Osservatorio internazionale

L’Apartheid e oltre. L’esperienza delle Legal Aid Clinics in Sudafrica

di Elettra Aldinio
Edgemead High School, Cape Town, South Afric

Le Legal Aid Clinics in Sudafrica durante l’Apartheid furono uno spiraglio di luce nel naufragio dei diritti. Oggi svolgono il loro compito nella consapevolezza, segnata da Mandela, che l’arma più potente è l’educazione dei cittadini


13 novembre 2018

Nazione straziata, divisa e messa in ginocchio da anni di segregazione razziale, il Sudafrica sta ancora, nel 2018, cercando di raccogliere i cocci dell’epoca dell’Apartheid [1]. Se è già un’impresa non di poco conto mantenere alto il nome della giustizia in circostanze favorevoli, di sicuro, nel caso del Sudafrica, è possibile immaginare gli sforzi enormi e logoranti necessari per ridare dignità e possibilità di realizzazione a una maggioranza di cittadini che porta nel cuore il veleno amaro dell’oppressione e sulle spalle il giogo dell’ignoranza che ne deriva.

Nel bel mezzo della tempesta, agli inizi degli anni Settanta, si è scorto il luccichio di un’ancora di salvezza per coloro che non avevano i mezzi per procurarsi un valido supporto legale. Molte facoltà di legge di diverse città del Capo Occidentale - tra cui Stellenbosch, Cape Town, George e Vredendal – iniziarono a quell’epoca a fornire aiuto legale gratuito a chi non poteva permettersi una difesa. Tutto nacque nel 1973, nella University of Natal di Durban, dove si tenne un’importante conferenza internazionale sull’aiuto legale [2]; i rappresentanti delle università sudafricane presenti risposero con coraggioso entusiasmo alle proposte emerse nella conferenza, e, dopo la conferenza di Durban, un largo numero di università iniziò ad aprire nuovi uffici di Legal Aid Clinics.

Questa straordinaria arma contemporanea aveva, ed ha, un doppio proposito: in primo luogo, quello di poter garantire a tutti il diritto fondamentale e inalienabile alla difesa; in secondo luogo, quello di permettere agli studenti di legge dell’ultimo anno di poter praticare ciò che fino a poco prima avevano solo potuto apprendere a lezione.

Sottolineare il ruolo di queste cliniche durante l’Apartheid è un compito doveroso, ed è d’obbligo ricordare che, ai tempi, gli avvocati e i giudici sudafricani erano quasi unicamente bianchi, e gli avvocati molto frequentemente rifiutavano la difesa di appartenenti alla popolazione black o coloured [3]. Per questo fatto, l’intervento delle Legal Aid Clinics fu assolutamente rivoluzionario e, nel naufragio dei diritti, fu uno spiraglio di luce per chi non vedeva altro che sopraffazione.

Tuttavia esso non si distaccava dal generale clima discriminatorio che caratterizzava il paese.

È interessante leggere quello che, in un ampio servizio giornalistico del 1978 [4], riferiva dell’esperienza delle Legal Aid Clinics la rivista South African Panorama. La rivista, diffusa soprattutto all’estero, era uno degli strumenti di propaganda del governo sudafricano, potenziata soprattutto durante il governo di Pieter Willem Botha.

Il caso che nell’articolo viene portato ad esempio della necessità di un’assistenza legale mediativa è quello del conflitto tra legge Bantu e norme statali in materia matrimoniale:

«Elias Phale aveva sposato Celia Matiba avvalendosi della legge Bantu, secondo la quale per un uomo avere rapporti con un’altra donna non è un valido motivo di divorzio, e un uomo è autorizzato ad avere più di una moglie. Successivamente la sposò anche secondo la legge comune sudafricana, per la quale un figlio è illegittimo nel momento in cui nasce al di fuori del vincolo matrimoniale, e un uomo può avere una sola moglie. Un figlio nacque secondo la legge Bantu prima del matrimonio, ma morì e per la moglie non fu più possibile avere figli. Questo li lasciò senza prole: un vero motivo di riprovazione sociale per i neri. Così Phale ebbe un figlio da un’altra donna e la persuase a lasciare che lo allevasse. Lo portò alla sua legittima moglie, ma questa lo rifiutò e accusò l’uomo di adulterio, caso non riconosciuto nel diritto consuetudinario tribale, quando l’adulterio è commesso dall’uomo».

L’articolo descrive il crollo della raggiunta serenità dell’uomo Bantu, e «il lacerante scontro di principi che si verifica quando stili di vita appartenenti a diverse culture vengono in conflitto, ancor più incisivo del caso delle leggi contrastanti di queste culture che spesso sono vicendevolmente esclusive. A peggiorare le cose sta il fatto che gli analfabeti (“illiterate people”) non hanno idea di dove poter andare per ottenere consigli legali riguardanti la legge sudafricana, dato che i loro capi tribù e legislatori tribali non possono offrire loro aiuto in questo campo».

A fronte del problema obiettivo della multiculturalità, come si vede, l’approccio di quarant’anni orsono è quello che descrive la necessità che i neri illetterati possano essere introdotti alla civiltà giuridica del Sudafrica bianco, in ciò assistiti anche dalle Legal Aid Clinics.

Sia pure nel contesto di un intento propagandistico, South African Panorama offre alcuni dati concreti sull’avvio dell’esperienza delle Legal Aid Clinics.

«I giovani studenti di legge − entusiasti, dediti e impazienti di venire a contatto con la vita in tutta la sua complessità − tengono sessioni di soccorso legale in uffici in affitto comodi per le persone di tutti i vari gruppi della popolazione, e danno loro in primo luogo empatia e comprensione, e poi un’accorta valutazione (…) reindirizzandoli verso avvocati qualificati in città. Gli studenti acquisiscono, in questo modo, una visione pratica e diretta di ogni aspetto della professione, e il pubblico di tutti i gruppi della popolazione ottiene un servizio di prim’ordine che guida verso la strada giusta evitando inutili spese preliminari (…) Queste cliniche universitarie di soccorso legale vengono incoraggiate dal Dipartimento di Giustizia; nello specifico caso dell’UPE, la Società Legale del Capo di Buona Speranza − non è la maggiore, ma verosimilmente quella più attiva − in 31 settimane, nel 1977, sono state tenute 20 sessioni che trattavano ben 56 casi: il 59 per cento di coloureds, il 34 per cento di bianchi, e il 7 per cento di neri. Almeno uno degli studenti presenti alla sessione deve essere in possesso della laurea in legge, oppure deve essere uno studente all’ultimo anno del corso di laurea, e tutti gli studenti del terzo anno vengono inseriti in una lista di turni (…) Gli avvocati che praticano in città hanno preso parte alle sessioni dallo scorso aprile in avanti, a loro volta secondo una lista di turni. Questi uomini hanno donato spontaneamente il proprio tempo, contenti di aiutare membri bisognosi della comunità. Gli studenti acquisiscono una tale conoscenza pratica che si vorrebbe rendere presto questo servizio obbligatorio per tutti gli studenti di legge, e i casi più singolari verranno riportati dai docenti per discuterne durante le lezioni. Nel corso del 1977 la maggior parte dei problemi hanno riguardato debiti e contratti d’acquisto (23%) reati (10%) eredità immobiliari (7%). Danni (6%), immobili (5%) e assicurazioni (5%), questioni matrimoniali e di alimenti nelle separazioni chiudono il bilancio finale».

Il 1994 fu un anno decisivo per il Sudafrica: vennero indette le prime elezioni generali a suffragio universale, senza alcuna distinzione o discriminazione etnica e razziale. Quel Parlamento elaborò la prima Costituzione della storia del Paese, approvata il 18 dicembre 1996 ed entrata in vigore il 4 febbraio 1997, sostituendo il testo costituzionale provvisorio del 1993.

Oltre ad essere un evento storico di importanza globale, costituì un decisivo cambiamento anche per le leggi sudafricane, e, di conseguenza, per le Legal Aid Clinics, che videro aumentare il numero di richieste di aiuto da parte di persone cui vennero riconosciuti diritti che sembravano sogni irrealizzabili. Con queste novità, le Legal Aid Clinics ebbero l’opportunità di staccarsi dalle sedi universitarie per poter acquisire uno spazio proprio: vari uffici comparvero nelle città dove già erano presenti i nuclei all’interno delle università [5].

La Costituzione sudafricana prevede che, a persone prive di reddito che vengano arrestate e detenute, o agli imputati, debba essere assegnato dallo Stato un rappresentante legale «se in caso contrario si verificasse un’ingiustizia sostanziale».

Dall’introduzione della Costituzione il numero di imputati non rappresentati si è ridotto drasticamente grazie all’influenza del diritto stabilito dalla Costituzione ad avere un rappresentante legale nei processi penali.

Invece, per quanto riguarda le cause civili non viene menzionato nella Costituzione un diritto specifico ad essere rappresentati da un legale a spese dello Stato, se non per processi in cui siano coinvolti dei minori: in tal caso viene garantita l’assistenza legale nelle cause civili in cui «in caso contrario si verificasse un’ingiustizia sostanziale» [6].

Questa asimmetria ha comportato che nel periodo 2012-2013 solo il 13% dei casi sottoposti alla Legal Aid South Africa siano state cause civili [7].

Quarant’anni dopo l’esordio delle Legal Aid Clinics, in un contesto politicamente mutato, il Sudafrica ha ancora bisogno dell’azione instancabile delle università che offrono aiuto legale. Non c’è da stupirsi: dopo Nelson Mandela, Madiba [8], questo Paese ha visto succedersi tre presidenti, oltre a quello attualmente in carica, Cyril Ramaphosa, che hanno cercato confusamente di portare avanti le idee della resistenza per sedare gli animi e cercare di tappare a mani nude le numerose falle di un sistema indebolito dall’Apartheid. Mentre ancora il problema enorme e preoccupante dell’ignoranza civica che va oltre la semplice incapacità di raggiungere un titolo di studio persiste, le Legal Aid Clinics cercano di offrire il loro appoggio a chi ha l’educazione necessaria per comprendere di essere vittima di un sopruso, o che comunque riconosca che la legge del taglione non è più una soluzione accettabile.

Purtroppo, il problema persistente [9] è che non tutti sono a conoscenza dell’esistenza di questi servizi, e, se lo sono, spesso rimane vivo un problema culturale difficile da eradicare che trattiene le persone dall’affidarsi ad un apparato, percepito indistintamente, a cui si attribuiscono violenze materiali e morali e di fronte al quale si immagina siano chieste sopportazioni cieche e sorde.

La sensazione attuale, purtroppo fondata, è di una generale lontananza dai diritti, come in un angosciante paradosso di Zenone in cui un Achille affannato rincorre una tartaruga apparentemente destinata a precederlo. Fortunatamente, il paradosso filosofico è di facile confutazione, se affrontato in termini matematici, e l’eterno affanno si placa cambiando prospettiva. Analogamente, ci si augura che il Sudafrica possa far avvicinare i propri cittadini ai diritti con una profonda educazione, che è l’elemento mancante perché le Legal Aid Clinics possano operare al pieno delle proprie possibilità e dare a tutti le opportunità che, con le attuali lacune di scolarizzazione, ci si vede impossibilitati a distribuire.

Madiba aveva colto nel segno, dicendo che l’arma più potente è l’educazione. Ma nel lungo cammino che si spera porti a un’educazione più omogenea, le Legal Aid Clinics continuano a ricucire la tela bucata dei diritti, aprendo una strada altrimenti inaccessibile a gran parte della popolazione.



[1] Oggi in Sudafrica la lettera iniziale viene rigorosamente scritta maiuscola, con un sentimento di orgoglioso dolore. È un’enfasi che va oltre le regole grammaticali, così come per l’Olocausto.

[2] J. Reyntjens, Access to Justice in Africa and Beyond: making the rule of Law a Reality, National Institute for Trial Advocacy, 2007, p. 111.

[3] Due dei quattro gruppi etnici così “categorizzati” a seguito delle colonizzazioni inglesi e olandesi, e come risultato dell’Apartheid. I black sono i nativi, di pelle più scura; i coloured, altrimenti chiamati “meticci” con connotazioni negative, figli dei colonizzatori e dei nativi; gli indian, asiatici, provenienti principalmente dall’India o dal Pakistan; i white, discendenti dei colonizzatori europei.

[4] The Law of Service, South African Panorama, March 1978, pp. 22 e ss.

[5] Più ampiamente sullo sviluppo dell’attività delle Legal Aid Clinics: David J. McQuoid-Mason, The Delivery of Civil Legal Aid Services in South Africa, 24 Fordhamint'l L.J. S111 (2000) https://ir.lawnet.fordham.edu/ilj/vol24/iss6/6 .

[6] Sezione 28 (1) h) «to have a legal practitioner assigned to the child by the state, and at state expense, in civil proceedings affecting the child, if substantial injustice would otherwise result».

Sezione 35 (2) b) e c) (arrestati e detenuti)

«b) to choose, and to consult with, a legal practitioner, and to be informed of this right promptly;

c) to have a legal practitioner assigned to the detained person by the state and at state expense, if substantial injustice would otherwise result, and to be informed of this right promptly»

Sezione 35 (3) f) e g) (imputati)

«f) to choose, and be represented by, a legal practitioner, and to be informed of this right promptly;

g) to have a legal practitioner assigned to the accused person by the state and at state expense, if substantial injustice would otherwise result, and to be informed of this right promptly».

[7] Legal Aid South Africa Annual Report 2012-2013 (2013), p. 27.

[8] J. Lee, Why Nelson Mandela is called Madiba, in Usatoday.com, 6 dicembre 2013, https://eu.usatoday.com/story/news/nation-now/2013/12/06/nelson-mandela-madiba-meaning/3889469/

[9] Queste considerazioni sono emerse dai colloqui con Ms Nikita Roode, attualmente impiegata nella Law Clinic dell’Università di Stellenbosch, e con Ms van Rensburg, che ha lavorato per la Legal Aid Clinic di Cape Town.