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Gianfranco Maris: la memoria tra necessità politica, obbligo giuridico e fondamento morale
Magistratura e società
Gianfranco Maris: la memoria tra necessità politica, obbligo giuridico e fondamento morale
di Edmondo Bruti Liberati* e Adriano Prosperi**
*già Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano
**professore emerito, Scuola Normale superiore di Pisa
Un convegno che si è tenuto recentemente a Milano ha ricordato la figura del partigiano che "nacque tre volte"

Gianfranco Maris (24 gennaio 1921-14 agosto 2015)

Come ebbe a scrivere nel suo libro Per ogni pidocchio cinque bastonate si considerava nato tre volte: la prima quando sua madre lo partorì il 19 gennaio 1921, la seconda quando il 24 il padre andò a registrarlo all’anagrafe e la terza il 5 maggio 1945 quando, arrampicato in cima ad una scala di una torretta del campo di sterminio di Mauthausen-Gusen, vide arrivare una camionetta di soldati americani.

Già durante gli studi liceali entra in contatto con Salvatore Di Benedetto, dirigente clandestino del Partito Comunista Italiano e nel 1938 si iscrive al partito. Ne è episodio determinante l’allontanamento dal suo liceo, il Carducci di Milano, di un professore perché di “razza” ebraica.

Dopo l’8 settembre 1943 il sottotenente Gianfranco Maris dalla Croazia rientra clandestinamente in Italia ma è catturato da un reparto delle SS nelle alture circostanti la città di Trieste. È portato in Germania e poi in Polonia e quindi, con la richiesta di aderire al ricostituito esercito italiano che accetta strumentalmente al fine del ritorno, in Italia dove è trasferito tra la fine di ottobre e i primissimi di novembre.

Alla stazione di Bologna si darà alla fuga, per unirsi poi alle formazioni partigiane della Val Brembana, con la falsa identità di Gianfranco Lanati (nome di uno zio), identità sotto la quale è arrestato il 20 gennaio del 1944 a Lecco dalle SS per attività partigiana e sottoposto per 21 giorni a massacranti interrogatori dalla Gestapo. Trasferito nelle carceri prima di Bergamo e poi di San Vittore a Milano, è successivamente tradotto nel campo di Fossoli, in seguito a Bolzano e infine deportato nel campo di sterminio nazista KZ di Mauthausen (matricola n. 82394) con la destinazione successiva al sottocampo di Gusen. Qui sarà liberato dall’esercito americano il 5 maggio 1945.

Nel dopoguerra intraprende l’attività di avvocato penalista; si ricordano tra i processi di Gianfranco Maris, in difesa dei valori e degli ideali democratici, il processo per i morti di Reggio Emilia, il processo contro l’ufficiale tedesco delle SS Theodor Saevecke e il processo contro i carnefici della Risiera di San Sabba in Trieste.

Affianca all’impegno professionale l’impegno politico nel Partito Comunista Italiano ed è eletto senatore nella IV e nella V legislatura. Dal 1972 al 1977 è membro del Consiglio Superiore della Magistratura.

Dedica anche gran parte delle sue energie alla memoria della Deportazione e della Resistenza, per l’affermazione della verità sulla memoria del passato, divenendo nel 1978 Presidente Nazionale dell’Aned, Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti; dal 2002 al 2013 è direttore generale dell’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia) e, per oltre un decennio, Vice-Presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).

 

A Milano il 24 gennaio 2016 si è tenuto l’incontro “Gianfranco Maris. Diamo un futuro alla memoria” promosso dalla Fondazione Memoria della Deportazione. Il prof. Adriano Prosperi, della Scuola Normale di Pisa ha svolto la relazione introduttiva che pubblichiamo di seguito.

20 febbraio 2016
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