Magistratura e società

Giustizia crocifissa: le ferite, mai rimarginate, del processo a Sacco e Vanzetti*

di Antonio Laronga
Procuratore aggiunto, Tribunale di Foggia


5 settembre 2017

A novant’anni dall’esecuzione della pena, il caso di Sacco e Vanzetti, forse la più eclatante vicenda giudiziaria dell’America di inizio Novecento, continua ad intercettare una serie di problematiche ancora ampiamente dibattute nella società contemporanea. L’interesse verso questa vicenda è stato alimentato da decine di studi e ricerche, da opere di pittori, poeti, cantanti, registi. Tra i film ed i documentari merita una menzione particolare il film Sacco e Vanzetti diretto da Giuliano Montaldo (Italia, 1971), che ha rappresentato e rappresenta un veicolo mediale straordinario per la diffusione della conoscenza del caso. Il clamore mediatico suscitato all’epoca e nei decenni a seguire non è mai cessato, a causa del coinvolgimento nella vicenda di temi attualissimi, quali la tutela dei diritti degli immigrati, l’abolizione della pena di morte, il pericolo di abusi nel procedimento di formazione della decisione giudiziaria.  

Su quest’ultimo aspetto del processo a Sacco e Vanzetti ci soffermeremo nel presente lavoro.

*La frase “Justice crucified” concluse l’omelia funebre di Sacco e Vanzetti, letta dalla scrittrice Mary Donovan e redatta da Gardner Jackson, del 27 agosto 1927