home search menu
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
Magistratura e società
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
di Fabio Gianfilippi
magistrato di sorveglianza, Tribunale di sorveglianza di Spoleto
Guardando le “Ombre della sera”, un film di Valentina Esposito
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti

“Ombra della sera” è il nome attribuito a una antica, strabiliante, scultura etrusca conservata al Museo Guarnacci di Volterra. Allungata oltre natura, ieratica, filiforme come quasi due millenni dopo solo Alberto Giacometti avrebbe saputo concepire, ci viene subito mostrata nella sua arcana bellezza. Ombre della sera, in riva al mare nella scena finale dell’opera, sono i protagonisti dell’omonimo film, girato da attori ex detenuti della casa di reclusione di Rebibbia.

La pellicola sta girando l’Italia con una formula di giornate speciali, in cui una proiezione all’interno di un istituto penitenziario è poi significativamente replicata in un cinema cittadino.

La storia narra, intrecciandole e mescolando elementi delle vere biografie degli attori, le vicende di condannati che, dopo l’esperienza della detenzione, si affacciano di nuovo alla libertà, chi con un permesso premio, chi con una misura domiciliare per motivi di salute, chi per un fine pena che non fa cessare comunque la pena che c’è fuori, dove il mondo è andato avanti senza di lui, ristretto in carcere in esecuzione di una pur giusta condanna.

Sono dunque le assenze a infliggere le pene più severe e a proiettare le ombre più spaventose, che si allungano sugli amori, sui figli, sui progetti di futuro.

L’opera è diretta con sapiente, tagliente, verità, da Valentina Esposito, regista che nasce dal teatro, e dall’esperienza peculiare del teatro in carcere, e che ha anche collaborato, come responsabile organizzativo della parte teatrale, alla realizzazione di Cesare deve morire, capolavoro dei fratelli Taviani girato tra le mura di Rebibbia.  

Ombre della sera vanta, oltre la partecipazione amichevole di Pippo Delbono, le interpretazioni mature e consapevoli degli attori ex detenuti, che raccontano le loro prove di reinserimento, vissute nella carne e nel sangue, sempre in bilico tra rimpianti per un passato vagheggiato e perso e un presente tutto da comprendere e da digerire, senza indulgere mai in sentimentalismi, senza chiedere compassione, senza giustificazioni.

Allo spettatore restano le emozioni silenziose e le domande che sempre l’esecuzione penale evoca quando la si guardi da vicino, tra istinti retribuzionisti e confronto spiazzante con le storie individuali e la loro drammatica complessità.

Al magistrato di sorveglianza il film restituisce uno spaccato prezioso di quel che significa vivere l’esperienza della strada di ritorno che dal carcere conduce alla libertà, attraverso la meraviglia e le fragilità del quotidiano.

E ci si trova una rinnovata, e non retorica, consapevolezza di quanto siano significative le esperienze di permessi premio e di misure alternative alla detenzione, affinché a chi sconta la propria pena in carcere sia offerto un accompagnamento prudentemente individualizzato, quale miglior via per favorire una drastica riduzione della recidiva nel reato e l’attuazione della funzione costituzionale della pena, che è appunto il reinserimento.

 Il carcere è una presenza soltanto evocata, che non compare nelle inquadrature del film, ma incombe su tutto. È un non-luogo dove non si vive davvero, ma si attende di tornare a vivere. Il tempo che si trascorre lì dentro allenta i legami, sopprime la fisicità degli amori, corrode i sentimenti, alimenta le tensioni e le recriminazioni, altera gli equilibri.  Effetti collaterali inevitabili? Forse non tutti e non del tutto. Spesso si tratta di sofferenze che si aggiungono alla privazione della libertà, senza che contribuiscano in alcun modo a rafforzare i percorsi di riflessione critica sulle proprie scelte di vita sbagliate, che hanno invece bisogno del fondamentale contributo degli affetti familiari e della rete sociale di cui si dispone all’esterno per innescare, grazie al lavoro maieutico, difficile ed insostituibile, degli operatori penitenziari, percorsi virtuosi di cambiamento.

Il film diventa allora anche una riflessione urgente sulla necessità di aprire sempre più il carcere agli affetti, alle famiglie, al mondo libero, in una parola: alla vita, perché lo contaminino e contribuiscano, con tutto il bene che hanno in sé, a rendere solidi i propositi di costruzione di un futuro integrato nella società e la pena davvero utile per tutti. Soltanto così le ombre fanno un po’ meno paura, inevitabile effetto di un sole che mentre tramonta incontra l’opacità delle cose, ma non cessa di illuminarle.

18 novembre 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo condanna l’Italia
Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo condanna l’Italia
Per la Cedu, violato l'articolo 3 della Convenzione nel caso Viola c. Italia
13 giugno 2019
La privatizzazione della gestione dei servizi no core delle strutture penitenziarie: il caso dell’erigendo carcere di Bolzano
La privatizzazione della gestione dei servizi no core delle strutture penitenziarie: il caso dell’erigendo carcere di Bolzano
di Claudio Sarzotti
Il progetto di costruzione del nuovo carcere di Bolzano utilizza il modello del project financing non solo per l’edificazione dell’istituto, ma anche per la gestione dei servizi no core per i successivi 17 anni. Si tratta di una soluzione che, debitamente applicata e implementata, può scardinare le logiche dell’istituzione totale
31 maggio 2019
Il traditore, un film per (ri)guardare un pezzo della nostra storia repubblicana
Il traditore, un film per (ri)guardare un pezzo della nostra storia repubblicana
di Patrizia Rautiis
Il film di Marco Bellocchio, presentato all'ultimo Festival di Cannes, visto con lo sguardo di un magistrato
31 maggio 2019
Il colpevole–The guilty, un film di Gustav Möller
Il colpevole–The guilty, un film di Gustav Möller
di Paola Perrone
L'opera prima del regista danese è un thriller coinvolgente, drammatico e ricco di scelte estreme che però non stancano mai lo spettatore
11 maggio 2019
Cafarnao-Caos e miracoli, un film di Nadine Labaki
Cafarnao-Caos e miracoli, un film di Nadine Labaki
di Patrizia Rautiis
Zain, il piccolo protagonista dell'opera premio della Giuria a Cannes 2018, viene elevato a “manifesto” dei mali del mondo, offrendo ai nostri occhi la mostruosità di un’infanzia già troppo violata, cercando di coinvolgere un’umanità che rimane sempre troppo distante, inerme e colpevole
4 maggio 2019
La forza di un abbraccio
La forza di un abbraccio
di Salvatore Casabona
I ristretti in regime di 41-bis ord. pen. alla prova della giurisprudenza minorile di Reggio Calabria
12 aprile 2019
Amicizie dalla libertà
Amicizie dalla libertà
di Fabio Gianfilippi
Una lettura di Liberi dentro. Cambiare è possibile, anche in carcere, un volume di Ezio Savasta (Infinito, 2019)
16 marzo 2019
Il sindaco dei diseredati e la giustizia
Il sindaco dei diseredati e la giustizia
di Giuseppe Battarino
Rocco Scotellaro, nel 1946 sindaco socialista di Tricarico, che agisce concretamente a favore dei diseredati, viene processato, incarcerato e infine assolto. Una vicenda di valore storico e simbolico
26 gennaio 2019
L'editoriale del n. 3/2018
L'editoriale del n. 3/2018
di Renato Rordorf
Disabilità e regime carcerario, questi i temi ai quali è dedicato il nuovo numero trimestrale di Questione Giustizia
11 dicembre 2018
Questione penale e politiche penitenziarie, i documenti dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale
Newsletter


Fascicolo 2/2019
Famiglie e Individui. Il singolo nel nucleo

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: idee e istituti
Magistratura e società
In ricordo di Francesco Saverio Borrelli
In ricordo di Francesco Saverio Borrelli
di Gherardo Colombo
Essere completamente indipendente dal potere politico, non assecondarlo, non subirlo e non adeguarvisi. È anche per questo che si è potuto indagare sulla corruzione e scoprirne il sistema. Perché c’era Saverio Borrelli
22 luglio 2019
Almarina: due donne, Nisida, un futuro possibile per entrambe
Almarina: due donne, Nisida, un futuro possibile per entrambe
di Ennio Tomaselli
La recensione all'ultimo romanzo di Valeria Parrella (Einaudi), pagine utili per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come il carcere minorile, questioni che altrimenti rischiano di restare confinate nell’ambito degli addetti ai lavori
20 luglio 2019
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
Lo scandalo romano: un bubbone maligno scoppiato in un organismo già infiacchito da mali risalenti
di Nello Rossi
«Famiglie e individui. Il singolo nel nucleo» e «Il codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza». Questi gli obiettivi del nuovo numero trimestrale di Questione Giustizia
18 luglio 2019
La magistratura resistente *
di Paolo Borgna
Prima dell'8 settembre del 1943, durante il Ventennio fascista, molti magistrati sentivano l’iscrizione al Pnf come un’umiliazione, che non li obbligava a comportamenti contrari alla loro coscienza. Per loro, l’opposizione al fascismo fu uno stato d’animo pre-politico, un’opposizione culturale, un “antifascismo di stile”
11 luglio 2019
Etica e diritto: il valore ambiente nell’enciclica Laudato si’ e nella normativa italiana *
di Gianfranco Amendola
Una riflessione sull'importanza del valore “ambiente” a partire da alcuni passi particolarmente significativi del messaggio di Papa Francesco, per verificare se e quanto essi risultino recepiti nelle nostre leggi e nella nostra giurisprudenza
27 giugno 2019
Giornata mondiale del rifugiato, il diritto ad avere diritti dei migranti*
di Giuseppe Salmè
Nonostante sia stato da tempo previsto, il dilagare dei populismi ci ha colto di sorpresa e ci costringe a ripensare all’origine dello Stato costituzionale di diritto e al fondamento dei diritti umani. Le migrazioni sono il terreno prioritario di tali riflessioni perché è necessario ripartire dallo stesso valore di “persona” che la crescente disumanizzazione della società nega al migrante
20 giugno 2019