home search menu
di Donatella Stasio
Il carcere e quell’assenza di empatia con la Costituzione
Il carcere e quell’assenza di empatia con la Costituzione
Finita l’emergenza sovraffollamento, torna il clima carcerocentrico alimentato anche dalla vigilia elettorale. Eppure, l’unica ricerca statistica italiana sulla recidiva dimostra che il carcere dei diritti “conviene” alla sicurezza collettiva e anche alla crescita del Paese.

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

A volte ritornano, è il caso di dire a proposito del carcere.

I dati dell’ultimo anno rivelano che sta tornando, se non il sovraffollamento, sicuramente un aumento della popolazione carceraria a un ritmo preoccupante (al 31 maggio, secondo quanto riferito dal Garante nazionale dei detenuti, le presenze erano salite a 58.838, di cui 1500 negli ultimi sei mesi), per cui, con questo passo arriveremmo a 67mila detenuti nel 2020, facendo un salto indietro di quasi dieci anni.

Stanno tornando gli arresti facili, anche di breve durata (nel primo semestre 2016: 34mila in flagranza, 24mila dalla libertà e solo 8mila domiciliari).

Ma sta tornando soprattutto un clima politico carcerocentrico, come rivelano numerosi indizi: l’enfasi per l’aumento delle pene previsto nel ddl penale per furti e scippi; la corsa a riformare la legittima difesa; i recenti decreti governativi su immigrazione e sicurezza.

Indizi preoccupanti, poiché i “padri” di queste misure sono gli stessi che negli ultimi anni si sono sbracciati contro l’emergenza sovraffollamento – evidentemente solo per le sue ricadute finanziarie – con leggi e interventi di varia natura, compresi gli Stati generali.

Certo, come ogni vigilia elettorale che si rispetti, anche questa porta con sé la “sana” (si fa per dire) competizione politica sul terreno della tolleranza zero, della certezza della pena e di tutti gli stereotipi sulla sicurezza che si traducono in un trionfo della demagogia, nello sfascio del poco faticosamente costruito in precedenza, nell’assenza totale di visioni e prospettive di riforma del carcere.

Peraltro, che cosa c’è di più visionario della nostra Costituzione anche in materia di carcere? In poche righe viene sancito il principio che punire non fa rima con segregare e, anzi, “recuperare” è l’unica strada per fare prevenzione.

In un Paese normale, i cittadini, la politica, le istituzioni si rispecchierebbero pienamente nei principi della Costituzione (a maggior ragione chi la difende con le unghie e con i denti – giustissimamente – contro tentativi di manipolazione). In “tutti” i principi, compreso quello secondo cui la pena deve essere scontata nel rispetto della dignità delle persone e in funzione del loro reinserimento sociale.

Purtroppo, però, dobbiamo prendere atto che così non è. Non c’è questa empatia con i principi costituzionali. I partiti, e talvolta persino le istituzioni, non lavorano per questo. Anzi, cavalcano paure e pregiudizi (se non ignoranza) scavando un baratro ancora più profondo tra i cittadini e i principi costituzionali.

Del resto, l’antipolitica dilagante si nutre di slogan populisti, come appunto la tolleranza zero e la certezza della pena, che rimandano a un’idea della punizione come segregazione e vendetta, incarnata perfettamente dal carcere, e dal modello peggiore di carcere: chiuso, afflittivo, vendicativo.

Perciò, qualunque visione abolizionista del carcere sembra destinata a non tradursi in una corrispondente politica, sebbene la vera sfida, per il futuro della pena, sia proprio quella delle “alternative al carcere” in funzione di una minore recidiva e quindi di una maggiore sicurezza. È una sfida che richiederebbe un supporto culturale straordinario, un’indicazione politica univoca, un altrettanto straordinario sforzo finanziario per evitare fallimenti destinati a travolgere l’idea stessa delle alternative. Richiederebbe, insomma, un investimento ad ampio raggio che non sembra destinato a tradursi in una concreta azione politica né nel breve né nel lungo periodo.

Troppo impopolare.

Nella migliore delle ipotesi ci si scontra contro il muro dello “scetticismo” sull’utilità di rispettare i principi costituzionali e, quindi, di costruire un carcere dei diritti, luogo operoso che dialoghi continuamente con l’esterno, e che chiami i detenuti all’autodeterminazione e alla responsabilizzazione.

Ad aprire una breccia in questo muro di “scetticismo” apparentemente inespugnabile ci hanno pensato gli economisti, con una ricerca che dimostra che un carcere diverso conviene alla sicurezza collettiva.

È una ricerca cominciata nel 2012, durata tre anni, anche se per certi aspetti prosegue, e condotta dall’Ente Einaudi della Banca d’Italia, in particolare dagli economisti Daniele Terlizzese e Giovanni Mastrobuoni, con il supporto del ministero della Giustizia che per la prima volta ha aperto all’esterno la sua banca dati. Eppure, non è stata usata politicamente come avrebbe dovuto, visto che rappresenta un formidabile argomento per convincere, o contribuire a convincere gli “scettici”.

È la prima ricerca scientifica italiana sulla recidiva che, in considerazione del suo costo sociale ed economico, finisce per incidere sulla crescita di un Paese in termini di legalità, risparmi e competitività (uno studio del 2001 aveva calcolato che la diminuzione di un solo punto percentuale di recidiva corrisponde a un risparmio di circa 51 milioni di euro l’anno).

L’analisi si è concentrata sul carcere di Bollate, per misurare gli effetti sulla recidiva del trattamento messo in atto in quella prigione, una delle poche in cui la pena è eseguita semplicemente nel rispetto del dettato costituzionale.

Ebbene, la conclusione è che, a parità di pena complessiva da scontare (e di molte altre caratteristiche), per ogni anno di prigione passato a Bollate, invece che in un altro carcere, la recidiva si riduce di 10/15 punti percentuali.

Per i dettagli rimando alla lettura del paper di Terlizzese e Mastrobuoni (allegato). I quali dimostrano scientificamente che anche solo condizioni di vita dignitose, in un contesto aperto, operoso, responsabilizzante, sono efficaci a ridurre la recidiva. E queste condizioni sono certamente realizzabili dalla politica carceraria (non certo, o non solo, costruendo nuove carceri se non cambia la cultura e la gestione della pena, che fra l’altro si rispecchiano anche nell’architettura penitenziaria).

Dunque, fare quello che ci dice la Costituzione ha anche un ritorno economico e sociale.

E tanto basterebbe per dire la verità all’opinione pubblica, smettendo di ingannarla con i soliti stereotipi e luoghi comuni sulla sicurezza e sul carcere. Tanto basterebbe, insomma, a un’assunzione di responsabilità politica rispetto all’attuazione del dettato costituzionale.

Piero Calamandrei diceva: «Le formule costituzionali rimangono vive finché vi scorre dentro, come il sangue nelle vene, la forza politica che le alimenta; se questa viene meno, si atrofizzano e muoiono di sclerosi».

Forse è questa la vera sfida politica del futuro: non far atrofizzare i principi costituzionali, fino a farli morire di sclerosi, ma vivificarli con la forza politica che li alimenta, o dovrebbe alimentarli.

Donatella Stasio

12 giugno 2017
La «necessità» di prendere posizione contro il populismo penale
La «necessità» di prendere posizione contro il populismo penale
di Donatella Stasio
Il tema della sicurezza ripropone l’esigenza di voci fuori dal coro che, al di là degli interessi corporativi, tutelino i “valori” dello stato di diritto costantemente traditi da politiche penali e campagne elettorali populiste, destinate ad atrofizzarli
27 maggio 2017
Lo <i>scandalo</i> dell'ergastolo
Lo scandalo dell'ergastolo
di Riccardo De Vito
Recensione al Manuale sulla pena dell’ergastolo di Claudio Conte (collana Il diritto in Europa oggi, Key editrice, maggio 2017)
20 maggio 2017
Migranti e integrazione di “valori”: i giudici parlano solo con le sentenze? No, grazie
Migranti e integrazione di “valori”: i giudici parlano solo con le sentenze? No, grazie
di Donatella Stasio
Al di là dei profili giuridici, la sentenza sul sikh che girava con il coltello sacro di 18 cm esprime valutazioni politiche che, non rettificate dalla Cassazione, rischiano di cristallizzarsi nell’opinione pubblica come princìpi di diritto.
19 maggio 2017
Magistratura in-politica: dopo vent’anni, presenze decimate in Parlamento
Magistratura in-politica: dopo vent’anni, presenze decimate in Parlamento
di Donatella Stasio
Dal 1996 i magistrati presenti nelle due Camere sono scesi da 22 a 5. In totale, i fuori ruolo per incarichi politici sono 9. Tuttavia, il 18% dell’opinione pubblica pensa che l’ingresso in magistratura sia un trampolino di lancio per fare politica. Così la percezione sociale sposta la bilancia più sull’”apparire” che sull’”essere” imparziali; più sulla legge che sull’etica
15 maggio 2017
Zuccaro e le Ong, quell’insostenibile <i>deficit</i> di cultura della comunicazione
Zuccaro e le Ong, quell’insostenibile deficit di cultura della comunicazione
di Donatella Stasio
La cronaca conferma che la Giustizia ha un problema di comunicazione, anche se soltanto il 13,8% dei magistrati ne ha consapevolezza. Csm e Scuola devono colmare questa lacuna culturale, che si ritorce contro la trasparenza e la credibilità dell’istituzione
3 maggio 2017
Intercettazioni, <b><i>privacy</i></b> e il valore del «fattore umano»
Intercettazioni, privacy e il valore del «fattore umano»
di Donatella Stasio
Il caso Consip-Scafarto ha scoperchiato la fragilità del sistema rispetto a possibili «errori» che le nuove tecnologie (Trojan) possono moltiplicare. La capacità del sistema di gestire in modo efficace le intercettazioni è uno snodo essenziale per garantire il diritto alla privacy cui è finalizzata la riforma. Che quindi non può muoversi solo in una logica di risparmi, divieti e prescrizioni ma deve assicurare professio-nalità adeguate. La tutela dei diritti fondamentali non è a costo zero
27 aprile 2017
Questioni attuali dopo la chiusura degli Opg
Questioni attuali dopo la chiusura degli Opg
di Sabrina Bosi* e Franco Maisto**
La chiusura degli Opg e le modifiche della disciplina della misura di sicurezza detentiva – necessarie, non rinviabili ulteriormente, ma del tutto irrelate coi codici e l’Ordinamento penitenziario – hanno posto e porranno ai giuristi, agli operatori penitenziari, alle forze di polizia ed agli operatori socio-sanitari non poche questioni interpretative, organizzative, di relazioni istituzionali leali e sane tra “mondi vitali” alimentati da “saperi”, statuti deontologici e professionali diversi. Qui il punto di vista di magistrati di sorveglianza che hanno sperimentato sul campo le questioni e hanno elaborato prassi, metodi, risposte.
16 marzo 2017
La “cultura” della giurisdizione
La “cultura” della giurisdizione
di Michele Passione
Nuove considerazioni in materia di libri e 41 bis
20 gennaio 2017
Il carcere negli occhi degli studenti
Il carcere negli occhi degli studenti
di Marisa Bellini, Patrizia Mastini e la 4B del Liceo Scientifico Lorenzo Mascheroni di Bergamo
L'incontro tra i detenuti della casa circondariale di Bergamo e la classe quarta del liceo Mascheroni
25 novembre 2016
Galeotto fu (proprio) il libro?
Galeotto fu (proprio) il libro?
di Roberta Mura
Considerazioni a margine dell’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale in materia di libri e 41 bis
13 settembre 2016

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

continua

 

Giudici eroi o grandi giudici?
Giudici eroi o grandi giudici?
di Donatella Stasio
Nell’attuale contesto storico-politico, i magistrati rischiano di diventare gli “eroi” di una democrazia e di una giustizia in perenne crisi, anziché i protagonisti di una battaglia politica, culturale, giuridica per abbandonare il populismo e rispecchiarsi unicamente nei principi della Costituzione
15 giugno 2017
La «necessità» di prendere posizione contro il populismo penale
La «necessità» di prendere posizione contro il populismo penale
di Donatella Stasio
Il tema della sicurezza ripropone l’esigenza di voci fuori dal coro che, al di là degli interessi corporativi, tutelino i “valori” dello stato di diritto costantemente traditi da politiche penali e campagne elettorali populiste, destinate ad atrofizzarli
27 maggio 2017
Migranti e integrazione di “valori”: i giudici parlano solo con le sentenze? No, grazie
Migranti e integrazione di “valori”: i giudici parlano solo con le sentenze? No, grazie
di Donatella Stasio
Al di là dei profili giuridici, la sentenza sul sikh che girava con il coltello sacro di 18 cm esprime valutazioni politiche che, non rettificate dalla Cassazione, rischiano di cristallizzarsi nell’opinione pubblica come princìpi di diritto.
19 maggio 2017
Magistratura in-politica: dopo vent’anni, presenze decimate in Parlamento
Magistratura in-politica: dopo vent’anni, presenze decimate in Parlamento
di Donatella Stasio
Dal 1996 i magistrati presenti nelle due Camere sono scesi da 22 a 5. In totale, i fuori ruolo per incarichi politici sono 9. Tuttavia, il 18% dell’opinione pubblica pensa che l’ingresso in magistratura sia un trampolino di lancio per fare politica. Così la percezione sociale sposta la bilancia più sull’”apparire” che sull’”essere” imparziali; più sulla legge che sull’etica
15 maggio 2017
Zuccaro e le Ong, quell’insostenibile <i>deficit</i> di cultura della comunicazione
Zuccaro e le Ong, quell’insostenibile deficit di cultura della comunicazione
di Donatella Stasio
La cronaca conferma che la Giustizia ha un problema di comunicazione, anche se soltanto il 13,8% dei magistrati ne ha consapevolezza. Csm e Scuola devono colmare questa lacuna culturale, che si ritorce contro la trasparenza e la credibilità dell’istituzione
3 maggio 2017
Intercettazioni, <b><i>privacy</i></b> e il valore del «fattore umano»
Intercettazioni, privacy e il valore del «fattore umano»
di Donatella Stasio
Il caso Consip-Scafarto ha scoperchiato la fragilità del sistema rispetto a possibili «errori» che le nuove tecnologie (Trojan) possono moltiplicare. La capacità del sistema di gestire in modo efficace le intercettazioni è uno snodo essenziale per garantire il diritto alla privacy cui è finalizzata la riforma. Che quindi non può muoversi solo in una logica di risparmi, divieti e prescrizioni ma deve assicurare professio-nalità adeguate. La tutela dei diritti fondamentali non è a costo zero
27 aprile 2017