Magistratura democratica
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Addio alla Nona Commissione
di Maria Giuliana Civinini
Presidente di Sezione Tribunale di Livorno
Il decreto di composizione delle Commissioni del CSM per il prossimo anno che sopprime la Nona Commissione Tirocinio e Formazione è l'occasione per ripercorrerne la storia e alcune criticità nella transizione alla Scuola della Magistratura
Addio alla Nona Commissione

Sarà perché ha segnato profondamente il mio percorso umano e professionale che la "scomparsa" della Commissione Tirocinio e Formazione del CSM, la gloriosa "Nona", mi suscita forte emozione.

Il Vice Presidente del CSM, nel tradizionale decreto sulla composizione delle Commissioni adottato a fine anno consiliare, ha sancito la soppressione della Nona, come conseguenza della riduzione delle sue competenze, per essere stata l'attività di formazione dei magistrati assunta da gennaio 2013 dalla Scuola Superiore della Magistratura. Le residue funzioni - concorso per la nomina dei MOT e attività internazionale - passano rispettivamente alla Terza ed alla Sesta Commissione.

Questo atto conclude una transizione dalla formazione giudiziale gestita da una struttura consiliare alla istituzione della scuola della magistratura, che si è rivelata inaspettatamente lunga e problematica. Da questo punto di vista la presa d'atto della fine di un'epoca, incarnata appunto dalla soppressione della Nona, rappresenta un momento di chiarezza sulla cui base è possibile infine ipotizzare un efficace e positivo bilanciamento di poteri e competenze tra le due istituzioni: Consiglio e Scuola. C'è infatti da dire che in questa fase di passaggio, in buona parte per le difficoltà del Consiglio di lasciare ad altri una propria importante competenza, la collaborazione istituzionale è stata inadeguata e ciò ha reso a dir poco ferraginoso il cammino della Scuola. Si pensi ai tempi lunghissimi della transizione, al mancato passaggio alla Scuola dell'albo relatori "per ragioni di privacy"; alla previsione con delibera 10 aprile 2013 di una autorizzazione per lo svolgimento da parte dei magistrati delle funzioni di tutor e formatore presso la Scuola, un'attività da sempre ritenuta orgogliosamente un dovere d'ufficio ricadente in modo diffuso su tutti i magistrati (da qui la scelta sempre ripetuta di avere un corpo docente non fisso ma a rotazione) e divenuta improvvisamente un "incarico extragiudiziario", rispetto al quale vi è ora un penetrante potere interdittivo del capo dell'ufficio; alla incredibile vicenda di CSM e Scuola che, nell'incapacità di accordarsi sui rispettivi ruoli, propongono   - nel corso dell'Assemblea Generale di Dublino del 6 e 7 giugno 2013 - una candidatura "unitaria" a membri del Comitato Direttivo della Rete Europea di Formazione Giudiziaria, in spregio allo statuto della medesima (la richiesta di candidatura unitaria è respinta col solo voto favorevole dell'Italia), pervenendo dopo accese discussioni interne e con il Direttivo alla sola candidatura della Scuola che, nelle votazioni che ne son seguite,  ha perso il seggio nel Comitato Direttivo che l'Italia deteneva, in forza del grande impegno profuso e dei risultati raggiunti, sin dalla fondazione della Rete nel 2000.

Ma come si è arrivati sin qui? e come è nata la Nona Commissione?

E' stata una gran bella avventura.

Il Consiglio ha iniziato una attività di formazione permanente solo nel 1973 e fino ai primi anni '90 questa è stata episodica e disorganica. Nel 1992 la Commissione Riforma proponeva per la prima volta l'approvazione di un articolato programma di formazione invitando il Comitato di Presidenza "a costituire una struttura incaricata di occuparsi esclusivamente dell'attuazione del programma ...", e "di dare mandato al Vice Presidente del CSM ... di avviare opportuni contatti con gli organismi ministeriali competenti per la costituzione di una 'Scuola' della magistratura". Approvata la proposta dal plenum, i contatti con il Ministero si rivelavano particolarmente proficui ed il 23/9/1993 veniva stipulata una convenzione tra il Ministero di Grazia e Giustizia ed il CSM per l'attuazione sperimentale di una struttura di formazione professionale per magistrati, denominata Scuola e costituente una articolazione del Consiglio stesso. La Scuola iniziava ad operare nel 1994 ma presto periva sulla mancata registrazione della Convenzione da parte della Corte dei Conti. Il Consiglio è  peraltro convinto  che la formazione è indispensabile per realizzare un modello di magistrato professionalmente equipaggiato, all'altezza del ruolo che l'evoluzione della società gli impone, in grado di svolgere appieno i suoi compiti e consapevole dei limiti dei propri poteri  e non si lascia scoraggiare. Continua la collaborazione con il Comitato Scientifico dell'abortita scuola e nella seduta del 9 luglio 1996 è istituita la Nona Commissione per il Tirocinio e la Formazione Professionale, supportata da una struttura amministrativa consiliare e da un Comitato Scientifico composto di magistrati e professori universitari. 

Da allora, il Consiglio ha saputo progressivamente costruire una complessa attività di formazione iniziale e permanente, sia accentrata che diffusa sul territorio attraverso la rete della formazione decentrata, in prima fila nella creazione di una rete tra le istituzioni europee di formazione giudiziale e nell'incoraggiare e favorire la formazione internazionale dei magistrati. I corsi del CSM sono divenuti luogo di dibattito e di confronto dialettico tra le idee e le interpretazioni, di nascita e diffusione di una nuova cultura della giustizia civile e del ruolo del giudice civile, di riflessione sul rapporto tra qualità ed efficienza della giustizia, di innovazione, di rafforzamento dei diritti e delle garanzie. La scelta del modello diffuso di insegnamento (nel senso che ogni magistrato può essere sia formato che formatore, con un corpo docente individuato a rotazione) ha innalzato il livello culturale della magistratura e le relazioni per i corsi sono divenuti sovente scritti pubblicati su riviste giuridiche e strumenti di nuovo dialogo tra magistratura e dottrina. I corsi sulle prassi hanno aumentato la certezza del diritto nelle sue applicazioni concrete e hanno visto serrati confronti tra avvocati e magistrati. Nuovi metodi didattici sono stati sperimentati (si pensi primi fra tutti ai laboratori per i giudici della famiglia e dell'area minorile o per i magistrati di sorveglianza).

Questo brillante sistema presentava peraltro dei limiti: la variabilità della struttura della formazione (rotazione dei membri della Commissione e del Comitato Scientifico, mutamenti negli indirizzi culturali dei Consigli) che non consentiva il consolidamento dei risultati e la realizzazione di nuovi obiettivi secondo un percorso razionale; la mancata soluzione di nodi problematici (la formazione formatori, la formazione dirigenti); l'assenza di una struttura di supporto adeguata alle esigenze di un alto istituto di formazione, a cominciare da un ufficio studi capace di elaborare nuovi percorsi e approfondire temi cruciali (come l'etica del magistrato, il magistrato di fronte alle religioni, alla multiculturalità, diritto e psicologia…) nonché di un nucleo semi stabile di formatori capace di elaborare moduli didattici innovativi e creare casi di studio; la mancanza di strumenti adeguati di valutazione dei risultati e dell'impatto sulla amministrazione della giustizia della formazione.

Per questo già nel 2002, sulle pagine di Questione Giustizia scrivevo: "appare oggi necessario fare un passo ulteriore nella storia della formazione della magistratura italiana, istituendo una Scuola, dotata di  autonomia gestionale, rispetto alla quale i compiti di indirizzo siano attribuiti al CSM e quelli di organizzazione al Ministero della Giustizia, in cui siano escluse attività di indirizzo attraverso le quali suggerire (o peggio imporre) ai magistrati scelte interpretative e decisionali, il cui compito non sia quello (o solo quello) di organizzare bei convegni ma quello di attrezzare tutti i magistrati per svolgere in modo sempre migliore la funzione giurisdizionale."

La Scuola, prevista dal D.Lgs. n. 26/2006, è operativa solo dallo scorso anno, ha fronteggiato un atteggiamento ostruzionistico del CSM e un atteggiamento insufficientemente cooperativo del Ministero, che ha il compito di fornire alla Scuola il personale necessario per l'espletamento delle sue numerose attività "in numero complessivamente non superiore a cinquanta unità" e ad oggi pari a circa dieci tra la sede di Roma e quella di Scandicci.

Ora che la Nona ha percorso il suo viale del tramonto e il Consiglio è - anche psicologicamente - libero dallo spettro di una competenza nobile (e talvolta fruttuosa sul piano correntizio) che gli viene sottratta, è il tempo della collaborazione, dell'impulso, della piena attuazione della legge, del saper far fruttare quel meraviglioso e ricco semenzaio culturale rappresentato dall'attività consiliare di formazione. 

 

… per saperne di più ….

 

M.G. CIVININI, LA FORMAZIONE DEI MAGISTRATI in Documenti Giustizia, 1997

M.G. CIVININI, I nodi irrisolti della formazione dei magistrati, in Questione Giustizia, 2002, 161

M.G. CIVININI, LA SCUOLA DELLA MAGISTRATURA, in Questione Giustizia, 2002, 

MG CIVININI,  La formazione dei magistrati nel disegno di legge delega di riforma dell’ordinamento giudiziario, in Questione Giustizia,  2002 ,  822 

M.G. CIVININI, La formazione dei magistrati: bilanci e prospettive in  Questione Giustizia, 2004,  879 ss.

 CIVININI, LEO, MOROSINI, PROFITI, SABATO, Idee per l’istituzione di una scuola della magistratura, in FORO IT., 2005, V, 212

 

8 agosto 2013
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