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Il caso De Luca: la sentenza di assoluzione
Giurisprudenza e documenti / giurisprudenza di merito
Il caso De Luca: la sentenza di assoluzione

Pubblichiamo – per l’evidente interesse pubblico che riveste – la sentenza depositata ieri dal Tribunale di Torino nel processo per istigazione a delinquere celebrato nei confronti di Erri De Luca, accusato di avere istigato pubblicamente al sabotaggio dell’opera TAV. All’esito del giudizio Erri De Luca è stato assolto.

Resterà deluso chi immagina di trovare – tra le righe della sentenza – una qualche prova di una decisione assunta da una magistratura ideologizzata.

La sentenza si limita a ribadire il delicato punto di equilibrio che la Consulta fissò – sin dagli anni 70 - tra «diritto alla parola» ed esigenze di tutela anticipata dell’ordine pubblico, pretendendo un’interpretazione dell’art. 414 c.p. in termini di delitto di pericolo concreto.

Di più: la sentenza – aderendo alla giurisprudenza oramai consolidata della Corte di cassazione – ha evidenziato come sia «indefettibile l’idoneità dell’azione a suscitare consensi e a provocare “attualmente e concretamente” – in relazione al contesto spazio-temporale ed economico-sociale ed alla qualità dei destinatari del messaggio – il pericolo di adesione al programma illecito».

In questa cornice teorica – tutt’altro che ideologizzata, ma, al contrario, fedele al dettato costituzionale – il Tribunale di Torino si è poi limitato a valutare le prove assunte in dibattimento. E ha ritenuto che le parole di DE LUCA «per il contesto ed il momento nel quale vengono pronunciate» [non] «possano ritenersi idonee ad istigare “attualmente e concretamente” qualcuno al compimento di reati…». Mancando la prova di tale pericolosità della parola manca un elemento costitutivo del reato. Sicché il fatto non sussiste. Tutto qui. Ciascuno, leggendo, si farà la sua opinione.

Il numero 4/2015 di Questione giustizia – Rivista trimestrale (in uscita oggi) dedica un obiettivo a “Il valore del dissenso”, con un approccio non limitato al solo diritto penale e con l’ambizione di andare oltre i temi sollevati dal processo nei confronti di Erri De Luca. Tuttavia, non poteva mancare – in un simile obiettivo – un contributo di taglio penalistico (cui si è dedicato Marco Pelissero: «La parola pericolosa. Il confine incerto del controllo penale del dissenso»).

E, pertanto, buona lettura (della sentenza e del numero 4/2015 di Questione Giustizia)!

 

 

19 gennaio 2016
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