home search menu
Ettore Scola, il cinema come dubbio
Magistratura e società / cinema e letteratura
Ettore Scola, il cinema come dubbio
di Andrea Meccia
Giornalista e scrittore
Da conservare c'è la sua idea di settima arte, di un cinema che "non deve dare soluzioni" ma ha il dovere di "essere dubitativo, non affermativo"

Nella Roma del dopoguerra, nel quartiere Esquilino, un giovane esce di casa per andare a scuola. Percorre qualche centinaio di metri e arriva a Piazza Vittorio, la più grande di Roma. Oltre non riesce ad andare. La piazza è bloccata per le riprese di un film. Si intitola Ladri di biciclette e nel 1949 vincerà anche un premio Oscar. Dietro la macchina da presa c’è Vittorio De Sica.

Il protagonista fa l’attacchino per il comune di Roma, ha subito il furto di una bicicletta e spera di ritrovarla lì, in compagnia di suo figlio, sotto i portici della Roma umbertina. Quel giovane curioso decide di marinare la scuola, assiste alle riprese di un capolavoro del neorealismo e pensa: «Un giorno, anche io farò il cinema». Potrebbe iniziare così un soggetto sulla vita di Ettore Scola, l’ultimo grande maestro del cinema italiano. Ieri, il suo cuore ha smesso di battere dopo 84 anni.

 

Nato nel 1931 a Trevico, in provincia di Avellino, Scola si trasferisce a Roma con la famiglia a soli quattro anni. È ancora un adolescente quando inizia a collaborare come disegnatore con quella fucina di talenti che fu la rivista Marc’Aurelio. I suoi lo avrebbero voluto medico, lui ripiega su giurisprudenza, ma a spuntarla è la passione per il disegno e per il cinema.

I primi soggetti e sceneggiature risalgono ai primi anni ’50 quando a Roma prende vita una straordinaria miniera di sceneggiatori (Amidei, Sonego, Age, Scarpelli, Maccari) che sceglie di raccontare l’Italia e le sue trasformazioni con il paradigma della comicità. Scola ne sarà una colonna portante. È la stagione della commedia all’italiana, che lui stesso definirà «un ginepraio in cui è difficile districarsi, una specie di mercato delle pulci dove c’è stato di tutto». Collabora con Pietrangeli, Steno, Bolognini, Loy, Puccini, Salce, Zampa, Lizzani. Ma il suo nome è legato soprattutto a Dino Risi e al suo Il sorpasso (1963), film-specchio dell’Italia del boom economico.

L’esordio alla regia è datato 1964 (Se permettete, parliamo di donne), con Vittorio Gassman ancora nelle vesti di mattatore. La piena maturità arriverà nell’Italia degli anni ’70. In un paese che inizia a non ridere più di se stesso, incupito dalle bombe e dalla violenza, ma capace anche di scrivere una straordinaria pagina di battaglie civili, Scola realizza i suoi capolavori. Sono storie di proletari senza rivoluzione, idealisti disillusi, avvocati rampanti, onesti lavoratori, sottoproletari senza scrupoli, emarginati dalla storia, nuovi e vecchi mostri, intellettuali opportunisti e vittimisti.  

Una parabola cinematografica che andando dalla popolaresca e malinconica tragicommedia di Dramma della gelosia (1970), arriva fino ai “mostri da terza pagina” de La terrazza (1980). Nel mezzo ci sono le eredità della Resistenza, i destini della sinistra italiana, l’amore per il cinema, l’ossessione per De Sica e per Ladri di biciclette («un film che porto nel cuore», dirà più volte) di C’eravamo tanto amati (1974). C’è la Roma da poco orfana di Pasolini - che avrebbe dovuto partecipare al film con una specie di prefazione video – in cui Scola disegna l’avidità che stritola la vita di una famiglia di baraccati a due passi da San Pietro in Brutti, sporchi e cattivi (1976).

Due emarginati dalla retorica fascista - una donna angelo del focolare pronta a dare al regime i suoi figli della lupa e un omosessuale destinato al confino - sono i protagonisti di Una giornata particolare (1977). Sulle loro spalle viene catapultato il peso della Storia. Scola torna così alla sua infanzia, alla Roma imperiale che salutava l’arrivo di Hitler nel 1938. Prima di chiudere con il decennio c’è ancora spazio - in compagnia di Risi e Monicelli -  per un ritratto caustico del Paese con I nuovi mostri (1977). L’arrivo del riflusso e del disimpegno viene salutato con La terrazza, film più volte messo a confronto con l’universo fatuo di Jep Gambardella, il protagonista de La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

Negli anni a venire ancora molto cinema, fra i tanti film ricordiamo La famiglia (1988), epopea di quattro generazioni e il ricordo della sua amicizia con Fellini in Che strano chiamarsi Federico (2013). Ma di Scola, del suo sguardo sereno, della sua criniera bianca, da conservare c’è la sua idea di settima arte, di un cinema che «non deve dare soluzioni» ma ha il dovere di essere «dubitativo, non affermativo».

 
20 gennaio 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La verità negata
La verità negata
di Patrizia Papa
Recensione a “Denial”, film del regista britannico Mick Jackson
26 novembre 2016
Io, Daniel Blake
Io, Daniel Blake
di Simonetta Rubino
Recensione al film di Ken Loach, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2016
19 novembre 2016
La verità sta in cielo. Ma non per tutti
La verità sta in cielo. Ma non per tutti
di Andrea Meccia
Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda di Emanuela Orlandi, desaparecida a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione
15 ottobre 2016
Indivisibili
Indivisibili
di Donatella Salari
Recensione al film sulle gemelle siamesi di Edoardo De Angelis (Mostra del Cinema di Venezia 2016, Toronto International Film Festival, BFI London Film Festival)
9 ottobre 2016
Un Fiore nel carcere minorile
Un Fiore nel carcere minorile
di Ennio Tomaselli
Riflessioni sul recente film di Claudio Giovannesi e non solo
24 luglio 2016
«Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente»
«Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente»
di Donatella Salari
Il film con cui Daniele Luchetti ha ricostruito la vita di Jorge Mario Bergoglio
12 dicembre 2015
“Senza il lavoro si puzza”
“Senza il lavoro si puzza”
di Simonetta Rubino
"Gli ultimi saranno ultimi" di Massimiliano Bruno
5 dicembre 2015
Recensione a
Recensione a "Mia madre", di Nanni Moretti
di Bruno Capponi
Le assenze più laceranti sono quelle che non vengono dalla morte, ma da come abbiamo deciso di vivere
10 maggio 2015
Mia madre
Mia madre
di Donatella Salari
La recensione dell’ultimo film di Nanni Moretti in cui un evento luttuoso induce a fare, con dolore e sorpresa, un percorso all’indietro
9 maggio 2015
Il sale della Terra
Il sale della Terra
di Bruno Capponi
Recensione del film-documentario di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
19 aprile 2015
Newsletter


Fascicolo 4/2016
NUMERO MONOGRAFICO
Il giudice e la legge
Magistratura e società
In ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli
In ricordo di Emilio Alessandrini e Guido Galli
di Edmondo Bruti Liberati
Milano, 29 gennaio 1979. Prima Linea uccide il giudice Emilio Alessandrini con otto colpi di pistola. Poco più di un anno dopo, il 19 marzo del 1980, dopo una lezione all'Università di Milano, ancora un commando di Prima Linea uccide il giudice Guido Galli. Oggi, a trentasette anni da quell'omicidio, pubblichiamo un ricordo dei due giudici, intervenuti entrambi, sotto profili diversi, nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana*
19 marzo 2017
Manchester by the sea
Manchester by the sea
di Isabella Mariani
La recensione al film di Kenneth Lonergan, vincitore di due premi Oscar: miglior sceneggiatura originale, miglior attore protagonista per Casey Affleck
18 marzo 2017
Apologia del garantismo
Apologia del garantismo
di Francesco De Nino
Recensione a “Il paradigma garantista. Filosofia e critica del diritto penale” di Luigi Ferrajoli, a cura di Dario Ippolito e Simone Spina (Editoriale Scientifica, 2016 - Seconda edizione ampliata)
11 marzo 2017
8 marzo. Diritto d'aborto, diritto negato
8 marzo. Diritto d'aborto, diritto negato
di Magistratura democratica
Nella Giornata internazionale della donna, una riflessione sullo stato d’attuazione della legge 194
8 marzo 2017
L'insostenibile pesantezza dell'inquisitorio
L'insostenibile pesantezza dell'inquisitorio
di Luca Semeraro
Recensione al volume “Processo mediatico e processo penale. Per un'analisi critica dei casi più discussi. Da Cogne a Garlasco” a cura di Carlotta Conti (Giuffrè Editore, 2016)
4 marzo 2017
“Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione”
“Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione”
di Paola Perrone
Nel libro di Alberto Gaino (Edizioni Gruppo Abele) rivive la triste realtà dei reparti medico-pedagogici in cui erano rinchiusi, fino agli anni '70, i bambini dai tre anni in su colpevoli di tenere comportamenti irregolari. L'intento ricostruttivo si associa alla riflessione, più ampia ed ancora attuale, sui pericoli del mancato intervento sulle situazioni di disagio e di fragilità sociale
25 febbraio 2017