home search menu
Un interessante caso di nullità del decreto penale di condanna al centro di un contrasto giurisprudenziale
Giurisprudenza e documenti
Un interessante caso di nullità del decreto penale di condanna al centro di un contrasto giurisprudenziale
di Federico Piccichè
avvocato del Foro di Monza e membro del Consiglio direttivo della Scuola forense di Monza
Nota a Cass. Pen., Sez. 3, Sent. 21 marzo 2018 (dep. 7 maggio 2018), n. 19689, Pres. Di Nicola, Rel. Di Stasi

1. Con la sentenza che si annota la Corte ha affermato il seguente principio di diritto:

«Il giudice per le indagini preliminari, una volta emesso il decreto penale di condanna, si spoglia dei poteri decisori sul merito dell'azione penale e non può, quindi, a seguito di opposizione, operare alcuna modifica del capo di imputazione, anche se quello contenuto nel decreto, per mero errore, riporti una contestazione del tutto diversa da quella contenuta nella richiesta del P.M.; è nullo il decreto penale, emesso in assenza dell'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale, ove esercitata per un fatto del tutto diverso, in quanto emesso in violazione dell'art. 178, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. e tale nullità si trasmette a tutti gli atti conseguenti a norma dell'art. 185 cod. proc. pen.».

2. In particolare nella specie era accaduto questo.

Il pubblico ministero chiedeva al giudice per le indagini preliminari l'emissione di un decreto penale di condanna nei confronti dell'imputata per avere detenuto per la vendita prodotti caseari in stato di cattiva conservazione.

Il gip, nell'emettere il decreto penale di condanna, indicava un'imputazione diversa da quella contenuta nella richiesta del pm, contestando erroneamente la detenzione per la vendita di prodotti ittici sotto sale in cattivo stato di conservazione.

A seguito dell'opposizione al decreto penale, il gip, al fine di porre rimedio all'errore, emetteva il decreto di citazione a giudizio riportando in esso l'imputazione esatta, coincidente con quella che era stata originariamente formulata dal pm con la propria richiesta di decreto penale.

Nelle fasi preliminari al dibattimento, la difesa eccepiva la nullità del decreto di citazione «attesa la difformità della contestazione in fatto in esso contenuta rispetto alla contestazione in fatto contenuta nel decreto penale opposto».

Il tribunale rigettava l'eccezione e, all'esito del giudizio, condannava l'imputata alla pena di euro 4.000 di ammenda.

Avverso tale sentenza, a mezzo di apposito ricorso, la difesa deduceva che doveva ritenersi erroneo il rigetto dell'eccezione, in quanto l'imputata aveva scelto il rito sulla base della imputazione contenuta nel decreto penale e, inoltre, dinnanzi alla diversa imputazione contenuta nel decreto di citazione, l'imputata non aveva neppure avuto la possibilità di esercitare la facoltà di chiedere i riti alternativi.

3. La Corte, condividendo la tesi difensiva, accoglie il ricorso articolando il seguente ragionamento.

In primo luogo, la Corte tiene a precisare che l'imputazione risultante dal decreto penale deve restare ferma, atteso che è proprio sulla base di tale contestazione che l'imputato e il suo difensore, entro un termine ristretto, previsto a pena di decadenza, decidono se restare acquiescenti al decreto, oppure, presentare opposizione chiedendo l'oblazione o un eventuale rito alternativo o il dibattimento.

In secondo luogo, la Corte ricorda, evocando un precedente arresto delle Sezioni unite [1], che il gip, una volta emesso il decreto penale, si spoglia di ogni potere decisorio sul merito dell'azione penale, «incombendo sullo stesso, ove sia proposta opposizione, esclusivamente poteri-doveri di propulsione processuale», sulla base delle scelte fatte dall'opponente [2].

Alla luce di quanto sopra, la Corte conclude affermando che il decreto penale «funge sostanzialmente da atto di introduzione del giudizio conseguente all'opposizione e l'imputazione non può che essere quella risultante dal decreto penale».

Diversamente da quanto è accaduto nella specie, invece, in cui il gip ha riportato nel decreto di citazione, emesso a seguito dell'opposizione, un'imputazione differente da quella inserita, per un mero errore materiale, nel decreto penale opposto, così determinando l'invalidità della citazione a giudizio a causa dell'omessa enunciazione del fatto in forma chiara e precisa, ai sensi del combinato disposto degli artt. 456, comma 1, 429 comma 1 lett. c) e comma 2, cpp [3].

Ma non solo.

Il gip, inserendo nel decreto penale un'imputazione diversa da quella formulata dal pm, ha agito in assenza dell'iniziativa di quest'ultimo nell'esercizio dell'azione penale, in spregio all'art. 178, comma 1, lett. b), cpp, con la conseguenza che il decreto penale deve ritenersi invalido, poiché inficiato da una nullità assoluta e rilevabile di ufficio in ogni stato e grado del procedimento, con conseguente invalidità derivata degli atti consecutivi in forza dell'art. 185 cpp.

La Corte, dunque, conclude fissando il principio che è stato richiamato testualmente in apertura, dichiarando la nullità del decreto penale e di tutti gli atti successivi, in modo da consentire al gip di emettere un nuovo decreto penale corrispondente alla richiesta del pm.

La sentenza in esame è in linea con altre decisioni di analogo tenore e si lascia apprezzare per l'estremo rigore con cui viene censurata l'inosservanza di norme processuali previste a pena di nullità [4].

4. La questione, però, è anche stata affrontata e decisa in termini contrastanti, indubbiamente meno garantisti, da altre sentenze della Corte di cassazione.

Ad esempio, con l'arresto n. 38435/08, la Corte ha affermato che il decreto penale, una volta opposto, non è più in grado di esplicare, in quanto soggetto a revoca, alcun effetto, con la conseguenza che sarebbe abnorme il provvedimento con cui il giudice del dibattimento, ravvisandone ormai la irrilevante nullità, disponesse la restituzione degli atti facendo regredire il procedimento [5].

Con l'arresto n. 44565/10, la Corte ha stabilito che la dichiarazione di opposizione al decreto penale, che introduce un giudizio immediato, abbreviato o di patteggiamento, esita in un giudizio che deve essere considerato «del tutto autonomo e non più dipendente dal decreto penale di condanna che, in ogni caso, ai sensi dell'art. 464 cpp, comma 3, ult. parte, viene revocato» [6].

In questo senso si è pure precisato che il decreto penale di condanna, una volta che viene revocato, è da considerare come non più esistente, per cui, pur in presenza di cause di nullità del decreto opposto, un'eventuale sua declaratoria di nullità sarebbe inutiliter data [7].

Come si può vedere, dunque, il principio formulato con la sentenza annotata non parrebbe essere unanimemente condiviso in seno alla giurisprudenza di legittimità e, forse, richiederebbe l’intervento chiarificatore e risolutivo delle Sezioni unite.

 



[1] Cass. Pen., Sez. unite, Sent. 25 marzo 2010 (dep. 4 giugno 2010), n. 21243, Pres. Gemelli, Rel. Conti.

[2] Conseguentemente, in caso di opposizione, a seconda delle opzioni formulate dall'opponente, il giudice potrà emettere decreto di giudizio immediato ovvero provvedere agli adempimenti connessi alla richiesta di giudizio abbreviato o di applicazione di pena ex art. 444 cpp o di oblazione; in caso di inerzia, invece, o di opposizione inammissibile, il giudice potrà ordinare l'esecuzione del decreto di condanna.

[3] Secondo la Corte si tratta di una nullità relativa, che il difensore nella specie aveva tempestivamente eccepito entro il termine decadenziale di cui all'art. 491, comma 1, cpp, ossia subito dopo il compimento delle formalità relative alla costituzione delle parti.

[4] Conformi sono Cass. Pen. Sez. 3, Sent. 10 ottobre 2017 (dep. 12 gennaio 2018), n. 912, Pres. Savani, Rel. Di Stasi; Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 24 settembre 2012 (dep. 31 ottobre 2012), n. 42467, Pres. Chieffi, Rel. Rocchi.

[5] Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 16 settembre 2008 (dep. 9 ottobre 2008), n. 38435, Pres. Mocali, Rel. Giordano;

[6] Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 25 novembre 2010 (dep. 20 dicembre 2010), n. 44565, Pres. Silvestri, Rel. Iannelli. Conf., pure, Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 31 maggio 2013 (dep. 23 luglio 2013), n. 32028, Pres. Siotto, Rel. Locatelli; Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 5 dicembre 2012 (dep. 27 maggio 2013), n. 22710, Pres. Zampetti, Rel. Tardio.

[7] In particolare, su questo specifico punto, si veda la già citata Cass. Pen. Sez. 1, Sent. 5 dicembre 2012 (dep. 27 maggio 2013), n. 22710, Pres. Zampetti, Rel. Tardio.

19 ottobre 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Ancora sull’esecuzione su beni di Stato estero
Ancora sull’esecuzione su beni di Stato estero
di Luca Baiada
Brevi note a Cassazione Civile, III Sezione, 25 giugno 2019, n. 21995
20 settembre 2019
La Cassazione giudice dell’attrazione in autodichia *
di Giampiero Buonomo
A due anni di distanza dalla sentenza n. 262 del 2017 della Corte costituzionale, le ordinanze 5 maggio-8 luglio 2019 nn. 18265 e 18266 delle Sezioni unite civili della Corte di cassazione, pronunciate in sede di regolamento di giurisdizione, affermano che i titolari di vitalizio parlamentare non sono terzi − rispetto all’Istituzione cui appartennero − e che, pertanto, i loro ricorsi rifluiscono in autodichia
17 settembre 2019
Fecondazione post mortem: il figlio nato a seguito del ricorso a tecniche di pma dopo la morte del padre ha diritto al cognome paterno
Fecondazione post mortem: il figlio nato a seguito del ricorso a tecniche di pma dopo la morte del padre ha diritto al cognome paterno
di Federica Panno
Nota a Cassazione Civile, I Sezione, 15 marzo 2019 (dep. 15 maggio 2019), n. 13000, Pres. M. Acierno, Rel. E. Campese
13 settembre 2019
La cd. legge spazzacorrotti: analisi e problematiche delle novità sostanziali e processuali della legge n. 3 del 2019 *
di Luca Tescaroli
Nel partire dall’assunto che l’effettività della risposta sanzionatoria non dipende solo dalle norme incriminatrici ma anche dall’ampiezza e incisività degli strumenti investigativi a disposizione, la Legge n. 3 del 9 gennaio 2019 ha introdotto nuove ed eterogenee misure finalizzate ad accrescere sia l’efficacia repressiva che quella preventiva dell’azione di contrasto alla corruzione
9 settembre 2019
L’ipotesi di applicazione retroattiva dell’abrogazione della protezione umanitaria ai procedimenti pendenti: una lettura critica della questione rimessa alle Sezioni unite
L’ipotesi di applicazione retroattiva dell’abrogazione della protezione umanitaria ai procedimenti pendenti: una lettura critica della questione rimessa alle Sezioni unite
di Nicola Canzian
Il contributo analizza in chiave critica le ordinanze che hanno rimesso alle SU la questione degli effetti intertemporali della protezione umanitaria. Questo orientamento propende per l’applicazione immediata delle nuove norme, ritenendo che il diritto a tale protezione sia una fattispecie a formazione progressiva; a questa ricostruzione si contrappongono i più convincenti argomenti dell’opposto orientamento, secondo cui la riforma non può essere applicata a chi già vantava il diritto alla protezione umanitaria, inteso quale diritto umano che preesiste al suo riconoscimento in sede amministrativa o giurisdizionale.
25 luglio 2019
Le Sezioni unite sulla cannabis light. Una prima lettura
Le Sezioni unite sulla cannabis light. Una prima lettura
di Davide Barbagiovanni
La cannabis light tra legge, giudici, principio di offensività in astratto e in concreto e alcune occasioni mancate
24 luglio 2019
Licenziamenti disciplinari e contrattazione collettiva tra realtà e immaginazione
Licenziamenti disciplinari e contrattazione collettiva tra realtà e immaginazione
di Alberto Piccinini
Note critiche a proposito della sentenza Cass., Sezione Lavoro, n. 12365 del 9 maggio 2019
23 luglio 2019
L’effettività dell’assistenza quale requisito per l’inoppugnabilità delle rinunce e transazioni ai sensi dell’art. 2113 comma 4 cc. Lineamenti giurisprudenziali
L’effettività dell’assistenza quale requisito per l’inoppugnabilità delle rinunce e transazioni ai sensi dell’art. 2113 comma 4 cc. Lineamenti giurisprudenziali
di Amato Carbone
Il giudice di merito è di frequente chiamato a sindacare la genuinità della volontà transattiva espressa dal lavoratore in occasione di accordi in sede sindacale. Quali requisiti deve presentare la tutela offerta per risultare effettiva ed efficace?
10 luglio 2019
Il giudice e la legge penale
Il giudice e la legge penale
di Domenico Pulitanò
Le usuali discussioni sul rapporto giudice/legge riguardano il problema dell’interpretazione. Le teorie dell’interpretazione non sono teorie sui poteri del giudice. Problemi ermeneutici si pongono per qualsiasi interprete; le differenze tra i fabbricanti di interpretazioni sono di autorevolezza o di potere decisionale
9 luglio 2019
Sicurezza sociale e nuove tipologie contrattuali: l'assegno al nucleo familiare
Sicurezza sociale e nuove tipologie contrattuali: l'assegno al nucleo familiare
di Anna Terzi
Il giudice di legittimità indica nell'interpretazione sistematico-evolutiva la via corretta per l’applicazione delle norme previdenziali anteriori alla disciplina delle nuove tipologie di contratto di lavoro
2 luglio 2019
Newsletter


Fascicolo 2/2019
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
Giurisprudenza e documenti
Ancora sull’esecuzione su beni di Stato estero
Ancora sull’esecuzione su beni di Stato estero
di Luca Baiada
Brevi note a Cassazione Civile, III Sezione, 25 giugno 2019, n. 21995
20 settembre 2019
Fecondazione post mortem: il figlio nato a seguito del ricorso a tecniche di pma dopo la morte del padre ha diritto al cognome paterno
Fecondazione post mortem: il figlio nato a seguito del ricorso a tecniche di pma dopo la morte del padre ha diritto al cognome paterno
di Federica Panno
Nota a Cassazione Civile, I Sezione, 15 marzo 2019 (dep. 15 maggio 2019), n. 13000, Pres. M. Acierno, Rel. E. Campese
13 settembre 2019
Le Sezioni unite sulla cannabis light. Una prima lettura
Le Sezioni unite sulla cannabis light. Una prima lettura
di Davide Barbagiovanni
La cannabis light tra legge, giudici, principio di offensività in astratto e in concreto e alcune occasioni mancate
24 luglio 2019
Licenziamenti disciplinari e contrattazione collettiva tra realtà e immaginazione
Licenziamenti disciplinari e contrattazione collettiva tra realtà e immaginazione
di Alberto Piccinini
Note critiche a proposito della sentenza Cass., Sezione Lavoro, n. 12365 del 9 maggio 2019
23 luglio 2019
Caso Sea Watch 3, la “scandalosa” ordinanza di rigetto del gip di Agrigento
Caso Sea Watch 3, la “scandalosa” ordinanza di rigetto del gip di Agrigento
di Andrea Natale
La richiesta di convalida dell'arresto di Carola Rackete è stata respinta. Una decisione che ricorda l'esistenza di una gerarchia di documenti normativi che antepone la Costituzione e le convenzioni internazionali ai provvedimenti amministrativi di un Ministro
3 luglio 2019
Sicurezza sociale e nuove tipologie contrattuali: l'assegno al nucleo familiare
Sicurezza sociale e nuove tipologie contrattuali: l'assegno al nucleo familiare
di Anna Terzi
Il giudice di legittimità indica nell'interpretazione sistematico-evolutiva la via corretta per l’applicazione delle norme previdenziali anteriori alla disciplina delle nuove tipologie di contratto di lavoro
2 luglio 2019