Magistratura e società

Se il lavoro si fa gig

di Filippo Cucuccio
Direttore generale dell’ Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito, già dirigente Bnl

La recensione al libro di Colin Crouch


28 febbraio 2020

È opinione largamente condivisa che nella società contemporanea, in particolare nei primi due decenni di questo secolo, il mercato del lavoro abbia registrato notevoli trasformazioni inedite anche per l’impatto crescente della tecnologia digitale. Meno uniformità di valutazioni si riscontra, invece, quando si passa ad un’analisi degli aspetti legati a questa trasformazione, quali il perimetro dei diritti tutelati dei lavoratori, il miglioramento della loro qualità di vita, la rappresentatività e la significatività delle organizzazioni sindacali, etc.

In questa prospettiva da un lato ci si imbatte negli studiosi di ispirazione neoliberista, convinti nel mettere l’accento sulle caratteristiche positive indotte dai cambiamenti; dall’altro si schierano quanti non perdono l’occasione, invece, per dimostrarne le conseguenze negative per la qualità complessiva di vita legate all’arretramento e al restringimento della tutela dei diritti dei lavoratori.

Appartiene sicuramente a questo secondo raggruppamento Colin Crouch, Professore Emerito di Sociologia, che vanta nel suo percorso accademico cattedre alla London School of Economics e all’Istituto Universitario Europeo di Firenze e che da anni ha orientato i propri interessi di ricerca nello studiare l’economia capitalistica nei suoi diversi aspetti. In questo suo ultimo saggio il lettore viene portato a riflettere su una della nuove forme di organizzazione dell’economia digitale, la cosiddetta gig economy, l’economia dei lavoretti, emblema delle trasformazioni in atto nel mercato del lavoro. Da non confondere con la sharing economy, che prevede la condivisione di risorse sottoutilizzate, la gig economy si impernia su un lavoro vero e proprio, organizzato da una piattaforma digitale avvalendosi delle prestazioni professionali dei freelance.

Come in altre occasioni, anche questo libro di Crouch si apre con un riferimento a un fatto di cronaca avvenuto nel sud dell’Inghilterra un paio di anni fa: la morte di un corriere che lavorava per una ditta di logistica tedesca, morte avvenuta per il peggioramento repentino del diabete di cui l’uomo soffriva. Un peggioramento – così come emerso dalle successive indagini – dovuto all’aver trascurato di sottoporsi ai consueti periodici controlli ospedalieri, non per personale negligenza, ma per il timore di incorrere in sanzioni pecuniarie da parte della ditta. Infatti, poco tempo prima la stessa ditta gli aveva inflitto una multa di 150 sterline per non aver effettuato tutte le consegne programmate in un certo giorno, avendo occupato una parte della giornata lavorativa nello svolgimento dei controlli ospedalieri legati alla sua patologia.

Sull’onda dell’indignazione popolare crescente per i dettagli di questa tragica vicenda si è, così, acceso (e non solo in Inghilterra) un dibattito sulle diverse forme di precariato nel mondo del lavoro con il coinvolgimento di accademici ed esperti di diversa estrazione (il tema presenta, infatti, profili economici, giuslavoristici e sociologici).

Il libro di Crouch, che si inserisce a pieno titolo in questo dibattito, non solo offre una una fotografia puntuale della situazione attuale dei mercati del lavoro, ma prende posizione proponendo cambiamenti adeguati nell’ottica di un obiettivo di equità sociale da perseguire, ma, secondo l’autore, spesso fortemente compromessa dal lato dei più deboli.

L’impianto del libro permette di accendere fari di attenzione e riflessione, via via, sulla crescita del lavoro precario nel mondo contemporaneo, sulle ambiguità del contratto di lavoro partendo dall’asimmetria di base tra i due contraenti, sul trend inizialmente crescente e, poi, sempre più in forte diminuzione in questo secolo delle forme di occupazione a tempo indeterminato.

Dopo una valutazione, sia di alcune misure attuate per il sostegno del lavoro, sia dei nuovi tipi di diritti che si stanno sviluppando dalla parte dei lavoratori, ma che di fatto non riducono quell’asimmetria cui prima si faceva riferimento, l’autore esamina con originalità di approccio e profondità di pensiero le diverse forme di precariato che si collocano al di fuori del modello standard di lavoro.

Nel capitolo conclusivo, analizzati i principali risultati di due importanti Rapporti sul mondo del lavoro in questo secolo, sulle sue trasformazioni e sull’impatto della tecnologia – il Rapporto Supiot del 2001 e il più recente Rapporto Taylor del 2016 – Colin Crouch sviluppa articolatamente la propria critica della tesi neoliberista secondo cui con queste nuove forme si ottiene un superamento del lavoro precario nella sua accezione classica, esaltandone i vantaggi potenziali per la qualità di vita dei lavoratori. Si approda, così, alla valutazione dell’esperimento della flexicurity, un modello di contrattazione coordinata sperimentato con successo in Danimarca. Un modello che, se da un lato sembra porsi come parametro di riferimento imprescindibile per le riflessioni sugli aspetti innovativi del mercato del lavoro; dall’altro fa ancor più risaltare la divaricazione rispetto alle politiche del lavoro adottate anche recentemente in sede Ue e che ricalcano schemi di tipo assolutamente tradizionale.

Dal percorso di riflessioni svolte in questo libro emerge con chiarezza, in definitiva, la reale sfida di questi anni per le politiche pubbliche dell’occupazione: coniugare la riduzione dell’asimmetria di base del contratto di lavoro tra i suoi contraenti per migliorare la qualità di vita dei lavoratori dipendenti con il mantenimento dell’efficienza organizzativa delle imprese, quali strumenti di profitto.

Una sfida che per Crouch può essere ragionevolmente vinta se si guarda a quei casi concreti in cui all’asimmetria contrattuale ridotta è corrisposto un significativo miglioramento dell’efficienza del sistema economico nel suo complesso, delineando contesti caratterizzati da elevati standard occupazionali, soddisfacenti livelli di tutela dei diritti dei lavoratori e altrettanto validi livelli di profitto imprenditoriale.