home search menu
Verona e il Medioevo delle famiglie
Magistratura e società
Verona e il Medioevo delle famiglie
di Stefano Celentano
giudice del Tribunale di Napoli
Dal 29 al 31 marzo, nella città veneta si terrà il World Congress of Families, un evento la cui matrice culturale, contraria a principi di “diritto vivente”, è un malcelato schiaffo alle libertà, alla dignità affettiva e relazionale dei singoli, ai diritti del corpo quali espressione della affettività e della sessualità

«Ama. Ama follemente. E se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente».

Così scriveva William Shakespeare nel 1596, quando nel raccontarci con la bellezza infinita dei suoi versi i patemi d’animo di Romeo e Giulietta, ambientava a Verona lo scenario delle loro pene d’amore. E Verona, splendida città italiana, oggi torna alla ribalta non per una memorabile tragedia, frutto di fantasia, che esalta l’amore, ma per una triste circostanza, purtroppo reale, in cui Amore, Dignità e Libertà vengono di fatto irrisi e calpestati.

World Congress of Families. Il titolo in inglese dell’evento, giunto alla sua XIII edizione, non serve a conferirgli leggerezza e modernità, ed anzi stride in modo grottesco con l’identità di questo anacronistico simposio, in cui istanze repressive, pulsioni liberticide, messaggi inequivocabilmente omofobi e discriminatori avranno una cassa di risonanza data non certo dal loro discutibile spessore culturale, ma dal fatto che per la prima volta nel nostro Paese, assistiamo ad una passerella corale di personaggi e di associazioni che, in Italia e all’estero, hanno fatto della innegabile superficialità del pensiero discriminatorio la loro chiave di accesso a temi a cui invece, l’elaborazione culturale e giuridica sorta in ambiti ben più qualificati, e nelle Corti di diritto, ha dato diversa e più profonda caratterizzazione. A ciò si aggiungono messaggi scientifici mai accreditati, ed oggetto invece di plateali smentite da parte della scienza medica, uno per tutti l’equiparazione della omosessualità ad una patologia (circostanza già smentita dall’Organizzazione mondiale della sanità ormai molti anni addietro), e le fantomatiche teorie riparative, che si fondano sulla discriminante ipotesi che il proprio orientamento sessuale possa costituire appunto un “danno” da riparare.

Nella città veneta si riverserà la rete mondiale di coloro che si oppongono ai diritti di autodeterminazione e libera scelta in tema di sessualità, maternità, famiglia e laicità; dalla Russia di Putin ai Paesi africani che penalizzano il divorzio, l’omosessualità e l’ aborto (gli stessi ai cui migranti lo Stato concede protezione internazionale), ai Paesi dell’Est europeo più integralisti, sino ad esponenti dell’America di Trump, tutti sfileranno in questa celebrazione del ritorno al medioevo, fieri della loro “fede” e ben ancorati al più banale e semplicistico dei metodi di ragionamento, quello per categorie, declinato per di più, con finalità palesemente escludenti. E se la carta d’ identità di un consesso è data dalla qualità del pensiero di chi vi partecipa, è semplice in questo caso identificare la matrice culturale di questo evento in un malcelato schiaffo alle libertà, alla dignità affettiva e relazionale dei singoli, ai diritti del corpo intesi quali espressione della affettività e della sessualità, un vulnus assestato con forza proprio in uno dei contesti dinamici più sensibili e rappresentativi della vita delle persone, quello degli affetti, delle relazioni e dei progetti di vita, in cui le scelte del sé, e la sacrosanta autodeterminazione non devono rispondere a sterili categorie concettuali, ma al superiore paradigma della dignità umana, concetto troppo intimo e profondo per rimanere immutato nel tempo, e scalfito da schemi e pregiudizi.

Il Medioevo è ben servito. Si leggono, tra i pensieri di cui sono portatori i relatori al Congresso di Verona, frasi del tipo:

«Assassine e cannibali le donne che decidono di abortire» (Dimitri Smirnov, arciprete della Chiesa ortodossa russa);

«Trovo ridicolo parlare di omofobia, nel caso vi sarebbe semplice avversione verso certi stili di vita, tipici dei gay» (Alexey Komov, ambasciatore russo del World Congress of Family presso l’Onu);

«Le pulsioni omosessuali si possono riparare» (Brian Brown); «Non vogliamo più migranti, ma più bambini ungheresi, e in generale europei cristiani» (Katalin Novak, ministra ungherese del governo Orbán);

«Preferirei dare mio figlio ad un orfanotrofio piuttosto che ad una coppia dello stesso sesso» (Zeljka Markic, presidente croata della associazione Per conto della famiglia); «L’atto sessuale tra due persone dello stesso sesso è una forma di violenza fisica, usata anche come pratica di iniziazione al satanismo», «tollerare l’omosessualità equivale ad accettare la pedofilia» (Silvana De Mari, proctologa e scrittrice ultracattolica, già condannata dal Tribunale di Torino per diffamazione contro la comunità LGBT, e sotto processo a Roma per analoghe affermazioni);

«Le deviazioni del comportamento sessuale naturale non possono davvero soddisfare lo spirito umano» (Allan Carlson, fondatore del World Family Congress);

«La donna non vede l’ora di fare quello per cui è stata creata» (Nicola Legrottaglie, calciatore).

Frasi che nessuna obiezione di decontestualizzazione può servire a mitigarne la gravità estrema e la chiarezza inequivoca del loro contenuto offensivo.

Si potrà obiettare che il sale della democrazia è tanto la partecipazione, quanto la garanzia di poter esprimere liberamente il proprio pensiero, e questo è un dato indiscutibile e sacrosanto; ma è pur vero che una società si muove storicamente in una cornice di principi e regole di convivenza che sono il frutto di una lenta e graduale elaborazione culturale e giuridica, e che è proprio la architettura delle norme e dei principi a declinare forma e sostanza di una struttura sociale, laddove soprattutto essa si debba occupare dei diritti delle persone e della tutela piena della loro espressione. E allora, fermo restando il diritto alla espressione del proprio pensiero, anche in forma associata e partecipata, una società civile e delle istituzioni consapevoli della loro alta funzione sociale, hanno il dovere di prendere le distanze da forme di manifestazioni del pensiero che, sebbene legittime espressioni del diritto di parola (laddove, ovviamente, non travalichino nella diffamazione e nella incitazione all’odio), siano del tutto contrarie al diritto vivente, e dunque oggettivamente minate nelle loro fondamenta e nella credibilità storica e sociale del loro contenuto.

Volendo passarla al microscopio, la carta di identità del Medioevo veronese risulta del tutto contraria al dibattito sociale e culturale che ha fatto da pilastro, nel tempo, alla elaborazione nazionale e sovranazionale di norme (con efficacia cogente) e principi di diritto. Il divieto contro ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale, sancito dalla Costituzione nella attuale lettura dell’art. 2 e nella Carta Europea dei diritti dell’uomo all’art. 14, il diritto al riconoscimento pubblico del legame omosessuale, riconosciuto dallo Stato con la legge sulle Unioni civili, il «paradigma antidiscriminatorio» utilizzato dalla Corte di cassazione come chiave di lettura di ogni questione legata al genere ed all’orientamento sessuale, l’inesistenza di alcun divieto alla genitorialità omosessuale come riconosciuta dalla giurisprudenza di legittimità nelle forme dell’adozione in casi speciali, la legge sulla interruzione di gravidanza e il connesso diritto della donna, quella sulla rettificazione di sesso e la connessa tutela della identità di genere, la variegata normativa in materia di pari opportunità che offre della donna una modello paritario a quello maschile, quella a tutela delle lavoratrici madri, una importante conquista delle donne nel mondo del lavoro, il diritto allo scioglimento pubblico del legame affettivo sancito con la legge sul divorzio nel 1970, ed infine la costante attenzione a tutte le nuove forme di famiglia, sono solo una serie di elementi su cui si è costituita nel tempo l’identità socioculturale sui temi in questione, anche all’esito di scontri politici ed ideologici virtuosamente composti nella normativa e nella giurisprudenza che ha saputo colmare vuoti di tutela, risolvere il conflitto tra differenti opinioni sulla base di una attenta lettura ed interpretazione dei diritti fondamentali delle persona, ed ha dunque costruito nel tempo, non senza qualche ritardo stigmatizzato dalle corti sovranazionali (come quello con cui è stata varata la legge 76/2016), una architettura di principi sostanzialmente omogenei che rappresentano il «diritto vivente», e dunque regole pubbliche che lo Stato ha adottato per regolare una materia così delicata, offrendo alla stessa una chiara matrice culturale, fondata sul rispetto della libertà, delle relazioni affettive a prescindere dall’orientamento sessuale, sulla consapevolezza profonda che il nucleo affettivo è una forma di soddisfacimento della identità affettiva del singolo, e sulla tutela, in ogni ambito sociale, della parità di genere e di orientamento sessuale.

E dunque, se la politica è cultura, ed il diritto è motore sociale della convivenza tra i singoli, davanti a questi rigurgiti antigiuridici, occorre esercitare un preciso dovere di testimonianza, a cui lo Stato, e dunque anche la magistratura non possono sottrarsi, soprattutto laddove, in una schizofrenica dinamica caratterizzata quanto meno dalla inopportunità, questi consessi fuori dalle regole del diritto vivente vedano la partecipazione attiva di alcuni ministri della Repubblica, con l’evidente e concreto rischio che l’immagine dello Stato possa essere accomunata alla identità ed al contenuto di questa iniziativa, atteso che a nessun rappresentante delle istituzioni può essere riconosciuta, in ambiti pubblici e controversi come questo, una facoltà di presenza a mero titolo personale, scissa dalla propria veste istituzionale. Ed ancor più grave e significativa può apparire questa schizofrenia, laddove le istituzioni vi prendano parte con la annunciata presenza del ministri degli Interni, della Famiglia e della Pubblica istruzione, quasi a favorire una lettura dei loro contributi inscindibilmente e pericolosamente connessa ai profili di “ordine pubblico” (inteso evidentemente in senso viriloide come insieme di divieti e non di diritti), alla formazione culturale, ed alla affermazione di modelli familiari unici imposti da una quanto meno irricevibile etica di Stato (o forse di Governo). Il tutto nel silenzio assordante dei vertici dell’esecutivo, di cui ogni singolo ministro è ovvia rappresentanza, e nella totale assenza di ogni rigoroso richiamo alla laicità dello Stato, richiamo che, in tema di diritti delle persone, non è mai inopportuno effettuare.

E questa urgenza di testimonianza, che parte della magistratura avverte come un dovere professionale, non ha alcuna volontà di rivendicare posizioni improprie in un ipotetico agone politico dal quale la magistratura è estranea, ma ha invece il senso più alto di evidenziare , con il ruolo proprio di chi è chiamato per legge ad essere garante dei diritti in ossequio all’ordinamento e ai suoi principi, quale sia lo stato dell’arte del diritto vivente laddove circostanze specifiche, aggregazioni sociali, manifestazioni pubbliche, proposte di interventi normativi, si pongano come messaggeri di contenuti contrari ai principi di diritto.

Verona e il Medioevo delle famiglie. L’auspicio è che a quella piazza si risponda con una generale presa di coscienza sociale che sappia con forza opporsi, consapevole dell’elaborazione giuridica sui temi in discussione, ad una deriva culturale che vuole imporre modelli sociali e stili di vita concepiti sull’erroneo presupposto che l’uguaglianza sancita dalla Costituzione, vada banalmente applicata solo a gruppi omogenei di individui, e non anche a tutti coloro che, per scelta o per natura, sono “altro” da loro.

Verona e il Medioevo delle famiglie. A cinque secoli di distanza, forse anche Shakespeare avrebbe preferito raccontare altrove le meraviglie del suo magnifico inno all’Amore.

28 marzo 2019
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
di Nello Rossi
«Famiglie e individui. Il singolo nel nucleo» e «Il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza». Questi gli obiettivi del nuovo numero trimestrale di Questione Giustizia
18 luglio 2019
La genitorialità e la gestazione per altri. L'intervento delle Sezioni unite
La genitorialità e la gestazione per altri. L'intervento delle Sezioni unite
di Maria Acierno* e Stefano Celentano**
Una prima illustrazione dei contenuti e dei principi espressi dalle Sezioni unite che negano l’iscrizione in Italia di pronuncia straniera che ha riconosciuto lo status di genitore al componente della coppia omosessuale a seguito di maternità surrogata
14 maggio 2019
Il drafting legislativo e la riforma del codice civile
Il drafting legislativo e la riforma del codice civile
di Hadrian Simonetti
La qualità della legislazione è da tempo al centro della riflessione ed è stata oggetto di ripetuti moniti di Presidenti della Repubblica e Corte costituzionale. Il disordine delle fonti del diritto e l’ipertrofia normativa acuiscono il problema. L’ipotesi di revisione del codice civile, nel rispetto dell’unità e della certezza dell’ordinamento, esige un legislatore non affrettato e non sciatto
13 febbraio 2019
L’art. 147 cpc e la notifica in via telematica dopo le ore 21
L’art. 147 cpc e la notifica in via telematica dopo le ore 21
di Patrizia Papa
Brevi note a margine di Corte di cassazione, sez. VI Civile-2, ordinanza n. 31257/18
11 febbraio 2019
La maledizione di Kirchmann, ovvero che ne sarà del danno differenziale
La maledizione di Kirchmann, ovvero che ne sarà del danno differenziale
di Marco Rossetti
La riforma introdotta con l’art. 1, comma 1126 della legge n.145 del 2018 altera i principi definiti dalle supreme Corti in tema di diritto al risarcimento del danno differenziale in caso di infortunio sul lavoro, sollevando concreti dubbi di costituzionalità
6 febbraio 2019
È questo il padre di cui abbiamo bisogno?
È questo il padre di cui abbiamo bisogno?
di Antonio Pitoni
L’entrata in vigore della norma sull’affido condiviso (l. n. 54/2006), introducendo il principio di cogenitorialità, è stato un passaggio arricchente. Il modo in cui il ddl Pillon prospetta tempi paritetici di frequentazione del bambino con i genitori cela uno scenario in cui la “condivisione” si riduce a “spartizione”
17 dicembre 2018
Cassazione, i principi fondamentali di disciplina dell’assegno di divorzio: libertà, autoresponsabilità e pari dignità *
di Marzia Di Bari
L’interpretazione dell’assegno divorzile, accolta dalle Sezioni Unite (sent. n. 18287/2018), alla luce dei principi costituzionali di libertà, autoresponsabilità e pari dignità, quale strumento di tutela dell’affidamento dei coniugi nel momento dello scioglimento del vincolo, autorizza la lettura del principio europeo di responsabilità in termini di reciprocità e determina il superamento delle criticità insite nell’orientamento inaugurato dalle Sezioni semplici della suprema Corte
4 dicembre 2018
Il ddl Pillon: adultocentrismo e conflitti tra generi e generazioni
Il ddl Pillon: adultocentrismo e conflitti tra generi e generazioni
di Stefano Celentano
Le premesse a corredo del ddl rendono “plastica” l’emersione di una “impostazione culturale” sulla regolamentazione della crisi delle famiglie differenziata, rispetto al passato, da svilenti categorie di pensiero. La pericolosa tendenza adultocentrica che imbriglia i minori in logiche di dominio e prevaricazione, rende il testo di legge in discussione un rigido manuale d’uso che burocratizza l’alta funzione genitoriale e riduce il minore ad un oggetto di contesa
8 novembre 2018
La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori
La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori
di Azzurra Fodra
Prime riflessioni a caldo di un giudice della famiglia sulla Carta adottata dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza
23 ottobre 2018
Ddl Pillon, una proposta di legge farraginosa e ideologica
Ddl Pillon, una proposta di legge farraginosa e ideologica
di Assunta Confente
Note a margine del ddl Pillon: una riforma altamente ideologica, schierata a difesa del genitore più forte economicamente e quindi iniqua, che impone una visione di parte e trascura la realtà sociale in cui inciderà la normativa, ignorando l’interesse dei minori, divisi per legge in due, come se la loro identità e i loro bisogni non esistessero o fossero comunque per tutti uguali
5 ottobre 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2019
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
Magistratura e società
In ricordo di Francesco Saverio Borrelli
In ricordo di Francesco Saverio Borrelli
di Gherardo Colombo
Essere completamente indipendente dal potere politico, non assecondarlo, non subirlo e non adeguarvisi. È anche per questo che si è potuto indagare sulla corruzione e scoprirne il sistema. Perché c’era Saverio Borrelli
22 luglio 2019
Almarina: due donne, Nisida, un futuro possibile per entrambe
Almarina: due donne, Nisida, un futuro possibile per entrambe
di Ennio Tomaselli
La recensione all'ultimo romanzo di Valeria Parrella (Einaudi), pagine utili per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come il carcere minorile, questioni che altrimenti rischiano di restare confinate nell’ambito degli addetti ai lavori
20 luglio 2019
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
di Nello Rossi
«Famiglie e individui. Il singolo nel nucleo» e «Il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza». Questi gli obiettivi del nuovo numero trimestrale di Questione Giustizia
18 luglio 2019
La magistratura resistente *
di Paolo Borgna
Prima dell'8 settembre del 1943, durante il Ventennio fascista, molti magistrati sentivano l’iscrizione al Pnf come un’umiliazione, che non li obbligava a comportamenti contrari alla loro coscienza. Per loro, l’opposizione al fascismo fu uno stato d’animo pre-politico, un’opposizione culturale, un “antifascismo di stile”
11 luglio 2019
Etica e diritto: il valore ambiente nell’enciclica Laudato si’ e nella normativa italiana *
di Gianfranco Amendola
Una riflessione sull'importanza del valore “ambiente” a partire da alcuni passi particolarmente significativi del messaggio di Papa Francesco, per verificare se e quanto essi risultino recepiti nelle nostre leggi e nella nostra giurisprudenza
27 giugno 2019
Giornata mondiale del rifugiato, il diritto ad avere diritti dei migranti*
di Giuseppe Salmè
Nonostante sia stato da tempo previsto, il dilagare dei populismi ci ha colto di sorpresa e ci costringe a ripensare all’origine dello Stato costituzionale di diritto e al fondamento dei diritti umani. Le migrazioni sono il terreno prioritario di tali riflessioni perché è necessario ripartire dallo stesso valore di “persona” che la crescente disumanizzazione della società nega al migrante
20 giugno 2019