, compresa la possibilità di emettere "obbligazioni verdi" (“green bonds”), accessibili al grande pubblico. Ha proposto anche che il Comitato dei Ministri crei un quadro per permettere agli Stati membri di mettere in comune idee e risorse di ricerca per progetti mirati, e creare una banca di risorse strategiche necessarie per la transizione energetica, al fine di rafforzare l'indipendenza strategica dei paesi europei.

L'Assemblea durante questa Sessione lancia quindi l’importante messaggio agli Stati membri del Consiglio d'Europa di riconoscere, col tempo, il valore intrinseco della natura e degli ecosistemi alla luce dell'interrelazione tra le società umane e la natura.

Per approfondire:

- Il diritto ad un ambiente sanohttps://www.coe.int/en/web/portal/-/right-to-a-healthy-environment-reducing-inequalities-protecting-the-rights-of-climate-migrants-and-promoting-research-and-development-policies

- Risoluzione 2396: https://pace.coe.int/pdf/a1a2a7f0cde9d4423de566e20335704d29cf4be34aa45a8c38616ecd18fa80c0/resolution%202396.pdf  

- Risoluzione 2397: https://pace.coe.int/en/files/29516/html  

- Risoluzione 2399https://pace.coe.int/en/files/29518/html  

- Risoluzione 15349https://pace.coe.int/en/files/29523  

- I parlamentari discutono una serie di proposte per "ancorare" il diritto a un ambiente sano: https://pace.coe.int/en/news/8421/parliamentarians-debate-a-series-of-far-reaching-proposals-to-anchor-the-right-to-a-healthy-environment 

- Risoluzione 2400: https://pace.coe.int/en/files/29523/html  

- Risoluzione 2401: https://pace.coe.int/en/files/29524/html 

- Risoluzione 2402: https://pace.coe.int/en/files/29525/html  

 

2.2 Afghanistan e migranti/ Afghanistan and Migrants

Affrontare le importanti sfide immediate e future poste dalla situazione in Afghanistan richiede una risposta «coerente, coordinata e concertata»da parte della comunità internazionale. Gli Stati membri del Consiglio d'Europa non dovrebbero «risparmiare sforzi» per raggiungere questo obiettivo, ha affermato l'Assemblea durante la scorsa Sessione autunnale.

Dopo il ritiro militare degli Stati Uniti d'America e dei suoi alleati e partner della NATO e il ritorno al potere dei talebani, in Afghanistan si è aperta una fase di incertezze politiche in cui la violenza continua e non si esclude la possibilità di una guerra civile. Questa situazione porta a rischi per la pace, la stabilità e la sicurezza non solo in Afghanistan ma nell’intera regione e oltre.

Con la Risoluzione 2403 The Situation in Afghanistan: Consequences for Europe in the Region l’APCE ha sottolineato che qualsiasi rafforzamento dell'impegno operativo con i talebani dovrebbe essere subordinato al rispetto dei diritti dell'uomo e del diritto umanitario, al rifiuto del terrorismo e dell'estremismo violento, e alla costituzione di un governo inclusivo e rappresentativo.

Il testo, basato su un rapporto di Tony Lloyd è stato adottato con 74 voti favorevoli, 12 astenuti e 14 contrari, tutti della delegazione russa. Secondo la Risoluzione, «solo un governo che rifletta la diversità politica, religiosa ed etnica dell'Afghanistan, includa le donne e si impegni in un autentico processo di riconciliazione, conformemente alla Risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, può portare a una soluzione politica durevole e potrebbe aspirare alla legittimità e al riconoscimento internazionale». I parlamentari chiedono ai governi di assumersi «le loro responsabilità morali e giuridiche» in materia di protezione dei rifugiati e quindi di garantire il rispetto del principio di non respingimento, di rendere disponibili maggiori opportunità di reinsediamento, di introdurre visti umanitari e di «astenersi dall'imporre ritorni forzati in Afghanistan».

I parlamentari hanno infine invitato gli Stati membri del Consiglio d'Europa a mettere a disposizione un sostegno politico e finanziario per aiutare i paesi limitrofi dell'Afghanistan nei loro sforzi per dare rifugio e protezione alle persone in fuga dall'Afghanistan in condizioni dignitose e per affrontare minacce come il terrorismo e l'estremismo violento.

Per approfondire:

- Articolo The situation in Afghanistan: consequences for Europe and the region: https://pace.coe.int/en/news/8457/the-situation-in-afghanistan-requires-a-coherent-co-ordinated-and-concerted-response-by-europe  

- Risoluzione 2403: https://pace.coe.int/en/files/29527/html 

05/11/2021
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Numero 1
Il Comitato dei Ministri (CM), l’Assemblea Parlamentare (APCE), il Rappresentante Speciale per le Migrazioni e i Diritti Umani, la Commissaria per i Diritti Umani
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