home search menu
CGUE, pillole di maggio
Osservatorio internazionale
CGUE, pillole di maggio
di Alice Pisapia
Prof. a contratto in Diritto dell’UE per l’impresa, Università degli Studi dell’Insubria
Prof. a contratto in Diritto europeo della concorrenza, Università degli Studi dell’Insubria
Avvocato Foro di Milano
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a maggio 2018

Spazio, libertà, sicurezza e giustizia - Cooperazione giudiziari in materia civile

Sentenza della Cgue (Prima Sezione), 31 maggio 2018, causa C-335/17, Neli Valcheva c. Georgios Babanarakis

Tipo di procedimento: Rinvio pregiudiziale dal Varhoven kasatsionen sad (Corte suprema di cassazione, Bulgaria)

Oggetto: Rinvio pregiudiziale – Cooperazione giudiziaria in materia civile – Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Ambito di applicazione – Nozione di “diritto di visita” – Articolo 1, paragrafo 2, lettera a) e articolo 2, punti 7 e 10 – Diritto di visita dei nonni

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000. Il giudice del rinvio chiede se il diritto di visita dei nonni di un minore nei confronti del minore stesso ricada sotto il regolamento n. 2201/2003, al fine di stabilire se la designazione del giudice competente a statuire su una domanda vertente su tale diritto di visita, debba essere effettuata sulla base di detto regolamento oppure sulla scorta delle norme di diritto internazionale privato.

Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone la sig.ra Neli Valcheva, residente in Bulgaria, al suo ex genero, il sig. Georgios Babanarakis, residente in Grecia, in merito ad un diritto di visita della sig.ra Valcheva nei confronti del proprio nipote, dato in affidamento esclusivo al padre.

Poiché per la nonna, residente in Bulgaria, era pressoché impossibile mantenere un contatto di qualità con il proprio nipote la sig.ra Valcheva ha chiesto ad un giudice bulgaro di primo grado di stabilire le modalità di esercizio di un diritto di visita nei confronti di suo nipote minorenne.

Tuttavia, il giudice di primo grado, con una decisione confermata dal giudice d’appello, ha dichiarato la propria incompetenza ad esaminare la domanda della sig.ra Valcheva. La sig.ra Valcheva ha proposto ricorso per Cassazione dinanzi al giudice del rinvio, il quale ha ritenuto che per stabilire quale sia il giudice competente, è necessario sapere se il regolamento n. 2201/2003 si applichi al diritto di visita dei nonni. In caso positivo, infatti, i giudici competenti sarebbero infatti quelli dello Stato membro nel quale il minore risiede abitualmente alla data in cui il giudice viene adito (nella specie, i giudici greci). In caso negativo, i giudici nazionali, nel caso di specie i giudici bulgari, dovrebbero verificare la loro competenza alla luce delle norme del diritto internazionale privato.

La Corte premette che il regolamento n. 2201/2003 non precisa se la nozione di “diritto di visita”, definita all’art. 2, punto 10, del regolamento stesso, comprenda il diritto di visita dei nonni.

Al fine di stabilire se i nonni rientrino nel novero delle persone contemplate dalla definizione sopra riportata, occorre tener conto dell’ambito di applicazione del regolamento n. 2201/2003, così come precisato all’art. 1, par. 1, lett. b), a norma del quale tale regolamento si applica all’attribuzione, all’esercizio, alla delega e alla revoca totale o parziale della responsabilità genitoriale. Quanto all’art. 2, punto 7, del citato regolamento, esso definisce la nozione di responsabilità genitoriale come l’insieme dei diritti e dei doveri di cui è investita una persona fisica o giuridica in virtù di una decisione giudiziaria, della legge o di un accordo in vigore riguardanti la persona o i beni di un minore, il quale comprende, in particolare, il diritto di affidamento e il diritto di visita.

Rileva quindi la Corte che il regolamento n. 2201/2003 non esclude esplicitamente che un diritto di visita richiesto dai nonni nei confronti dei loro nipoti rientri nell’ambito di applicazione del regolamento stesso.

Inoltre risulta dal documento di lavoro della Commissione relativo al riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di responsabilità genitoriale [COM(2001) 166 definitivo], del 27 marzo 2001, che il legislatore dell’Unione si è posto la questione di sapere quali siano le persone che possono esercitare la responsabilità genitoriale o beneficiare del diritto di visita. Esso ha preso in esame varie opzioni, in particolare la previsione, come possibile beneficiario, unicamente di uno dei genitori del minore e, all’opposto, l’assenza di qualsiasi limitazione a favore di determinati soggetti. Detto documento menziona in particolare i nonni, facendo riferimento al progetto del Consiglio d’Europa di convenzione sulle relazioni personali riguardanti i minori, che riconosce il diritto per questi ultimi di intrattenere relazioni personali non soltanto con i loro genitori, ma anche con altre persone aventi legami familiari con loro, come i nonni. In definitiva, il legislatore dell’Unione ha scelto l’opzione secondo cui nessuna disposizione doveva restringere il numero di persone possibili titolari della responsabilità genitoriale o di un diritto di visita.

In definitiva, quindi, la nozione di diritto di visita, contenuta all’art. 1, par.2, lettera a), e all’art. 2, punti 7 e 10, del regolamento n. 2201/2003, deve essere intesa come riguardante non soltanto il diritto di visita dei genitori nei confronti del loro figlio minore, ma anche quello di altre persone con le quali è importante che tale minore intrattenga relazioni personali, segnatamente i suoi nonni, a prescindere dalla titolarità o meno in capo ad essi della responsabilità genitoriale.

Ne consegue che una domanda dei nonni volta ad ottenere il riconoscimento in capo ad essi di un diritto di visita nei confronti dei loro nipoti ricade sotto l’art.1, par. 1, lett. b), del regolamento n. 2201/2003 e, di conseguenza, nell’ambito di applicazione di tale regolamento.

Diversamente opinando vi sarebbe la possibilità che le questioni relative a tale diritto di visita vengano risolte non già soltanto dal giudice designato in conformità del regolamento n. 2201/2003, ma anche da altri giudici che si ritengano competenti sulla base del diritto internazionale privato. Vi sarebbe un rischio di adozione di decisioni confliggenti, o addirittura inconciliabili, dato che il diritto di visita riconosciuto ad un familiare del minore potrebbe arrecare pregiudizio a quello riconosciuto a un beneficiario della responsabilità genitoriale.

Al fine di evitare l’adozione di misure confliggenti e nell’interesse superiore del minore, occorre che uno stesso giudice – ossia, in linea di principio, il giudice della residenza abituale del minore – statuisca sui diritti di visita.

Alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla questione sollevata dichiarando che la nozione di “diritto di visita”, contenuta all’art. 1, par. 2, lett. a), nonché all’art. 2, punti 7 e 10, del regolamento n. 2201/2003, deve essere interpretata nel senso che essa comprende il diritto di visita dei nonni nei confronti dei loro nipoti.

***

Ordinamento giuridico dell’Unione - Inadempimento di uno Stato

Sentenza della Cgue (Prima Sezione), 31 maggio 2018, causa C-251/17, Commissione europea c. Repubblica italiana

Tipo di procedimento: ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE

Oggetto: Inadempimento di uno Stato – Raccolta e trattamento delle acque reflue urbane – Direttiva 91/271/CEE – Articoli 3, 4 e 10 – Sentenza della Corte che constata un inadempimento – Mancata esecuzione – Articolo 260, paragrafo 2, TFUE – Sanzioni pecuniarie – Penalità e somma forfettaria

Con sentenza del 19 luglio 2012 (C‑565/10, EU:C:2012:476) la Corte aveva accertato che la Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che 109 agglomerati situati nel territorio italiano fossero provvisti, a seconda dei casi, di reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e/o di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane conformi alle prescrizioni della direttiva 91/271, era venuta meno agli obblighi che le incombono in forza di tale direttiva.

Poiché alla data, 11 febbraio 2016, fissata dalla Commissione nella diffida inviata allo Stato italiano al fine di invitarlo ad ottemperare ai predetti obblighi, l’Italia non aveva ancora preso le misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012, la Commissione ha proposto dinanzi alla Corte ricorso per inadempimento, chiedendo l’inflizione di sanzioni pecuniarie.

Con la sentenza in commento, la Corte accerta che alla data dell’udienza dinanzi alla Corte, le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza del 19 luglio 2012 non erano ancora state integralmente adottate.

La Corte considera quindi che la condanna della Repubblica italiana al pagamento di una penalità costituisca uno strumento finanziario appropriato al fine di sollecitare tale Stato ad adottare le misure necessarie per porre fine all’inadempimento constatato e per garantire l’integrale esecuzione della sentenza del 19 luglio 2012.

A tal proposito, la Corte ricorda che «la penalità deve essere stabilita in funzione del grado di persuasione necessario affinché lo Stato membro che ha mancato di eseguire una sentenza di constatazione di un inadempimento modifichi il proprio comportamento e ponga fine all’infrazione addebitata» e che nell’esercizio del suo potere discrezionale in materia, spetta alla Corte fissare la penalità in modo tale che «essa sia, da una parte, adeguata alle circostanze e, dall’altra, proporzionata all’inadempimento constatato nonché alla capacità di pagamento dello Stato membro interessato».

I criteri di base da prendere in considerazione per garantire la natura coercitiva di quest’ultima vengono individuati dalla Corte:

- nella gravità dell’infrazione;

- nella durata della stessa;

- e nella capacità di pagamento dello Stato membro in questione.

Per quanto riguarda la gravità dell’infrazione, la Corte ricorda che la direttiva 91/271 ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di acque reflue urbane. L’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane rischia di arrecare danni all’ambiente e deve essere considerata come particolarmente grave.

Con riferimento alla durata dell’infrazione, la Corte rileva che essa deve essere valutata prendendo in considerazione il momento in cui la Corte valuta i fatti, e non quello in cui quest’ultima viene adita dalla Commissione: nel caso di specie, la durata dell’infrazione, che è di quasi sei anni a partire dalla data della pronuncia della sentenza del 19 luglio 2012 è più che considerevole.

In merito alla capacità di pagamento dello Stato, risulta dalla giurisprudenza della Corte che occorre tenere conto dell’evoluzione recente del prodotto interno lordo di tale Stato, quale essa si presenta alla data dell’esame dei fatti da parte della Corte.

Alla luce dei criteri sopra esposti, la Corte considera appropriato condannare l’Italia a pagare, a favore del bilancio dell’Unione, una penalità di euro 30.112.500 per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012, penalità che sarà dovuta sino all’esecuzione integrale della sentenza del 2012.

Inoltre, tenuto conto della situazione concreta e delle violazioni in precedenza commesse dall’Italia in materia di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane, la Corte reputa adeguata la condanna dell’Italia a pagare, a favore del bilancio dell’Unione, una somma forfettaria di euro 25 milioni al fine di prevenire il futuro ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione.

20 luglio 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
CGUE, pillole di dicembre
CGUE, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a dicembre 2018
22 febbraio 2019
CGUE, pillole di novembre
CGUE, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a novembre 2018
8 febbraio 2019
CGUE, pillole di ottobre
CGUE, pillole di ottobre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a ottobre 2018
25 gennaio 2019
Il ruolo del giudice nazionale dell’asilo tra effettività dei ricorsi e autonomia procedurale degli Stati membri: il punto sulla sospensiva
Il ruolo del giudice nazionale dell’asilo tra effettività dei ricorsi e autonomia procedurale degli Stati membri: il punto sulla sospensiva
di Francesca Capotorti
Dopo aver pubblicato l’ordinanza del Tribunale di Milano, annotata dalla professoressa Adelina Adinolfi, ecco il commento all’ordinanza della Cgue del 27 settembre 2018, C-422/18
27 novembre 2018
CGUE, pillole di settembre
CGUE, pillole di settembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a settembre 2018
23 novembre 2018
CGUE, pillole di luglio
CGUE, pillole di luglio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a luglio 2018
2 novembre 2018
Caso Polonia, ancora una pronuncia d'urgenza della Cgue. Il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri riguarda tutti gli europei
Caso Polonia, ancora una pronuncia d'urgenza della Cgue. Il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri riguarda tutti gli europei
di Gualtiero Michelini
Nell’ambito di una procedura d'infrazione della Commissione, la Corte ingiunge alla Repubblica di Polonia di sospendere l'applicazione della legge di riforma della Corte suprema. La Corte di Lussemburgo ribadisce che le riforme istituzionali all'interno di ciascuno Stato membro non sono indifferenti per l’Unione e per gli altri Stati membri, mediante applicazione diretta della Carta dei diritti fondamentali
26 ottobre 2018
Il dialogo fra le Corti e le sorti (sembra non magnifiche, né progressive) dell’integrazione europea
Il dialogo fra le Corti e le sorti (sembra non magnifiche, né progressive) dell’integrazione europea
di Antonello Cosentino
Il giudice comune nazionale ha sempre avuto con la Cgue relazioni più fluide rispetto a quelle intrattenute con la Cedu. A partire dalla sentenza 14 dicembre 2017 n. 269 della Corte costituzionale, però, lo schema dell’applicazione diretta del diritto euro-unitario da parte del giudice nazionale sembra essere stato rimesso in discussione. La Corte costituzionale ha rivendicato la propria centralità nella dialettica tra giudice comune, giudice costituzionale e Cgue. Dagli equilibri che si raggiungeranno in tale dialettica dipenderà grande parte del ruolo che il giudice nazionale giocherà nel futuro dell’integrazione europea
1 ottobre 2018
CGUE, pillole di giugno
CGUE, pillole di giugno
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a giugno 2018
21 settembre 2018
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
Stato di diritto ed integrazione processuale europea. La Corte di giustizia ed il caso Polonia
di Gualtiero Michelini
Commento a prima lettura dell’attesa sentenza della Corte di giustizia del 25 luglio 2018, nel procedimento pregiudiziale d’urgenza su rinvio dell’Alta Corte irlandese nel corso di una procedura di esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità giudiziaria polacca. La decisione della Corte di giustizia affronta le questioni, determinate dalle riforme attuate dal governo polacco in pregiudizio dell’indipendenza del sistema giudiziario, della rilevanza giuridica e dell’impatto sull’applicazione della normativa del mandato di arresto europeo dell'avvio, da parte della Commissione europea, della procedura di accertamento della violazione sistemica dei principi di indipendenza del sistema giudiziario e dello Stato di diritto in Polonia in relazione alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
27 luglio 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
Giustizia e disabilità

La riforma spezzata.
Come cambia
l’ordinamento penitenziario
Osservatorio internazionale
CGUE, pillole di dicembre
CGUE, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a dicembre 2018
22 febbraio 2019
La tutela del dibattito politico al di là delle immunità
La tutela del dibattito politico al di là delle immunità
di Giampiero Buonomo
Con il ricorso all'articolo 18 Cedu la Corte di Strasburgo ha dato tutela al turco Demirtaş ed al russo Navalny, i principali oppositori ai confini orientali dell’Europa. La condanna di processi “a fine mascherato” evidenzia che la libertà del dibattito politico è il cuore della società democratica
20 febbraio 2019
CEDU, pillole di dicembre
CEDU, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a dicembre 2018
15 febbraio 2019
CGUE, pillole di novembre
CGUE, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a novembre 2018
8 febbraio 2019
L’arbitrato sportivo internazionale visto da Strasburgo
L’arbitrato sportivo internazionale visto da Strasburgo
di Luigi Dalle Donne
Nel caso Mutu e Pechstein c. Svizzera, la Cedu ha affrontato il tema dell’arbitrato sportivo internazionale e dell’applicabilità delle garanzie dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo alle procedure davanti al Tribunale arbitrale dello sport
4 febbraio 2019
CEDU, pillole di novembre
CEDU, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a novembre 2018
1 febbraio 2019