Magistratura democratica
Magistratura e società
"Tutti i nostri desideri":
una recensione irrituale
di Luigi Marini
consigliere Corte di Cassazione. Presidente Magistratura Democratica
La storia di giudici appassionati del loro lavoro, spinti da un senso di giustizia che va oltre la lettera della legge, non rassegnati né rinunciatari, disposti a correre dei rischi sul piano personale
"Tutti i nostri desideri":una recensione irrituale

Lunedì 7 ottobre, al Cinema Massimo di Torino, Md e il Museo del cinema hanno proiettato un film interessante cui avrebbe dovuto seguire un dibattito sul "decidere" con G.Zagrebelsky.

All'ultimo il professore ha dirottato altrove, su cose oggettivamente più urgenti, il suo tempo e abbiamo avuto la fortuna di avere con noi un ottimo avvocato penalista, Luigi Chiappero.

Il film si intitola "Tutti i nostri desideri", regista francese a nome Philippe Lioret (regista anche di "Welcome"), ed è tratto dal romanzo di "Vite che non sono la mia" di Emanuel Carrére, Ed.Einaudi.

Per limitarci alla vicenda professionale della protagonista, giudice civile, si parte da una decisione presa d'impulso nella causa intentata da una società finanziaria a una consumatrice (madre di compagni di scuola dei figli della giudice) a causa dei mancati pagamenti.

La decisione di non condannare la debitrice al pagamento è priva di seri argomenti tecnici e si fonda sull'evidente diseguaglianza tra le parti e sulla sostanziale ingiustizia del meccanismo contrattuale fatto di pubblicità ingannevole e clausole illeggibili e capestro.

Di qui (oltre che dai rapporti di conoscenza fra la giudice e la debitrice) la reprimenda del capo ufficio e il possibile avvio di una azione disciplinare.

Annullata in appello la decisione, il caso torna in tribunale e viene assunto da un giudice più esperto che accetta di trattarlo pur avendo in passato cercato più volte senza successo di disapplicare i contratti di "credito al consumo" stipulati da consumatori (talvolta compulsivi) sempre più indebitati con finanziarie spregiudicate.

Con una trattazione più accorta e con motivazioni tecniche più raffinate il giudice evita la condanna della debitrice e la sentenza viene inaspettatamente confermata in appello; poi, altrettanto inaspettatamente, annullata dalla cassazione.

I due giudici, nel frattempo diventati amici, non si rassegnano e continuano a studiare come superare il blocco creato dalla giurisprudenza nazionale attraverso il ricorso alla corte europea.

Strada che si apre quando capiscono che gli artifici contrattuali non sono aggredibili ponendo al centro la difesa del consumatore e lo squilibrio fra le parti, ma sottolineando i profili di concorrenza sleale fra le società finanziarie (una strada che la dice lunga quanto al dibattito sull'Europa dei diritti e l'Europa dell'economia).

Questa storia ha offerto spunto per riflessioni su più livelli e il pubblico in sala è intervenuto con domande interessanti.

A pensarci un attimo, quella narrata è la storia di giudici appassionati del loro lavoro, spinti da un senso di giustizia che va oltre la lettera della legge e la giurisprudenza monolitica, non rassegnati né rinunciatari, disposti a correre dei rischi sul piano personale.

E' la storia di come la passione e la ricerca di giustizia passano attraverso gli strumenti tecnici, letti e applicati in modo nuovo e corretto, e attraverso una riflessione comune che diventa solidarietà, amicizia e sostegno reciproco.

E' la storia di giudici che non cercano la ribalta, che si sforzano di cambiare le cose ponendosi obiettivi ambiziosi ma anche tanti dubbi.

E' la storia del ricorso a un giudice diverso (ieri la Corte costituzionale, ora le corti europee), garante di valori generali, quando i gradi superiori della giustizia ordinaria non sono recettivi.

E', per converso, la storia dei tanti giudici che si acquietano e si conformano, che vedono la legge e non vedono le persone, che si sono rassegnati all'ingiustizia codificata.

Insomma, una storia che ha molto a che vedere con quella dei tanti magistrati progressisti (lo dico senza pretesa di esclusiva) che nel tempo si sono battuti per una legge orientata costituzionalmente e per una giurisdizione che non ratifichi le ingiustizie.

Fermarsi ogni tanto a riflettere sulla libertà e sui limiti del giudicare fa bene a tutti, ai più anziani in testa.

Ma certo, riuscissimo a portare questa discussione fra coloro che iniziano oggi o inizieranno presto la loro carriera faremmo cosa buona.

E penso sia anche una tematica che può avvicinare e incuriosire molti cittadini pensanti, fornendo occasioni di riflessione assai più efficaci dei migliori documenti sulla nostra indipendenza che siamo capaci di produrre.

11 ottobre 2013
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Per Salvatore Senese
di Luigi Saraceni
A quattro mesi dalla sua scomparsa, il ricordo “privato” di un giudice e di un intellettuale protagonista di un pezzo importante, forse il più importante, della storia di Magistratura democratica
17 ottobre 2019
Carlo Maria Verardi, e l’attualità del suo esempio
di Gianfranco Gilardi
L’esperienza professionale, culturale ed umana di Carlo Maria Verardi, che insieme ad altri grandi magistrati ha segnato la storia di Magistratura democratica e della magistratura italiana, rappresenta tuttora un punto di riferimento per chiunque abbia a cuore i diritti fondamentali e voglia concorrere concretamente alla loro realizzazzione e alla salvaguardia della dignità delle persone
16 settembre 2019
di Marco Ciccarelli
La formazione di stagisti e gop negli uffici giudiziari. Riflessioni conclusive su un possibile percorso
17 luglio 2019
Dal tirocinio all'accesso alla magistratura onoraria e togata - Parte prima
di Marco Ciccarelli
La formazione di stagisti e gop negli uffici giudiziari. Le riflessioni su un possibile percorso si concluderanno domani con una nuova pubblicazione
16 luglio 2019
Come eleggere il Csm, analisi e proposte: il sorteggio è un rimedio peggiore del male
di Valerio Savio
In questo momento, dall'Anm dovrebbe giungere una proposta che rilanci associazionismo e governo autonomo per evitare una riforma incostituzionale, irrazionale, dannosa, in grado di distruggere il ruolo rappresentativo ed istituzionale del Csm e per scongiurare una delegittimazione per la magistratura e i singoli magistrati
26 giugno 2019
Magistratura democratica di ieri e di oggi ed il pastiche romano
di Nello Rossi, Vincenza (Ezia) Maccora, Rita Sanlorenzo
«Uno scambio epistolare del passato stimola riflessioni sull'Md di oggi. Un gruppo di magistrati che nelle tre ultime consiliature non opera nella diretta gestione della discrezionalità amministrativa del Csm ma è principalmente impegnato sul versante delle prassi e della cultura della giurisdizione. E proprio per questo continuo bersaglio di attacchi, spesso provenienti da chi, a parole, rimpiange le antiche “correnti delle idee”. Un paradosso rivelatore della vitalità del gruppo. Forse sta commettendo un errore chi immagina che Md morirà per inedia…»
4 giugno 2019
Responsabilità dello Stato per omissioni nell’attività di indagine da parte del pubblico ministero: il ruolo chiave dell’indagine sul nesso causale
di Alessandro Palmieri
La sentenza della Corte d'Appello di Messina (19 marzo 2019) ha operato una significativa correzione di rotta rispetto alla decisione di primo grado da cui emergeva una visione dell’illecito aquiliano eccessivamente penalizzante per il pm e offre lo spunto per un contributo al dibattito sulla responsabilità civile per asserite carenze dei magistrati impegnati nelle indagini
15 maggio 2019
Prescrizione & processo: solo l’etica ci salverà
di Donatella Stasio
Avvocati e Anm, divisi sulle proposte di riforma del processo penale e della prescrizione, concordano invece (ed è una novità) sulla pregiudizialità della prima rispetto alla seconda. Ma la diversa “visione” del processo rende la riforma impossibile. Oltre che inutile senza un cambio di passo dell’etica di tutti gli attori del processo
15 novembre 2018
Il sorteggio dei candidati Csm, una riforma incostituzionale, irrazionale, dannosa
di Valerio Savio
Una proposta in grado di distruggere il ruolo rappresentativo ed istituzionale del Csm. Una pubblica umiliazione/delegittimazione per la magistratura e i singoli magistrati. Una riforma cui l’Anm deve opporsi con forza, unitariamente
24 ottobre 2018
di Federico Sorrentino
La sentenza della Corte costituzionale n. 164 del 2017, che ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sull’abrogazione (ad opera della legge 27 febbraio 2015, n. 18) del procedimento di ammissibilità (cd. filtro) delle domande risarcitorie in tema di responsabilità civile del magistrato, non si è invece pronunziata su altre questioni coinvolgenti le modifiche apportate alla legge n. 117 del 1988. Tra queste, si esamina quella concernente l’attenuazione della cd. clausola di salvaguardia (posta a garanzia della funzione giurisdizionale), per vagliarne i possibili esiti alla luce del quadro normativo interno, costituzionale ed eurounitario
27 giugno 2018