Magistratura democratica
Magistratura e società

Non solo 8 marzo. Donne, vita, libertà: un inno universale

di Shady M. Alizadeh
avvocata e attivista "Woman for life and Freedom" - Movimento italo-iraniano "Donna vita libertà"

Nell’Iran teocratico ed illiberale la donna è vista come il nemico principale, e come tale punita e repressa. Dopo l’uccisione di Masha Amini, dopo la generale ribellione di uomini e donne che hanno portato davanti al mondo l’intollerabilità della situazione, non dobbiamo dimenticare la resistenza del popolo iraniano, che combatte in nome dei valori universali della libertà e della parità.

Da 45 anni il popolo iraniano è impegnato in una resistenza per l’ottenimento della libertà, per uno stato democratico iraniano contro un regime che cerca di distruggere una cultura millenaria, quella persiana.

La teocrazia negli anni ha riconosciuto quali nemici della morale e dello stato studenti, politici, professori, avvocati ma soprattutto vede nella donna il nemico principale.

Questa propaganda politica ha continuato a perpetuare abusi e violenze non solo nei confronti delle donne ma contro tutti coloro i quali nei decenni hanno messo in dubbio la cultura del patriarcato. Cultura o dovremmo chiamarla consuetudine che va oltre ogni confine?

La morte violenta di Masha Jina Amini, 22enne curda, la cui colpa è stata il sol fatto di esser donna, ha scosso una popolazione intera. Un popolo, che va ben oltre i confini dell’Iran.

Il motto donna vita libertà ha riecheggiato nelle piazze di tutto il mondo e ha mostrato che vogliamo dare il nostro contributo al mondo e lo vogliamo fare come donne, perché è nostro diritto contare!

Quello che una prima chiave di lettura, pressappochista a mio avviso, ha evidenziato è che questa sia una rivolta che riguarda solo le donne iraniane. Invece i primi ad abbracciare questa resistenza sono stati gli uomini. Quei padri e figli vittime loro stessi di una cultura patriarcale. Vittime doppiamente per aver tradito quel codice che vede l’uomo possedere la donna, l’uomo educare la donna, l’uomo schiacciare la donna.

Questa resistenza è universale. C’è un popolo che urla libertà, e questa passa dalla nostra libertà, dalla nostra vita, da noi donne.

Sono otto i ragazzi impiccati per aver partecipato alle manifestazioni, sono centinaia gli stupri ai danni di donne, uomini e adolescenti. 448 le persone uccise durante le manifestazioni tra cui 63 minorenni. Questo regime ha avvelenato le giovani studentesse con dei gas nelle scuole superiori perché hanno continuato a parlare e urlare la loro libertà.

In una delle ultime lettere recapitateci da Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023 «per la sua lotta contro l'oppressione delle donne in Iran e per la sua lotta a favore dei diritti umani e della libertà per tutti», scritta di suo pugno nel carcere di Evin ci ricorda il continuo impegno e sacrificio di un popolo: «La resistenza, continua non violenta, è la nostra strategia migliore. Sono fiduciosa che la luce della libertà e della giustizia risplenderà luminosamente sulla terra d'Iran. […] Ma sono profondamente scioccata per il modo in cui il mondo assiste impassibile al massacro e alle esecuzioni del popolo iraniano. Pensano che le esecuzioni dei giovani della nostra terra sia un fatto scontato in questo angolo dell'Oriente? O forse credono che le condanne a morte siano state eseguite sulla base delle leggi e ordinate da tribunali equi e aperti, dove la difesa dell'imputato è tutelata?»

Proprio questa richiesta di riconoscimento dei diritti delle donne quali diritti umani inviolabili, che si sta alzando dall’Iran in tutto il mondo, deve vederci, con fermezza, dissociarci e denunciare anche qui in Italia le brutalità e le violazioni commesse dal regime della Repubblica Islamica dell’Iran.

In questa macchina dittatoriale l’abuso si propaga con la diversità di genere, una violenza che si attua attraverso vie puramente simboliche della comunicazione e della coscienza, lo si fa attraverso una falsa morale religiosa, attraverso il simbolo del velo. Un «potere ipnotico del dominio» che soffoca i rapporti sociali e ad ogni anelito di libertà risponde con la più feroce violenza.

Continuano in Iran da parte del regime i processi farsa e le esecuzioni capitali per chi ha partecipato alle manifestazioni, continuano gli arresti, le torture, gli stupri e le minacce.

È evidente che queste manifestazioni, che questa resistenza non rappresentino più solo una questione domestica iraniana ma riguarda ormai tutta la comunità internazionale.

Il mondo che viviamo non è una civiltà per noi donne. 

La Repubblica Islamica dell’Iran non è un attore internazionale con cui chiudere accordi di pace, accordi economici e commerciali. Questa è una dittatura e promuove terrorismo, mafia e guerre.

Il nostro è un cammino di pace straziante lungo millenni che ci ha insegnato a rispondere alle brutalità subite a chi ci ritiene nulla con la nostra voce, la nostra presenza, la nostra vita con la speranza del futuro. Siamo portatrici di pace in una guerra perenne. 

Continua Narges Mohammani nella sua lettera: «Ciò che nel frattempo viene fatto a pezzi è l'“umanità” e nient'altro. In questo mondo in cui tutto è globalizzato, l'“umanità” è forse un'eccezione?»

Il silenzio che accompagna la resistenza delle donne e degli uomini in Iran è diventato insopportabile e trova eco nel resto del mondo. 

È nostro compito come cittadini europei e italiani far riecheggiare il canto di libertà e democrazia di tutti i popoli.

Invito il popolo iraniano a non lasciare sole e soli coloro che cercano giustizia e a lasciare che le coscienze vigili siano la voce risonante delle persone condannate a morte e la voce di chi protesta contro le esecuzioni in questa terra martoriata

Per noi tutti, per la pace, per la democrazia.

Donna, vita, libertà sempre e ovunque!

21/03/2024
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Non solo 8 marzo. Donne, vita, libertà: un inno universale

Nell’Iran teocratico ed illiberale la donna è vista come il nemico principale, e come tale punita e repressa. Dopo l’uccisione di Masha Amini, dopo la generale ribellione di uomini e donne che hanno portato davanti al mondo l’intollerabilità della situazione, non dobbiamo dimenticare la resistenza del popolo iraniano, che combatte in nome dei valori universali della libertà e della parità.

21/03/2024
Iran: libertà delle donne, libertà di tutti
a cura di Redazione

Evento in collaborazione con la Fondazione Basso, 7 dicembre 2022, ore 17, modalità mista

06/12/2022
Parole chiave di una tragedia

Chi sono, o “cosa”, sono per le autorità della Repubblica “islamica” dell’Iran, le migliaia di persone -  all’inizio per lo più giovani donne, poi via via accompagnate e sostenute dai loro coetanei maschi, fino a vero e proprio movimento di massa - che si lasciano massacrare per le strade dalla “polizia morale”?
In questi giorni e settimane, sul corpo delle donne iraniane, si sta consumando ogni briciolo di dignità e autorevolezza della cosiddetta “rivoluzione” del 1979. Vediamo perché.

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03/11/2022
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I regimi che pretendono di legittimarsi e di governare in nome di un Dio sono i più oppressivi di tutti perché aspirano a disciplinare ogni aspetto della vita, penetrando la politica, il diritto, il costume, la dimensione privata. 
Perciò la rivolta contro l’oppressione può assumere come sua prima forma la rivendicazione di libertà elementari negate nella sfera individuale e sociale – la scelta dell’abbigliamento, il ballo, il canto, l’affettività, la vita di relazione – scontrandosi frontalmente con steccati e divieti come l’apartheid femminile e con le enormi diseguaglianze attuate e perpetuate in nome della religione. 
E’ quanto sta oggi accadendo in Iran, attraversato da un potente moto di ribellione popolare al totalitarismo teocratico dominante nel Paese. 
Un movimento di giovani - spontaneo e diffuso e perciò difficile da decapitare con gli arresti, in larga misura non violento ma radicale perché mira al cuore della Repubblica islamica - sta dando vita ad una protesta rivoluzionaria. Lo fa sotto lo sguardo disattento e distratto dell’Occidente liberale e democratico e nel silenzio delle destre mentre in Italia la stordita e frammentata congerie di forze che sta all’opposizione o tace - con la sola eccezione dei radicali- o si esprime con voce flebile, mostrandosi incapace di incisiva solidarietà e di effettivo sostegno alla lotta di emancipazione e di liberazione in corso in Iran. 

La piena libertà per le diverse fedi e sensibilità religiose garantita negli Stati democratici di diritto deve accompagnarsi, in Europa e nel mondo, al radicale contrasto di ogni forma di fanatismo, di intolleranza, di terrorismo e di repressione posti in essere invocando pretestuosamente la religione islamica o qualsiasi altra fede o guerra santa. Quando gli studenti iraniani gridano contro i guardiani della rivoluzione: «voi siete il nostro Isis» colgono il nesso che corre tra la violenza terrorista in Europa e in Oriente e l’oppressione interna esercitata da un regime teocratico. 

31/10/2022
Le rivendicazioni delle donne e le proteste in Iran: le radici femminili della rivolta

Quando Anna Karenina entra in scena, nel romanzo, «dei piccoli anelli di riccioli neri le scappavano fuori sulla nuca e sulle tempie». Analogo gesto, un capello fuori posto, pochi giorni fa in Iran è costato la vita alla ventiduenne Masha Amini, arrestata e uccisa dalla “polizia morale” perché indossava il velo in maniera inappropriata. È stata la scintilla perché in Iran – protagoniste le donne sotto lo slogan “Woman Life Freedom” – divampasse una protesta che non accenna a smettere e che sta ponendo le basi di una rivolta per ottenere un Iran democratico.
Per raccontare i fatti, inquadrarli nella storia iraniana e nelle complesse tematiche del femminismo islamico, dell’esegesi patriarcale del Corano e dei movimenti di rivolta iraniani, descrivere l’obbrobrio della “polizia morale”, Questione Giustizia ha atteso di poter dare la parola alle donne iraniane. 

05/10/2022