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La richiedente
Magistratura e società
La richiedente
Smain Laacher è un componente laico (assesseur) della Cnda (Cour national du droit d’asile) francese, che ha raccolto in un saggio (Croire à l’incroyable, Gallimard, 2018) le sue riflessioni a partire dall'esperienza pluriennale nella Corte che giudica sui ricorsi dei richiedenti asilo
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Il pensiero dominante in materia d’immigrazione è un pensiero binario, che funziona a coppie: l’immigrazione e la disoccupazione, l’immigrazione e la periferia, l’immigrazione e la radicalizzazione, l’immigrazione e la religione, l’immigrazione e i rifugiati, l’immigrazione e l’asilo, l’immigrazione e l’identità nazionale

È innanzitutto un problema di ascolto, di attenzione.
Non è questo, del resto, il significato della parola “udienza”?

Smain Laacher

***

Di seguito la traduzione dell’inizio del sesto capitolo di Croire à l’incroyable nel quale l’Autore descrive la presenza in udienza di una donna a cui la Commissione in prima istanza ha negato l’asilo. Una clandestina, dunque.

_____________________

Una donna arrivata dall’Africa entra nell’aula d’udienza. Zoppica. Ha una trentina d’anni ma ne dimostra molti di più.

È andata a scuola solo per pochi anni perché era la più grande di molti fratelli «a cui bisognava pur dare da mangiare». Nel momento in cui ha lasciato precipitosamente il suo Paese non lavorava. È scappata a causa delle «milizie venute nel villaggio a saccheggiare e violentare». Tre bambini sono restati nel Paese «in famiglia, perché io non potevo partire con dei piccoli».

Ci ha messo più di cinque mesi per arrivare in Francia. Il suo sguardo è triste, ma non piange. Si smarrisce dentro risposte a domande che non le sono mai state poste. Si mostra modesta e piena di rispetto per la Corte. Ci lancia qualche sguardo spaurito perché cerca di capire se deve ancora rinchiudersi nel silenzio.

Mi dico allora che un periplo di cinque mesi per una donna sola non è abituale; o quanto meno di un’estrema pericolosità. Le sue parole, le sue risposte e le sue spiegazioni sulle persecuzioni che avrebbe subìto nel suo Paese d’origine sono sibilline: «Erano delle milizie, avevano il volto coperto; non so se erano soltanto uomini».

Invitata dal Presidente a essere più precisa, dichiara: «Erano molto cattivi, invece di prendere solamente i gioielli alle donne tagliavano proprio le mani. Hanno violentato la mia bambina davanti alla mia famiglia e hanno portato via il mio nipotino».

Le domando allora di descriverci la sua fuga e il suo viaggio, i Paesi attraverso i quali è passata, gli avvenimenti che l’hanno segnata. Ma lei ci oppone un silenzio pesante, imbarazzante per tutti. Ci guardiamo tra noi, i tre giudici e l’avvocato. Che tenta di intervenire. Gli chiedo di non farlo. Sento, per esperienza, che quello che è taciuto è altrettanto importante (se non di più) delle parole che è riuscita a pronunciare. Quando le chiedo di esprimersi, risponde solamente: «Non posso dirvelo, sono delle disgrazie troppo grandi».

L’aula d’udienza è piena, il brusìo comincia a esasperarmi. I miei colleghi e l’avvocato se ne accorgono. La voce della richiedente si fa mano a mano più bassa; è sul punto di spegnersi. Le sue lacrime tradiscono un dolore indicibile. La sua tristezza ha lasciato il posto alla disperazione.

Mi giro verso il Presidente e gli chiedo se permette che interroghiamo la richiedente a porte chiuse. L’aula si svuota.

La richiedente pian piano si riprende: il suo corpo si raddrizza lentamente e appoggia le mani leggermente tremanti sul grande tavolo davanti a lei come se quello che deve dire adesso sia talmente pesante che deve appoggiarsi. Il Presidente le dice che adesso può parlare senza timore e senza vergogna.

«Mi sento sporca. Per mesi sono stata una schiava sessuale per degli uomini. Era una sofferenza che non finiva mai. In tutti i Paesi che ho attraversato mi prendevano per soddisfare i bisogni degli uomini. Nessuno mi poteva aiutare. Ma dovevo pur mangiare. Voi pensate che un giorno io potrò vivere normalmente? Mai più. Per me è finita».

20 giugno 2018
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Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
di Gabriele Serra
La sentenza n. 17717 del 5 luglio 2018 della Cassazione qui annotata, risolve la questione interpretativa in ordine alla obbligatorietà o meno della udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale, nell’ipotesi in cui non sia possibile acquisire la videoregistrazione dell’audizione del ricorrente svoltasi presso la Commissione territoriale. La Corte, nel sostenere la tesi dell’obbligatorietà dell’udienza, in contrasto con la tesi sostenuta da parte della giurisprudenza di merito, utilizza i diversi criteri ermeneutici letterale, sistematico e della ratio legis, fornendo peraltro argomentazioni che possono essere lette in chiave generale quanto ai giudizi in materia di protezione internazionale
13 settembre 2018
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no?
L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no? L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
di Sara Benvenuti
Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
7 settembre 2018
Note all'ordinanza del Tribunale di Trieste del 22 giugno 2018
Note all'ordinanza del Tribunale di Trieste del 22 giugno 2018
di Mariarosa Pipponzi
L’ordinanza del Tribunale di Trieste offre interessanti spunti di riflessione in merito alla regolamentazione dell’esercizio del diritto alla protezione internazionale e dell’ammissibilità del ricorso alla procedura di urgenza avanti alle sezioni specializzate in materia di immigrazione, quale rimedio in caso di rifiuto da parte della autorità competente alla ricezione della domanda
5 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
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Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
Per la chiarezza di idee sul problema flussi migratori*
di Andrea Proto Pisani* e Giuliana Civinini**
Le grandi migrazioni determinate dalla guerra e dalla fame sono un fenomeno che interesserà tutta la nostra epoca e oltre. Per affrontarle ci vogliono chiarezza e umanità. Prioritario appare garantire l’asilo a chi ne ha diritto, riaprire i canali di migrazione regolare, evitare politiche che possono danneggiare i già precari Stati africani
26 luglio 2018
Ninna nanna per un bambino siriano, ghanese oppure marziano *
Le ong in acque agitate tra Sicilia orientale e Sicilia occidentale
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di Stefano Greco
Questo scritto non ha la pretesa e l’intenzione di risolvere un dibattito interessantissimo attualmente in corso tra i vari uffici giudiziari sul soccorso in mare e i possibili risvolti del favoreggiamento dell’immigrazione, ma vuole solo porre alcune questioni che sono rimaste in ombra ma necessitano di un maggiore approfondimento anche alla luce di quanto accade di ora in ora tra chiusure dei porti, navi che aspettano un luogo sicuro dove sbarcare i sopravvissuti, navi che vengono impedite alla partenza pur non essendo sotto sequestro
18 luglio 2018
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
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Pubblichiamo le Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone emanate il 9 luglio 2018
17 luglio 2018
La rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale. Riflessioni a margine della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1117/2018
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9 luglio 2018
L’asilo come diritto, un momento di riflessione sul tema dell'inclusione
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di Carlo Sorgi
Il volume curato da Marco Omizzolo rappresenta uno dei primi tentativi seri di sistematizzare l’esperienza di un venticinquennio di accoglienza dei migranti in Italia, evidenziando l’esigenza di trasformare la migrazione da fenomeno emergenziale a progetto per la crescita e lo sviluppo economico e culturale del Paese
30 giugno 2018
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Fascicolo 2/2018
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Magistratura e società
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Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018
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La legittimazione autonoma della giurisdizione è un dato necessario che deriva dal suo ruolo di controllo sull’esercizio illegale del potere, a prescindere dalla “quantità di volontà popolare” che ha contribuito a legittimare quel potere di Governo. Nessun consenso rende lecito un atto di Governo contrario alle regole, ed è essenziale che la violazione sia accertata, riconosciuta e stigmatizzata in sede giurisdizionale. A maggior ragione nessun consenso, per quanto maggioritario o pressoché unanime, potrebbe rendere lecito un comportamento previsto dalla legge come reato
14 settembre 2018
Il Forteto, storia, poco nota, di una comunità maltrattante
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Nella comunità del Forteto, in territorio toscano, molte persone affidate per ragioni di cura e sostegno sono state maltrattate e abusate per decenni. La lettura delle sentenze del processo conclusosi da poco in Cassazione, e anche di precedenti decisioni giudiziarie, ha fatto emergere non solo i fatti delittuosi ma anche i comportamenti negligenti se non corrivi di chi doveva vigilare
11 settembre 2018
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Populismo e diritto rinviano a forme di legame sociale antitetiche: il primo persegue la risoluzione della questione sociale e di quella identitaria senza alcuna mediazione e connessione di sistema, il secondo mira alla neutrale limitazione di ogni potere. Nel costituzionalismo del Novecento europeo si è avuta l’incorporazione nel diritto della questione sociale e di quella dell’appartenenza ad una comunità grazie alla mediazione della politica quale civilizzazione degli impulsi e addomesticamento di paure e angosce. Se la politica perde tale funzione emerge l’antitesi fra populismo e diritto e per i giuristi si apre un tempo di nuove responsabilità
10 settembre 2018
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Ad un mese dalla sua scomparsa, il ricordo di una meravigliosa giudice, utopia vivente di un altro modo d’essere magistrato
6 settembre 2018
L’attacco alla giurisdizione come elemento della politica nazionalsocialista. Una questione contemporanea?
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Dopo la vittoria elettorale e l'arrivo al governo i nazionalsocialisti avviano le “impercettibili transizioni” che porteranno a un regime totalitario, utilizzando tecniche di forzata riduzione della complessità ordinamentale, storicamente riproducibili ma riconoscibili da chi voglia tutelare la democrazia costituzionale
4 settembre 2018