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di Donatella Stasio
Cercasi “visione politica omogenea” per il futuro della giustizia
Cercasi “visione politica omogenea” per il futuro della giustizia
Il Ministro della giustizia raccoglie, al netto delle critiche, giudizi positivi sulle misure seminate ma dubita che si possa costruire una visione politica omogenea, mentre questa è, per il Quirinale, la mission prioritaria di tutti, a cominciare da chi riveste ruoli di responsabilità.

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

continua

Nella rappresentazione mediatica − mai come quest’anno ridotta all’osso e relegata nelle pagine interne dei giornali − le cerimonie di inaugurazione del nuovo anno giudiziario sembrano essersi svolte un po’ sotto tono, in un clima “depressivo”. Persino il Ministro della giustizia Andrea Orlando − che a ragione ha rivendicato una serie di trend positivi grazie alle misure seminate in questi anni, peraltro riconosciutegli platealmente, al netto di qualche critica – ha rilanciato una riflessione piuttosto “depressiva” sul futuro della giustizia, quando ha detto che «non è più l’epoca per realizzare grandi codificazioni, poiché le grandi codificazioni hanno l’esigenza di avere alle spalle una visione omogenea del diritto penale o di quello civile. E una visione omogenea sarà sempre più difficile da costruire».

Parole frutto di realismo politico e che, in tempi di facili promesse elettorali, suonano come raro esercizio di onestà intellettuale. Ma che stonano con il tono, nient’affatto depressivo, delle parole del Presidente della Repubblica. Il 19 dicembre scorso Sergio Mattarella sottolineava infatti l’imprescindibile necessità di «dotarsi di una visione politica» per poter «progettare il domani». «Ci vuole coraggio e lungimiranza – sollecitava il Capo dello Stato –, indicazione di obiettivi e percorsi adeguatamente approfonditi», ma«di questo livello dev’essere la risposta alla responsabilità repubblicana che ricade su tutti noi».

La fine di questa legislatura segna anche la fine di una stagione politica stressante che, sul fronte della giustizia, era partita con qualche sgommata di troppo e con alcune clamorose (ma non casuali) dimenticanze, per esempio in materia di prescrizione. Era già quello il segnale di una mancanza di visione politica omogenea, che rendeva impossibile – con buona pace di slide e di effetti speciali – progettare un percorso coerente condiviso. Forse, il merito principale di Orlando è stata la sua capacità di ascoltare invece di tirar dritto con la faccia feroce. L’ascolto è una dote politica assai rara. Ebbene, ascolto e dialogo hanno consentito di recuperare terreno, anche se il risultato finale sconta comunque l’assenza di visione politica comune. Non a caso, all’inizio di quel percorso, proprio Orlando disse pubblicamente: «Io e Alfano abbiamo un’idea del mondo totalmente diversa». E, al di là dei compromessi di cui vive la politica − anche la buona politica −, è evidente che questa «totale diversità di idee» ha rappresentato un ostacolo non solo per il progetto di un nuovo Codice, penale o civile, ma anche per norme coerenti in settori delicatissimi come la libertà di stampa, l’efficacia delle indagini, l’anticorruzione, la prescrizione.

Per amore di verità va detto che nel corso degli anni sembra cambiata anche la visione del centrosinistra sulla giustizia, o almeno di alcuni settori o esponenti di quell’area politica. Il che ha avuto un peso nel confezionare norme instabili e ambigue, come sul falso in bilancio (al di là dell’importante inversione di tendenza) o, in precedenza, sulla concussione/induzione indebita. Ed ha certamente contribuito alla tendenza a ridurre lo spazio di discrezionalità della magistratura con norme sempre più chiuse ma sempre più inadeguate a una realtà in continua evoluzione.

Se si guarda agli ultimi 25 anni – nei quali, oltre ai governi Berlusconi abbiamo avuto governi di centrosinistra, governi “tecnici”, di “larghe intese”, politici ma sorretti da maggioranze “promiscue” – si vedono per lo più navigazioni a vista, e la bussola è stata, di volta in volta, l’interesse personale, la “normalizzazione” della magistratura, l’emergenza di turno, vera o presunta, lo stato di necessità, il populismo e, naturalmente, l’Unione europea, con il noto refrain «Ce lo chiede l’Europa».

La stabilità dei governi è un fattore decisivo per realizzare un progetto. Ma l’esperienza insegna che la stabilità non è sempre un valore assoluto; anzi, non lo è affatto quando i governi stabili sono governi promiscui, in cui coabitano valori diversi, se non opposti, una diversa visione dei diritti (e del loro bilanciamento) nonché dell’equilibrio tra poteri. Il risultato di questo tipo di stabilità è, molto spesso, un susseguirsi di annunci, talvolta schizofrenici, di “vorrei ma non posso”, di compromessi di scarsa qualità. Il tutto condito, però, da una retorica riformista che impedisce qualunque seria riflessione, critica o autocritica e, quindi, la possibilità di correggere e di migliorare.

In queste condizioni è difficile, se non impossibile, progettare il futuro, perché mancano fondamenta salde. Qualunque edificio si costruisca è destinato a crollare, prima o poi, nello smarrimento dell’opinione pubblica, che poi perde fiducia nella giustizia: come politica, come istituzione, come servizio, come potere, come funzione… .

La giustizia dovrebbe essere un terreno unificante e fecondo se il collante fosse – come dovrebbe – la Costituzione. Purtroppo, con buona pace dei principi costituzionali, diventa invece spesso un terreno divisivo, persino all’interno di una stessa area politica. Figuriamoci in un “condominio”.

Anche per questo, negli ultimi anni è cresciuto lo spazio del giudiziario, spesso suo malgrado.

Ricordo che, negli anni ’90, Il Sole 24 ore organizzò un Forum sulla giustizia con magistrati, avvocati, ministri e politici. Erano gli anni di Tangentopoli eppure da quel Forum emerse chiaramente un’indicazione che poteva sembrare paradossale in quel momento storico e che fu sintetizzata con il titolo: «Senza politica, la giustizia muore».

Per troppi anni la giustizia ha aspettato la politica. Nel senso migliore, ovviamente. Una politica in grado di progettare il futuro sulla base di una «visione omogenea». L’attesa è stata lunga e vana, costellata da annunci che hanno soltanto finito per cristallizzare l’esistente, ovvero l’immobilismo: della politica e della magistratura, in un gioco di continui rinfacci di responsabilità. I magistrati sono diventati i Didi e i Gogo di questa commedia dell’assurdo, vittime e al tempo stesso artefici del non-cambiamento. In mancanza di adeguate risposte politiche alle istanze di trasparenza, sicurezza, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, fortemente sentite dall’opinione pubblica, le risposte della magistratura l’hanno infatti inchiodata a un ruolo di supplenza fonte di tensioni e polemiche che tornano ciclicamente e che sfociano o nel conflitto giustizia-politica o nel ripiegamento burocratico e nella chiusura verso l’esterno.

Può sembrare una ricostruzione pessimista o ingenerosa, soprattutto rispetto alla gestione Orlando, che apre invece nuove prospettive (sia pure parziali e da verificare). Ma il respiro deve essere più ampio e lo sguardo più lungo.

Bisogna raccogliere la sfida lanciata a tutti da Mattarella. L’alternativa è accontentarsi del bicchiere mezzo pieno, come unica prospettiva in cui ragionare di futuro della giustizia.

Donatella Stasio

29 gennaio 2018
L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
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di Donatella Stasio
Piero Calamandrei spiegava che nei “grandi trapassi storici” il dissidio tra legge e giustizia si scarica sulla seconda e sulla motivazione dei suoi provvedimenti, con effetti negativi sulla fiducia dei cittadini. Anche oggi si profila un’analoga “crisi della giustizia” ma, come osserva Elvio Fassone, è l’etica costituzionale, ed il suo riconoscimento, che consente di ricomporre legge e giustizia
9 ottobre 2018
Lo sguardo che manca alla giustizia
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di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
“Lunga vita alle correnti!”. La lezione di Gabriella Luccioli
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di Donatella Stasio
L’autrice di Diario di una giudice – vincitrice del premio Ripdico 2018-Scrittori per la giustizia – sfida l’impopolarità e rivendica il valore delle correnti come luoghi di elaborazione di principi e di visioni. Auspica un ritorno al «clima di Gardone», quando la magistratura cambiò passo e respiro sul proprio ruolo e sull’importanza del pluralismo interno, ma avverte una pericolosa distanza della magistratura, e delle donne magistrate, da quel patrimonio
19 luglio 2018
La fuga delle donne dalla magistratura e l’impegno per recuperare fiducia, non per rincorrere il consenso
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di Donatella Stasio
A differenza degli uomini, per le donne aumenta il numero delle uscite prima dell’età pensionabile: su un totale di 298 dimissioni da ottobre 2014 (quasi 7 al mese), 109 riguardano le donne, soprattutto tra i 60 e i 65 anni. Molteplici le motivazioni, che impongono una maggiore presenza femminile nei luoghi del potere, come Csm e uffici direttivi, necessaria anche per uscire dalla pericolosa crisi di fiducia che investe la magistratura, il Csm, la giustizia
2 luglio 2018
Taglio dei Tribunalini, la voglia di tornare al passato e i silenzi dell’Anm
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di Donatella Stasio
Nel «contratto per il Governo del cambiamento» si dice che «occorre rivisitare la geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012». Ma dal 2014 ad oggi quella riforma ha fatto risparmiare 70 milioni di euro all’anno e ha contribuito a ridurre la durata delle cause civili da 478 giorni a 375, compresi i procedimenti per decreto ingiuntivo, senza i quali, invece, secondo il ministero della Giustizia si è comunque passati da 1044 giorni a 914. Perché l’Anm tace e non difende quella epocale riforma?
18 giugno 2018
Carcere e recidiva, l'offensiva controle statistiche per fermareil cambiamento (vero)*
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il cambiamento (vero)*
di Donatella Stasio
La campagna contro il cambiamento maturato negli ultimi dieci anni sul carcere parte dalla recidiva, con il tentativo maldestro di delegittimare gli studi statistici, cioè uno degli argomenti più forti per una politica penitenziaria onesta, impostata su misure alternative e carcere aperto
28 maggio 2018
Monza e la Brianza scommettono sull’articolo 27 della Costituzione 
e investono sulla risocializzazione dei detenuti per migliorare la sicurezza
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di Donatella Stasio
Contro la demagogia che ha portato alla paralisi della riforma penitenziaria, il 14 maggio, nel Tribunale di Monza, verrà firmato un Protocollo d’intenti tra giudici, pm, carcere, imprese, avvocati, commercialisti, Comune, Provincia, Prefettura, ufficio dei minorenni, per la creazione di una Rete che favorisca, attraverso formazione, lavoro, cultura, il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti, anche minorenni.
11 maggio 2018
“Autonomia e indipendenza sotto attacco”? Toghe contro toghe in un gioco (quasi) al massacro
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di Donatella Stasio
La narrazione della magistratura e del suo autogoverno affidata a libri, talk-show e media è di tale gravità e violenza da configurare un’emergenza democratica. Ma è davvero così? O è solo il frutto del clima elettorale e di vicende personali drammatizzate? Il rischio, però, è la perdita di credibilità della giurisdizione. Che è un bene comune e non dei soli magistrati.
26 aprile 2018
Carcere e intercettazioni: la magistratura sia protagonista del cambiamento
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di Donatella Stasio
Le due riforme sono in bilico e solo nei prossimi giorni se ne conoscerà la sorte. A rischio soprattutto le nuove norme sugli ascolti, anche per il largo fronte contrario, che va da Lega e 5 Stelle a magistrati, avvocati e stampa
6 aprile 2018

Perché questa rubrica

27 aprile 2017

Inizia oggi, con il primo articolo della nuova rubrica Controcanto, la collaborazione di Questione Giustizia e di Magistratura democratica con Donatella Stasio, una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano (cronista di politica giudiziaria per più di 30 anni a Il Sole24Ore) e più significative del dibattito politico-culturale sui temi della giustizia e della politica giudiziaria.

Con questa collaborazione Magistratura democratica e Questione Giustizia hanno scelto di aprire, sui siti on-line, una finestra sull’esterno dalla quale scorgere con più attenzione e consapevolezza cosa accade fuori dalla magistratura e dalla quale essere visti, osservati, criticati anche radicalmente.

In linea con le indicazioni venute dal congresso di Bologna del novembre 2016, abbiamo scelto, da un lato, di rivitalizzare un metodo di confronto ed elaborazione e, dall’altro, di arricchire il dibattito interno alla magistratura, tenendo viva l’attenzione verso le più complesse dinamiche della società in cui si inserisce l’intervento giudiziario. Siamo infatti consapevoli che solo questa attenzione può contrastare dinamiche di chiusura e di autoreferenzialità della magistratura, da ultimo riemerse anche nel confronto associativo.

 

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L’etica costituzionale come antidoto al conflitto tra legge e giustizia e alla disgregazione sociale
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di Donatella Stasio
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18 settembre 2018
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18 giugno 2018