Magistratura democratica
Magistratura e società
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
di Fabio Gianfilippi
magistrato di sorveglianza, Tribunale di sorveglianza di Spoleto
Il libro, tessuto con sensibilità da Silvia Buzzelli e Marco Verdone, è una narrazione a molte voci. Vi si racconta la specialità del progetto rieducativo che si è a lungo condotto nell'isola del Mar Ligure e che, anche se l’attualità sembra segnare tristi arretramenti, merita invece di essere proseguito e replicato altrove. Se il reato è nel suo fondo cecità all’altro e ai suoi bisogni, la pena deve avere l’obiettivo primario di condurre la persona condannata a scoprire il valore del diverso da sé
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome

Un ricordo

Isola di Gorgona. Alle sette del mattino a Cala Maestra si sentono solo i gabbiani còrsi che pescano e sostano sulle rocce più impervie, alte sul mare. Ho trascorso una breve notte sull’isola-carcere, parlando fino a tardi di questioni giuridiche con gli altri invitati a un seminario sulle misure di sicurezza psichiatriche. L’alba si è fatta strada facilmente, troppo presto, attraverso la finestra dell’alloggio spartano e privo di scuri.

È l’occasione per una passeggiata nelle poche strade dell’isola. Il cimitero nel bosco, con le tombe delle due o tre famiglie che ancora ci vivono, e di chi vi è morto da detenuto. Croci, a volte senza nome. E poi lo sterrato in salita verso lo strapiombo sul mare. Al ritorno i detenuti già lavorano alle arnie e nelle vigne. È l’ottobre del 2014 e noi riprendiamo la giornata di lavori. Un gruppo di giovani ristretti sta studiando fotografia e ci chiede se può esercitarsi su di noi. Difficile e riluttante soggetto. Però hanno intorno questa natura meravigliosa in 2,25 km quadrati di isola, e gli animali. Non potrà mancare loro l’ispirazione.

Isole per non vedere

Le isole hanno ospitato sin dall’antichità luoghi di detenzione e di esilio degli indesiderati. Rappresentano per antonomasia la separazione, e i bracci di mare, spesso quelli più infidi e burrascosi, la più efficace garanzia che nessuno se ne allontani o, se vi si prova, non possa darne testimonianza. Anche l’Italia ne ha conosciute molte, soprattutto in passato: alcune più note, come Pianosa e il suo carcere di massima sicurezza ormai non più operativo (ma un piccolo gruppo di detenuti in lavoro all’esterno vi alloggia ancora), altre invece a lungo dimenticate.

Ricordo la commovente narrazione del confino alle Tremiti di un ampio numero di omosessuali durante il periodo fascista, con le piccole e grandi forme di resistenza di questi giovani, spesso incapaci, per incultura, di concepire un pensiero sulla politica, eppure in grado a modo loro di non piegarsi all’infamia della discriminazione [1].

Più di recente mi è capito di riscoprire, nelle pagine di un libro molto documentato, la vita quotidiana nel confino di Ventotene, che raccolse, come noto, intelligenze politiche lungimiranti come quelle di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni. E l’ergastolo della piccola Santo Stefano, che le sta di fronte, “sempre albergo di pene e di dolori” per Luigi Settembrini, e poi per Umberto Terracini e Sandro Pertini, che lo condivisero con detenuti comuni per omicidi ed altri gravi delitti, testimoniandone in seguito con parole vibranti le disumane condizioni di vita, e i veri e propri crimini visti e subiti [2].

Ci vogliono spesso difficili ricerche d’archivio per riportare alla luce frammenti di queste storie impolverate dal tempo passato. È così che scopro l’esperienza luminosa di un direttore di penitenziario come Eugenio Perucatti, che tentò di riformare l’ergastolo di Santo Stefano, rendendolo innanzitutto un luogo dove la pena potesse espiarsi in modo dignitoso ed umano, ma subì l’ostracismo di chi aveva paura di cambiare passo. L’articolo 27 della Costituzione era già vigente, ed era stato pensato sulla scorta degli insegnamenti maturati dai nostri Costituenti anche nelle maleodoranti celle e negli insalubri ricoveri di quelle isole, eppure non fu sufficiente a impedirne una rapida rimozione.

L’isola per ricominciare

E poi c’è un’altra storia, in cui un’isola non è fatta per dimenticarsi di chi vi è ristretto, e la separazione contribuisce a creare un microcosmo naturale originalissimo rispetto alla terraferma. Un luogo dove sperimentare storie di speranza. Quest’isola è Gorgona e lì occorre far ritorno.

È stata la lettura di Salvati con nome a riportarmi, dopo quattro anni dalla breve visita di cui ho scritto, su quello scoglio fecondo al largo delle coste toscane. Il libro è un racconto a molte voci, tessuto con sensibilità da Silvia Buzzelli e Marco Verdone. Vi si racconta la specialità del progetto rieducativo che vi si è a lungo condotto e che, anche se l’attualità sembra segnare tristi arretramenti, merita invece di essere proseguito e replicato altrove. I detenuti lavorano da molti anni sull’isola a contatto con lo splendido ambiente naturale, nelle coltivazioni e nell’allevamento degli animali. Non è facile, perché le famiglie sono lontane e, specialmente d’inverno, le cattive condizioni atmosferiche possono privare l’isola per giorni di collegamenti con la terraferma. Però c’è il lavoro e, appunto, lo si svolge a contatto con la natura ed in particolare prendendosi cura dei molti animali. C’è un macello sull’isola. I cammini di vita che affiancano i detenuti agli animali di cui si prendono cura terminano inevitabilmente lì, per consentire la vendita di carne e anche il ricambio degli esemplari ormai non in grado di produrre più latte. Le idee di Carlo Mazzerbo, direttore allora dell’istituto penitenziario, e del veterinario Marco Verdone, il contributo di idee e di lavoro di molti, producono progressivamente uno stile ben preciso nell’approccio all’allevamento, rispettoso ed ecocompatibile, e il decisivo cambio di passo diviene, infine, la sospensione delle attività del macello.

Se il reato è nel suo fondo cecità all’altro e ai suoi bisogni, la pena deve avere l’obiettivo primario di condurre la persona condannata a scoprire il valore del diverso da sé. Il rapporto con le coltivazioni e con gli animali, la necessità della cura quotidiana e costante, l’impegno senza alibi richiesto da chi dipende da te, che significa responsabilità e maturità, diventano ingredienti essenziali per riempire di senso il tempo della pena. E allora non sembra esserci spazio, a Gorgona, dove i ritmi della produzione rispondono, più che al mercato, alla funzione costituzionale della pena, per un macello come capolinea delle storie di accudimento.

Qualunque opinione possa aversi sul tema al di fuori del contesto carcerario, la peculiarità di Gorgona impone una riflessione aggiuntiva, poiché qui il valore di ogni persona umana, a prescindere dai crimini che ha commesso, ci spinge a rifiutare con Bauman una moderna logica dello scarto. Qui salvare un maiale dal suo destino già scritto, su richiesta dei bimbi di una scuola, e dargli un nome, e quindi una identità, assume un significato di grazia capace di ridare luce – e salvezza – agli ultimi della società.

Nei primi capitoli del libro, prima di raccontare polifonicamente questa storia, che oggi sembra interrotta, con molti suoi protagonisti ormai lontani dall’isola, si riparte ancora una volta dalla funzione assegnata alla pena dall’articolo 27 della Costituzione, e si rivolge poi l’attenzione all’articolo 3, consegnandone una lettura che consente di concepire il carcere come legittimo soltanto quando favorisca il pieno sviluppo della persona, ponendo dunque una serie di limiti stringenti e di obbiettivi di lavoro insieme ambiziosi e necessari.

Si tratta in questo senso del binomio rieducazione-non violenza di cui ci parla Silvia Buzzelli che, nel richiamare il lavoro complesso e ricco degli Stati generali dell’esecuzione penale, ci conduce a rileggere le parole e le metafore che accompagnano la pena, valutandone pienamente l’alto potere performativo, e ce ne suggerisce una bonifica alla luce delle Regole penitenziarie europee, che sia anche occasione di un serio ripensamento sui messaggi contraddittori che l’istituzione finisce per inviare alla persona ristretta. Come quando si chiede un prendersi cura che poi conduce al macello, mimando un uso dell’altro da sé invece di evocare un percorso di rispetto dei suoi diritti e delle sue aspirazioni.

E così, attuando modalità rispettose nel rapportarsi al contesto ambientale, vivendo in sintonia con il luogo dove si è costretti a restare, dando vita libera e morte naturale, sull’isola, agli animali considerati solo “da reddito”, tutto il resto acquista un valore nuovo, che mette in luce la dignità del custode, e cioè la persona ristretta.

È il moltiplicatore positivo per il quale un sistema penitenziario che consente percorsi di reinserimento sociale efficaci e una detenzione in condizioni umane, dà centralità all’impegno e migliora la vita anche di chi vi lavora: gli educatori, gli assistenti sociali e la polizia penitenziaria. Il capitolo del libro che esplora i tanti percorsi che in altre realtà penitenziarie si vanno sviluppando a somiglianza, nel loro piccolo, del modello Gorgona, ne è una ricca testimonianza. Il valore profondo degli ultimi, dà senso a tutto il resto, come le urla dei gabbiani, mi viene da dire, bastano a giustificare la bellezza di Cala Maestra.

Avrebbe condiviso, credo, i silenzi e i significati dell’isola, ben al di là delle mode dominanti, ben piantata in un senso pieno della dignità dell’essere umano, Anna Maria Ortese. Così scriveva: «Ci sono momenti in cui un albero ci si mostra improvvisamente umano, stanco. Altri momenti che un’umile bestia (o ciò che crediamo tale) ci guarda in modo tanto quieto, benevolo, profondo, tanto puro, consapevole, divino, da farci balenare l’idea di una Casa Comune» [3].



[1] Vds. G. Giretti e T. Giartosio, La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia fascista, Donzelli, 2006.

[2] Cfr. P.V. Buffa, Non volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e di confino, Nutrimenti, 2017.

[3] Ma anche una stella per me è natura, in Tuttolibri, 18 febbraio 1984 (leggibile ora anche in Le piccole persone, Adelphi, 2016).

28 aprile 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
di Alberto Ziroldi
Questione Giustizia ritorna sul tema dell’uso dell’intelligenza artificiale nei processi (a cui ha già dedicato un obbiettivo nel n.4/2018 della Rivista trimestrale) pubblicando il contributo che segue dedicato specificamente al processo penale
18 ottobre 2019
di Marcello Bortolato
Nell’opinione pubblica, anche qualificata, continua a essere diffusa l’idea che l’ergastolo sia una pena riducibile e che il “fine pena mai” non esista. È vero il contrario. Mentre è in calo il numero dei reati, le condanne all’ergastolo aumentano e, tra di esse, quelle all’ergastolo effettivamente senza right to hope, senza via di uscita. Ostativo, viene comunemente definito. Un magistrato di sorveglianza ci spiega bene cosa è e perché non dovrebbe avere cittadinanza nel nostro ordinamento, tanto più dopo la sentenza della Corte di Strasburgo Viola c. Italia. Lo pubblichiamo per sfatare luoghi comuni e false giustificazioni, in attesa che il 22 ottobre si pronunci la Corte costituzionale
15 ottobre 2019
di Luca Tescaroli
Nel partire dall’assunto che l’effettività della risposta sanzionatoria non dipende solo dalle norme incriminatrici ma anche dall’ampiezza e incisività degli strumenti investigativi a disposizione, la Legge n. 3 del 9 gennaio 2019 ha introdotto nuove ed eterogenee misure finalizzate ad accrescere sia l’efficacia repressiva che quella preventiva dell’azione di contrasto alla corruzione
9 settembre 2019
Le Sezioni unite sulla cannabis light. Una prima lettura
di Davide Barbagiovanni
La cannabis light tra legge, giudici, principio di offensività in astratto e in concreto e alcune occasioni mancate
24 luglio 2019
Il giudice e la legge penale
di Domenico Pulitanò
Le usuali discussioni sul rapporto giudice/legge riguardano il problema dell’interpretazione. Le teorie dell’interpretazione non sono teorie sui poteri del giudice. Problemi ermeneutici si pongono per qualsiasi interprete; le differenze tra i fabbricanti di interpretazioni sono di autorevolezza o di potere decisionale
9 luglio 2019
Ergastolo ostativo, la Corte di Strasburgo condanna l’Italia
Per la Cedu, violato l'articolo 3 della Convenzione nel caso Viola c. Italia
13 giugno 2019
Inquinamento mafioso della politica e legge penale
di Piergiorgio Morosini
L’inquinamento mafioso della politica rappresenta un serio pericolo per economia, diritti e democrazia. Ma le recentissime innovazioni introdotte dal legislatore in tema di “scambio elettorale politico mafioso” − e cioè l’estensione dell’area dei “patti” penalmente rilevanti ai sensi dell’art. 416-ter e l’aumento consistente dei carichi sanzionatori − meritano una attenta riflessione critica
5 giugno 2019
La privatizzazione della gestione dei servizi no core delle strutture penitenziarie: il caso dell’erigendo carcere di Bolzano
di Claudio Sarzotti
Il progetto di costruzione del nuovo carcere di Bolzano utilizza il modello del project financing non solo per l’edificazione dell’istituto, ma anche per la gestione dei servizi no core per i successivi 17 anni. Si tratta di una soluzione che, debitamente applicata e implementata, può scardinare le logiche dell’istituzione totale
31 maggio 2019
Elezione di domicilio e conoscenza del procedimento: la parola passa alle Sezioni unite
di Federico Piccichè
Le Sezioni unite chiamate a pronunciarsi sulla validità della dichiarazione di assenza basata su un’elezione di domicilio presso difensore d’ufficio nominato dalla polizia giudiziaria in sede di identificazione. Nota a Cassazione Penale, Sez. 1, ordinanza 29 gennaio 2019 (dep. 1 marzo 2019), n. 9114, Pres. Mazzei, Rel. Siani
27 maggio 2019
Contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione e applicazione delle leggi di contrasto al neofascismo
di Carlo Brusco
Il contrasto giurisprudenziale creatosi tra le due sentenze emesse dal Tribunale di Milano è occasione per una ricostruzione normativa e giurisprudenziale (di merito e di legittimità) sull’interpretazione e applicazione delle leggi di contrasto al neofascismo. Esiste una via interpretativa che consente in futuro di superare possibili contrasti giurisprudenziali?
14 maggio 2019