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Editoriali
La giornata europea
della giustizia civile
di Maria Giuliana Civinini
Presidente di Sezione Tribunale di Livorno
Se vogliamo evitare che questa ricorrenza si trasformi in vuota retorica dobbiamo proclamare chiaramente che una giustizia senza mezzi adeguati è come una sala operatoria cui si stacchi la corrente
La giornata europea della giustizia civile

Oggi si celebra, come ogni anno dal 2003 quando fu istituita su iniziativa del Consiglio d'Europa e della Commissione Europea, la Giornata Europea della Giustizia, momento di apertura all'esterno delle corti, di informazione, riflessione e confronto tra operatori della giustizia, cittadini, studenti, professori. 

Uno degli obiettivi principali è la promozione degli strumenti che le istituzioni europee mettono in campo per migliorare il funzionamento delle corti (dalle norme comuni alla formazione, dalla rete di cooperazione giudiziaria agli strumenti informatici per la redazione degli atti da utilizzare nelle cause transfrontaliere) in vista della creazione di uno spazio comune di giustizia e libertà dove un unico giudice è competente, un'unica decisione deve essere eseguita, dove la tutela offerta da uno Stato è equivalente (in termini di accesso, durata, indipendenza, imparzialità, professionalità) a quello che può riceversi in un altro Stato.

Tali strumenti si collocano nel quadro di riferimento ideale della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, e trovano un supporto di grande rilevanza (una sorta di "cassetta degli attrezzi") nell'elaborazione della Commissione Europea per l'Efficacia della Giustizia (in particolare la "griglia per la valutazione dei sistemi giudiziari" e le "linee guida Saturn per la riduzione della durata dei procedimenti giudiziari") e nei pareri del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei, due organismi del Consiglio d'Europa.

Se lo sguardo è europeo, gli elementi della visione sono particolari, nazionali. E' evidente che solo rinforzando i sistemi giudiziari ed attuando una giustizia di qualità si può costruire quella fiducia reciproca e quell'affidamento dei cittadini europei che sono il fondamento dello spazio unico e dell'allargamento della base normativa comune, del diritto europeo.

Concentrando il focus sull'Italia, il problema di fondo che continua ad affliggere il nostro Paese è quello della durata dei processi civili. Il documento "2013 EU Justice Scoreboard" - basato su dati CEPEJ -  ci colloca al 20° posto per tempi di risoluzione di procedimenti civili contenziosi ("solo" al 19° per i procedimenti civili e commerciali inclusi i non contenziosi), e ciò benché le corti italiane siano al secondo posto per percentuale di casi definiti (siamo preceduti solo dal piccolo e non comparabile Lussemburgo).

Questo dipende verosimilmente (e in via di prima approssimazione): in gran parte dall'arretrato che, nonostante la prevalenza in primo grado dei procedimenti definiti sui sopravvenuti, non si riesce ad "attaccare" e risolvere per mancanza di progetti di smaltimento efficaci e per mancanza di risorse (nei Paesi Bassi, ad esempio esistono le c.d. "squadre volanti" - "flying team" -, gruppi formati in gestione dell'arretrato composti da giudici cancellieri e assistenti del giudice, che intervengono negli uffici in sofferenza); e in misura altrettanto rilevante dall'ingolfamento delle corti d'appello e dai 100.000 giudizi pendenti davanti alla Corte di Cassazione.

Per affrontare questi nodi strutturali non bastano la buona volontà e la produttività in crescita esponenziale dei magistrati, il processo civile telematico e l'abnegazione dei pochi cancellieri rimasti in servizio (e in buona parte sulla soglia della pensione). Sono utili, ma non servono a risolvere i problemi, la previsione di un utilizzo ampio della mediazione e della conciliazione, l'introduzione di filtri zoppicanti in appello e in cassazione, l'aumento dei magistrati del massimario, la previsione di stage (non pagati) di 18 mesi o di stage formativi per personale amministrativo.

Sono necessari interventi forti sul piano dell'informatizzazione, dell'elaborazione dei dati statistici (uscendo per entrambi dal bricolage giudiziario dei sistemi fai-da-te), della copertura dei posti vacanti di personale amministrativo e ufficiali giudiziari, dell'istituzione dell'ufficio del giudice, di formazione per il personale di supporto. Interventi che implicano volontà politica di far funzionare la giustizia e finanziamenti adeguati (nonché una revisione delle politiche di spesa del Ministero della Giustizia tenuto conto che la quota di bilancio ad esso destinata non è inferiore a quella di sistemi dal funzionamento ben più efficace).

Niente di nuovo, si dirà. Certamente, ma se vogliamo evitare che la Giornata della Giustizia si trasformi in vuota retorica o si riduca a un corso di formazione di diritto europeo, dobbiamo proclamare chiaramente che una giustizia senza mezzi adeguati, senza carta per le stampanti, senza personale, senza ufficiali giudiziari, priva di sistemi informatici unici affidabili è come una sala operatoria cui si stacchi la corrente. 

Come si afferma nell'Opinione n. 2(2001) del Consiglio Consultivo die Giudici Europei: "il finanziamento delle corti è strettamente legato alla questione dell'indipendenza dei giudici in quanto determina le condizioni in cui le corti svolgono le loro funzioni. Esiste, inoltre,  un evidente legame tra, da un lato il finanziamento e l'organizzazione e gestione delle corti e, dall'altro, i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo: accesso alla giustizia e diritto a un processo equo non sono propriamente garantiti se un caso non può essere definito in un tempo ragionevole da una corte che ha fondi e risorse adeguate a propria disposizione al fine di operare in modo efficiente."

 

25 ottobre 2013
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