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di Donatella Stasio
Processo penale e riforme, una storia infinita. L’ultimo <i>Controcanto</i> sulle note della memoria
Processo penale e riforme, una storia infinita. L’ultimo Controcanto sulle note della memoria
Dal 1989 ad oggi sono state approvate più di cento modifiche al processo penale e ogni volta si ricomincia senza una visione organica e ideale ma solo in funzione dell’incapacità del sistema di garantire un processo democratico ed efficiente

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

Con l’articolo che qui pubblichiamo si chiude, al principio dell’anno 2019, la Rubrica Controcanto che aveva preso avvio nell’aprile del 2017.

A Donatella Stasio, che di quella rubrica è stata l’ideatrice e che nella sua intera durata la ha regolarmente alimentata con i suoi scritti, Questione Giustizia deve molto.

In una Rivista fatta quasi interamente da magistrati ed alla quale collaborano quasi esclusivamente giuristi ed uomini di legge, lo sguardo dall’esterno di chi esamina ed analizza i temi della giustizia ed il funzionamento della giurisdizione da spettatore interessato, ma senza essere personalmente coinvolto nel loro farsi quotidiano, ha rappresentato uno straordinario arricchimento.

Lo è stato, crediamo, per i lettori; ma certamente lo è stato anche per i redattori della Rivista, i quali dal confronto con quel diverso punto di vista hanno tratto spunti ed insegnamenti preziosi. E l’insegnamento più importante, in un’epoca caratterizzata da una comunicazione politica esasperata, in cui prevalgono il rancore ed il disprezzo per l’altro, si ricava forse soprattutto dal tono generale che Donatella Stasio ha saputo dare alla sua Rubrica: sempre appassionato, ma al tempo stesso misurato e sobrio; fatto di argomenti e non di invettive polemiche; attento agli accadimenti del presente ma sapendo collocarli nel flusso della storia, perché senza la consapevolezza di quel che è stato è impossibile comprendere davvero ciò che è ed intuire quel che sarà. 

A Donatella Stasio va perciò il nostro sincero ringraziamento. La sua Rubrica ci mancherà, ma saremo sempre felici di dare voce al suo pensiero se in futuro vorrà inviarci altri suoi scritti.

 

 

Dedicato ai giovani magistrati vincitori dell’ultimo concorso

 

***

 

Ventinove anni fa – avete letto bene – il processo penale era già in stato comatoso. A certificarlo, i dati e i toni gravi dell’allora procuratore generale della Cassazione Vittorio Sgroi. Che, in quel contesto, profetizzò vita breve, e difficile, per il neonato Codice di procedura penale. Un anno di tempo per sopravvivere o morire, fu la sua prognosi ad appena due mesi dall’entrata in vigore del Codice Vassalli-Pisapia. Correva l’anno 1990 e la giustizia – che veniva già da decenni di acciacchi – puntava molto sulla riscrittura del vecchio Codice di procedura penale. Eppure, quella riforma epocale si rivelò quasi subito un “vorrei ma non posso”. Non solo per ragioni culturali – che impedirono agli addetti ai lavori, all’opinione pubblica e alla stessa politica di accettare il nuovo modello di giustizia penale – ma anche e soprattutto per quella cronica mancanza di risorse che – al netto delle lacune normative o delle norme ad personam – da sempre segna il destino delle riforme, facendole vivere o morire. Spesso, modificandole geneticamente.

Ventinove anni dopo, di quella riforma è sopravvissuto poco o nulla. Ma molti interventi sono stati funzionali più a carenze organizzative e di risorse che alla necessità di migliorare l’impianto originario coerentemente allo spirito con cui era stato concepito.

Ventinove anni fa, molti dei vincitori dell’ultimo concorso in magistratura non erano neppure nati. A me, invece, è capitato di essere cronista anche del trentennale “vorrei ma non posso”, di raccontarne aspettative, contraddizioni, fallimenti, passi indietro e in avanti, aspirazioni... . Una narrazione scandita da numeri impietosi sull’arretrato, sulle prescrizioni e soprattutto sui tempi lunghi del processo che ne hanno moltiplicato l’aspetto afflittivo invece di rafforzarne la funzione di accertamento o meno delle responsabilità degli imputati.

Dal 1989 si sono susseguite un centinaio di modifiche legislative, e alcune proposte di riforma – mini, maxi, pseudo, tentate, consumate – sono state accompagnate da svariati slogan: nel 2000, a seguito della riforma dell’articolo 111 della Costituzione, si parlò di processo giusto anche con riferimento alle successive modifiche di legge ordinaria; poi fu la volta del processo breve, del processo europeo, passando per il processo lungo. Riforme in taluni casi stoppate dalla moral suasion del Quirinale e magari riproposte in forme più o meno analoghe in contesti politici diversi. L’ultima risale ad appena un anno fa, o poco più, e come tutte quelle che l’hanno preceduta è stata accompagnata da scontri politici e di categoria (tra magistrati e avvocati) pur promettendo una “svolta” nei tempi e nella qualità della risposta della giustizia penale.

Benché sia prematuro stabilire oggi se quella promessa sia stata mantenuta, ecco che già si annuncia una nuova riforma del processo penale, da confezionare addirittura entro l’anno e con l’accordo di magistrati e avvocati (che su molte, rilevanti, proposte, continuano però ad essere divisi). Ma ancora una volta le possibili modifiche vengono valutate – e piegate - non tanto in funzione delle esigenze della giustizia penale (e quindi dei cittadini, vittime o imputati che siano) quanto dell’incapacità del sistema di renderle efficaci.

Quest’incapacità finisce perciò per “dettare la linea” delle modifiche, a scapito di un processo penale efficiente e democratico e a vantaggio, invece, di interventi settoriali e incoerenti. Tant’è che – a distanza di pochi anni e alla luce di statistiche sempre uguali – arrivano puntuali nuovi interventi, spesso emergenziali e, dunque, ancora più nefasti. Un continuo, infinito, apparente processo riformatore che di fatto sancisce il perenne immobilismo della giustizia penale.

La giustizia è un servizio ma anche un potere. Luciano Violante ha ricordato che, secondo una regola ferrea della politica, nessun potere è disposto a riconoscere a un altro i mezzi per funzionare meglio se non sono chiari i presupposti e i confini della sua azione. Pertanto, la politica non sarà mai disposta a far funzionare la giustizia nell’interesse dei cittadini se prima non avrà definito i poteri della magistratura e messo sé stessa in sicurezza. Dall’altro lato, la magistratura continuerà a usare come alibi la carenza di mezzi per giustificare le proprie inefficienze.

Un gioco di sponda, insomma. Che, come annotavo nel mio primo Controcanto con riferimento alla riforma delle intercettazioni, da sempre consente alla politica inadempiente sul fronte delle risorse di delegittimare la magistratura per le inefficienze della giustizia, e alla magistratura, invece, di trovare in quelle inadempienze un comodo alibi alle proprie responsabilità, di qualunque natura. Perpetuando così un immobilismo funzionale ai reciproci interessi ma micidiale per quelli dei cittadini.

Ho voluto sommariamente ricordare la vicenda del processo penale perché senza memoria storica non può esserci futuro né tanto meno cambiamento ma solo l’inutile, compulsiva replica di comportamenti, sia pure sotto mentite spoglie. La memoria ci soccorre e ci esorta a evitare gli errori del passato, ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione degli auguri ai rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile. La memoria ci aiuta anzitutto a riconoscere le responsabilità, individuali e collettive. E questo è il primo passaggio per costruire il futuro. Con la convinta consapevolezza – aggiunge Mattarella che solo il dialogo, e non il conflitto, rappresenta lo strumento per affermare valori, principi, interessi di ciascuna comunità nel contesto della più vasta comunità dei popoli. Ripartire dalla memoria per dare sostanza ai nostri valori e attuarli in qualunque settore non significa rinunciare alla diversità. Anzi: La democrazia non teme la diversità; al contrario ne ha bisogno, ma va sempre coltivato e difeso il senso del futuro comune.

È con questo spirito, e con questa passione, che ho cercato di interpretare ogni mio Controcanto, fin dalla prima pubblicazione. Spero di esserci riuscita e di lasciare ai lettori il senso della diversità di questa inedita Rubrica, che oggi si conclude. Un saluto particolare a Questione Giustizia, luogo straordinario di conoscenza, di approfondimento, di confronto, di pluralismo delle idee. E, quindi, di crescita culturale.

Donatella Stasio

7 gennaio 2019
Quale processo penale?
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Nel corso del 2017 in seno a Md si è discusso molto intorno al processo penale, con l’obiettivo di disegnare un possibile intervento riformatore, finalizzato a coniugare efficienza e garanzie. Con poche mosse radicali, a quadro costituzionale invariato e praticamente senza investimenti economici, si può, forse, provare a spezzare il cerchio e ripartire
11 gennaio 2019
Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
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di Donatella Stasio
In gran parte del mondo la democrazia non gode di buona salute e l’Italia non sembra da meno. I sintomi del malessere democratico risalgono ad almeno un decennio e D’Avanzo li aveva individuati. Come il rimedio per curarli
3 dicembre 2018
Quale futuro per il garantismo? Riflessioni su processo penale e prescrizione
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di Mariarosaria Guglielmi* e Riccardo De Vito**
Ad oggi il dibattito politico ha lasciato sul campo la prospettiva di una riforma certa della prescrizione in cambio di una riforma incerta che dovrebbe garantire il processo “breve”. Se non incanalata in un contesto normativo unico, dove agli interventi sulla causa di estinzione del reato si possano contemporaneamente saldare quelli sulla prescrizione delle singoli fasi processuali, l’intervento appare lesivo dei diritti dell’imputato ad un equo processo e dei principi costituzionali in materia di presunzione di non colpevolezza e finalismo rieducativo della pena. Magistratura, avvocatura ed accademia dovrebbero aprire un confronto su un nuovo processo penale, che permetta di dibattere anche sulle soluzioni proposte di recente dalla magistratura associata (estensione dell’art. 190-bis cpp e abolizione del divieto di reformatio in peius). Il contesto politico induce a scelte di diritto penale espressivo-simbolico e a torsioni regressive. Non è il momento di compromessi
20 novembre 2018
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
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di Donatella Stasio
Avvocati e Anm, divisi sulle proposte di riforma del processo penale e della prescrizione, concordano invece (ed è una novità) sulla pregiudizialità della prima rispetto alla seconda. Ma la diversa “visione” del processo rende la riforma impossibile. Oltre che inutile senza un cambio di passo dell’etica di tutti gli attori del processo
15 novembre 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
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di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
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di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
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L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
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di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
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di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

Contro il malessere democratico, l’Italia ha bisogno del rugby. Il sogno di Giuseppe D’Avanzo
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Reati in calo, processi lenti, carceri affollate: un quadro che ci riporta indietro di dieci anni e riapre prospettive securitarie. Secondo il filosofo americano, il rispetto dei diritti umani non è un impiccio di cui liberarsi per placare la paura e riscuotere consensi
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